Capitolo 10

Scritto da , il 2020-09-16, genere etero


La casa al mare dei miei nonni è al piano attico di un palazzo a cento metri dal mare.
Ha una grande terrazza che fa la elle su due dei suoi lati. Mio nonno ci ha fatto costruire anche un piccolo camino per fare la carne alla griglia.
Mi è sempre piaciuta quella zona della casa. Essendo al decimo piano, c’è sempre aria, si può vedere il mare, l’orizzonte e il lido.
Se poi ti fermi ad osservare il paesaggio al tramonto, quando i turisti sgombrano la spiaggia e tutto diventa molto più calmo, non ti sembra nemmeno d’essere in Romagna.
Da piccola mi sedevo per terra, con le gambe a penzoloni tra i ferri del parapetto e restavo lì a osservarmi i piedi ondeggiare nel vuoto.
L’altezza non mi ha proprio mai spaventato. Invece mia madre sbiancava, mancava poco che collassasse quando mi trovava a star seduta così. Prendeva ad urlarmi “Spostati! ...Allontanati dal bordo! ...Ma sei matta?!” Si faceva venire convulsioni e fiatone, per l'ansia. Ma era meccanicamente impossibile che io potessi cadere… Per farlo, avrei dovuto mutare in uno stato liquido e gocciolare giù di sotto…

“Chissà se le mie gambe passano ancora lì in mezzo”
È il naturale pensiero che mi viene, guardando gli spazi della balustra.
Mi siedo per terra e provo a vedere se posso ancora farcela.

"Beh, sì dài... non c’è molto spazio, ma ci passano…"
Appoggio la fronte al ferro e come da piccola, guardo i miei piedi ondeggiare.

Quelli del piano di sotto hanno messo i fili esterni al balcone, per stendere i panni. Devono essere relativamente nuovi, perchè non me li ricordo.
È colpa loro se la mia mente si fa un film.
Io che precipito dalla terrazza, rimbalzo su quei fili per il bucato, loro si spezzano e io che continuo la mia rovinosa caduta con in testa un paio di slip da mare, fino a prima appesi al filo, e tre, due, uno, boom. Morta.
Spiaccicata per terra, con un paio di mutande in faccia.
Sarebbe una scena assai poco dignitosa, cavolicchio!
Che poi, non è che abbia davvero istinti suicidi, però me lo chiedo. “Chissà cosa pensi o provi mentre cadi… Magari non hai nemmeno il tempo di realizzare niente… Magari morire è solo un 'prima c’eri poi non ci sei più' e tutta la poesia, la paura, la disperazione che c’è in mezzo, non esistono davvero, sono solo la costruzione di una mente che sa di non morire. Perlomeno non nell’immediato.”
Una parte di me spera in questa teoria, ma non tanto per me stessa, più che altro per chi ho amato e non c’è più… Mi rende anche più triste, pensarli in quell’ultimo istante di vita spaventati, soli e disperati.
Vabbè, ma poi, perchè penso alla Morte?! Sono appena arrivata... è il mio primo momento di vacanza, santolino il cielo!
Dovrei essere più 'happy'…
Forse sono solo troppo stanca perché ho guidato per cinque ore e in effetti, mi sento davvero frantumatissima.

Uff.

Mia zia è andata via ieri e mi ha lasciato il minimo indipensabile per farmi la cena, quindi credo proprio che questa sera non uscirò; mangio, poi mi guarderò la tivù fino a che non m’addormento. E domani, spiaggia, sole e litri di crema solare… Sono talmente bianca, che sembro la 'Sposa Cadavere'.
... "Miiiiiiii... Ancora morte?!
No, dài, diciamo che sembro una mozzarella. Ecco. Sì. Così mi pare più positivino!
 
"Dài! Doccia, pappa e poi puoi anche svenire!" 
È quel che mi dico, cercando di trovare la voglia di alzarmi.
Ma invece rimango seduta e guardo il mare che si fonde con l’orizzonte, per un bel po'.
È solo la suoneria di Whatsapp che mi motiva a tirarmi su da qui… 
Prendo il cellulare e vado verso la camera da letto.
Visto che sto da sola, ho scelto quella matrimoniale, che è più grande ed ha la porta finestra sul terrazzo.
Appoggio il trolley sul letto.
Devo ancora disfarlo. Voglia zero. Vabbè, per ora prendo solo il necessario per far la doccia.
Ma mi siedo sul letto…

Ah già, il messaggio!!

È Ludovica, la mia migliore amica dai tempi delle elementari.
La nostra amicizia credo sia riuscita a sopravvivere così a lungo perchè ci completiamo. Siamo come lo yin e lo yang. Lei unicorni, fiori ed Hello Kitty …Io vampiri, candele nere e Mercoledì Addams.
In pratica, gli opposti della stessa medaglia. Potevamo odiarci o amarci e boh, ci siamo prese bene subito…

“Se quello schiavista del mio capo mi lascia la settimana prossima di ferie, scendo a trovarti 😍” Mi ha scritto.

“Io il modo per convincerlo potrei suggerirtelo…😈”

“Piantala, non glielo succhio!😝
😂😂😂”

Decido di chiamarla, ché faccio prima che digitare. Infilo gli airpods, così nel frattempo posso spogliarmi.
Chiacchieriamo di totali minchiatone per una decina di minuti, poi entro in doccia.

Oooh sì, ma quanto è bellino fare la doccia! L’acqua è appena fuori dal freddo e mi fa immediatamente dimenticare il caldo afoso che c’è fuori..

Rifletto sul fatto che Ludo mi ha detto che avrebbe paura a stare da sola in vacanza… e io non ne capisco il motivo. Ho le stesse possibilità d’essere rapinata, violentata o uccisa che ho in città. Che cosa diavolo cambia? 
... Ignoro sul serio il perchè a molte persone faccia paura la solitudine. Io cavolo, adoro stare da sola. Nessun scassapalle intorno, niente chiacchere di circostanza.
È la pace dei sensi.

Oh sì, così mi piace.
Mi sento nuova.

La doccia mi ha proprio rigenerato.
Vado in camera per vestirmi.
Canottiera, slip, pantaloncini corti da casa ed infradito. 

Però non ho proprio voglia di farmi da mangiare, caspiterina.
Mmmh, se non ricordo male, poco lontano da qui c’è quella friggitoria...
Mentre recupero soldi e chiavi, mi pare già di sentire il sapore del fritto misto di pesce.
Ma quando arrivo davanti alla friggitoria, diamine, vedo un bel numero di persone ad attendere.

Non sono l’unica a non aver voglia di far da mangiare, mi sa…

Vado a ordinare.

«C’è un pò da aspettare.» Mi dice la ragazza in cassa.

Come se non me ne fossi accorta.

«Nessun problema.» 

Pago e noto che mi fissa le tette.
All’inizio penso “...Ma sarà mica lesbica?”
Invece, poi mi rendo conto che mi sta guardando il disegno sulla canottiera.
Un unicorno sul cui unico corno, appunto, è infilzata la colomba della pace, chiaramente stecchita. Sotto, la scritta "Stuff happens".

«Carina…» Mi dice, indicando la canottiera. «...Cosa vuol dire la frase?» 

È curiosa la signorina, hehehe...
"Ma una porzioncina di affarini tuoi, no?" Penso, mentre le rispondo: «Le cose capitano.» 

«Ahahah... Povero piccione!» Dice, tutta contenta. «Hai il numero 87.»  Aggiunge, nel darmi un foglietto.

“Piccione?! È la colomba della pace, porcapupattola! ...Ha detto davvero Piccione! ... Piccione… Mah! ...Ma dico io, ma a catechismo non ci sei andata, rincitrullita che non sei altro?!”

I miei pensieri non riescono a smettere di borbottare, mentre vado per prendere posto, su una delle panchine fuori, che sono per l'occasione, un’improvvisata sala d’attesa.

«74!» Sento urlare da dentro.

Una coppia di trentenni fa uno scatto, che nemmeno stesssero per perdere il treno... Recuperano la loro cena e ripartono che nemmeno Bolt starebbe dietro a loro.
Mi siedo al posto che hanno lasciato.
"Ammazza che fame che devono avere."

«È libero?» mi chiede un uomo, indicando il lato della panchina non occupato.

«Sì.» 

Si siede.

Avrà intorno ai 45 anni; fede al dito; maglia della Ralf Lauren; bermuda militare. Abbronzato. Parecchio.
Tutto sommato un bel uomo, anche se si è dato troppo profumo e mi sta seccando la gola! 

«Che numero sei?»  Mi chiede.

«87…» E mi trattengo dal correggerlo.

Sarà la fame, ma ho voglia di sbranarlo.
"...Che numero HO! Non che numero SONO", Caspita!

Di solito non sono così pignola, ma quando sono stanca, divento più acida del solito. No beh, in effetti, sono proprio pignola in generale.

«Io sono l’85…» Insiste lui.

Onestamente penso "Sticazzi!", ma gli lancio la battuta che probabilmente si aspetta.

«Facciamo cambio?» 

Cambio...
Non so perché penso alla mia mano, con le unghie smaltate, che manovra il cambio della macchina... e tre, due, uno... parte un nuovo film. Un film un po' porno.

Lui che fa il maschio alfa, seducente ed ironico e che sfoggia tutto il suo repertorio di battute; io che faccio la donzella innocente che ride maliziosamente ad ogni sua parola...

No, stop.

Fare quel genere di ragazza non mi riesce bene, nemmeno in una fantasia, accipicchiolina.
La trovo una perdita di tempo... Tanto, se siamo in un film porno, è chiaro cosa voglia uno dall’altra, no? Quindi perchè star lì, in balletti mentali ed in giochi di ruolo... Siamo in un film porno, quindi...

Quindi l’approccio dev’essere diretto.
«Abito qui vicino...» 
Stacco a nero.
Ed eccoci nel mio appartamento.
Poche parole e tanta lingua in bocca.
Lui che mi palpa dappertutto.
Io che gli slaccio quelle bermuda firmate color cachi, per vedere le dimensioni di quello che nasconde lì sotto.

Mentre sto fantasticando, mi scappa perfino un’occhiata fugace sui suoi pantaloni. Non si riesce ad intuire nulla, però.
E spero proprio che non se ne sia accorto. Ma perché ho paura che poi mi tampini, non per altro.

Nella mia fantasia ha proprio un bel cazzo. Uno di quelli che ti fanno venire tanta, tanta, ma proprio tanta voglia di succhiarli.
Ed eccomi lì, che mi siedo composta sul bracciolo del divano, con la sua patta aperta proprio davanti agli occhi. Quel bel cazzo che gli pende fuori, e le mie mani che gliel'accarezzano.
Caspiterina, come sta bene il mio smalto nero, sulle mie unghie lunghe. Mi piace proprio vederle su quel bel cazzo, mentre incomincio a segarlo, mentre gli tiro la pelle e il suo gran cazzo mi cresce pian pian in mano.
Perdirndina, stanno davvero proprio bene le mie mani smaltate su quel gran bel cazzo. Pure mentre gli accarezzo le palle... Diavolino, stanno troppo un gran bene...
Mmmhh, chissà come ci starebbe bene su quel cazzo anche il mio nuovo Rouge Noir di Chanel... Me le vedo le mie labbra con il mio nuovo rossetto, mentre gli prendo in bocca la cappella per assaggiarla...
Sì, ci sta decisamente bene il mio Chanel sul suo cazzo, mentre mi diventa sempre più duro nella bocca, mentre me lo accompagno tra le labbra con le mie unghie nere perfette. Che bella visione. Io che lo guardo negli occhi e lui che ansima, e poi mi forza, spingendomelo di più in bocca. Io che quasi soffoco, glielo continuo a succhiare vogliosa...
Ma lui dopo uno dei suoi grugniti, che fa?
«Come ti chiami?»  Mi dice.
È che nello stesso tempo, mi appoggia le mani sulla testa e me lo spinge e me lo forza nella gola...
Porcapaletta, ma è possibile che anche nelle mie fantasie, gli uomini riescono a deludermi?
Ma ti pare che la prima cosa a cui pensi mentre te lo prendo in bocca, è chiedermi il mio nome?!
E poi scusa, se me lo pianti tutto in gola, come diavolo faccio io a risponderti?!
Niente... mi sono autorovinata il film porno. E pensare che iniziavo anche ad eccitarmi ...Sgrunt!
Delusione e fastidio...
Certo che però una cosa da tutto ciò l’ho capita: “È decisamente troppo che non faccio sesso.”
Ma non è colpa mia. Io sono anche disposta a farlo, cioè mi piace parecchio scopare… non è che aspetto il grande amore o che faccio la difficile, anzi, ma mi sono imposta una regola: chi ci prova con me, deve darmi una risposta di mio gradimento ad una semplicissima domanda.
“Se ti dicessero che fra un ora muori, cosa faresti?” 
Non c’è una risposta giusta, sia ben inteso, deve solo piacermi cosa mi viene risposto. Sono nella convinzione che sapere cosa farebbe qualcuno nella sua ultima ora di vita, la dice lunga sul suo carattere.
Se è sincero.
Nell'ipotesi che dica una banalità tipo “scopare con te“, non è di certo una persona che può dare grandi soddisfazioni.
La mia risposta sarebbe: ”Accendo l’ipod!” 

Aspetta...
...Meglio che mi concentro ad ascoltare quello che mi sta dicendo il tipo… Di che sta parlando? ...Delle zanzare... Ok. Ci sono! 

«Sono uscito senza darmi l’Autan. Mi stanno mangiando!» 

«Eh, è ora di cena anche per loro.» 

Ricordo mia nonna che diceva “Il tramonto è il momento in cui le zanzare hanno più fame!”, mentre mi spalmava l’Autan con la cazzuola, direttamente dalla sua betoniera personale!
Forse è merito suo se adesso ancora le zanzare non mi pungono. Devo ancora smalire tutto l’antizanzare che mi ha dato da piccola!

«A te non ti pungono?» Mi chiede, notando che non sto facendo balletti vari per scacciarle.

«No.» 

«Qual’è il tuo segreto?» 
 
«Se te lo dico poi devo ucciderti.» Rispondo io, un po' più serafica del solito.

«Non so perchè, ma hai la faccia di una che ne sarebbe capace…» 

La verità vera è che mi sto già parecchio annoiando a parlare con questo qui. E sono un pò troppo stanca per provocarlo e fare la lolita sexy ed ingenua.

«85!» Urlano da dentro.

«È il mio!! Buona cena… Ciao!» Dice lui, alzandosi.

Lo guardo, se ne esce con una busta piuttosto grande.
Lo seguo con lo sguardo.
Entra nel palazzo vicino al mio.

«87!!» 
Wow. È il mio fritto.
Ok, la mia prima serata al mare inizia.
È un pò “pensionata style”, ma ho tutto il tempo per recuperare.

...

Caspiterina, volevo quasi quasi accarezzarmela un po', invece di vedere la tivù, ma non mi sento a posto con la pancia.
Ho mangiato troppo da ingorda.
Mi sembra di aver ingurgitato un quarto di bue. Ho pure cercato di ammazzarlo con la Coca-Cola, ma ce l'ho ancora piantato sullo stomaco.
E cavolinissimi, alla tele non c'è niente...
Devo ricaricare la carta domani, così rifaccio l'abbonamento, almeno posso spulciare un pochetto su Netflix...

Vabbè niente.
Leggerò.
Eccolo qui il mio bel libretto vampiretto...
"La casa della notte".
Dov'è che ero arrivata?
Mmhh sì.
Ecco qua.
"Capitolo 10"...

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