Lady D

Scritto da , il 2020-06-26, genere feticismo

Qualche anno fa, quando ero al liceo, avevo in classe mia una ragazza: Diana, si chiamava, non ero proprio attratto da lei, ma c'era qualcosa di lei che mi piaceva e non poco. Siamo stati vicini di banco per parecchio tempo, e un giorno, lei era venuta a scuola con un paio di ballerine ai piedi.
È stato in quel momento che mi sono accorto di quanto fossero belli. Ho sempre avuto una passione per i piedi femminili, ma non ero mai stato attratto da quelli di Diana, almeno fino a quel momento.

Dire che quella giornata prestai attenzione solo a lei, e alle sue sensuali estremità inferiori, è un eufemismo. Non ero sicuro che se ne fosse accorta, anzi in realtà, ero convinto che non fosse successo. Parecchie volte facevo cadere di proposito qualcosa sotto il banco, per avere la scusa di avvicinarmi agli oggetti del mio desiderio. Sfortunatamente, ogni volta che mi mettevo a gattonare sotto il banco, lei spostava le gambe, convinta di farmi un favore, così che potessi vedere meglio dove, la gomma, la matita e o la penna, fossero finite.


Insomma, ottobre stava arrivando, il caldo se ne stava andando e io ero sempre più convinto, che con quelle ballerine non l'avrei più vista. Stavo per rinunciare quando seppi che quel pomeriggio ci sarebbero stati i recuperi di matematica, sia io che lei eravamo bisognosi di andarci, colsi al volo l'occasione dato che alle lezioni pomeridiane c'è sempre meno gente, e quindi avrei potuto agire senza troppi occhi addosso, cosa voleva fare? Non ne ero sicuro, ma mi sarei arrangiato. Non so come, forse per un miracolo, quel giorno eravamo solo in 2: io e lei, un'occasione irripetibile, dovevo approfittarne assolutamente. Ci sedemmo vicini, non prestai la minima attenzione alla prof, inutile dirvi a cosa invece prestavo un'attenzione morbosa.

Per un altro insperato colpo di fortuna, la prof dovette uscire dall'aula per una commissione. Era la mia occasione! Solo io, Diana e i suoi piedi...
Feci cadere di proposito la matita, stavolta Diana non si spostò, in quanto era troppo concentrata nello scrivere, io da lì sotto potevo avere un primo piano su quelle meraviglie. Mi avvicinai piano piano con la testa, mi sentivo avvampare, e il membro spingeva forte sulla patta. Mi avvicinai ancora, arrivai a circa 7cm dai suoi piedi, fu allora che iniziai ad annusare. Annusai profondamente, l'odore era attenuato, ma decisamente invitante, continuai ancora, e ad ogni annusata il membro si ingrossava sempre di più. Diana si accorse che ci stavo mettendo troppo e mi chiese se voleva una mano con quella matita, io sorridendo, riemersi da quel tripudio di piacere e le dissi che l'avevo trovata, quella birbante sfuggente.



Finita la lezione, fuori dall'aula Diana mi prese in disparte. “Guarda che so cosa stavi facendo la sotto” disse con un sorriso malizioso, a cui comunque era solita. Io mi finsi perplesso, ma i miei occhi mi ingannavano, infatti lei, zittì i miei tentativi di difesa. “Sono felice che ti piacciano, che ne diresti di andare un attimo in bagno...” Propose lei, con sguardo penetrante, e pene attraente.

Io mi sentivo il cuore a mille, non c'era nessuno a scuola in quel momento, ed entrambi vivevamo lì vicino, così potevamo tornare a piedi e giustificare il piccolo ritardo con un: “ abbiamo fatto parecchi compiti.”

In bagno, Diana si sedette sul lavandino e mi porse le sue estremità, io mi inginocchiai, rimossi le ballerine e potei ammirare da vicino le sue fantastiche piante. Lei sorrise: “allora, ti piacciono?” Chiese, con un risolino stridulo, io annuì, completamente imbambolato, con il pene sul punto di esplodere, fu allora che iniziai ad annusarli violentemente, poi li leccai, tutti da cima a fondo, avevano un sapore salato, ma decisamente squisito, li leccai in mezzo alle dita, sul tallone, e li coprii di baci.

Diana sorrideva, e commentava ogni tanto, non si sentiva padrona, ma tanto apprezzata, e questo le piaceva abbastanza. Quando ebbi finito di succhiarle le dita, notò la sporgenza nei pantaloni, fece un espressione stravolta e mi disse di sfilarmi tutto. Io tolsi pantaloni e mutande e mi sdraiai sul pavimento.

Lei allora iniziò a menarmelo con i piedi tutti insalivati. Venni dopo pochissimo bagnandole i piedi e bagnando il pavimento. Le proposi di pulirli, ma lei si rimise le scarpe dicendo che non le dispiaceva tornare a casa, sentendo l'essenza della mia mascolinità sui suoi piedi.

Fu una giornata grandiosa, Diana non si mise più le ballerine, e in ogni caso, cambiò scuola poco dopo. Ma ancora ricordo quel giorno come ieri. Non vedo l'ora di vivere un'altra esperienza come questa!

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