Sex 6 "mezzo" tradimento

Scritto da , il 2020-04-03, genere tradimenti

“Finalmente lunedì!”, pensò Iolanda svegliandosi. E ne era contenta per due ragioni: la prima perché era il suo giorno libero, la seconda perché Riccardo sarebbe ripartito!
Dada iniziava ad essere un po’ stanca di avere quell’intruso in casa. Non che fosse antipatico, anzi, ma da quando era arrivato, lui e Bea non avevano fatto altro che scopare più o meno rumorosamente. E se da un lato era felice per la sua amica, dall’altro iniziava a trovare irritante che Bea scopasse e lei no!
Non che le sarebbero mancate le occasioni. Anche la sera prima era uscita con delle amiche ed un tipo piuttosto carino ci aveva provato insistentemente. Il problema è che a Iolanda “carino” non bastava più, non da quando si era insinuata nella sua mente la voglia di portarsi a letto il suo capo. DIO! in quei giorni si era masturbata un numero imprecisato di volte pensando a Stefano con in sottofondo la colonna sonora degli amplessi di quei due!

Dada rimase chiusa in camera sua fingendo di dormire aspettando che uscissero. Bea avrebbe accompagnato Riccardo in stazione e poi sarebbe stata tutta la mattinata in facoltà per qualcosa d’importante di cui, forse, le aveva anche parlato ma che al momento non ricordava. Probabilmente delle lezioni cui doveva per forza essere presente.

Sbam! Porta che si chiude. Silenzio... ed inizio della giornata perfetta!
Iolanda si stirò un po’ nel letto. Si alzò sollevò la tapparella e lasciò entrare il sole . Una meravigliosa giornata primaverile, pensò. Ma questa felicità bucolica cessò al primo starnuto! “Fanculo ai pollini!”, disse realizzando che per lei era iniziato il periodo più fastidioso dell’anno per via della sua allergia!
Vabè, però la primavera le piaceva comunque. Avrebbe fatto tappa in farmacia per un antistaminico. Più tardi però, ora aveva assolutamente bisogno di fare colazione.
“Grazie dell’ospitalità! Ric”. Un messaggio scritto sul post-it attaccato alla confezione del caffè.
Sorrise e si sentì un po’ cafona per aver evitato di salutarlo, in fondo sembrava un tipo a posto. E sicuramente un buon osservatore, non solo perché non aveva perso occasione di guardarle le tette, ma anche perché aveva notato l’avversione di Bea per il caffè.
Chissà se l’amica sapeva di quel biglietto? Si chiese accartocciandolo e buttandolo via.
Le capitava spesso di ritrovarsi intrappolata in pensieri che non riusciva a fermare e quella mattina il soggetto era proprio Riccardo. Non  pensieri maliziosi, più che altro analitici.
In genere era brava a capire che tipo di ragazzo avesse davanti, ma lui era un po’ difficile da interpretare. Poteva essere il più bravo ragazzo del mondo o il puttaniere più incallito del creato.
Certo, scoparsi una appena conosciuta nel bagno di un treno faceva propendere più per la seconda ipotesi, ma dall’impegno e dalla costanza che ci aveva messo per far godere Bea in quei due giorni sembrava che lei le piacesse parecchio! Se vuoi farti una scopata facile non prendi un treno no? Uno come lui non dovrebbe far fatica a trovare qualcuna da scopare! Eh si perché, doveva ammetterlo,  Bea aveva avuto proprio l’occhio lungo. Niente da dire in merito! Anche Iolanda si sarebbe fatta portare in quel bagno se fosse stata al suo posto!
E poi, la visione del suo cazzo era stata parecchio piacevole! Non solo era messo bene ma era ovvio lo sapesse anche usare decisamente ad “arte”.
“Dai smettila di pensare al suo cazzo! E’ il ragazzo di Bea e le amiche non si fanno queste cose!”, si disse Dada.

Era sotto la doccia quando sentì suonare.
Non aspettava nessuno, aveva ordinato alcune cose su internet ma era troppo presto perché fossero già arrivate.
Si avvolse nell’accappatoio ed andò al citofono.
“Chi è ?”, chiese vedendo i capelli gocciolare sul pavimento.
“Riccardo.. ho dimenticato il pc”.
“Ti apro..”, disse Iolanda correndo in camera per cercare d’indossare qualcosa, qualsiasi cosa non fosse solo un accappatoio.
Prese una maxi-maglia, la prima che trovò, bianca con il disegno di un unicorno che scoreggiava un arcobaleno e nel fumetto la scritta “Oooops”.
Non fece in tempo ad indossare nient’altro sotto.
“Permesso..”, la voce di Riccardo all’ingresso.
“Bea non c’è?”, chiese Dada uscendo dalla camera.
“No, non volevo disturbarla, ha due lezioni con obbligo di frequenza... ho preso un taxi”, disse Riccardo fissandola e poi sorridendo “bella maglia!”.
“Ahah grazie! La uso solo nelle occasioni eleganti”, scherzò lei.
“Prendo il pc, dovrebbe essere in camera di Bea”, disse Riccardo  avvicinandosi a lei nel corridoio
“Prego…”, rispose Iolanda spostandosi verso il muro per farlo passare.
Lo guardò entrare in camera ed istintivamente, per cortesia, lo seguì rimanendo sulla porta.
“Il tuo treno non partiva mmm... adesso?”, chiese vedendo il grande orologio in camera di Bea.
“Si, ho dovuto cambiare biglietto”, rispose lui infilando il portatile nel borsone, “parto fra quattro ore.”, disse poi girandosi verso di lei.
“Ah, ok... se vuoi puoi restare qui. E’ inutile che aspetti quattro ore in stazione, no?”, disse Dada.
“Bè... grazie! Sicura che non sei stanca di avermi fra i piedi?”, le domandò lasciando il borsone sul letto di Bea ed avvicinandosi a lei.
Qualcosa dava a Iolanda la sensazione d’essere entrata in una zona a rischio, forse lo sguardo di Riccardo, non proprio sul suo viso, o forse l’immagine del suo cazzo nelle bocca di Bea. Vallo a sapere... Di fatto Iolanda sapeva che sarebbero state ore... difficili.
“Ti gocciolano i capelli”, disse lui indicandoli a pochi passi da lei.
Si i capelli bagnati e sciolti le avevano bagnato la maglia, che essendo bianca lasciava trasparire decisamente troppo bene che sotto non indossava il reggiseno.
All’altezza della ciocca il suo capezzolo era completamente in trasparenza.
La cosa curiosa era che la cosa la imbarazzava. Aveva fatto spesso topless in spiaggia, eppure mostrare il suo seno a Riccardo sembrava tremendamente sbagliato. Ma eccitante.
“Eh si, non aspettavo visite”, disse lei cercando di staccarsi il cotone della maglia per renderla meno trasparente.
Ma ormai era tardi, iniziò ad eccitarsi anche di più e i capezzoli si stavano inturgidendo come se volessero mostrarsi vanitosi agli occhi di quello spettatore!
Gli ormoni di Dada le stavano sussurrando piano “non scopi da giorni, non lo vuoi un po’ di quel bel cazzo?”.
La ragione rispondeva “no, è il ragazzo di Bea!”.
“Io... forse è meglio se vado ad asciugarmi i capelli”, disse Dada cercando di togliersi da quella situazione.
“Se è una domanda ti rispondo che stai bene con i capelli bagnati”, le disse Riccardo facendo un passo in più verso di lei.
“Non era una domanda...”, sussurrò lei.
“Mi piace il colore dei tuoi capelli, mio nonno diceva che la rossa più buona aveva ammazzato suo padre. Sono naturali?”, le chiese prendendole fra le dita la punta della ciocca appiccicata alla maglia all’altezza del lato del suo seno.
Iolanda sentì nitidamente il calore delle dita di Riccardo posarsi sul suo seno, toccarglielo delicatamente, quasi come se quel tocco fosse del tutto casuale.
“Si...”, rispose Dada. Mentre il suo cervello le diceva di spostarsi, di andare via, di fare un maledetto passo indietro, il suo corpo non riusciva  muoversi.
Si sentiva sull’orlo di un precipizio. Da un lato il baratro del tradimento della fiducia di un amica, dell’insano ed eccitante desiderio di verificare se Riccardo meritasse davvero tutte quelle urla che aveva sentito fare a Beatrice... Dall’altro l’amicizia e la morale. E lei ferma li, immobile, indecisa, quasi pietrificata.
“Posso dirti un segreto?”, le domandò Riccardo giocando con la ciocca di capelli fra le dita.
“Se vuoi...”, rispose Iolanda guardando quella piccola ciocca di capelli e continuando a sentire le carezze “casuali” della mano di Riccardo sul lato del suo seno.
“L’altra mattina non sono riuscito a non guardarti le tette…”.
“Lo so”, ammise lei confessandogli di averlo notato.
“E non l’hai detto a Bea?”, le chiese.
“No...”.
“Quindi non vi dite proprio tutto”, sorrise lui quasi soddisfatto e sollevato.
“Non potevo esserne sicura”, mentì Iolanda. Nemmeno lei sapeva il  perché di quella bugia e non era certo quello il momento per pensarci.
“Sono naturali anche loro?”, chiese lui abbassando gli occhi sui suoi seni.
“Si...”, sospirò lei quasi riuscendo a sentire quello sguardo sulla pelle.
“Io ho una vera fissazione per le tette e... le tue sembrano una quarta abbondante e da vedere sembrano anche incredibilmente sode. Sono davvero due tettone arroganti!”.
L’aggettivo “arrogante” per definire il suo seno non l’aveva mai sentito.
“Arroganti?”, chiese sorridendogli e un po’ sorpresa.
“Parecchio arroganti...”, disse lui lasciando la ciocca ed iniziando ad accarezzare con meno timidezza il suo seno.
“Fermalo!”, sussurrava il cervello di Dada.
“No solo un altro po’!”, gridavano gli ormoni.
L’immobilità di Iolanda diede a Riccardo il coraggio di portare anche l’altra mano sull’altro seno.
Iniziando a palparle contemporaneamente le tette.
“Hai i capezzoli che sembrano due chiodi”, le sussurrò iniziando a passare le dita su entrambi.
“Riccardo... io...”, tentò di dire Iolanda, ma lui la interruppe.
“Sssssh... qualcosa di te Bea me l’ha raccontato. In treno, quando l’ho conosciuta”.
In quel periodo lei e Bea non erano molto amiche, chissà come l’aveva descritta, chissà che gli aveva detto.
“Mi ha detto che sei molto socievole e che hai sempre tanti uomini che ti ronzano intorno. Ma non so perché, ti avevo immaginato meno figa”.
“Anche io credevo fossi più bruttino quando Bea mi ha parlato di te”, disse Dada cercando di non mostrargli troppo quanto le stesse piacendo il trattamento che lui stava riservando alle sue tette.
“Bene”, sorrise lui avvicinandosi con le labbra a quelle di Dada e spostando la mano destra dal suo seno fino in mezzo alle sue gambe, infilandosi sotto la maglia ed iniziando a passare le dita in mezzo alla sua figa.
“I capelli non sono l’unica cosa che hai bagnata”, disse strofinando la mano fra le labbra intime.
Dada si sentì ansimare quando lui inizio a stimolarle il clitoride.
“Lo vuoi un po’ di cazzo?”, le chiese brusco infilandole due dita dentro.
Una scossa elettrica l’attraversò, il ricordo del cazzo di Riccardo nella penombra del salotto, i gemiti di Bea... La ragione si spense del tutto.
“Si...”, ansimò Dada mentre Riccardo piano la scopava con le dita.
“Io ne ho proprio uno qui pronto a far godere una troia come te”, disse lui togliendole la maglia con la mano libera per poi stringerle il seno ed avventarsi sul capezzolo, succhiandolo e mordendolo, continuando a scoparla con le dita sempre più profondamente.
“Ooh porca puttana...”, ansimò Iolanda appoggiandosi al muro ed aprendo di più le gambe per fare spazio alla mano di Riccardo.
“Ti piace far drizzare cazzi eh... vediamo se li sai anche prendere…”, le disse poi con brutalità la spinse verso il letto di Bea. Con altrettanta violenza la fece sdraiare supina. Velocemente si aprì i pantaloni abbassandoli insieme ai boxer ed eccola, una delle erezioni migliori che Dada avesse mai visto.
Era sbagliato, cazzo se era sbagliato! Ma in quel momento lei lo voleva dentro di se, non riusciva a pensare ad altro.
E Riccardo l’accontentò subito infilandosi in lei con decisione, la stessa decisione con cui l’aveva visto riempire la bocca di Bea,  tenendole ben aperte le gambe ed entrando completamente dentro fino alle palle, con una stoccata fortissima.
“Ooooh siiiì”, gemette Dada pensando allo stesso tempo “mamma mia come scopa questo...”. Era grande e lo sentiva occupare completamente la sua figa fradicia .
Lui si chinò su di lei iniziando a darle dei colpi forti e violenti, ma lentamente.
Lo stronzo voleva godersi bene la sensazione di riempirla con tutto il suo cazzo. Non c’era nulla di dolce, non c’era niente di delicato. Solo due animali che seguivano un rituale di accoppiamento finalizzato unicamente all’appagamento del piacere.
Iolanda ebbe molto presto un orgasmo incredibilmente potente che sembrò fomentare ancora di più Riccardo, che dopo pochi colpi profondi uscì dalla sua figa per schizzarle la sua sborra sulle tette.
Per poi sdraiarsi sul letto affianco a Dada.
“Cristo, quando sei venuta me lo stringevi come una forsennata... Wow! Non credevo di venire così in fretta dopo un week end così intenso”.
A modo suo le aveva fatto un complimento, allora perché non ne era così contenta?
Come mai ora che il piacere era scemato le dava quasi fastidio avere la sua pelle così vicino?
“Come cazzo siete riusciti a dormire in un letto così piccolo?”, disse Dada mettendosi a sedere ed usando uno dei kleenex che Bea teneva sul comodino per pulirsi il seno dallo sperma di Riccardo.
“Infatti abbiamo dormito poco, ma credo che tu te ne sia accorta, Bea è meno discreta di te quando gode”.
“E’ un urlatrice”, disse Dada alzandosi per recuperare la sua maglia.
“Non dirmi che ora ti senti in colpa?”, chiese Riccardo.
“Tu no?”, chiese lei rivestendosi.
“Io e Bea non abbiamo mai parlato di relazione o di fedeltà, anzi per come l’ho conosciuta non mi stupirebbe che si fosse scopata pure altri.”, disse lui tranquillo, sollevandosi i pantaloni e rimanendo però sdraiato.
“Beh non l’ha fatto”, mentì Dada. Ok, aveva appena scopato il suo “mezzo” fidanzato, non era certo l’amica migliore del mondo e forse proprio per questo disse quella bugia, per bilanciare un po’ le cose. “Comunque, questo è stato un errore”.
“Ok, un errore. Piacevole, ma un errore! Quindi vuoi dirglielo?”, chiese lui.
“Nooo... Dio, no”, disse lei non potendo nemmeno pensarci di confessarlo a Bea.
“Perfetto, allora non è mai successo!”, disse lui sembrando molto tranquillo.
“Io vado... a rifarmi la doccia. Tu fa come se fossi a casa tua”, gli disse Dada andando in bagno e chiudendosi a chiave.

Sotto il getto dell’acqua si pulì l’odore di sesso che aveva sulla pelle e fece anche mente locale.
“Bea non lo verrà mai a sapere, come potrebbe? Esco da questo bagno e faremo come se non fosse successo nulla. Go on... non pensare alle cose che non puoi più cambiare. In un qualche modo ti farai perdonare”.

Uscita dal bagno vestita, lo trovò in cucina. Parlarono del più e del meno come se davvero nulla fosse successo.
Quando arrivò il taxi Dada lo accompagnò sulla porta.
“Ricky”, lo chiamò, “so che sembra ipocrita... ma tu a Bea piaci parecchio ed anche se non la conosco da tanto le voglio bene. Se è solo una scopata diglielo”.
Sì, era assurdo che lei lo stesse dicendo. Ma era quello che avrebbe voluto dirgli subito. Era quello che pensava davvero e si sentiva una vera merda per aver fatto sesso con lui.
“Bea mi piace tanto. Non è solo una scopata”, disse lui e le sembrò piuttosto sincero.
“Penserai che sono una persona orribile!”, disse Iolanda sentendosi scema.
“Oggi siamo stati entrambi due persone orribili. Ma possiamo migliorare, no?”, rispose Riccardo sollevandole il viso, “non prenderti tutta la colpa, lasciamene la mia parte”, scherzò.
“Ok”, sorrise lei.
“Non è mai successo”, disse avvicinandosi per baciarla sulle guance. Averlo così vicino non le procurò nessuna sensazione. Chissà cosa le era preso? Forse solo voglia di scopare, forse Riccardo non c’entrava proprio nulla.
“Ciao, tette arroganti!”, sussurrò lui scherzando al suo orecchio. Non con malizia, ma con la confidenza di due amici di vecchia data.
“Cretino!”, rise lei spingendolo via, “dai o perdi pure questo di treno!”, aggiunse sentendo il clacson del taxista.
Lui la salutò e salì sul taxi.
In ascensore Dada pensò che non si erano baciati. Era la prima volta che andava a letto con qualcuno senza baciarlo.
Quella mattina elaborò una nuova teoria: se è solo sesso non cerchi le sue labbra e non vuoi rimanere vicino alla sua pelle dopo che tutto è finito, se fai l’amore vuoi le sue labbra e cerchi la sua pelle anche dopo.
Ora le rimaneva solo da capire se questa sua teoria fosse corretta.

Dall’altra parte della strada, dentro il negozio di Intimissimi, Beatrice pensava che se il prof non si fosse ammalato lei probabilmente in questo momento avrebbe dovuto combattere la tentazione di addormentarsi a lezione. Si sentiva piacevolmente distrutta, d’accordo, ma allo stesso tempo cominciava ad avvertire su di sé il peso delle troppe ore di sonno perdute. Voleva sbrigarsi a tornare a casa, ma era indecisa tra dei perizoma e delle culotte alla brasiliana. Decise infine di prenderne uno per modello, entrambi color avorio. Il week end le era costato ben due paia di mutandine. E passi per quelle tagliate con le forbici durante il gioco davanti alla porta finestra della cucina, ma quelle blu in pizzo erano praticamente nuove! Che Riccardo a volte diventasse una bestia non le dispiaceva per niente, anzi. E aveva anche trovato eccitante che gliele avesse strappate prima di farsela sul pavimento del salone. Ma sicuramente così non poteva andare avanti, sarebbe stata una rovina finanziaria!

Per un momento pensò: “Ma quello è Riccardo?”. Si rispose da sola nemmeno un secondo dopo. Sì, quello che si stava allontanando in taxi era Riccardo. Aveva la sua faccia, il suo maglione e la sua borsa. E in più era davanti al suo portone e aveva appena dato un bacetto a Dada. Che ci faceva ancora lì? E poi ok, il bacetto che si erano dati era solo un saluto tra amici. Ma come mai lei l’aveva spinto via, ridendo, in quel modo?

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