Ciò che rimane
scritto il 2019-10-27 tempo di lettura 2 min
di
Fenice1967
genere
Poesie
cura
A+
Cosa rimarrà
del mio amore
per te?
Pensavo con dolore,
mentre mi allontanavo
dalle tue braccia.
Cosa rimarrà
di me
nella tua anima?
Tristemente mi chiedevo,
sfiorandoti il viso
per l’ultima volta.
I mesi
si sono
stancamente succeduti
ai mesi,
ma il mio cuore
ancor ti appartiene.
Relitto di un desiderio,
trafitto e devastato
da quell’impossibile
sentimento,
egli nel mio petto
più non palpita.
Ora so
cosa mi è rimasto
di quella torrida passione.
Dolce veleno di una estate,
che inesorabile consuma
la mia mente.
Nel buio di questa notte
senza stelle,
scopro in me uno scrigno
desolatamente chiuso,
che sempre immagino
colmo di gioie e diamanti.
Poi la realtà mi assale
e con sgomento vedo
quei preziosi
divenir scabre pietre,
polvere di sale
e lurido fango.
Chissà cosa ancora
c’è di me in te?
Forse non lo scoprirò mai.
Forse è meglio così.
Forse questo tormento
è la mia pena da espiare.
Ma la ria sorte
nulla potrà per sottrarmi
lo struggente ricordo
del tuo esile corpo,
dei tuoi grandi occhi,
della tua fulva chioma.
Cosa infine rimarrà di noi?
La risposta non occorre
e mai oracolo potrà darla.
Schiudo le mani
e guardo teneramente
la tua tenue fiammella
che tremula illumina
ogni mio passo
in questa strada oscura.
del mio amore
per te?
Pensavo con dolore,
mentre mi allontanavo
dalle tue braccia.
Cosa rimarrà
di me
nella tua anima?
Tristemente mi chiedevo,
sfiorandoti il viso
per l’ultima volta.
I mesi
si sono
stancamente succeduti
ai mesi,
ma il mio cuore
ancor ti appartiene.
Relitto di un desiderio,
trafitto e devastato
da quell’impossibile
sentimento,
egli nel mio petto
più non palpita.
Ora so
cosa mi è rimasto
di quella torrida passione.
Dolce veleno di una estate,
che inesorabile consuma
la mia mente.
Nel buio di questa notte
senza stelle,
scopro in me uno scrigno
desolatamente chiuso,
che sempre immagino
colmo di gioie e diamanti.
Poi la realtà mi assale
e con sgomento vedo
quei preziosi
divenir scabre pietre,
polvere di sale
e lurido fango.
Chissà cosa ancora
c’è di me in te?
Forse non lo scoprirò mai.
Forse è meglio così.
Forse questo tormento
è la mia pena da espiare.
Ma la ria sorte
nulla potrà per sottrarmi
lo struggente ricordo
del tuo esile corpo,
dei tuoi grandi occhi,
della tua fulva chioma.
Cosa infine rimarrà di noi?
La risposta non occorre
e mai oracolo potrà darla.
Schiudo le mani
e guardo teneramente
la tua tenue fiammella
che tremula illumina
ogni mio passo
in questa strada oscura.
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