Alfredo e i camionisti

Scritto da , il 2019-02-16, genere gay

Alfredo e i camionisti

Alfredo, 30 anni, single da un anno, laureato in sociologia, di professione assicuratore, alto, magro con un po' di pancetta, aveva deciso di cedere ai pensieri che da un po' di tempo lo distraevano dal lavoro e dalle sue faccende quotidiane.
Lui, etero, mai stato con un uomo, da diversi mesi ormai la notte si eccitava a pensare di essere posseduto.
All’inizio era intimorito e preoccupato di questi pensieri nuovi, mai avuti prima; aveva cercato di scacciarli, con rabbia, concentrandosi sulle donne, su altre cose. Niente, quei pensieri tornavano più forti di prima.
Pensò che se avesse ceduto a questi pensieri, se li avesse realizzati, forse si sarebbero dissolti.
Era disposto a perdere la sua verginità anale, a farsi spruzzare addosso, o dentro di sé, nel suo didietro, o addirittura in bocca, lo sperma caldo di un uomo, pur di recuperare la sua tranquillità.
Ormai si masturbava regolarmente, quasi due o tre volte a settimana, pensando di essere legato, imbavagliato, accarezzato, scopato.
All’ inizio il suo seduttore immaginario non era ben definito.
Poi pian piano lo definì sempre di più.
Doveva essere un uomo grosso, forte, rozzo.
Meglio se brusco e diretto.
Vagamente sgradevole, sudato, con un forte odore di uomo.
Un camionista era perfetto.
All’ inizio pensò che non era facile trovare un obiettivo così.
Nell’ immaginario collettivo, i camionisti vanno con le prostitute.
Iniziò a cercare su diverse app di incontri gay. Non aveva molte aspettative all’inizio, ma la ricerca, anche se infruttuosa, contribuiva ad eccitarlo.
Faceva conoscenza con molti uomini su queste app. Lui, dopo le chiacchiere iniziali, specificava subito che voleva essere dominato, legato nudo con corde o nastro adesivo, imbavagliato.
Scartava i potenziali partner che non rispondevano al suo ideale, e soprattutto, non erano camionisti.
Dopo tre settimane di ricerche, in cui sentiva che qualcosa stava per avvicinarsi, e di notti in cui si eccitava sempre di più a immaginarsi il fiato sul collo di un grosso camionista rude e maleodorante, sudato e appiccicoso, che prima gli carezzava il culo, poi frugava con le sue dita tra le sue gambe, pensò di aver trovato il match perfetto.
Già dal nome: Ugo.
L’ immagine: un uomo brutto, ma forte e virile. Collo taurino. Niente sorriso.
Si eccitò solo al vedere la foto.
Le maniere in chat: diretto, brusco, a tratti volgare, un po' ignorante per quanto riguardava la grammatica.
Alfredo gli scrisse: - Vorrei essere legato, imbavagliato, e scopato nel cesso di un autogrill.
Ugo: - Va bene, troia. Sei la mia puttana!
L’ erezione di Alfredo aumentò ulteriormente.
Avrebbe realizzato la sua fantasia! E forse dopo, a fantasia consumata, non sarebbe più stato tormentato da questi pensieri osceni!
Alfredo gli scrisse:- Ci vediamo nell’ area di sosta dell’ Autogrill in località XXYY ??
Ugo: - Va bene, cagna. Vengo col camion. Ti faccio salire, ci facciamo un giro.
Si diedero appuntamento per la sera dopo.
La sera dopo, Alfredo arrivò nell’ area del parcheggio dell’ autogrill con una buona mezz’ ora di anticipo.
Era agitatissimo. A tratti spaventato, ma poi constatava l’erezione che gli riempiva le mutande e non vedeva l’ora di sfogarsi.
Mentre aspettava in macchina, cercando di calmare il suo respiro, ogni tanto massaggiandosi la patta, osservava le varie macchine e camion che entravano nell’ area di sosta.
Studiava i vari camionisti che scendevano dai loro mezzi.
Qualche camionista lo attraeva perché era come lo desiderava: alto, grosso.
Altri erano più secchi. Lui voleva essere soverchiato dalla massa e dalla forza di un uomo. Voleva sentirsi imbarazzato a fare cose oscene ed essere immobilizzato e impossibilitato ad andare via, ed essere costretto ad aspettare che quell’uomo avesse soddisfatto i suoi istinti più bassi su di lui, usandolo come un fazzoletto o uno straccio sporco.
Voleva essere usato, umiliato, profanato.
Si sorprese a constatare queste cose. Da dove venivano? Dalla sua educazione perbenino?
Fu interrotto da questi pensieri da un grosso camion che entrò nel piazzale del parcheggio, illuminando brevemente la sua macchina con i fari quando gli passò davanti, che fece due colpi di clacson potenti.
Quello era il segnale concordato. Era Ugo.
Seguì con lo sguardo il camion che si andava a parcheggiare poco distante. Gli scrisse un messaggio sul cellulare: - Sono qua. Mi dirigo verso il tuo camion.
-Preparati, maiala- fu l’educata risposta di Ugo.
Nel crepuscolo, Alfredo si diresse al camion, che era parcheggiato un po' in disparte rispetto agli altri mezzi. Meglio, pensò Alfredo, più privacy.
Arrivò sotto il finestrino di Ugo e gli fece un cenno con la mano e un sorriso.
Ugo, senza sorridere, gli fece segno di salire dalla parte del passeggero.
Passò davanti al cofano, poi mise la mano sulla portiera, la aprì e fece i due scalini che lo portarono al sedile, non senza imbarazzo.
-C-ciao, - disse, sedendosi, mentre arrossiva e chiudeva la porta, e per un attimo distoglieva lo sguardo da Ugo.
-Ciao, bella. – Questo continuo riferirsi a lui al femminile lo imbarazzava, e se possibile lo eccitava ancora di più. – Rilassati un attimo.
- Si, eheh.. – ridacchiò Alfredo.
Ugo non perse tempo e gli mise subito la grossa mano sul ginocchio. –Allore, facciamo un giro? Poi ti riporto qui.
-Certo.
Mi dicevi che vuoi essere legato?
-sì…
-Bene, a me piace legare… ti lego e ci facciamo un giro con te qui davanti. Poi andiamo in un’ area di sosta poco frequentata.
-Bene… solo una cosa…
-cosa?
-hai un lubrificante? Come ti dicevo, è la prima volta…
-Ho tutto, verginella.
Ugo gli accarezzò la coscia e gli strinse un po' l’interno. – Spogliati.- ordinò.
-Subito, -disse Alfredo.
Per prima cosa si tolse la giacca, la camicia e la maglietta della salute.
-Dove li metto?
-Qui- e Ugo tirò fuori un sacco nero per la spazzatura.
Mise i suoi panni lì dentro e poi si slacciò la cintura, si sfilò le scarpe, i calzini, si tolse i pantaloni e rimase in mutande. Mentre lo faceva, Ugo lo fissava, con l’ombra di un sorriso.
-Fermo così- disse Ugo.
Infilò la sua roba nel sacco, poi disse: - Ora ti impacchetto.
Tirò fuori un nastro adesivo per pacchi, e per prima cosa gli chiuse la bocca. Poi gli disse di girarsi e gli bloccò i polsi dietro la schiena.
Ora Ugo gli fissava il pacco.
Con un dito glielo toccò.
Alfredo arrossì.
-Le leviamo?
-mmh- sospirò Alfredo.
-Alza il culo, puttana- e così dicendo gli sfilò le mutande.
Il pene liberò scattò come una molla.
L’ erezione di Alfredo aumentò ulteriormente.
Ugo gli accarezzò il pisello.
-Mh, bene, sei eccitato.
Alfredo arrossì ancora di più.
Lo accarezzò per un po', poi, di punto in bianco, si fermò e disse: - Andiamo a farci un giro.
Accese il motore, mise la freccia e uscì dal parcheggio, e in attimo erano in autostrada.
L’ idea che qualche veicolo di passaggio potesse vederlo nudo e imbavagliato in compagnia di un uomo lo eccitò e imbarazzò ulteriormente.
Ugo ogni tanto lo fissava con un sorriso bieco.
-E brava la mia puttanella… stanotte ti faccio mia…
Ugo allungò la mano destra e riprese a toccargli il pisello.
-Allarga un po' le gambe- gli disse.
Alfredo obbedì, e Ugo iniziò ad accarezzargli le palle.
Alfredo era eccitatissimo, oltre che per la situazione, per il fatto che tutto stava andando oltre quanto aveva osato sperare.
Nell’ abitacolo c’era un vago olezzo di uomo sudato, peti e sporco.
Ugo aveva l’aspetto di chi quel giorno aveva sudato parecchio.
Una situazione di degrado che lo eccitava oltremodo.
Lui, una persona perfettina, violato, profanato, sporcato da un simile bruto.
Non capiva perché, ma era eccitato.
Dopo un po', Ugo iniziò a slacciarsi i pantaloni, e liberò il suo pene, grosso, brutto e peloso. Era mezzo eretto.
Afferrò con la mano destra Alfredo dietro la nuca e lo avvicinò al suo pisello.
L’ odore maschio di sudato, con un retroodore di urina colpì Alfredo come uno schiaffo.
-Stai un po' così, puttanella.
Alfredo era sdraiato, un po' scomodo, con il pene e le palle di Ugo praticamente in faccia. Sentiva l’ eccitazione di Ugo, vedeva il suo membro che pulsava e si gonfiava.
Con la mano destra Ugo per un po' gli toccò il culo e i genitali.
Poi provò a far entrare il suo grosso indice nel culo di Alfredo.
-Mh!- mugolò.
-Zitta, puttana.
Estrasse il dito, se lo leccò, e poi lo rimise di nuovo dove era prima.
Spinse e stavolta il dito entrò un po' di più.
Lo estrasse e con uno scatto levò il nastro adesivo dalla bocca di Alfredo.
-Ah! –si lamentò.
-Zitta e prendilo in bocca.
Gli riempì la bocca col suo grosso e maleodorante pisello.
Alfredo arrossì violentemente.
Ugo gli rimise di nuovo l’indice nel culo.
Con le altre dita gli accarezzava le natiche intorno all’ ano.
Mentre faceva tutto questo, teneva il volante e dava piccoli aggiustamenti alla rotta.
-Muovi su e giù la testa, puttana- gli ordinò Ugo.
Alfredo obbedì.
Ugo iniziò a dire:-Ah, brava, così. Vedi che quando vuoi… muovi la lingua, troia.
Che situazione , pensò Alfredo. Io, nudo, legato, che sto prendendo in bocca il cazzo puzzolente e dal sapore sgradevole, di piscio e sudore, di un camionista mai visto prima, mentre guida, e mi infila un dito nel culo, e che mi sta portando in un cesso pubblico per incularmi…
La sua erezione iniziava a fargli male.
Glielo tenne in bocca per almeno una decina di minuti.
Poi Ugo disse: -Brava puttana, siamo arrivati. Alzati.
Alfredo si staccò e si rimise seduto, non senza sforzo. Ugo, con il pene di fuori, fece manovra per uscire dall’ autostrada, ed entrò in questa nuova area di sosta, che sembrava deserta.
Con il camion parcheggiò vicino ai bagni.
-Ora ti porto dentro- gli disse mentre appallottolava le mutande di Alfredo e gliele metteva in bocca per imbavagliarlo di nuovo.
Scese e chiuse la portiera. Fece il giro davanti al cofano, aprì la portiera di Alfredo, salì uno scalino, gli mise le mani sotto le ascelle e se lo issò in spalla.
-Oh, issa. Non pesi poco, sacco di merda.
-Mh!- protestò Alfredo.
-Zitta, cagna, che ora avrai una brutta mezz’ ora.
Scese sull’ asfalto, chiuse la portiera e si diresse verso i cessi, con Alfredo nudo in spalla.
Mentre camminava, si leccò il solito dito e glielo rinfilò nel culo.
Alfredo non se lo aspettava e sgranò gli occhi.
-Mh!! Fece di nuovo.
-Quante storie.. questo è niente.
Siccome era tardi, non c’ era nessuno che li vide entrare nei cessi.
Ugo lo fece scendere di fronte la cabina di un cesso.
-Entra gli ordinò.
Alfredo esitò un attimo.
-Entra! –tuonò e gli diede una forte sculacciata.
-Mh! Strillò femmineamente Alfredo, e si affrettò a entrare.
Ugo entrò e richiuse la porta.
Dentro si stava stretti.
Alfredo era scalzo con i piedi sul pavimento lurido e appiccicoso, di piscio secco. C’ era odore di urina e feci.
-Siediti- gli ordinò Ugo, e accompagnò l’ordine con una spinta. Alfredo si sbilanciò e si sedette con le natiche a contatto della tavoletta sporca.
Ugo estrasse nuovamente il pene, lo sbattè un paio di volte sulle guance di Alfredo, che evitò il suo sguardo, poi gli tolse le mutande dalla bocca e le lasciò cadere per terra.
Gli rinfilò il pene turgido in bocca, fino in gola.
Con una mano gli teneva la nuca e gli impartiva il ritmo.
Alfredo distinse il sapore del liquido prespermatico.
-Guardami negli occhi, troia! Disse Ugo.
Alfredo, arrossendo, obbedì.
-Ah, brava…..sei la mia piccola e stupida puttana…
Dopo cinque minuti di bocchino, Ugo estrasse il cazzo dalla bocca di Alfredo. Un filo di bava e liquido prespermatico rimase a far da liana tra la bocca di Alfredo e il glande di Ugo.
-Alzati- gli ordinò, ma non c’ era bisogno, perché lo issò mettendogli le mani sotto le ascelle, lo girò e lo schiacciò al muro, mentre con la mano sinistra gli chiudeva la bocca.
Ciaff!!!! Una fortissima sculacciata. –Mhhh!!!! Si lamentò Alfredo. – Zitta , puttana! Sei mia! – Ciaff!!! Ciafff! Altre due sculacciate. Il culetto di Alfredo iniziò ad arrossire, due piccole lacrime di dolore si formarono agli angoli degli occhi chiusi di Alfredo, che respirava pesantemente dal naso, la bocca chiusa dalla morsa della mano di Ugo.
-Tranquilla…. Ora Ugo iniziò ad accarezzargli le palle e il pisello. Questo ad Alfredo piaceva particolarmente, dopo la tensione degli istanti precedenti.
-Succhia! – L’ indice della mano sinistra entrò nella sua bocca. Alfredo obbedì, e sentì che ugo gli accrezzava le natiche.
Poi sentì che aveva preso da una tasca un lubrificante con il quale iniziò a lubrificargli l’ ano.
Ci siamo… pensò Alfredo.
-Ecco che arriva la bestia… disse Ugo.
Alfredo sentì il caldo glande di Ugo che poggiava contro il suo ano, e la pressione crescente.
Pian piano l’ano cedette e lasciò entrare il grosso membro di Ugo dentro Alfredo.
Alfredo teneva gli occhi sgranati per la vergogna, la sorpresa e tutte le nuove sensazioni che stava assaporando.
Quando il pene di Ugo era entrato tutto, con la mano destra inziò a masturbare Alfredo.
Poi iniziò a muovere il bacino, prima dolcemente, piano, lentamente, poi sempre più forte.
Alfredo godeva come mai in vita sua, in un trionfo di vergogna, squallore, degrado ed eccitazione, corporea e mentale.
Dopo cinque minuti buoni di inculata, che Alfredo visse come in trance, venne proprio quando Ugo accelerò per dare gli ultimi conclusivi colpi.
Lo sperma di Alfredo colpì le mattonelle del muro davanti a lui e il pavimento.
Lo sperma di Ugo invece riempì Alfredo.
Che scopata.
Esausti entrambi, Ugo si sfilò da Alfredo, mentre dello sperma caldo fuoriuscì dal suo ano violato.
Avevano entrambi il fiatone.
Ugo si rimise il pene dentro i pantaloni.
Raccolse le mutande di Alfredo, le riappallottolò e gliele rimise in bocca.
-Ti è piaciuto, eh!?- gli disse con un paio di schiaffetti su una guancia.
Aprì la porta della cabina del cesso. Uscì, mentre Alfredo fece per seguirlo.
-No, tu resta lì, ora torno – con una spinta Ugo lo rimise a sedere sulla tavoletta. Chiuse la porta della cabina.
Alfredo non capì, e allora rimase qualche minuto a recuperare il fiato, osservando il suo pene flaccido, le sue palle svuotate, le gocce di sudore sul suo corpo, i lividi che gli aveva lasciato Ugo, le macchie di fluidi e sudore suoi e di Ugo sparsi un po' ovunque.
Sentì Ugo che tornava. Aprì la porta e gli lanciò per terra il sacco nero con i suoi vestiti.
-Resta lì. Ora viene un mio amico che ti riporta alla macchina. Ciao, dolcezza, ho il tuo numero- disse, dopo avergli dato una carezza sulla guancia.
Alfredo fece appena in tempo a lanciargli uno sguardo sorpreso e preoccupato che Ugo era già uscito.
Non poteva far altro che rimanere così, nudo, i polsi legati dietro la schiena, le sue mutande in bocca, ad aspettare questo amico di Ugo che lo riportasse alla macchina.
Aspettò una mezz’ ora.
Sentì un paio di tizi che entravano per orinare, e uno per defecare con abbondanti suoni sgradevoli di contorno, nella cabina proprio a fianco alla sua. Trattenne il fiato.
Poi, sentì la porta che si apriva e dei passi pesanti che si dirigevano verso la sua cabina.
Vide la porta che si aprì, e un enorme omone che lo fissava con un sorriso compiaciuto.
Era più grosso di Ugo.
Più brutto, più sporco, più sudato.
Sentì un violento rossore in faccia e un battito di eccitazione all’ altezza del pene.
-Ciao, zuccherino. Ora ti faccio mio !

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