Togli quelle mutandine

Scritto da , il 2018-07-19, genere voyeur

Ecco il secondo mio racconto.
Commentate pure ma non cerco aiuto con mia moglie, le mie "conquiste" sono state sempre frutto di un magico gioco, di amore e sesso, di complicità e voglia di trasgredire, l'altro, se mai ci sarà, sarà una nostra conquista e non un ringraziamento a persone esterne che saranno comunque un oggetto di gioco nel nostro rapporto e mai "il conquistatore".
Aborro e aborriamo luoghi predisposti a scambi di coppie e altro come priveé, senza nulla togliere a chi li frequenta non rientrano nelle nostre fantasie; magari sono più facili e sicuri ma rompono quel gioco e quella imprevedibilità alla base della nostra eccitazione.
E' interessante che leggiate il mio primo racconto per farvi una panoramica della nostra storia attuale.
In questo racconto vorrei raccontarvi la prima volta senza le mutandine, e che fatica per riuscirci ma finalmente quel giorno arrivò.
Pur essendo sposati (non mi va di coinvolgere altri componenti della famiglia nei racconti), la nostra casa è spesso occupata.
Quella domenica pomeriggio ci vedeva troppo eccitati per il solito giro per la città ad ammirare le bellezze, la nostra tappa, come già successo altre volte, l'alberghetto fuori mano.
Già con una casa tutta per noi, ma piena di orecchie indiscrete, quelle sane vecchie urla hanno bisogno di un luogo diverso.
Due ore e più belle intense, orgasmi multipli ma quella voglia che non si appaga, sono giornate che nascono così e niente può placarle.
Ci rivestiamo ma abbiamo il tempo per un caffè in un bar, poi si è fatto l'orario di rincasare ma proprio oggi, a nessuno dei due va di tornare ad essere quel ruolo perfetto che ci è assegnato dalla società, saranno quei racconti di altre persone che ci siamo immaginate a letto con noi in quel albergo, sarà che lei era super eccitata quando le parlavo di come la leccava in nostro ospite, ma le palpitazioni ci vedevano ancora tremendamente eccitati, nonostante tutto.
Finalmente riesco a convincerla "questo caffè ce lo prendiamo senza mutandine?". Lei era tremendamente bella quel giorno e sapevo che l'avrebbero notata, i primi giorni d'estate la rendevano abbronzata quanto basta, la sua altezza e le sue forme le avrebbe notate anche un cieco.
In macchina le guardavo sotto la gonna, Dio mio c'ero riuscito, tra lei e gli occhi indiscreti c'era semplicemente la sua voglia di aprire quelle lunghe gambe e null'altro.
Quel bar dai tavoli esterni, il conto già pagato in anticipo, ci dava una facile via di uscita se qualcosa non ci piaceva.
Il gioco ha inizio, come da previsione quella doppietta distinta era seduta di fronte a noi e lui la fissava e come mia moglie, facendo tanta attenzione a non farsi vedere da me (che manco me ne fregava) e dalla sua lei che gli avrebbe fatto il culo.
Chiedo a mia moglie di fargli uno sguardo di compiacimento e lui si scioglie nel suo ego, di uomo virile, trentenne e ben preparato; l'esca è stata lanciata ora tocca andare oltre.
Mia moglie non era così pilotata come fosse un'ubbidiente mia allieva, e ogni tanto mostrava dei dubbi, ma troppa era l'eccitazione oggi, era da ore che mi stavo occupando di tutti i suoi orgasmi preferiti, ora questo doveva concedermelo.
Come da accordo, fingo di distrarmi con il cellulare, lei approfitta della vera distrazione della partner e in un attimo gli spalanca le gambe tenendole fisse in quella posizione per un tempo che non immaginavo così lungo, pensava ad un accavallamento ma lei forse ha equivocato le direttive.
15-20 secondi a gambe aperte, come dire "quello che stai vedendo, è davvero quello che è, non porto le mutande".
Ad un certo punto mi rendo conto che non le vuole più chiudere, io fingo furbescamente di tornare in me, lei si ricompone, io guardo lui che era diventato confuso un bel po'.
Ci rialziamo conquistiamo la macchina e per oggi può bastare così, almeno fino al rientro a casa, dove sistemate le cose, finiamo a letto a raccontarci entrambi sensazioni e piaceri reciproci, leccandola per ora senza penetrarla, credo che dagli umori suoi è vero quello che mi disse "succederà ancora".

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