Erotici Racconti

Il diario di una voyeur

Scritto da , il 2018-04-10, genere voyeur

“Ti avviso io quando è il momento… ci siamo quasi…” sussurra lui. “Vuoi la mano o vuoi che la tolga?”

“Senza mano, meglio, se riesci” gli risponde lei. È concentrata e non si sposta di un centimetro dalla sua posizione; controlla dal mirino che l’inquadratura sia quella ottimale, la luce è sufficiente, il fuoco è sul glande. Scatta delle raffiche ogni tanto per verificare che tutto sia come deve essere. L’inquadratura non la convinceva inizialmente, troppa confusione nello sfondo, ma la luce soffusa rende lo scatto molto intimo e delicato, così come volevano entrambi.


Un appuntamento fissato da più di un mese. La giornata di festa sembrava quella perfetta, dovevano solo trovare il posto giusto per incontrarsi. Si conoscono da quasi un anno, una conoscenza virtuale nata su Tumblr, con le chiacchiere si scoprono vicinissimi, più di quanto avessero mai potuto immaginare. Un incontro conoscitivo per chiacchierare anche davanti a un caffè e poi anche un’uscita al cinema. Ma questo incontro sarà particolare.

Arrivano entrambi puntuali, si trovano poco fuori dal Bed & Breakfast. La scelta è caduta su un paesino a metà strada per entrambi. Le foto sul sito riproducono degli interni gradevoli, una stanza ampia e luminosa. L’arrivo dell’ora legale gli permetterà di avere più ore di luce per provare gli scatti che si sono immaginati. Entrano nel giardino, al numero indicato, si guardano in giro non vedendo anima viva. Una porta è aperta su una stanza piccola, il letto matrimoniale occupa quasi tutto lo spazio. Si guardano increduli. Le magie del grandangolo, le foto sul sito danno tutt’altro effetto. Ci sarà da divertirsi per trovare gli spazi per scattare al meglio.

Dopo aver sbrigato le questioni amministrative con i gestori, possono chiudersi in camera.

“Cazzo… è davvero piccolissima!” lui gira per il poco spazio della camera, apre la porta del bagno e vi trova uno spazio angusto, la porta si apre dentro incastrandosi perfettamente fra il lavandino e la doccia, il tanto necessario per riuscire ad entrare.

“Sono stati davvero bravi a fare le foto, devono avere appeso la macchina al muro, di là, in quell’angolo”, lei sorride divertita riguardando le foto luminose e di ampio respiro che si vedono sul sito.

“L’unica luce che abbiamo viene dalla portafinestra… dovremo però tenere le tende chiuse e quindi non ne entrerà tantissima”, sbircia dalle tende, la porta dà direttamente sul giardino interno, per la notte potranno chiudere la veneziana in legno, ma ora dovranno tenere aperto per usufruire di un po’ di luce per i primi scatti.

“Ok… possiamo fare così se sei d’accordo: un po’ di scatti ora, sfruttiamo come possiamo la luce, un paio di pose naturali, come riusciamo a organizzarci in questo poco spazio. Poi magari per le otto andiamo a mangiare qualcosa e dopo mangiato facciamo qualche altro scatto.” Lei lo ascolta e annuisce e lo guarda in silenzio mentre lui comincia a spogliarsi.

Forse ci sarebbe da aspettarsi imbarazzo, esitazione, pudore. Ma tutto procede con la massima naturalezza. Lui in un attimo è completamente nudo di fronte a lei che rimane completamente vestita. Le imposta la macchina fotografica, le spiega come agire in autonomia. Iniziano a scattare, a scegliere le pose più luminose, i giochi di luce e ombre sul suo corpo, si spostano come possono nella stanza, ad ogni scatto lui controlla insieme a lei, le dà suggerimenti e indicazioni più precise. In piedi. Seduto. Steso sul letto. Lei ci prende immediatamente gusto, le piace cercare sempre nuove angolazioni e nella testa cominciano ad affacciarsi anche scene più complesse, un fil rouge che colleghi gli scatti: le piace l’idea di essere una voyeur, che spia di nascosto e ruba immagini all’inconsapevole vittima. Certo, la vittima in questo caso non è solo consapevole ma è parzialmente artefice di quelle foto, ma poco importa, la sua testa va e fantastica su una situazione estremamente eccitante.

Il tempo scivola via veloce, la sera cala e con essa la luce. Si ritrovano stesi sul letto in una pausa, a parlare di posizioni e luci e come sfruttare le abatjour della stanza.

“Beh, posso riverstirmi? Andiamo a mangiare qualcosa?”

“Sì andiamo, così poi riprendiamo con più vigore”

“Sì, ecco, dopo magari possiamo usare la doccia, fare qualche prova con le luci della stanza e poi… vorrei fare scatti un po’ più…” l’espressione è eloquente, lei sorride e annuisce.

“Certo, più pimpanti”

Ritornano ristorati, un panino, una birra, tante chiacchiere e il chiasso assordante di una festa di compleanno. La birra fa girare un po’ la testa, la piccola stanza è riscaldata e la voyeur comincia ad avere davvero caldo. Lui si spoglia di nuovo, più in fretta di quanto abbia fatto nella prima sessione di foto.

“Cosa vorresti fare? Come vuoi che mi sistemi?”. Lei è stesa su un fianco sul letto, si è riappropriata della macchina, ormai sa come maneggiarla, anche con il trepiede e ha voglia di fermare altri attimi. Lo guarda. Lui è in piedi vicino alla porta, si accarezza piano. Un lampo le attraversa la mente, forse è solo una sciocchezza ma non si trattiene.

“Vorrei riprenderti mentre ti masturbi, guardando verso fuori, fra le tende, le devi scostare appena con una mano”

Lo sguardo di lui si accende. Forse lo stesso lampo.

“Si può fare, certo. Sistemiamo le luci…”

Lo guarda mentre lui stesso guarda. La mano si muove veloce su e giù. Lei scatta e riscatta. Controlla il piccolo schermo, le piace quello che vede e continua a scattare. Le piace la posa, le piace l’idea, le piace anche oltre la foto.

“Ora facciamo qualche prova con gli specchi, ti prendo di spalle ma voglio prenderti anche riflesso”

Lui esegue, ormai si lascia guidare dalle scelte di lei e dalle sue prove. L’aiuta ogni tanto nell’impostare al meglio la macchina, controlla gli scatti e sembra soddisfatto. Le foto si susseguono, nella doccia, allo specchio, sdraiato sul letto. La sua erezione fa spesso capolino. Decidono anche di provare qualcosa di tematico, lui sa quando lei sia dentro il bdsm.

“Peccato, non ho portato niente con me… avrei potuto legarti”

“C’è la mia cintura là…”

In un attimo è steso sul letto, le braccia in alto legate alla testiera del letto. Lui sorride a vederla così presa.

“Ma non posso fotografarti così… si vede il viso… posso provare con il mio foulard…”

“Ho una mascherina nella mia borsa, la uso per dormire…”

Lei fruga e rifruga nello zaino e alla fine tira fuori la mascherina e gliela fa indossare. Molto meglio. Il corpo abbandonato sul letto, le braccia in alto. È una bella posa. Prova diverse angolazioni, la luce è fioca ma le forme si intuiscono, è soddisfatta. Quando alla fine lo libera e gliele fa vedere lui è entusiasta.

“Woow! Ma no, non sono in erezione…”

“Ma non importa, va benissimo così, mi piacciono”

“Sì, anche a me”

“Adesso… il gran finale?”

Lei annuisce. Cercano la sistemazione migliore, vicino alla luce, lei seduta su una sedia di fianco al letto. Posiziona il cavalletto, inquadra e mette a fuoco. Non è soddisfatta dello sfondo, troppa confusione. Lui agisce appena sulle impostazioni, lo sfondo si attenua, sì, così va meglio.

“Devi riprendere quando vengo… vorrei averlo tutto, non preoccuparti, scatta raffiche, così siamo sicuri di avere tutto il momento”

Lei sente un morso di tensione sul collo, un attimo di inadeguatezza, la paura di sbagliare in un momento cruciale, non facile da riprodurre a breve termine. Si concentra, fa più scatti possibili. Sembrano a fuoco, sembra tutto corretto. Quando si masturba i movimenti la distraggono, lei che adora vedere un uomo masturbarsi, in questo momento vorrebbe dire piano, fai piano che se no non riesco a prenderti per bene. Ma poi lo sente ansimare pianissimo. Sposta lo sguardo un attimo dal mirino. Lo osserva: le labbra semichiuse, ogni tanto le inumidisce, gli occhi chiusi. Le parla ogni tanto, con un filo di voce e lei risponde allo stesso modo. A voce bassa entrambi, un’intimità autentica, inimaginabile fra due persone che si conoscono appena, che neanche si sono sfiorati.

“Ti avviso io quando è il momento… ci siamo quasi…” sussurra lui. “Vuoi la mano o vuoi che la tolga?”

“Senza mano, meglio, se riesci”

Torna a concentrarsi sull’inquadratura. Lui accarezza piano con un dito la base del glande, insistentemente. Vede il suo cazzo guizzare e contrarsi, anche quando il dito si allontana, per pochi istanti. Poi ricomincia. Lei scatta, lo sa, ormai è vicino. Ecco i primi fiotti. Continua a scattare mentre sente i capezzoli farsi duri e un calore espandersi verso il ventre. Lui viene completamente sull’addome. Lei scatta fino all’ultimo spasimo, fino all’ultima goccia. Poi fa un sospiro e riprende a respirare.

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