Erotici Racconti

Ti voglio - Capitolo 3

Scritto da , il 2016-11-25, genere incesti

Da quando avevo beccato mia figlia farsi scopare in camera sua non riuscivo a pensare ad altro.

Avevo deciso, ovviamente, di non dirle niente; una volta che la gelosia paterna si era diradata mi ero messo l'anima in pace pensando che non era più una bambina. Certo, per un padre i propri figli rimangono dei bambini eterni, e a 21 anni non si può pensare di essere già adulti, ma ciò che avevo visto era una cosa normale. Giorgia era una bellissima ragazza, chiunque si sarebbe aspettato che avesse uno stuolo di maschietti che le andavano dietro.

Piuttosto, ciò che mi confondeva, almeno inizialmente, era la strana eccitazione che provavo da quel momento ripensando a ciò che avevo visto. Con le ore e i giorni la confusione era a poco a poco sparita, e non badavo più a quanto era sbagliato pensare alla propria figlia in quei termini. Avevo cominciato a toccarmi più spesso, mi masturbavo sotto la doccia, a volte mi rinchiudevo in camera a guardare filmati porno, e mentre mi segavo immaginavo che quella donna, che si faceva fare, di volta in volta, qualunque cosa dall'uomo di turno prestante e ben dotato, fosse mia figlia.

Ero costantemente in erezione, e speravo che mia figlia non notasse niente, sebbene i pantaloncini corti e le più che discrete misure del mio pene non rendessero il lavoro facile. Ma lei, indubbiamente, lo notò. In realtà, sembrava quasi che lei percepisse l'attrazione che improvvisamente provavo nei suoi confronti e che facesse di tutto per provocarmi, perché inspiegabilmente, all'incirca uno o due giorni dopo che la scoprii a fare sesso con quello sconosciuto, cominciò a girare per casa indossando solo le mutandine e una magliettina. Sì, era estate, faceva molto caldo, ma perché da un giorno all'altro Giorgia aveva abbandonato i pantaloncini corti che usava dentro casa? Una mattina, in particolare, mentre preparavo la colazione, si presentò in cucina con un perizoma viola che le scopriva completamente il sedere perfetto. La canottiera bianca a coste che indossava rivelava la curva dei suoi seni, decisamente notevole per una ragazza di soli 21 anni, e potevo disegnare con lo sguardo la forma dei suoi capezzoli: non portava il reggiseno. Rimasi interdetto da quella visione, mentre lei si avvicinava e mi abbracciava, dandomi un bacio sulla guancia e dicendomi "Buongiorno papà". Io a malapena risposi. Non dissi niente sul suo abbigliamento, pensando che sarebbe stato meglio fingere nessuna reazione di fronte a tutto quel ben di dio. Ero un uomo, ma ero prima di tutto suo padre.

Purtroppo il mio pisello non la pensava così. Per quanto mi sforzassi di pensare ad altro potevo sentire dentro le mutande il cazzo che si gonfiava diventando sempre più duro. Una volta finito di preparare cappuccini, spremute e tostare il pane avevo un'erezione completa. Col vassoio in mano mi avvicinai al tavolo, sperando che Giorgia non posasse gli occhi proprio sul mio pacco. Ovviamente non fu così. Non solo gli occhi di mia figlia indugiarono per qualche secondo proprio verso il bozzo che lasciava immaginare il mio cazzo in tiro, ma lei stessa subito dopo cominciò a fissarmi dritta negli occhi con un sorrisino stampato sulle labbra che da una parte mi mise in imbarazzo e dall'altra mi eccitò ancora di più. Insomma, Giorgia non fece niente per nascondere il fatto che aveva notato la mia reazione fisica.

Cercai di guidare il discorso verso altri argomenti.
"Com'era ieri al mare?", chiesi.
"Il solito, non c'era tantissima gente, un leggero venticello, l'acqua era abbastanza calda, si stava bene dai..."
"Tra pochi giorni sarai costretta a tornare in città... Ricominci subito al lavoro?"
"Sì, purtroppo, lunedì devo ricominciare..."

La conversazione andò avanti così per altri 5 minuti circa, il tempo per me di fare una colazione velocissima. Avevo bisogno di andare a scaricarmi un po' con una sega. Mangiata l'ultima briciola di pane tostato le dissi che andavo di sopra per prepararmi. Mentre tornavo in camera mia passai di fronte al cesto del bucato che stava a fianco alla porta della stanza adibita a lavanderia. Con un momento di indecisione rimasi a fissarlo, ma poi lo aprii. Rovistai un pochino e trovai un perizoma di Giorgia. Stavo facendo una cosa perversa, lo sapevo, ma in quel momento il mio cazzo era ancora duro come prima e avevo una voglia assurda di sesso. 'Dovresti trovare una donna', pensai, ma non ero sicuro che avere una donna qualsiasi avrebbe risolto il problema. Rientrai in camera mia con le mutandine in una mano, chiusi la porta e mi sedetti sul bordo del letto. Sospirai, abbassai i pantaloncini e poi i boxer, liberando l'uccello; lo scappellai: il glande era gonfio e violaceo, la punta appena appena umida dall'eccitazione. Con la mano destra stringevo la verga e cominciai ad andare su e giù, piano. Con l'altra mano mi portai le mutandine alla faccia e ci affondai il naso; mischiata com'era ad altri vestiti quando la trovai nel cesto della biancheria, non riuscii a sentire nessun odore o profumo particolare. Eppure, sapere che quelle mutandine erano di mia figlia, che quel tessuto morbido era stato a contatto con la sua giovane fighetta... Tutti questi pensieri mi eccitarono, se possibile, ancora di più. Avvolsi il perizoma al mio cazzo e con la mano destra cominciai a menarmi più forte. Il ruvido del pizzo mi sfregava leggermente la cappella, chiusi gli occhi pensando alle miliardi di porcate che avrei voluto fare con mia figlia. Sì, non me ne fregava più un cazzo di niente, in quel momento avevo una voglia tale che mi rendeva incapace a pensare con buon senso.

Sarei venuto probabilmente nel giro di due minuti se non fosse che la porta, improvvisamente, si aprì. E lì, all'entrata della mia stanza, stava mia figlia Giorgia. Con un tuffo al cuore mi alzai in piedi di scatto, lasciando cadere le mutandine per terra e provando a rimettermi boxer e pantaloncini, esclamando: "Ma che cazz... Giorgia, cazzo!".
Mia figlia rimase lì a fissarmi, e guardandola non mi parve di scorgere shock nel suo sguardo. Ricompostomi cominciai a biascicare spiegazioni, ma in realtà non riuscii a dire niente che avesse un senso: "Io... non so... Insomma... Non so che...". La guardai di nuovo, e questa volta alzando la voce incazzato le dissi: "Giorgia, devi sempre bussare cazzo! Mi spieghi che cazzo ti è venuto in mente?".
La sua reazione però mi lasciò confuso. Con un sorrisino guardava le mutandine per terra - delle quali mi ero completamente dimenticato, e appena mi accorsi che erano lì davanti sentii un'ondata di calore salirmi fino alla faccia - e mi chiese, divertita: "Quelle sono mie?". Sapeva benissimo che erano le sue, ma provai ugualmente a cercare una giustificazione: "Io stavo, stavo... rimettendo a posto...". Ma chi volevo prendere in giro?

Successe qualcosa di assolutamente inaspettato. Giorgia si avvicinò a me, e mentre si avvicinava calpestò le mutandine con un piede. Arrivata vicinissima alzò lo sguardo e mi fissò profondamente negli occhi, mantenendo quel sorrisino che già avevo notato da quella mattina, e aprendo la sua mano sinistra mi strinse il pacco coperto dai pantaloncini. Ero pietrificato: la mano di mia figlia mi stringeva i coglioni e la base del cazzo, e non di certo per caso. Avevo ancora il pisello parzialmente duro, anche se con lo shock dell'arrivo di mia figlia avevo perso un po' dell'erezione iniziale. Sentii che però stava tornando a essere duro. Non sapevo che fare.

Era una cosa sbagliata. Eppure durante quei giorni la voglia di avere mia figlia si era accumulata talmente tanto che non volevo neanche dire di no. Ero immerso in questi pensieri quando Giorgia, non vedendo nessuna reazione da parte mia, si inginocchiò. Senza smettere di guardarmi negli occhi abbassò insieme pantaloncini e boxer. Il mio cazzone, liberato così all'improvviso, rimbalzò e andò direttamente a poggiarsi sul suo viso. Vedere mia figlia con il cazzo in faccia lo fece diventare immediatamente ancora più duro. Ero completamente sopraffatto dall'eccitazione, e pensai che stessi per arrivare all'orgasmo quando Giorgia, fissandomi negli occhi, mi baciò la punta della cappella. Ma riuscii a resistere. Con la punta della lingua cominciò a stimolarmi il buchino e poi il frenulo, e andò giù, tracciando una linea che andava dal glande e percorreva con quella lingua tutta la lunghezza del mio pene, fino ad arrivare alle palle. Lì, Giorgia affondò di più il viso e cominciò a succhiarmi i coglioni. Era una sensazione assurda. Risalì col viso, e con un colpo inaspettato che mi fece gemere di piacere mia figlia si infilò tutto il mio cazzo in bocca, fino in fondo. Potevo sentire la sua lingua che mi lavorava la parte superiore e quando cominciò a muoversi su e giù fili di saliva colavano dalla sua bocca e dal mio cazzo.

Io ero ai limiti dell'eccitazione. Malgrado tutto, la consapevolezza di ciò che stava succedendo mi colpì, di nuovo, all'improvviso, e questa volta con tanta forza che improvvisamente mi ritrassi. Giorgia mi guardò, per la prima volta confusa. Non potevo andare avanti. Ero un pervertito. Ma che mi era passato per la testa? Quella era mia figlia! Risollevando i boxer e i pantaloncini, imbarazzato, mi rivolsi a mia figlia: "No Giorgia, no! Vai via, dimentichiamo tutto questo, dimentichiamo ciò che è successo! Sono tuo padre! Fai finta che..."
"Papà, stai tranquillo..."
"No! No... Dimentichiamo questo fatto, sei mia figlia e io sono tuo padre, se faremo come dico io tutto questo sarà come un brutto sogno..."

Senza aspettare risposta da lei, sconvolto, aprii la porta del bagno padronale della mia stanza, entrai, e girai la chiave. Quello di cui avevo bisogno era una doccia, una doccia fredda. E non sarei uscito di lì fino a che non sarei stato pronto per affrontare il discorso con Giorgia e chiarire le cose una volta per tutte.

(Continua...)

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