Avere trenta anni, e tutte queste ninfe intorno. CAP 1.

Scritto da , il 2010-10-01, genere etero

Sono Massimo, ho 30 anni e lavoro in una scuola di lingue.

Esteticamente immaginatemi come volete, in fondo non è importante quando hai un bel modo di porti. Possiamo anche trovarci nel decennio dell'uomo oggetto (e so di cosa parlo!), ma il fascino continua ad essere una componente del tutto psicologica.

Da quest'anno la mia scuola ha cominciato a collaborare con i licei della città offrendo corsi pomeridiani a gruppi di studenti. In quanto giovane insegnante ero ovviamente il candidato ideale nel ruolo di professore per adolescenti. Mi erano state affidate 3 scuole: uno scientifico, un classico ed uno psicopedagogico (quello che una volta si chiamava magistrale).

Lo psicopedagogico era un paradiso!

La classe era composta da 14 ragazze e due soli ragazzi. La competizione era enorme. Tutte si combinavano splendidamente per attirare l'attenzione dei maschi sotto il loro radar, tra i quali, oltre ai fortunati ragazzi, c'ero inevitabilmente anch'io.

Negli altri due licei la situazione era più equilibrata, in qualche modo le ragazze apparivano più piccole, forse perchè meno "attivamente" provocanti. Ma anche lì devo dire che ce ne erano di molto carine. Abbastanza grandi (tra i 17 e i 19 anni) per interessarmi, ma ancora tanto acerbe. In particolare Lucia, allo scientifico, dreeds kefia e piercing a definire quella ribelle diciottenne. Ci siamo trattenuti un paio di volte a parlare dopo la lezione e la ragazza dimostrava una bella testa, mi ci stavo affezionando come ad una sorellina.

Al classico erano per lo più secchione e/o di buona famiglia ... sembrava di trovarsi in un film di Moccia, ben vestite e pulitine la competizione, tra loro, era anche più dura, ma si combatteva tutta al solo scopo di ottenere un bel voto, risultati. Ho assistito a sottili linciaggi verbali da far accapponare la pelle. Si capiva, anche se le regole mi erano sconosciute, che si stava svolgendo sotto i miei occhi una battaglia. Mi riguardava poco, io facevo la mia lezione e tutti erano diligenti e attenti; ma certi atteggiamenti, certe frecciatine, tutta quella cattiveria in quelle ragazze tanto pulitine ed educate aumentavano la mia, di cattiveria. Come si permettevano quelle ragazzine di trattare le loro compagne in quel modo?! Qualcuno avrebbe dovuto dargli una lezione... a due in particolare, che facevano comunella, Giada e Marina, pronte a spalar merda su chiunque e che si rivolgevano a me con un sorriso da prime della classe. I loro nemici giurati erano un gruppetto di tre, un ragazzo (luca, che ho scoperto in seguito essere gay) e 2 ragazze Margherita e Serena, che rispondevano a tono, acide pure loro, ma più simpatiche, meno manipolatorie, facevano ciò che dovevano per sopravvivere in quell'ambiente.



Ogni giorno di lezione mi dava sensazioni diverse e contrastanti... e la mia ragazza se ne accorgeva.

Se la vedevo la sera dopo aver lavorato allo scientifico ero tutto carino e dolce, diventavo un bambino tra le sue braccia, e lei una piccola cosa preziosa da accarezzare e percepire con tutto il mio corpo. La baciavo e mi dedicavo a lei completamente ... la adoravo, quasi.

Dopo Il classico usciva la cattiveria, la prendevo con la forza, a volte la legavo. la prendevo a parolacce e godevo nel sentirla godere di questo mio essere rude.

Ma era il weekend, dopo il venerdì allo psicopedagogico, che davo il meglio di me: ero un animale, e lei una dea da montare e violare, ero tutto e mi prendevo tutto.

Nell'essere dolce ci mettevo così tanta sessualità che la mandavo in estasi, e dal suo sguardo traspariva adorazione ed una sorta di silenzioso "grazie". Quando saliva in me la violenza e la forza ero così preso dal sesso che volavo via, ed in qualche modo la portavo con me. Ero totalmente nell'atto, totalmente in lei, a prendermi e darmi il piacere... vedevo nei suoi occhi la passione, la violenza, il volerne sempre di più, sudata, ansante.



Fu una domenica sera... lei era da poco uscita dal mio letto. avevo ancora addosso l'odore del sesso e non avevo voglia di togliermelo con una doccia, solo, a casa, ancora praticamente nudo.

Accendo il computer, controllo la posta.

Un messaggio: "ciao prof..." lo apro e mentre carica il doppio bip del cellulare: è arrivato un messaggio.

E' lei, la mia donna: mi hai fatto godere come una cagna, mia hai trattato come una puttana, mi hai amato come un dio. ti amo"

Sorrido, torno al computer, e quasi mi prende un colpo!



sul monitor vedo le immagini seminude di una ragazza, bellissima, il volto tagliato, le pose da farmelo tornare duro nonostante tutto il sesso appena fatto.

non riesco ad immaginarmi chi possa essere, nessun segno di riconoscimento, solo un piccolo tatuaggio, una stellina, vicino alla fica.



La mia mano scende, a impugnare il mio cazzo.





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Raccontatemi cosa pensate di questo inizio, che sviluppi immaginate, in chi vi siete immedesimati/e, consigliatemi e criticatemi.

Raccontatemi le vostre sensazioni, quello che ha suscitato in voi.

Ispiratemi.



Niente è come il feedbeck di lettori e lettrici per far crescere la voglia di continuare a scrivere a immaginare e ricordare.

mailto:

sempronio81@yahoo.it

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