Quale notte d'inverno un viaggiatore?

Scritto da , il 2015-06-20, genere gay

“Una notte d'inverno un viaggiatore”...Ero io, ma avevo deciso di partire solo la mattina dopo e...intanto passeggiavo sul lungomare deserto, a quell'ora, e mi fermavo ad accendermi una sigaretta.
Avevo preso il pacchetto, estratto la sgaretta e stavo cercando l'accendisigaro in giro per le varie tasche del mio abito e soprabito, quando una fiammella brillò davanti alla mia bocca, in mano ad un tipo apparso inavvertito al mio fianco.
Mi voltai sorpreso: era un ombra scura avvolta in un mantello con cappuccio, una specie di personaggio d'altri tempi o... un dandy contemporaneo... stravagante. Tirai una boccata profonda e cercai di scrutare il volto dello sconosciuto.
Chi sei...che vuoi?
Te!
Che significa?
Per tutta risposta la mano da cui era scaturita la fiamma mi strinse il viso come in una morsa ed, avvicinato il suo, introdusse la sua lingua nella mia bocca, forzandomi a un bacio immondo...immondo perchè era un uomo e il pelo della sus barba mi graffiava. Subii e quando mi tornò il fiato:
Che accidenti vuole da me?
Ora la sua mano era scivolata sui miei pantaloni e mi aveva afferrato il...il pene.
Ti è venuto duro...non menare il can per l'aia!
Ma che accidenti vuole da me!
Non l'hai mai fatto? Non ti sei mai fatto smanazzare da un uomo?
Ma come...come...
Mi permetto? La trasgressione...lasciati andare...dai...il proibito...quello che non hai ancora chiesto alla vita...
Ma...ma lei è matto...è...è...
La sua tentazione ulteriore...Ha mai immaginato di lasciarsi toccare, strusciare, succhiare...forse penetrare...da un uomo?
Non sapevo più cosa pensare, cosa fare, mentre...mentre strani pensieri...uno strano torpore mi impediva di reagire a mani sempre più audaci e carezze più oscene.
Mi aveva aperto la patta e ora le sue dita erano dentro i miei boxer e tiravano indietro la pelle del mio pene teso e vibrante come un dardo scoccato dai testicoli che venivano estratti, lì, sulla pubblica via, per quanto deserta.
Non qui, accidenti...non qui!
Certo, portami dentro...a casa tua!
Ma lei è matto...
E smettila di darmi del lei e andiamo prima che ci veda qualcuno che...possa sputtanarti!
E tacque sospingendomi.
Ma perchè ha scelto me come sua puttana?
Ecco un domanda sensata!
Allora? – la curiosità aveva sostituito la sorpresa e una sensazione insieme di schifo, ma anche di...eccitazione stava subentrando.
Allora perchè parlarne qui al freddo quando potremmo, al caldo, sviluppare meglio l'argomento.
Non certo a casa mia...che poi non è mia, ma di mia moglie!
Lo so, mio caro, ma non sarebbe più peccaminoso farlo da te?
Ma fare che...accidenti.
Accidenti a te. Perchè tergiversare... hai capito benissimo – si tolse il cappuccio e lo riconobbi...era il barbiere... da cui andavo ogni tanto e che era al corrente di un segretuccio che effettivamente ritenevo...si...vergognoso: “mi ero arrapato quando mi aveva accarezzato la faccia con quel maledetto pennello” e...e questo si era ripetuto regolarmente ogni volta che mi ero fatto fare la barba da lui. Improvvisamente mi sentii come liberato da un peso enorme...
D'accordo ma andiamo a casa tua! - Dissi...tutto d'un fiato
Ha! Stiamo liberando la puttanella...allora andiamo, ma a negozio è meglio, che ne dici?
Va bene dovunque...
Anche qui per la strada, eh?
No, non credo...
E invece credilo: il piacere è sempre narcisista!
Si, forse...ma...
Vuoi sbrigarti a calarti le mutande...
Non essere scurrile...
Non vuoi essere nudo nelle mani del tuo stupratore?
Eravamo arrivati al negozio dove le plurime erezioni avevano rivelato per primo a me stesso il desiderio di quello che stavo per fare, anzi...farmi fare.
Certamente, ma...
Ti vergogni?
Sssi...è...un idea che ha cominciato a tormentarmi da...da quando sono venuto da te!
Era lapalissiano, mio caro, e...ti sei mai immaginato...per esempio di farti fare un po' di... barba al pube...una bella depilazione completa?
Oddio...basta con le proposte oscene, ma sss...sssi!
Entrammo da una porticina sul retro del negozio e, ad una luce molto bassa cominciammo a denudarci entrambi, era emozionante e quando le sue mani cominciarono a scorrere sulle mie terga le mie corsero al suo sesso.
Sdraiati sul divanetto e mentre ti apri le cosce puoi cominciare ad esercitare anche la bocca!
Ero talmente eccitato di starmi concedendo ad una trasgressione insieme pornografica ed omosessuale che obbedii alla regia suggerita ed assaporai i primi effluvi di un pompino, mentre le dita del barbiere mi aprivano all'esperienza della deflorazione anale.
Oddio...fai piano..
Si, ma ti piace?
Oddio si!
Vieni di là, nel salone, davanti allo specchio dove tutto è nato!
E mi vorrai a radere laggiù!
Cominciamo dal viso, dalla solita barba e poi passeremo ad ascelle, petto, ventre e pube, poi porgerai il culetto dove faremo depilazione e...penetrazione.
Era lo spaventoso programma della mia totale degradazione, resa esplicita anche nell'illustrazione discorsiva, e mi piaceva parlarne prima e renderla incontrovertibile già nella descrizione.
Saltellai, nudo fino alla poltrona da barbiere e mi lasciai sdraiare nella posizione più sfacciata ed esplicita, con il grande specchio che mostrava tutta l'oscenità dell'operazione che stava per compiersi.
Far viaggiare il pennello sulla mia nudità di cliente non più da negozio di barbiere, ma da bordello fu bellissimo ed esaltato dall'oscenità della situazione. Ero il cliente che si divincolava nel piacere della deflorazione e arrivava subito ad una possente ejaculazione proprio mentre il rasoio toglieva ogni pudicizia al suo pube offerto alla berlina dello specchio.
Che folle meraviglia fu l'aver ceduto all'apparentemente orrenda propoststa di sottomissione e consenso alla caduta nel gorgo omosessuale!
Che meravigliosa deflorazione fu quella che seguì! Il completamento della depilazione e l'inesorabile sostituzione del rasoio con il cazzo sul mio ano estroflesso e prono alla sodomia! Fui squarciato nel modo più vergognoso e mirabile dal godurioso cazzo del mio figaro-amante e quando quello abbandonò le mie natiche e le profondità del mio intestino lo specchio mi mostrò il frutto di quell'amplesso che fuoriusciva abbondante dallo sfintere e dalle sue contrazioni.
Ma l'ultimo scempio lo compì ancora il pennello che raccolse schiuma e sperma (il mio sperma) e venne quindi ad impormelo in bocca. Bevvi schiuma e sperma con lingua avida e ne apprezzai il “cock-tail”ed il buquet di aromi di sesso sfrenato e peccato...
Mi svegliai sudato e bagnato, mi toccai il ventre fradicio e mi portai naturalmente la mano alla bocca e assaggiai il frutto della mia lubrica fantasia, del mio sogno libidinoso e riabbassai la mano per toccarmi l'ano.
Avevo bisogno dello sperma restante per infradiciarmi anche quello e sentirmi bagnato anche dietro.

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