Meditazione e profonda introspezione

scritto il 2026-10-24 tempo di lettura 7 min

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Meditazione e profonda introspezione

Alicia aveva diciotto anni ed era una ragazza di una bellezza disarmante, dalla pelle radiosa e dagli occhi limpidi. Tuttavia, dietro quel suo aspetto angelico si nascondevano una profonda ingenuità e una timidezza quasi patologica. A differenza di tutte le sue amiche, che vivevano le prime esperienze con leggerezza e naturalezza, Alicia non riusciva proprio a instaurare alcun tipo di rapporto con i ragazzi: la sola idea di approcciarsi all'altro sesso la bloccava completamente, procurandole un fortissimo stato di ansia, disagio e stress accumulato nel tempo. Disperata per questo suo blocco emotivo e in cerca di una via d'uscita, aveva deciso di disattivare le notifiche del cellulare e regalarsi un ritiro spirituale di un mese. Niente tecnologia, niente distrazioni: solo meditazione e introspezione profonda per ritrovare la serenità.

Il centro "Nirvana & Mindful Living" sorgeva tra le colline toscane, immerso nel silenzio. A gestirlo c'era Ruggero, un ex ingegnere di trentacinque anni che aveva abbandonato la carriera in una multinazionale per diventare guru olistico e maestro di bioenergetica. Con i suoi addominali scolpiti, i capelli legati in uno chignon, la barba curata e uno sguardo che pareva trafiggere l'anima, Ruggero predicava l'astinenza e la purificazione dei chakra.

Tuttavia, quando Alicia si presentò alla sua prima lezione individuale indossando un completo da yoga in tessuto ad aderenza perfetta, la rigida disciplina ascetica di Ruggero vacillò vistosamente.

— Maestro — domandò Alicia la terza sera, seduta a gambe incrociate sul tappetino mentre il profumo d'incenso al sandalo riempiva la stanza —, sento ancora dentro di me un'energia inquieta, una pulsione oscura che non riesco a sublimare. Come posso servire davvero la Luce e purificare la mia anima? —

Ruggero deglutì a fatica. Sotto i suoi pantaloni di lino bianco, una forza decisamente terrena e priva di qualunque inclinazione ascetica stava prendendo prepotentemente vita. Con la prontezza di chi sa cogliere le migliori occasioni, il guru assunse la sua voce più profonda e profetica.

— Vedi, mia cara Alicia — cominciò, avvicinandosi con passo lento e solenne —, il percorso spirituale è pieno di insidie. Ciò che tu senti non è altro che il Diavolo, un'energia ribelle, superba e prepotente che cerca di tentarti. La più grande opera di bene che una persona pura possa compiere in questo mondo è una sola: rimettere il Diavolo nell'Inferno. —

Alicia spalancò i suoi grandi occhi chiari, affascinata. — E dove si trova questo Inferno? E come si fa a sottomettere il Diavolo? —

Ruggero si avvicinò ancora, inginocchiandosi di fronte a lei. Con gesto lento le sciolse i capelli, lasciandoli cadere sulle spalle nude.

— Guarda me — disse, lasciando scivolare via il lino bianco per mostrare la sua imponente ed eretta "tentazione". — Questo è il Diavolo. Vedi come si erge superbo, rigido e pieno di boria? Vuole dominare il mondo e rovinare le nostre anime. —

Poi, facendola sdraiare delicatamente sul tappetino, le sfilò i leggings da yoga e le accarezzò le cosce setose fino al centro caldo e profumato del suo corpo.

— E questo luogo morbido, caldo, accogliente e profondo che Dio ti ha donato... è l'Inferno. Il Diavolo brucia dal desiderio di entrarci, ma una volta dentro, la cavità dell'Inferno lo avvolge, lo stringe, ne assorbe tutto il fuoco e lo punisce fino a farlo svenire dalla fatica e farlo tornare umile e docile. —

Alicia, mossa da un improvviso e ardente zelo religioso, non se lo fece ripetere due volte: — Oh, Maestro! Se è così, non permettiamo a questo spirito malvagio di vagare libero! Mettiamolo subito nell'Inferno! —

Ruggero si posizionò sopra di lei e, guidato dall'entusiasmo della discepola, infilò con un unico movimento il suo ardente Diavolo nell'accogliente Inferno di Alicia.

Il contrasto tra la stretta calda e vellutata di lei e la rigidità di lui fu così intenso da far tirare a Ruggero un sospiro che di ascetico aveva ben poco. Alicia chiuse gli occhi, lasciando sfuggire un gemito delizioso, mentre il ritmo aumentava: spinta dopo spinta, il Diavolo entrava e usciva dal suo abisso, punito con fervore sempre più incalzante.

Le pareti dell'Inferno si contrassero attorno al demonio in una serie di spasmi voluttuosi, e Alicia cominciò ad arcuare la schiena, stringendo le spalle di Ruggero con le unghie. Dopo una cavalcata travolgente e infuocata, Ruggero rilasciò tutta la sua energia spirituale dentro di lei con un ruggito, crollando infine stremato al suo fianco. Il Diavolo, ormai svuotato di ogni superbia, si ritirò piccolo, docile e pacificato.

— Vedi? — sussurrò Ruggero col fiato corto. — Il Diavolo è stato domato. —

— È una sensazione meravigliosa, Maestro — rispose Alicia sorridendo, ancora tremante per l'estasi. — Sento che la mia anima si è alleggerita tantissimo! —

Il problema con il fervore religioso è che, una volta acceso, è difficile da spegnere.

Se Ruggero pensava di essersi assicurato un divertimento occasionale, aveva sottovalutato la devozione della sua allieva. Già la mattina seguente, verso le sei, Alicia entrò nella sua camera da letto indossando solo una camicia da notte trasparente.

— Maestro, svegliati! — lo scosse con entusiasmo. — Sento che il Diavolo sta di nuovo crescendo in te! È tornato superbo! Dobbiamo rimetterlo subito nell'Inferno! —

Ruggero, ancora a pezzi dalla notte prima, cercò di spiegare che le pratiche spirituali richiedono riposo, ma Alicia fu irremovibile. Si mise a cavalcioni su di lui, guidò il resuscitato demonio nella sua sede naturale e cominciò a punirlo con un ritmo mozzafiato, portando entrambi a un orgasmo devastante.

Nelle giornate successive, la devozione di Alicia divenne totale.

A colazione: — Maestro, prima del centrifugato, c'è un demonio da domare! —

Pomeriggio: — Maestro, finita la sessione di gong, spingiamo di nuovo il Diavolo nel fuoco! —

Prima di dormire: — Maestro, stasera l'Inferno vuole punirlo almeno tre volte! —

Nel giro di una settimana, Alicia era diventata radiosa, riposata, con una pelle incredibile e un'energia inesauribile. Ruggero, al contrario, era diventato un fantasma: occhiaie profonde, gambe tremanti, dolori lombari e una dieta a base di intrugli proteici e integratori di zinco, nella speranza di reggere il ritmo.

Quando Alicia lo approcciò per la quinta volta in un giorno dicendo: — Maestro, l'Inferno ha di nuovo fame. La punizione non è stata sufficiente! —, Ruggero si accasciò sul divano, coprendosi con una coperta.

— Figlia mia... — disse con voce fioca e rauca, — questo Diavolo è ormai spezzato, sconfitto, prostrato. Non ha più un briciolo di superbia. Se continuiamo a punirlo così, morirà, e con lui anche il tuo Maestro! —

Fortunatamente per il povero Ruggero, pochi giorni dopo arrivò al centro la migliore amica di Alicia, Camilla, passata a prenderla con una decappottabile per riportarla a Milano.

Trovando Alicia fresca e splendente e Ruggero ridotto a un'ombra che strisciava verso la cucina a caccia di carboidrati complessi, Camilla volle sapere cosa fosse successo durante quel mese di ritiro.

Nel privé di un club esclusivo di Milano, davanti a due Martini, Alicia raccontò tutto nei minimi dettagli: — Sorella, non hai idea! La meditazione è fantastica, ma la teologia avanzata è un'altra cosa. Ho imparato che l'opera più bella per una donna è aiutare a rimettere il Diavolo nell'Inferno! —

Camilla la guardò prima incredula, poi scoppiò in una risata travolgente che attirò l'attenzione di mezzo locale.

— Oh, mia cara, ingenua Alicia! — disse Camilla asciugandosi una lacrima di divertimento. — Quel furbo del tuo guru ti ha venduto per meditazione la più antica truffa del mondo! Ma dimmi... questo Inferno non ha proprio più ricevuto visite da quando sei tornata a Milano? —

Alicia sospirò, ricordando l'intensità di quelle sessioni. — Purtroppo no. Qui in città sembrano tutti troppo occupati col fatturato per preoccuparsi della salvezza dell'anima. —

Camilla sorrise con malizia, alzò il bicchiere per brindare e indicò un gruppo di bei ragazzi al bancone del bar: — Beh, consolati, amica mia. Qui a Milano ci sono tantissimi Diavoli pieni di boria che muoiono dalla voglia di essere puniti e rimessi al loro posto. E credimi... il nostro Inferno non è mai stato così pronto ad accoglierli! —

***

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