Io, il padrone di casa e il giardiniere
scritto il 2026-10-23 tempo di lettura 9 min
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Mi chiamo Madalina, sono una donna rumena di 52 anni, alta 1.58, mora, formosa, single da anni. Ho sposato un uomo italiano a Palermo da cui ho avuto un figlio di nome Elia, che vive col padre ma che adoro. Io vivo a Roma da 10 anni, lavoro come badante e domestica, nell’ultimo anno la signora per cui facevo la badante si è spenta e ho preso più lavori come donna delle pulizie in zona Roma Nord, tra Trionfale e Flaminio. Da 6 mesi lavoro tra i tanti, il lunedì e il venerdì presso una villa in zona Trionfale, in cui vivono una coppia di 40enni coi due figli adolescenti. Lo scorso agosto andai a pulire da loro solo il venerdì, dalle 7 alle 14, mentre loro andarono alla casa al mare a Fregene. Mi aprì sempre uno dei due giardinieri, il signor Carlo che lavorò col figlio Antonio per il periodo estivo alla cura delle siepi e ad altri lavoretti in giardino (tra l’altro i due sono parenti della padrona di casa, cugino e nipote). Un venerdì in particolar modo, quello prima di ferragosto tornò a Roma il marito Vittorio, di 42 anni, un uomo che avevo visto di sfuggita in quei mesi, per poco tempo, con cui pertanto non avevo una gran confidenza. Arrivò verso le 9, mentre pulivo il salone, lo sentii parlar fuori con il giardiniere, dicendogli avesse avuto problemi con la moglie (ormai prossimi al divorzio). Entrò poco dopo salutandomi e scusandosi per l’intralcio ma sarebbe stato a casa quel giorno, che avrebbe fatto in modo da rendersi invisibile. Lo rincuorai spiegandogli che non mi creasse alcun fastidio, anzi che mi facesse piacere non star sola in casa, per una chiacchiera etc. Lui mi propose subito un caffè che accettai con piacere. Mi passò davanti e posò una mano sulla mia spalla chiedendomi il permesso di entrare in cucina. Il solo contatto mi fece sobbalzare, essendo un uomo davvero bello, sensuale, virile e interessante. Vittorio è alto 1.80 circa, alto quindi, capelli neri e pelle chiara, occhi marroni. Quel periodo era comunque molto abbronzato, quindi era un rosato più sexy. È indubbiamente un uomo curato, elegante, quel giorno era vestito nonostante il caldo con una polo sportiva blu, un pantalone lungo beige e un paio di mocassini blu. Si riavvicinò portandomi il caffè e iniziando una bella chiacchierata. Mi chiese di me, ma si confidò soprattutto sulla sua condizione sentimentale ormai delicata, vivendo un periodo difficile a causa dell’imminente separazione dalla moglie (una donna che conosco, molto rigida ma perbene). Mi dispiacque da subito aver pensieri peccaminosi su suo marito, portandole comunque rispetto, ma il saper che le cose tra loro non andassero mi permise di aver la coscienza un po’ meno sporca. Ogni movenza, ogni gesto, ogni parola pronunciata del signor Vittorio mi facevano sempre di più volerlo su di me: le sue belle, grandi mani curate e possenti sul mio seno, sul mio corpo, ero completamente presa da lui. Mi piaceva come mi guardava, mi faceva sentire vista, importante, mi dava attenzioni. La presenza dei giardinieri mi sembrò subito un problema, ma fortunatamente mentre chiacchieravamo ci raggiunse Carlo dicendoci sarebbe scappato per via di un lavoro imprevisto ma che sarebbe rimasto il figlio a sistemare le siepi, aggiungendo fosse lento ma minuzioso nel suo lavoro. Carlo si congedò e ci guardammo complici, sorridendo, gli chiesi perché stesse ridendo e sospirando un attimo mi rispose che fosse una scocciatura averli lì per tutta l’estate, soprattutto per me. Gli dissi non fossero invadenti o assillanti, che anzi fossero abbastanza indipendenti, tanto da scordarmi a volte della loro presenza, aggiungendo furbamente che il figlio nella fattispecie fosse super educato, per qualsiasi cosa non entrava in casa ma suonava al campanello. Il giardiniere si vedeva da fuori, ma sembrava non ci degnasse di uno sguardo, che fosse super concentrato sul suo lavoro. Andammo in salone e iniziai a spolverare, mentre Vittorio si mise in piedi vicino la finestra smanettando il cellulare. Ogni tanto mi guardava tra una chiacchiera e qualche momento di riflessione silenziosa. Arrivai finalmente a spolverare vicino a lui, gli spolverai lo Swiffer in testa, alzò gli occhi dal cell e mi guardò con sfida sorridendomi, dicendomi volesse aiutarmi a pulire, che si sentiva inutile lì in piedi. Pensavo scherzasse allora gli proposi di passare lo straccio mentre finivo di spolverare. Andò a prendere il secchio e lo straccio e li portò in salone, si sfilò i mocassini e scalzo iniziò a passare lo straccio al pavimento. In quel momento suonò il giardiniere, andai ad aprirgli, doveva andar in bagno. Quando entrò sorrise vedendo quella scena di Vittorio che passava lo straccio e io che cercavo di fermarlo. Mi avvicinai a lui cercando di prendere il bastone ma lui se lo nascose dietro alla schiena, dicendomi ridendo di non provare a toglierglielo. Il ragazzo scoppiò a ridere, era una situazione davvero particolare. Iniziammo una specie di lotta, non potevo permettergli di pulire il pavimento, ora a parte gli scherzi, il suo essere sexy pure da domestico, per me sarebbe stato un disonore. Non riuscii a sfilarglielo, lui mi fece resistenza. Insistetti, non mi piaceva più quello scherzo ma lui mi chiese almeno di poter pulire il salone. Lo guardai finire, attese poco dopo vicino a me il ragazzo uscito dal bagno. Vittorio era esilarante, mai visto un uomo così sexy e divertente allo stesso tempo. Posò il bastone e ne approfittai per toglierglielo, ma lui mi si mise davanti venendomi incontro con le braccia. Misi le mani avanti e lo raggiunsi, intrecciammo le dita delle nostre mani e mi portò spingendomi con delicatezza indietro verso il giardiniere. Quest’ultimo ci guardò ridendo, abbastanza in imbarazzo, si levò scarpe e calzini per passare visto fosse ancora bagnato e uscì fuori, rimettendosi le scarpe. Restai con Vittorio, ci tenevano ancora per mano, sinceramente non volevo staccarmi da lui, aveva delle mani grandi, morbide, la cui stretta sulle mie mi eccitava da morire. Gli chiesi però se potesse lasciarmi andare, per andar a lavorare. Mi guardò con sfida e mi disse staccandosi che mi avrebbe lasciata andare, aggiungendo che gli piacesse starmi vicino però. Abbassai lo sguardo in imbarazzo, era evidente ci stesse provando e diventai più silenziosa. Mi allontanai, lui mi guardava dalla porta del corridoio, mentre spolveravo vicino alla finestra. Lo guardai, ci scambiammo un sorriso complice poi guardammo il ragazzo fuori, prima io poi lui. Mi fece cenno di seguirlo e posai tutto seguendolo oltre la porta del corridoio. Una volta raggiunto, chiusi la porta del corridoio e gli andai incontro. Lui mi fece segno come di dargli il cinque e con la scusa ci prendemmo nuovamente le mani, incrociandocele. Mi guardò intensamente per poi staccarsi e baciarmi. Risposi al bacio molto tesa, ci staccammo e ci guardammo, lui mi chiese scusa ma gli misi una mano dietro al collo riportandolo a dove eravamo rimasti, ora però incrociando le lingue in maniera passionale e sentita. Il sapore della sua bocca era di caffè, mi piaceva averlo così vicino, ogni tanto coi suoi grandi piedi nudi pestava i miei per la concitazione del momento, ma mi piaceva anche quel contatto tra piedi nudi, nonostante mi facesse male a ogni pestone. Andammo verso la sua camera e ci spogliammo, mi condusse sul letto dove mi sdraiai. Lui iniziò a baciarmi dai piedi fino alla vagina, stimolandomela, leccandomela, mi fece ansimare, era così devoto e passionale. Ci incrociavamo ripetutamente le mani durante. Mi tirò su e mi spinse verso il muro, si inginocchiò e mi succhiò letteralmente la vagina facendomi bagnare tutta. C’era la finestra aperta, vidi un’ombra lì fuori, probabilmente ci aveva visto il ragazzo ma non riuscii a fermarlo, mi stava divorando con la sua lingua e lo lasciai continuare, gli misi entrambi le mani sui capelli, che ogni tanto gli prendevo a ciuffi. Il suo corpo muscoloso nudo era mozzafiato, ma la cosa principale era il modo in cui si dedicava debitamente al mio corpo nudo, il corpo di una signora di 10 anni in più di lui. Finalmente la sua bocca ci staccò dalla mia vagina e le sue labbra baciarono prima i miei seni, poi finalmente si unirono alle mie iniziando a baciarci ardentemente, in maniera concitata. Lo baciavo ovunque, era così profumato, nonostante fosse sudato, gli leccai le gocce di sudore dalla fronte. Mi fece girare e mi penetrò, fu pazzesco il sesso, mi alitava e sussurrava cose sconce all’orecchio, me lo leccava e baciava, io ogni tanto mi giravo cercando di toccarci le lingue. Mi venne senza protezioni, ma onestamente chi se ne importava, volevo la sua carne su di me. Una volta venuto ci staccammo, mi fece segno di andare sul letto ma lo presi e lo spinsi al muro, mi guardò stupito. Ne avevo ancora. Mi inginocchiai io stavolta, iniziando a succhiare il suo pene grande e grosso ancora drizzato. Incrociammo le mani e mi dedicai a lui guardandoli negli occhi durante. Mi staccai una mano dalla sua, l’altra rimase incrociata alla sua, sistemandomi meglio il pene nella bocca, visto che così lo mordevo per sbaglio nonostante non dicesse nulla se non un sospiro di dolore. Dopo un po’ evidentemente gli venne voglia di dominarmi totalmente, alzò un piede verso la mia faccia, allargò le dita e mi fece cenno di leccarglieli. Aveva dei piedi grandi, un 44 con pianta larga e dita tozze e allineate, indugiai tanto su un alluce davvero possente. Mi sentii completamente dominata da quell’uomo che a un tratto si ricompose, quasi spaventato. Mi disse che scorse il ragazzo fuori nascosto ma visibile fuori dalla finestra a guardarci. Lo guardai sorridendo, dicendogli che problema ci fosse, magari gli faceva piacere. Mi guardò prima stupito, sembrava quasi offeso, poi fece un sorriso furbo e mi prese portandomi sul letto, salendomi sopra e scopandomi in maniera passionale ma concitata. Vidi fuori il ragazzo che ci guardava, probabilmente si stava masturbando. Allora continuai il tutto, aggiungendo degli spasmi, dei versi di godimento, cercai le sue mani intrecciandole alle mie, fu spettacolare quell’orgasmo condiviso. Continua…
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