I segreti di Carlotta - prima parte

scritto il 2026-10-17 tempo di lettura 6 min

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esibizionismo
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“Mi accompagni in un posto, ma senza fare domande, si o no.”
Carlotta mi fissava con quei suoi occhioni grandi e neri, sbatteva le dita nel tavolo aspettando la mia risposta.
“Ma dove ti dov…”, non mi fece finire, stizzita.
“Si o No, dimmi!!”
“Va bene”, lo dissi perché non avevo voglia di discutere con lei, oggi poi, avevo ‘na botta de cazzi per la testa che metà bastavano, non avevo voglia di sorbirmi anche l’amica isterica dalle richieste misteriose.
“E dove dovrei portarti, o anche questo non te lo devo domandare.”
“Ecco bravo, hai capito, zitto, prendi l’auto e andiamo.”

Ma guarda te questa, c’ha un ragazzo che farebbe di tutto e viene a rompere le palle a me, di sabato sera poi, deve ringraziare che le voglio bene, se no la mandavo a fare in culo, se continua così.
In auto mentre seguivo le sue indicazioni, è proprio questo che gli dissi fuori dai denti, lei si mise a ridere, poi come al suo solito fece la ruffiana, e in questo devo dire che è molto brava, con quel visino angelico, se angelico un cazzo, sta zoccola pompinara, anche questo le dissi.

Oddio, riguardo all’essere zoccola se ne potrebbe parlare, pompinara invece è un dato di fatto e lo posso dire a ragion veduta, negli anni di pompe me ne ha fatte in ogni luogo, fidanzati o meno, le piace proprio succhiare un cazzo, le piace ancor di più farsi sborrare ovunque, viso, tette, si, proprio ovunque.

“Posso mettere un po’ di musica oppure la infastidisce, vostra grazia…del cazzo.”
Carlotta scoppiò a ridere,
“Sei proprio uno sciocco, e cazzo quanto sei permaloso, mamma mia, dai dai, metti sta musica e guida che manca ancora un po’, anzi, magari dai gas se no arriviamo che è tutto bello che finito.”

Ammetto che una certa curiosità su dove mi stava portando c’era, e anzi, stava crescendo chilometro dopo chilometro in quelle strade strette, era tutta una curva e un sali e scendi per le colline, attorno solo qualche sporadica luce, il resto era buio pesto, per certi versi sembrava di essere fuori dal mondo, corro corro, le dissi facendole il verso, cosa che la faceva sempre incazzare, sei proprio uno stronzo!! E si girò dall’altra parte mettendo il broncio.

Ma quanto cazzo manca, è quasi un ora che sto guidando, le dissi ad un certo punto, stava per rispondere quando squillò il cellulare, mi fece cenno di stare zitto, era Luigi, il suo ragazzo.
“Cosa vuoi” lo disse con tono da scocciata, il suo solito tono che riservava a lui ormai da un po’ di tempo.
“Amore, avevo voglia di sentirti, mi manchi”
Carlotta con la mano libera fece il gesto di - e che due palle -.
“Tesoroooo, anche tu mi manchi, dai che domani ci vediamo, ma adesso scusa che mi sta chiamando Sonia, dai stai sereno, buonanotte cucciolo".
Falsa come una moneta da tre euro, e poi come cazzo recitava, o quanto coglione era lui, mah, certo che se lo rigirava come voleva.
“Ma perché non lo molli” glielo chiesi e non era la prima volta.
Anche questa volta la stessa risposta, non se la sentiva, e poi i genitori che avrebbero rotto le palle, lo avrebbe fatto appena finita l’università.

Che i genitori avrebbero rotto era l’unica cosa vera, praticamente fidanzati da sempre e in casa, coi rispettivi genitori che già parlavano di matrimonio, figli e cazzi del genere, capitolo università lasciamo stare, era ancora ferma al primo anni, anche se a tutti diceva che mancava poco per laurearsi.
Molte volte gli dicevo che deve stare attenta a dire le cazzate, prima o poi, anche perché ormai parte della sua vita era fondata su bugie, ne diceva una per coprire la precedente, solo che la situazione le era abbondantemente sfuggita di mano.

“Prima o poi ti toccherà fare i conti con la realtà, amica mia”, glielo dissi con tono paterno, e lo pensavo, mi sarebbe dispiaciuto perdere la mia amica, ma se continua così l’unica via d’uscita è veramente scappare via lontano, e non escludo che è quello che vuole fare veramente, anche se non me ne ha mai voluto parlare esplicitamente, ma ultimamente sempre più spesso mi dice di una sua amica che vive all’estero, chissà se è l’ennesima cazzata per o se questa amica esiste veramente, si perché anche a me di cazzate ne racconta tante, ma lei sa che io lo so, e poi, come sopra, le voglio bene, nonostante tutto tengo a lei e anche molto, e non per i pompini, ma perché alla fine siamo molto più simili di quel che fatico ad ammettere, certo alcune differenze ci sono, e so che anche lei me ne vuole, a suo modo magari, ma me ne vuole.

Le indicazioni che mi dava era contraddittorie, e a me sembrava che erano almeno due volte che passavamo nella stessa strada, fuori intanto era buio pesto, così persa la speranza e con le palle che mi fumavano fermai l’auto a bordo strada, la guardai decisamente accigliato.
“Ma dove minchia stiamo andando, ma almeno hai una cazzo di idea oppure no, porca troia”

Carlotta restò in silenzio, poi prese il cellulare e chiamò qualcuno, non so chi.
La telefonata durò poco, un minuto forse.

“ Stiamo qua, adesso ci vengono a prendere, tranquillo”

Ci vengono a prendere chi, pensai, intanto l’orologio sul display dell’auto segnava quasi mezzanotte, e pensare che avrei potuto farmi una bella scopata con Antonella, ed invece sono in mezzo al nullo con sta stronza di amica, cazzo, cazzo, cazzo!!

Cinque minuti dopo da dietro arrivò un’auto, si affiancò a noi, un uomo stempiato e coi baffi ci guardò, seguitemi disse, tirò su il finestrino e partì sgommando, ingranata la prima lo seguiamo, ora in auto era calato il silenzio, alla mia curiosità, che nonostante tutto continuavo ad avere, si aggiunse anche altro, un qualcosa che però non riuscivo bene ad identificare, non era timore o paura, era una strana sensazione.

Intanto l’auto davanti a noi dopo pochi chilometri mise la freccia a destra ed entrò in una stradina che dopo poche decine di metri in asfalto divenne sterrata e piena di buche, di lato era un continuo di alberi e arbusti quasi impenetrabili, se prima era buio ora sembrava esserlo ancora di più, non si vedevano neppure le stelle, sembrava di essere dentro ad un tunnel, intanto sia io che Carlotta restavamo in silenzio, potrei quasi giurare che si poteva sentire il battito dei nostri cuori, tra una buca e l’altra, poi all’improvviso si aprì un grande spiazzo, sempre circondato da alberi, c’erano almeno una mezza dozzina di altre auto parcheggiate, ma non vicine, distanti e tutte col muso rivolto verso la fitta vegetazione, parcheggiammo e una volta spenti i fari quello che si sentiva era il rumore del silenzio.

Stavo per aprire la porta ma Carlotta mi fermò,
“No, aspetta, vengono loro””
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