La Signora Cristina 2
di
Adso_68
genere
confessioni
“ E’ nella mente e nei suoi lati più scuri, che avvengono le battaglie più crude”
Avevo varcato il limite.
Inconsapevolmente ero entrato nella dimensione uomo. Non mi sentivo più un ragazzotto, tutto calcetto, birretta, amici di sempre e qualche ragazza che arrangiavo alla bene e meglio. Cristina in qualche modo mi aveva buttato nella parte adulta, certamente con argomenti piacevoli, senza dubbio, ma con conseguenze devastanti.
Inutile dire che ero uscito da quella casa, camminavo a un metro sopra l'asfalto; ma avevo in testa un vespaio di pensieri: rimorsi di coscienza, paura che la storia venisse fuori... vedevo già i miei genitori incazzati, Salvo incazzato, famiglie e amicizie rovinate. Insomma, una situazione che per la mia età era davvero ingestibile.
Con l’ansia a mille e un corpo stanco, svuotato, tornai a casa e mi buttai sul letto. Nella tranquillità e nel silenzio di un pomeriggio d’estate, un sonno pesante e riparatore prese il sopravvento, lasciandomi svenuto per il resto del pomeriggio.
Ci pensò la nonna a svegliarmi, urlando che la cena era pronta. Affamato come non mai, scesi le scale di corsa per arrivare in sala da pranzo, ma rimasi gelato: vidi di spalle Salvo che beveva un bicchiere di vino con mio padre, di ritorno dalla montagna.
Rimasi di pietra.
Pensavo: "Ecco, già lo sa e mi stanno aspettando. Cazzo, cazzo, cazzo, perché cazzo mi sono dovuto ficcare in questa storia di merda?" Comunque non potevo fare altro che avanzare, in quanto si accorsero della mia presenza. Si girarono con facce stupide, beote, ignari del conflitto che si era scatenato nella mia testa.
Mortacci vostra!
Ricambiai i sorrisi e dissi: «Beh, com’è andata in montagna? Vi siete divertiti?»
Le loro risposte erano proporzionali ai fumi dell’alcol che avevano in corpo. Da lì capii che non c’era nessun pericolo, anzi, diabolicamente aggiunsi: «Che bravi che siete a lasciare le vostre mogli senza acqua, eh? Che poi tocca a me girare il paese per fare la distribuzione delle casse, proprio bravi». Nel dirlo guardai Salvo, che sorrise sornione, quasi a prendermi per il culo... avrei voluto urlargli: "Brutto coglione, mentre eri in montagna mi sono scopato tua moglie. Bevi alle tue corna, Salvo! Tornaci pure domani, dopodomani e tutti i giorni fino a settembre, che la Cristina te la sfamo io e te la riempio come un fusto di latte!"
Mentre in testa mi passava tutta questa roba, la nonna mi tolse dall'obbligo di rispondere, mettendomi sotto il naso un piatto di spaghetti che non ammetteva altre perdite di tempo.
Nei due giorni successivi il paese sembrò ripiombare nella solita routine estiva, ma per me nulla era più come prima. Sotto i portici o durante le vasche sul lungomare, l'eco di quello che era successo continuava a tormentarmi. I miei amici mi prendevano in giro dicendo che ero innamorato di Elisa, una ragazza del gruppo, e che ultimamente giravo come un morto di sonno. La verità era un'altra: pensavo sempre a Cristina e giravo costantemente eccitato da quanto era accaduto e, soprattutto, da quello che doveva ancora succedere.
Il punto di svolta arrivò il giovedì pomeriggio.
Era la controra, quel momento tra l’una e le quattro in cui il paese si svuota, i vecchi dormono con le persiane accostate e la spiaggia si fa deserta per il caldo africano. I miei amici erano tutti a casa a riposare in vista della serata. Io, incapace di stare fermo, avevo preso la bici e mi ero diretto verso lo stabilimento balneare, ormai semivuoto. Volevo solo un po' d'ombra sotto il nostro ombrellone e il silenzio del mare.
Mentre camminavo sulla passerella di legno rovente, la vidi.
Era distesa sul lettino del suo ombrellone, proprio di fianco al nostro. Di Salvo nessuna traccia; probabilmente era a casa a smaltire il pranzo e il vino davanti alla televisione. Cristina era sola. Indossava un bikini rosa e Sembrava addormentata. Cercai di fare meno rumore possibile, per non disturbarla, ma i miei passi sulla saggina la fecero svegliare. Si sollevò sugli avambracci, scostando gli occhiali da sole scuri sulla testa.
— Ma guarda chi c'è. Mi stavo proprio chiedendo dove fossi finito — disse, usando quel tono milanese caldo e confidenziale. — Che fai, Roby, mi eviti?
— Ciao Cri. No, che vai a pensare... — bofonchiai, mentre il sangue ricominciava a pomparmi nelle orecchie.— Sai dopo quello che è successo, non vorrei che qualcuno venisse a sapere… sai che casino !!!
— Perchè cosa è successo?... Siediti, dai. Ti dico due cose.
Mi fece cenno di avvicinarmi, lo sguardo fisso nei miei occhi.
— Nessuno saprà nulla, se le cose rimangono tra di noi. Se invece vai a raccontarlo in giro ai tuoi amici, è naturale che poi partano i pettegolezzi. Ma vedi, se dovrò dare spiegazioni, le mie parole saranno più credibili delle tue e alla fine passerai per un cazzaro. Vedi tu.
— Io non voglio creare problemi, Cri. Davvero — risposi, sforzando un sorriso per mascherare l'imbarazzo.
Lei accennò una mezza risata, scuotendo la testa.
— Tesoro, tu non mi crei nessun problema. È solo che, per il buon nome di tutti, le cose vanno fatte a modo. Salvo è un brav’uomo, per carità, ma è una vita che dorme ai piedi del letto. È innocuo. Un inetto, lo è sempre stato e comunque anche lui ha da farsi perdonare, insieme al suo compare di merende.
Fece una piccola pausa, lo sguardo che si perdeva nel vuoto per un istante, prima di tornare su di me.
— Durante gli anni di matrimonio, ho capito che a lui piaceva quel non sapere. Semplicemente andava bene così. Pure da giovani, non si è mai interessato davvero, a chi mi girava intorno. Corteggiatori, regalini, chiacchiere... niente. Sembrava quasi non gli importasse, e invece no, nel tempo è venuta fuori la sua vera natura ...da noi si diceva che al maresciallo, gli piacesse trovarla già imburrata... capisci cosa intendo?
Prima che potessi ribattere, Cristina si mise a sedere sul lettino, proprio di fronte a me, a gambe incrociate. La distanza tra noi si azzerò.
— Ho una gran voglia di gelato, oggi fa veramente caldo — sussurrò. Guardò prima le mie labbra e poi scese con lo sguardo verso il mio basso ventre, dove il costume azzurro stava già cedendo alla pressione di un'evidente erezione.— Vado a prenderne uno, se vuoi — risposi.— Dove? Nooooo — replicò lei ridendo. — Intendevo altro.
E cambiando tono disse, quasi sottovoce– Ti và di andare in cabina, la porta è aperta, ti raggiungo tra un po'.
La botta di adrenalina arrivò dopo qualche secondo. Senza dire una parola, mi ritrovai a camminare verso le cabine come un automa. Avevo il cuore in gola per la paura di essere scoperto, ma la voglia di quella donna era qualcosa che non riuscivo a controllare. Mi sfuggiva di mano e, inesorabilmente, mi mandava fuori di testa.
Ogni passo sulla passerella di legno rovente sembrava fare un rumore assordante, amplificato dal silenzio irreale della controra. Sentivo la pianta dei piedi quasi bruciare, ma la mente era completamente altrove. Il cuore batteva forte avevo il fiato corto e mi sembrava di avere tutti gli occhi del paese puntati addosso, anche se non c'era un'anima viva. Superai la fila delle docce calde. Le cabine di legno erano disposte in fila, come una barriera che mi separava dal resto della spiaggia. Eccola lì, in fondo al corridoio d'ombra, la cabina rosa.
La persianina era accostata e mi infilai dentro come un animale braccato, chiudendola alle spalle. Un brivido mi scosse la spina dorsale. La luce accecante del sole svanì di colpo, inghiottita da una penombra densa, soffocante. Rimasi inchiodato lì, con la schiena premuta contro il legno rovente della porta. Cercavo aria, ma respiravo solo un tanfo denso di chiuso, di salsedine acida e di legno marcio che mi prendeva la gola. Appoggiai la nuca alla parete, mentre il cuore rimbombava nel petto così forte da oscurare i rumori di fuori, un tamburo incessante che mi premeva contro le tempie.
La mente iniziò a girare a vuoto, a scatti violenti. “Cazzo che situazione di merda, già la vedevo mia madre, la sua faccia, la delusione feroce, scoperto che il suo ragazzo d’oro si imboscava con una sua amica sposata. E poi Salvo e poi papà, e tutti gli altri che non capivano, la forte scossa che prendevo ogni qual volta Cristina apriva bocca.
Intanto fuori, lo scricchiolio inconfondibile della passerella di legno interruppe i miei deliri. Eccola stà arrivando, un passo lento, pesante, felpato, sicuro.
La porta si aprì di colpo, inondando la cabina di una luce accecante che mi costrinse a stringere gli occhi. La silhouette di Cristina si stagliò sulla soglia, un profilo perfetto e sinuoso contro il riverbero dorato della spiaggia. Si infilò dentro con un movimento rapido, tirandosi subito la porta alle spalle e facendoci piombare di nuovo in quella penombra calda e soffocante. Trattenni il respiro. La maniglia fece un piccolo scatto verso il basso. Girò la serratura di ferro. Quello scatto secco risuonò nel silenzio come un punto di non ritorno.
I miei occhi si riabituarono all'oscurità e la vidi. Era a pochi centimetri da me. Il profumo della sua pelle bollente del sole e della lozione saturava l'aria della cabina, togliendomi il respiro. Senza dire una parola, Cristina fece un passo in avanti, annullando ogni distanza.
Sentii il suo alito caldo colpirmi in faccia, mentre il suo petto generoso, che si alzava e abbassava velocemente, sfiorava il mio.
Con un movimento lento e deliberato, portò le mani dietro la schiena. Sciolse il nodo del top del bikini bianco. Il tessuto scivolò via, lasciando scoperti i suoi seni rigogliosi, incredibilmente chiari rispetto all’abbronzatura del resto del corpo. Appoggiai i palmi sopra i capezzoli duri, ed iniziai un massaggio lento e deciso, godendo della pienezza del suo seno, caldo e morbido, mentre le nostre lingue iniziavano a scambiarsi saliva calda.
— Dio, Roby... — mormorò contro la mia bocca, con il fiato corto incredibilmente intimo. — Non ce la faccio più.
Si mise in ginocchio sul pavimento di legno della cabina, proprio davanti a me. Il contrasto tra la sua figura matura, spogliata di ogni inibizione, e la mia totale sottomissione a quel desiderio mi fece girare la testa. Le sue mani unte scivolarono lungo i miei fianchi, afferrando l'elastico del mio costume tirandolo giù con decisione, liberando la mia erezione dura e pulsante.
Quando le sue dita calde e scivolose avvolsero la mia carne, trattenni il respiro, appoggiando la schiena contro la parete di legno della cabina che scricchiolò leggermente. Cristina sollevò lo sguardo verso di me, sorrise con le labbra volgarmente rosse e lucide, si chinò in avanti, accogliendomi nella sua bocca calda. A quella morsa umida ed improvvisa, mi mancò letteralmente la terra sotto i piedi. Un brivido violentissimo mi partì dalla base della schiena e mi risalì lungo tutta la colonna vertebrale, costringendomi a buttare la testa all'indietro contro la parete di legno. Il colpo sordo contro l'asse della cabina si perse nel silenzio soffocante di quel pomeriggio d'agosto.
La bocca di Cristina era un calore umido, perfetto, che avvolgeva ogni millimetro della mia carne tesa, mentre le sue mani calde, continuavano a stringere e massaggiare la base, amplificando l'estasi a ogni movimento. L'odore e il sapore dolciastro del suo rossetto che sentivo sulle mie labbra, il rumore ritmico e bagnato del suo respiro affannato mi stavano portando rapidamente al punto di non ritorno. Sentivo i muscoli delle gambe tendersi, rigidi, mentre le mani, quasi senza che me ne accorgessi, erano scivolate tra i suoi capelli, bagnati di salsedine sulla nuca, stringendoli per assecondare quel ritmo che mi stava facendo perdere la testa. Ero sul punto di cedere, travolto da un'onda che non sarei riuscito a trattenere ancora per molto.
— Cri… cazzo, Cri, non ce la faccio più… — riuscii a malapena a biascicare, con la voce strozzata in gola. Lei non si fermò. Anzi, Fu la spinta definitiva. Il controllo mi sfuggì di mano del tutto, frantumandosi sotto un’ondata di piacere cieco e violento. Cristina accolse ogni singola goccia senza tirarsi indietro, continuando a muoversi fino all'ultimo spasmo del mio corpo. Quando finalmente si allontanò, mi lasciò con un calore umido sulla pelle e la testa che girava. Si passò le dita sulle labbra macchiate di seme mentre il rossetto sbavato le segnava un ghigno ai lati della bocca. Mi guardò con il respiro ancora un po' alterato ma un sorriso malizioso che le ridisegnava il viso.
Restai immobile con la schiena appoggiata al legno, il costume ancora abbassato alle ginocchia, a guardarla incredulo. Il silenzio era tornato a riempire la cabina, interrotto solo dal rumore dei miei respiri che cercavano di ritrovare un ritmo normale.
Cristina si rialzò con una lentezza studiata, esibendo una flemma e una sicurezza sfacciata che mi tolsero il fiato. Non si curò minimamente di rivestirsi; rimase lì, completamente nuda dalla vita in su nella penombra rosa della cabina. La sua pelle ambrata era lucida, bagnata di sudore e di lozione, e profumava di sesso e di estate. I capezzoli, ancora turgidi per il calore e l'eccitazione appena vissuta, catturavano i rari riflessi di luce.
Allungò la mano verso la borsa di paglia appesa al gancio della parete, tirandone fuori un pacchetto di sigarette e un accendino. Lo scatto del metallo risuonò nitido, seguito dal bagliore della fiamma che illuminò per un istante i suoi lineamenti decisi e il seno che oscillava leggermente a ogni respiro. Aspirò a fondo, socchiudendo gli occhi con una smorfia quasi felina, ed espulse un filo di fumo sottile che andò a perdersi verso le fessure del soffitto.
— Come ti senti?
Io ero ancora inchiodato alla parete della cabina, con il fiato corto, i vestiti disordinati e le gambe di gelatina, incapace di formulare un pensiero che avesse senso.
— In che senso, Cri? — bofonchiai, mentre il petto mi si stringeva e il cuore ricominciava a rimbombare per l'ennesima scarica di adrenalina pura.
Cristina fece un'altra boccata, poi lasciò cadere lo sguardo dritto sul mio basso ventre, per poi risalire lentamente verso i miei occhi. C'era un'autorità assoluta nel suo sguardo, una malizia primordiale che non ammetteva repliche. Fece un passo deliberato verso di me, intrappolandomi con il proprio corpo e costringendomi a rimanere immobile. Il calore che emanava la sua pelle nuda mi investì come un'ondata.
— Nell’unico senso possibile — sussurrò, con un tono pacato, quasi di sfida.
Poi si chinò su di me e mi baciò di nuovo. Questa volta non fu un bacio delicato: mi aprì la bocca con la forza delle sue labbra calde, infilando la lingua con una fame cattiva. Il sapore della sua saliva era stordente, denso: realizzai con un brivido violento che era mischiato al sapore aspro e dolciastro del mio stesso seme, unito all'aroma forte e amaro della sigaretta che stava ancora fumando. Quel mix proibito mi diede alla testa. Andammo avanti per minuti che sembrarono ore in quella limonata selvaggia, i nostri respiri fusi insieme nell'aria satura dell'odore acuto, pungente del nostro sudore, e della passione liquida che ci scorreva sopra la pelle.
Quando finalmente si staccò, lasciando le mie labbra lucide e gonfie, mi guardò dall'alto con un sorriso carico di trionfo.
«vedi Roby, io non sono una mignotta, come dite a Roma». La voce era un sussurro rauco, denso di fumo.
«Con il tempo sono diventata una brava moglie che sceglie con attenzione le sue distrazioni. Questo succede solo perché lo voglio io e perché mi piace. Ma se la situazione ti sembra troppo impegnativa, basta dirlo. Tu torni dalle tue puttanelle e io scelgo altro».
Le labbra erano a un millimetro dalle mie. La sua mano si chiuse sul mio sesso attraverso i pantaloncini, stringendo con forza.
«Però sappi che ti farò impazzire. Passerai i giorni a chiederti dove sono e con chi. E sarai impotente, perché saprai perfettamente cosa sto facendo, e in che modo. Scegli».
Il cervello si spense. Il sangue mi esplose nelle vene, concentrandosi in un unico punto, duro da fare male sotto la pressione delle sue dita. Non ero io a decidere: era il mio corpo che si arrendeva a lei.
Lei avvertì la scossa e ridacchiò, un suono basso, gutturale. «Uuuuuu... Guarda come sei tornato duro. Che succede hai paura di perdere tutto ciò o ti spacca sapere che mi faccio scopare da un altro?»
Mi afferrò i polsi e mi cacciò la mano dentro il bordo dei suoi slip. «La strada la sai o vuoi che ti accompagni?»
Immergevo le dita nel fuoco. Era liquida, bollente, la carne già gonfia che pulsava contro il mio palmo.
Le artigliai la nuca, affondando le dita nei capelli per non farla scappare, e le aprii la bocca con un bacio che sapeva di sangue e catrame. C'era dentro tutta la rabbia del mondo, il terrore di perderla, il disgusto per me stesso. Mentre la possedevo con la lingua, nella mia testa era già un film porno: vedevo le mani di uno sconosciuto stringerle i fianchi, sentivo i suoi gemiti addosso a un altro, il rumore dei loro corpi. E io fermo lì, a guardare il soffitto, a crepare di gelosia mentre diventavo pazzo di desiderio per quella stessa immagine.
Mi staccò da sé con una spinta secca, lasciandomi senza fiato. Aveva le labbra lucide della mia saliva, ma gli occhi erano spietati, raggelanti.
«Ehi tesoro, per oggi basta », ordinò. «leccati le dita, e pensaci…. ma non metterci troppo, perché io me lo voglio togliere questo calore, e se sarà necessario, me ne vado al villaggio dei pescatori e mi faccio scopare dai pescivendoli.
Mi baciò dolcemente e mi lasciò spazio per uscire dalla cabina. Non era un addio; anzi, l’immagine fissa di lei con Tunì ( pescivendolo) mi lasciò completamente senza parole, svuotato. Avevo bisogno di fare un bagno fresco, di togliermi di testa quel marciume. Nel tragitto camminavo come un automa, con la testa che esplodeva per quello che era appena successo. Un tuffo liberatorio e gelato mi sorprese, ero in acqua e non pensavo più a nulla.
Continua…
È bene fare una precisazione: questa storia è accaduta molto tempo fa. I dialoghi e alcune scene sono inevitabilmente ricostruiti, riemersi attraverso i ricordi vivi e le sensazioni che mi porto dentro. Da tutto questo è derivata una conseguenza naturale: la ricerca continua di donne più grandi. Spesso sposate. Donne con mariti ignari, o semplicemente inetti come Salvo e mio padre. Ho tentato anche la via della vita di coppia, ma sono sempre stato ostacolato. Così, discretamente, ho scelto di viverlo nell’ombra, inseguendo l'adrenalina e quelle intese passionali e profonde che fioriscono solo nella clandestinità.
se avete piacere di scambiare pareri o altro : nomedellarosa68@gmail.com –
TLG - @Nomedellarosa68 -
Grazie
Avevo varcato il limite.
Inconsapevolmente ero entrato nella dimensione uomo. Non mi sentivo più un ragazzotto, tutto calcetto, birretta, amici di sempre e qualche ragazza che arrangiavo alla bene e meglio. Cristina in qualche modo mi aveva buttato nella parte adulta, certamente con argomenti piacevoli, senza dubbio, ma con conseguenze devastanti.
Inutile dire che ero uscito da quella casa, camminavo a un metro sopra l'asfalto; ma avevo in testa un vespaio di pensieri: rimorsi di coscienza, paura che la storia venisse fuori... vedevo già i miei genitori incazzati, Salvo incazzato, famiglie e amicizie rovinate. Insomma, una situazione che per la mia età era davvero ingestibile.
Con l’ansia a mille e un corpo stanco, svuotato, tornai a casa e mi buttai sul letto. Nella tranquillità e nel silenzio di un pomeriggio d’estate, un sonno pesante e riparatore prese il sopravvento, lasciandomi svenuto per il resto del pomeriggio.
Ci pensò la nonna a svegliarmi, urlando che la cena era pronta. Affamato come non mai, scesi le scale di corsa per arrivare in sala da pranzo, ma rimasi gelato: vidi di spalle Salvo che beveva un bicchiere di vino con mio padre, di ritorno dalla montagna.
Rimasi di pietra.
Pensavo: "Ecco, già lo sa e mi stanno aspettando. Cazzo, cazzo, cazzo, perché cazzo mi sono dovuto ficcare in questa storia di merda?" Comunque non potevo fare altro che avanzare, in quanto si accorsero della mia presenza. Si girarono con facce stupide, beote, ignari del conflitto che si era scatenato nella mia testa.
Mortacci vostra!
Ricambiai i sorrisi e dissi: «Beh, com’è andata in montagna? Vi siete divertiti?»
Le loro risposte erano proporzionali ai fumi dell’alcol che avevano in corpo. Da lì capii che non c’era nessun pericolo, anzi, diabolicamente aggiunsi: «Che bravi che siete a lasciare le vostre mogli senza acqua, eh? Che poi tocca a me girare il paese per fare la distribuzione delle casse, proprio bravi». Nel dirlo guardai Salvo, che sorrise sornione, quasi a prendermi per il culo... avrei voluto urlargli: "Brutto coglione, mentre eri in montagna mi sono scopato tua moglie. Bevi alle tue corna, Salvo! Tornaci pure domani, dopodomani e tutti i giorni fino a settembre, che la Cristina te la sfamo io e te la riempio come un fusto di latte!"
Mentre in testa mi passava tutta questa roba, la nonna mi tolse dall'obbligo di rispondere, mettendomi sotto il naso un piatto di spaghetti che non ammetteva altre perdite di tempo.
Nei due giorni successivi il paese sembrò ripiombare nella solita routine estiva, ma per me nulla era più come prima. Sotto i portici o durante le vasche sul lungomare, l'eco di quello che era successo continuava a tormentarmi. I miei amici mi prendevano in giro dicendo che ero innamorato di Elisa, una ragazza del gruppo, e che ultimamente giravo come un morto di sonno. La verità era un'altra: pensavo sempre a Cristina e giravo costantemente eccitato da quanto era accaduto e, soprattutto, da quello che doveva ancora succedere.
Il punto di svolta arrivò il giovedì pomeriggio.
Era la controra, quel momento tra l’una e le quattro in cui il paese si svuota, i vecchi dormono con le persiane accostate e la spiaggia si fa deserta per il caldo africano. I miei amici erano tutti a casa a riposare in vista della serata. Io, incapace di stare fermo, avevo preso la bici e mi ero diretto verso lo stabilimento balneare, ormai semivuoto. Volevo solo un po' d'ombra sotto il nostro ombrellone e il silenzio del mare.
Mentre camminavo sulla passerella di legno rovente, la vidi.
Era distesa sul lettino del suo ombrellone, proprio di fianco al nostro. Di Salvo nessuna traccia; probabilmente era a casa a smaltire il pranzo e il vino davanti alla televisione. Cristina era sola. Indossava un bikini rosa e Sembrava addormentata. Cercai di fare meno rumore possibile, per non disturbarla, ma i miei passi sulla saggina la fecero svegliare. Si sollevò sugli avambracci, scostando gli occhiali da sole scuri sulla testa.
— Ma guarda chi c'è. Mi stavo proprio chiedendo dove fossi finito — disse, usando quel tono milanese caldo e confidenziale. — Che fai, Roby, mi eviti?
— Ciao Cri. No, che vai a pensare... — bofonchiai, mentre il sangue ricominciava a pomparmi nelle orecchie.— Sai dopo quello che è successo, non vorrei che qualcuno venisse a sapere… sai che casino !!!
— Perchè cosa è successo?... Siediti, dai. Ti dico due cose.
Mi fece cenno di avvicinarmi, lo sguardo fisso nei miei occhi.
— Nessuno saprà nulla, se le cose rimangono tra di noi. Se invece vai a raccontarlo in giro ai tuoi amici, è naturale che poi partano i pettegolezzi. Ma vedi, se dovrò dare spiegazioni, le mie parole saranno più credibili delle tue e alla fine passerai per un cazzaro. Vedi tu.
— Io non voglio creare problemi, Cri. Davvero — risposi, sforzando un sorriso per mascherare l'imbarazzo.
Lei accennò una mezza risata, scuotendo la testa.
— Tesoro, tu non mi crei nessun problema. È solo che, per il buon nome di tutti, le cose vanno fatte a modo. Salvo è un brav’uomo, per carità, ma è una vita che dorme ai piedi del letto. È innocuo. Un inetto, lo è sempre stato e comunque anche lui ha da farsi perdonare, insieme al suo compare di merende.
Fece una piccola pausa, lo sguardo che si perdeva nel vuoto per un istante, prima di tornare su di me.
— Durante gli anni di matrimonio, ho capito che a lui piaceva quel non sapere. Semplicemente andava bene così. Pure da giovani, non si è mai interessato davvero, a chi mi girava intorno. Corteggiatori, regalini, chiacchiere... niente. Sembrava quasi non gli importasse, e invece no, nel tempo è venuta fuori la sua vera natura ...da noi si diceva che al maresciallo, gli piacesse trovarla già imburrata... capisci cosa intendo?
Prima che potessi ribattere, Cristina si mise a sedere sul lettino, proprio di fronte a me, a gambe incrociate. La distanza tra noi si azzerò.
— Ho una gran voglia di gelato, oggi fa veramente caldo — sussurrò. Guardò prima le mie labbra e poi scese con lo sguardo verso il mio basso ventre, dove il costume azzurro stava già cedendo alla pressione di un'evidente erezione.— Vado a prenderne uno, se vuoi — risposi.— Dove? Nooooo — replicò lei ridendo. — Intendevo altro.
E cambiando tono disse, quasi sottovoce– Ti và di andare in cabina, la porta è aperta, ti raggiungo tra un po'.
La botta di adrenalina arrivò dopo qualche secondo. Senza dire una parola, mi ritrovai a camminare verso le cabine come un automa. Avevo il cuore in gola per la paura di essere scoperto, ma la voglia di quella donna era qualcosa che non riuscivo a controllare. Mi sfuggiva di mano e, inesorabilmente, mi mandava fuori di testa.
Ogni passo sulla passerella di legno rovente sembrava fare un rumore assordante, amplificato dal silenzio irreale della controra. Sentivo la pianta dei piedi quasi bruciare, ma la mente era completamente altrove. Il cuore batteva forte avevo il fiato corto e mi sembrava di avere tutti gli occhi del paese puntati addosso, anche se non c'era un'anima viva. Superai la fila delle docce calde. Le cabine di legno erano disposte in fila, come una barriera che mi separava dal resto della spiaggia. Eccola lì, in fondo al corridoio d'ombra, la cabina rosa.
La persianina era accostata e mi infilai dentro come un animale braccato, chiudendola alle spalle. Un brivido mi scosse la spina dorsale. La luce accecante del sole svanì di colpo, inghiottita da una penombra densa, soffocante. Rimasi inchiodato lì, con la schiena premuta contro il legno rovente della porta. Cercavo aria, ma respiravo solo un tanfo denso di chiuso, di salsedine acida e di legno marcio che mi prendeva la gola. Appoggiai la nuca alla parete, mentre il cuore rimbombava nel petto così forte da oscurare i rumori di fuori, un tamburo incessante che mi premeva contro le tempie.
La mente iniziò a girare a vuoto, a scatti violenti. “Cazzo che situazione di merda, già la vedevo mia madre, la sua faccia, la delusione feroce, scoperto che il suo ragazzo d’oro si imboscava con una sua amica sposata. E poi Salvo e poi papà, e tutti gli altri che non capivano, la forte scossa che prendevo ogni qual volta Cristina apriva bocca.
Intanto fuori, lo scricchiolio inconfondibile della passerella di legno interruppe i miei deliri. Eccola stà arrivando, un passo lento, pesante, felpato, sicuro.
La porta si aprì di colpo, inondando la cabina di una luce accecante che mi costrinse a stringere gli occhi. La silhouette di Cristina si stagliò sulla soglia, un profilo perfetto e sinuoso contro il riverbero dorato della spiaggia. Si infilò dentro con un movimento rapido, tirandosi subito la porta alle spalle e facendoci piombare di nuovo in quella penombra calda e soffocante. Trattenni il respiro. La maniglia fece un piccolo scatto verso il basso. Girò la serratura di ferro. Quello scatto secco risuonò nel silenzio come un punto di non ritorno.
I miei occhi si riabituarono all'oscurità e la vidi. Era a pochi centimetri da me. Il profumo della sua pelle bollente del sole e della lozione saturava l'aria della cabina, togliendomi il respiro. Senza dire una parola, Cristina fece un passo in avanti, annullando ogni distanza.
Sentii il suo alito caldo colpirmi in faccia, mentre il suo petto generoso, che si alzava e abbassava velocemente, sfiorava il mio.
Con un movimento lento e deliberato, portò le mani dietro la schiena. Sciolse il nodo del top del bikini bianco. Il tessuto scivolò via, lasciando scoperti i suoi seni rigogliosi, incredibilmente chiari rispetto all’abbronzatura del resto del corpo. Appoggiai i palmi sopra i capezzoli duri, ed iniziai un massaggio lento e deciso, godendo della pienezza del suo seno, caldo e morbido, mentre le nostre lingue iniziavano a scambiarsi saliva calda.
— Dio, Roby... — mormorò contro la mia bocca, con il fiato corto incredibilmente intimo. — Non ce la faccio più.
Si mise in ginocchio sul pavimento di legno della cabina, proprio davanti a me. Il contrasto tra la sua figura matura, spogliata di ogni inibizione, e la mia totale sottomissione a quel desiderio mi fece girare la testa. Le sue mani unte scivolarono lungo i miei fianchi, afferrando l'elastico del mio costume tirandolo giù con decisione, liberando la mia erezione dura e pulsante.
Quando le sue dita calde e scivolose avvolsero la mia carne, trattenni il respiro, appoggiando la schiena contro la parete di legno della cabina che scricchiolò leggermente. Cristina sollevò lo sguardo verso di me, sorrise con le labbra volgarmente rosse e lucide, si chinò in avanti, accogliendomi nella sua bocca calda. A quella morsa umida ed improvvisa, mi mancò letteralmente la terra sotto i piedi. Un brivido violentissimo mi partì dalla base della schiena e mi risalì lungo tutta la colonna vertebrale, costringendomi a buttare la testa all'indietro contro la parete di legno. Il colpo sordo contro l'asse della cabina si perse nel silenzio soffocante di quel pomeriggio d'agosto.
La bocca di Cristina era un calore umido, perfetto, che avvolgeva ogni millimetro della mia carne tesa, mentre le sue mani calde, continuavano a stringere e massaggiare la base, amplificando l'estasi a ogni movimento. L'odore e il sapore dolciastro del suo rossetto che sentivo sulle mie labbra, il rumore ritmico e bagnato del suo respiro affannato mi stavano portando rapidamente al punto di non ritorno. Sentivo i muscoli delle gambe tendersi, rigidi, mentre le mani, quasi senza che me ne accorgessi, erano scivolate tra i suoi capelli, bagnati di salsedine sulla nuca, stringendoli per assecondare quel ritmo che mi stava facendo perdere la testa. Ero sul punto di cedere, travolto da un'onda che non sarei riuscito a trattenere ancora per molto.
— Cri… cazzo, Cri, non ce la faccio più… — riuscii a malapena a biascicare, con la voce strozzata in gola. Lei non si fermò. Anzi, Fu la spinta definitiva. Il controllo mi sfuggì di mano del tutto, frantumandosi sotto un’ondata di piacere cieco e violento. Cristina accolse ogni singola goccia senza tirarsi indietro, continuando a muoversi fino all'ultimo spasmo del mio corpo. Quando finalmente si allontanò, mi lasciò con un calore umido sulla pelle e la testa che girava. Si passò le dita sulle labbra macchiate di seme mentre il rossetto sbavato le segnava un ghigno ai lati della bocca. Mi guardò con il respiro ancora un po' alterato ma un sorriso malizioso che le ridisegnava il viso.
Restai immobile con la schiena appoggiata al legno, il costume ancora abbassato alle ginocchia, a guardarla incredulo. Il silenzio era tornato a riempire la cabina, interrotto solo dal rumore dei miei respiri che cercavano di ritrovare un ritmo normale.
Cristina si rialzò con una lentezza studiata, esibendo una flemma e una sicurezza sfacciata che mi tolsero il fiato. Non si curò minimamente di rivestirsi; rimase lì, completamente nuda dalla vita in su nella penombra rosa della cabina. La sua pelle ambrata era lucida, bagnata di sudore e di lozione, e profumava di sesso e di estate. I capezzoli, ancora turgidi per il calore e l'eccitazione appena vissuta, catturavano i rari riflessi di luce.
Allungò la mano verso la borsa di paglia appesa al gancio della parete, tirandone fuori un pacchetto di sigarette e un accendino. Lo scatto del metallo risuonò nitido, seguito dal bagliore della fiamma che illuminò per un istante i suoi lineamenti decisi e il seno che oscillava leggermente a ogni respiro. Aspirò a fondo, socchiudendo gli occhi con una smorfia quasi felina, ed espulse un filo di fumo sottile che andò a perdersi verso le fessure del soffitto.
— Come ti senti?
Io ero ancora inchiodato alla parete della cabina, con il fiato corto, i vestiti disordinati e le gambe di gelatina, incapace di formulare un pensiero che avesse senso.
— In che senso, Cri? — bofonchiai, mentre il petto mi si stringeva e il cuore ricominciava a rimbombare per l'ennesima scarica di adrenalina pura.
Cristina fece un'altra boccata, poi lasciò cadere lo sguardo dritto sul mio basso ventre, per poi risalire lentamente verso i miei occhi. C'era un'autorità assoluta nel suo sguardo, una malizia primordiale che non ammetteva repliche. Fece un passo deliberato verso di me, intrappolandomi con il proprio corpo e costringendomi a rimanere immobile. Il calore che emanava la sua pelle nuda mi investì come un'ondata.
— Nell’unico senso possibile — sussurrò, con un tono pacato, quasi di sfida.
Poi si chinò su di me e mi baciò di nuovo. Questa volta non fu un bacio delicato: mi aprì la bocca con la forza delle sue labbra calde, infilando la lingua con una fame cattiva. Il sapore della sua saliva era stordente, denso: realizzai con un brivido violento che era mischiato al sapore aspro e dolciastro del mio stesso seme, unito all'aroma forte e amaro della sigaretta che stava ancora fumando. Quel mix proibito mi diede alla testa. Andammo avanti per minuti che sembrarono ore in quella limonata selvaggia, i nostri respiri fusi insieme nell'aria satura dell'odore acuto, pungente del nostro sudore, e della passione liquida che ci scorreva sopra la pelle.
Quando finalmente si staccò, lasciando le mie labbra lucide e gonfie, mi guardò dall'alto con un sorriso carico di trionfo.
«vedi Roby, io non sono una mignotta, come dite a Roma». La voce era un sussurro rauco, denso di fumo.
«Con il tempo sono diventata una brava moglie che sceglie con attenzione le sue distrazioni. Questo succede solo perché lo voglio io e perché mi piace. Ma se la situazione ti sembra troppo impegnativa, basta dirlo. Tu torni dalle tue puttanelle e io scelgo altro».
Le labbra erano a un millimetro dalle mie. La sua mano si chiuse sul mio sesso attraverso i pantaloncini, stringendo con forza.
«Però sappi che ti farò impazzire. Passerai i giorni a chiederti dove sono e con chi. E sarai impotente, perché saprai perfettamente cosa sto facendo, e in che modo. Scegli».
Il cervello si spense. Il sangue mi esplose nelle vene, concentrandosi in un unico punto, duro da fare male sotto la pressione delle sue dita. Non ero io a decidere: era il mio corpo che si arrendeva a lei.
Lei avvertì la scossa e ridacchiò, un suono basso, gutturale. «Uuuuuu... Guarda come sei tornato duro. Che succede hai paura di perdere tutto ciò o ti spacca sapere che mi faccio scopare da un altro?»
Mi afferrò i polsi e mi cacciò la mano dentro il bordo dei suoi slip. «La strada la sai o vuoi che ti accompagni?»
Immergevo le dita nel fuoco. Era liquida, bollente, la carne già gonfia che pulsava contro il mio palmo.
Le artigliai la nuca, affondando le dita nei capelli per non farla scappare, e le aprii la bocca con un bacio che sapeva di sangue e catrame. C'era dentro tutta la rabbia del mondo, il terrore di perderla, il disgusto per me stesso. Mentre la possedevo con la lingua, nella mia testa era già un film porno: vedevo le mani di uno sconosciuto stringerle i fianchi, sentivo i suoi gemiti addosso a un altro, il rumore dei loro corpi. E io fermo lì, a guardare il soffitto, a crepare di gelosia mentre diventavo pazzo di desiderio per quella stessa immagine.
Mi staccò da sé con una spinta secca, lasciandomi senza fiato. Aveva le labbra lucide della mia saliva, ma gli occhi erano spietati, raggelanti.
«Ehi tesoro, per oggi basta », ordinò. «leccati le dita, e pensaci…. ma non metterci troppo, perché io me lo voglio togliere questo calore, e se sarà necessario, me ne vado al villaggio dei pescatori e mi faccio scopare dai pescivendoli.
Mi baciò dolcemente e mi lasciò spazio per uscire dalla cabina. Non era un addio; anzi, l’immagine fissa di lei con Tunì ( pescivendolo) mi lasciò completamente senza parole, svuotato. Avevo bisogno di fare un bagno fresco, di togliermi di testa quel marciume. Nel tragitto camminavo come un automa, con la testa che esplodeva per quello che era appena successo. Un tuffo liberatorio e gelato mi sorprese, ero in acqua e non pensavo più a nulla.
Continua…
È bene fare una precisazione: questa storia è accaduta molto tempo fa. I dialoghi e alcune scene sono inevitabilmente ricostruiti, riemersi attraverso i ricordi vivi e le sensazioni che mi porto dentro. Da tutto questo è derivata una conseguenza naturale: la ricerca continua di donne più grandi. Spesso sposate. Donne con mariti ignari, o semplicemente inetti come Salvo e mio padre. Ho tentato anche la via della vita di coppia, ma sono sempre stato ostacolato. Così, discretamente, ho scelto di viverlo nell’ombra, inseguendo l'adrenalina e quelle intese passionali e profonde che fioriscono solo nella clandestinità.
se avete piacere di scambiare pareri o altro : nomedellarosa68@gmail.com –
TLG - @Nomedellarosa68 -
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