La strada per diventare una schiava pt.3

di
genere
corna

Era passato un mese ormai dalla sera che la mia ragazza era diventata la schiava sessuale a pieno titolo di Alberto.
Gli accordi erano andati esattamente come previsto: un paio di volte alla settimana lei riceveva l'ordine di recarsi a casa sua per essere scopata ed infatti ci andava.
Tornava sempre contenta e piuttosto provata, ma quando le chiedevo di raccontarmi mi diceva che non poteva.
Le era stato dato l'obbligo di non fare parola con me di quello che facevano e quindi lo aveva osservato con estremo impegno.
Era un sabato mattina, io lavoravo, quando mi arrivò un messaggio da lui: "stasera dopo cena verrete entrambi da me, dillo alla troia, così ti mostrerò cosa faccio con lei".
Nient'altro, per un mese non mi aveva mai scritto, messaggiava solo con lei.
Non sapevo cosa aspettarmi, insomma lo avevo già visto in azione proprio a casa nostra, sul nostro divano, la sera che firmammo il contratto; la aveva scopata nella fica e nel culo e la aveva lasciata lì inerme.
Cosa mai poteva mostrarmi in più? Ero molto eccitato all'idea di rivederla in azione anche perchè per un mese non avevo mai visto ne saputo nulla.
Tornai a casa e le raccontai.
Le chiesi a che ora volesse andare e lei mi rispose "il padrone solitamente mangia alle 20".
Io di tutta risposta le dissi che non c'era bisogno di chiamarlo così anche quando lui non c'era, eravamo solo noi due, ma lei imperturbabile rispose "il padrone vuole che io lo chiami così".
Mi resi conto che la sua sottomissione era totale e genuina, non avrebbe trasgredito alle regole nemmeno se lui non la avesse vista, credo che addirittura, se fosse successo, glielo avrebbe confessato.
Mi piaceva, avevamo tutti preso la cosa sul serio.
La sera arrivò presto e ci preparammo per andare.
Io ero vestito comodo, lei indossava una gonna corta di pizzo e un top uguale abbinato che lasciavano intravedere che sotto non portava la biancheria intima, delle calze sempre bianche e dei tacchi neri.
Le chiesi se non avesse nulla da mettere sopra almeno per uscire di casa visto che i vicini potevano vederla, ma rispose che le era stato detto di vestirsi così quindi, controllai fuori, non mi sembrava ci fosse nessuno, scendemmo e tirammo dritti alla macchina.
Lei era appena salita quando sento gridare il mio nome da distante.
Era Fede, un mio amico, che passava di lì e voleva fermarsi a salutare.
"Scusa ma siamo in ritardo per un appuntamento" gli dissi, mentre Gloria lo salutava da dentro la macchina cercando di non far vedere il suo davanzale in mostra.
Salii in auto e partimmo immediatamente, "per poco" ridacchiò lei.
Una volta arrivati salimmo in appartamento, suonai e ci aprì Alberto, lei entrò, si spogliò e si mise a 90 con le braccia distese sul tavolo.
"Hai visto?" mi disse lui " esegue gli ordini prima ancora che io glieli dia, sa che quando arriva la prima cosa che voglio vedere è il suo culone da vacca e la fica che le spunta dalle cosce".
"E' incredibile" gli risposi io "ha una devozione totale".
"Te lo avevo detto no? Questa vacca ha bisogno solo sborra e piselli" ridacchiò lui.
Le diede uno schiaffo sul culo da lasciarle il segno della mano "non è vero puttana?"
"Si padrone certo, solo sborra e piselli" gli rispose lei rossa in volto.
Ero già duro, vedere la sua sottomissione mi faceva arrapare tanto e non vedevo l'ora di ammirarla mentre veniva posseduta.
A quanto pare non ero l'unico eccitato, Alberto le aveva messo una mano tra le coscie e subito la schernì "sei già fradicia, porca troia, quanto lo vuoi il cazzo sta sera per essere già in questo stato?"
"Molto padrone, come sempre" gli assicurò lei.
"Ora andiamo di là, fai strada tu visto che ormai sei esperta" ordinò lui.
Lei si alzò dal tavolo e ci accompagnò in una stanza con la luce soffusa; dentro c'erano molti dei sextoys che già ci aveva mostrato su un tavolo, altri sopra un cassettone, un letto matrimoniale, una poltrona, uno specchio al muro e, in mezzo alla stanza, una cavallina da ginnastica come quelle che si possono trovare in una qualsiasi palestra scolastica.
Si mise proprio a pancia in giu sull'attrezzo prendendo le gambe con le mani, lui prese delle corde e la legò abbastanza stretta.
"Bene, ora che la maiala sembra un cotechino, tocca a te" disse lui "siediti sulla poltrona ti legherò ad essa e ammirerai lo spettacolo" e così feci.
Ero bloccato seduto e potevo guardare solo in avanti dove lei era a 90 sulla cavallina.
Le divaricò le gambe e le attaccò alle caviglie una specie di palo con delle manette in modo che non potesse chiuderle, poi prese una frusta e la usò sul suo culo.
Lei urlò piano la prima volta, ma già dalla seconda cominciò a gemere, la frustò 10 volte per poi buttare a terra l'oggetto e spostarsi sul suo corpo.
Dalla tasca dei pantaloni tirò fuori delle mollette da bucato che le attaccò alle labbra della fica, poi prese dal cassettone un vibratore e iniziò a metterglielo tra le gambe alla massima potenza.
Era una vista spettacolare, la mia ragazza veniva torturata sotto i miei occhi e godeva come una matta. Ansimava ancora e ancora sempre più velocemente, sempre di più fino a quando lui non le infilò tre dita dentro e iniziò con violenza a sditalinarla.
Lei venne, le gambe tremavano forte, ma erano bloccate dalle corde e dal divaricatore; il respiro era affannato e uno stridulo di voce faceva intendere che stava ancora godendo non poco.
"Allora che ne pensi Marco? Come ti sembra la tua ragazza?" mi chiese lui mentre lei ancora si contorceva.
"Sembra davvero contenta di essere schiavizzata in questo modo" gli risposi io.
"Chiediamolo a lei no?" proseguì lui "allora puttanella? Cosa devi dire al tuo ragazzo? Un grazie sarebbe d'obbligo non credi?"
"Grazie amore mio, mi piace davvero tantissimo, ti amo" mi disse lei con un filo di voce.
"Ti amo?!" la schernì lui "sicuramente è così, ma tu ami anche i cazzi ed essere dominata in questo modo; ami essere un oggetto che serve solo a soddisfare i desideri sessuali degli uomini non è vero?"
"Si" mormorò lei in pieno imbarazzo.
"Non ho sentito nulla e nemmeno il tuo ragazzo" le intimò lui.
"Si, è vero, adoro anche questo, lo ammetto sono una vacca, solo una vacca da monta padrone" disse lei più decisa "non posso farci nulla, amo i piselli".
"Finalmente è stato detto, ora lascia che ti dia il mio" concluse infine lui.
Prese dal cassettone un lungo dildo di gomma e il lubrificante, gliene sparse un po' sul buco del culo, e poi le infilò il cazzo finto fino in fondo.
Lei urlò di piacere, ma nemmeno il tempo di realizzare, che il pisello vero di lui era già dentro alla sua fica.
Era a tutti gli effetti una doppia penetrazione, lui la scopava forte e muoveva il dildo velocemente nel suo culo.
Lei sembrava in estasi, era appena venuta e ora lui se la scopava in quel modo in entrambi i buchi.
Non riuscivo a distogliere lo sguardo nemmeno per un secondo, il suo viso era puro godimento, sembrava quasi sbavare, mi guardava a bocca aperta mentre si godeva il momento.
Era una scena che avrebbe dovuto farmi accendere di gelosia, arrabbiarmi e che molte persone non avrebbero mai concepito della propria ragazza, ma a me piaceva da matti, avevo il cazzo di marmo e speravo solo che durasse il più possibile.
Ma proprio poco dopo lui tirò via di colpo il dildo dal culo di lei e le aprì le cosce per ammirare il suo orefizio appena abusato.
Sembrò dargli ancora più carica perchè la prese per le maniglie dell'amore e iniziò a scoparla ancora più veloce e proprio mentre lei stava venendo per la seconda volta, lui le sborrò dentro la figa.
Gemettero forte entrambi e lui si tolse lasciandomi li a guardare mentre il suo sperma usciva dalla vagina della mia ragazza; un'immagine bellissima e indelebile che rimarrà per sempre nella mia mente.
La slegò e lei si accasciò a terra, sfinita, dolorante, ma con una faccia che indicava solo puro piacere.
Poi venne a liberare anche me che stavo già andando ad aiutarla, ma lui mi fermò "aspetta, ammirala, non è bellissima così?".
In effetti lo era davvero; vedevo Gloria per terra il suo corpo in carne che ancora ansimava, la sua fica che sgocciolava, il suo culo che pulsava e la sua faccia soddisfatta che mi sorrideva.
"Pulisciti e andate a casa, con la vacca ho finito per sta sera, sono stato un po' più cattivello del solito visto il pubblico che avevamo" disse lui.
Ci risistemammo e partimmo verso casa.
In macchina le dissi che era stato il miglior spettacolo che avessi visto in tutta la mia vita e che non aspettavo altro che si ripetesse.
"Figurati per me" mi rispose lei "speriamo mi chiami presto, sarei pronta a ripeterlo anche domani, anche subito".
scritto il
2026-09-03
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