Il ricatto cap.3

di
genere
tradimenti

Sorrise e sparì dalla mia vista. Dopo quella sera, tornai a trattarla di merda per i due mesi successivi. Ormai Helena si era rassegnata a questo mio comportamento e immagino che non se ne fosse andata di casa, lasciandomi, solo perchè non era del tutto autonoma e non sapeva dove altro andare. Forse sperava che io potessi di nuovo cambiare per tornare ad essere la coppia dei giorni felici. Ormai quando la cercavo per fare sesso, non si negava più e la cosa che mi stupiva sempre era che a ogni sessione la trovavo sempre pronta ed eccitata, soprattutto bagnata e vogliosa. La sera dopo averla “usata”, la spiavo e mi godevo le sue masturbazioni, quasi violente, tanto erano intense e sfrenate. Aveva comprato e, comunque, si era procurata dei nuovi sexy toys di dimensioni e foggia diversi, più grandi di quelli usati abitualmente da noi. Era come se Helena si incolpasse del fallimento del nostro rapporto e si volesse punire, seviziandosi ma non rinunciando a questo supplizio, ma continuando a goderne. 
Max, con cui ero in costante contatto, mi riferiva che Helena si avvicinava a lui sempre di più e durante la mia assenza da casa, la invitava a uscire e alle mie sollecitazioni se fosse riuscito a scoparsela, rispondeva che ancora non era accaduto, ma che era sulla buona strada. Helena al massimo fino a quel momento, accettava di farsi leccare e masturbare fica e culo, offrendo a sua volta dei meravigliosi lavori di bocca che lei comunque adorava e la eccitavano in modo quasi parossistico, ma nulla di più.
Decisi, quindi, che era il caso di sparire per un tempo più lungo da casa per dare modo ad Helena di rassegnarsi in modo definitivo fino al punto di lasciarsi andare in modo che Max potesse affondare il colpo o meglio, il suo gran cazzo in tutti i buchi della mia femmina.
Approfittai, pertanto di un viaggio di lavoro che in altre circostanze mi avrebbero visto anche accompagnato da lei e mi assentai da casa per circa due mesi. In realtà l’assenza dalla mia città fu solo di 15 giorni, mentre i 40 giorni successivi li trascorsi nella nostra casa al mare dove ero certo Helena non sarebbe mai andata.
Avvisai Max di darsi da fare per portare mia moglie al cedimento. Per la prima settimana mi feci vivo un paio di volte con qualche telefonata, mentre lei cercava di contattarmi almeno tre o quattro volte al giorno. Durante la seconda settimana ridussi ulteriormente i miei contatti ed anche Helena fu costretta a fare altrettanto. Dopo il primo mese chiamai solo una volta a settimana perché in fondo eravamo ancora marito e moglie. Intuii che Helena si era rassegnata anche a questo mio totale menefreghismo nei suoi confronti perché non si fece più viva neanche lei e aspettava, ormai che fossi io a farlo.
Inoltre, negli ultimi tempi mi diede la sensazione che poi non fosse così disperata. Infatti, seppi che nel frattempo la cura “Max” aveva funzionato. Il bastardo mi inviò il primo video in cui si vedeva la prima volta in cui scopò Helena su una panca dello spogliatoio, facendola urlare grazie a quel gran cazzo di cui disponeva. 
In un secondo video riprese la prima inculata inflitta dalla mia donna negli squallidi bagni di una discoteca, segno che la mia femmina doveva aver bevuto e fumato perchè anche se un po’ assente, non smetteva di urlare il suo piacere. Infine, così come avevo ordinato a Max, potei assistere in diretta dalle videocamere di casa mia alle immagini in cui Max nella nostra camera da letto si sbatteva mia moglie in ogni modo, umiliandola e mortificandola. Portandola in giro per casa con un collare al collo, a quattro zampe; frustandola mentre la inculava e praticando una doppia penetrazione col suo cazzo e un altro vibrante di notevoli dimensioni. Anna urlava, si dimenava, gemeva proprio come una cagna in calore e del tutto sottomessa. Max non era solo il suo Bull speciale, ma ormai anche il suo padrone naturale. 
Decisi quindi, prima del mio rientro, di farle fare il salto di qualità definitivo, dicendo a Max di scegliere un altro maschio e che insieme a lui la iniziassero a quella attività di cuckold e bull, condividendola con un altro maschio. Ma, qualche giorno prima di quell'evento e del mio definitivo rientro a casa, volli assistere di presenza alle perfomance da troia e da gran puttana da strada della mia donna, soprattutto quanto ormai fosse facile soggiogarla e costringerla a lussuriose sessioni di sesso.
Il lunedì successivo,quindi, alle 18:00, come sempre, la mia donna andó per la sua lezione di pilates. Mi recai in palestra anch’io, avendo cura di avvisare della mia presenza Max, pur rimanendo in incognito. Individuai mia moglie subito, anche se quella che vedevo ormai sembrava un'altra Helena.
Durante la mia assenza aveva operato sensibili cambiamenti al suo aspetto e ai suoi outfit. Aveva tagliato i capelli che, pur lasciandoli sempre lunghi, li aveva colorati di un rosso ramato; aveva trucco curato e un po’ piú marcato che metteva ancora più in risalto i suoi meravigliosi occhi azzurri e indossava già da qualche settimana delle mise da gran fica, mettendo in risalto il suo corpo, decisamente più asciutto e tonico dall’ultima volta che lo avevo ammirato nel nostro letto. In quel momento un pantacollant attillatissimo le valorizzava le gambe ben muscolate ma soprattutto, quel suo gran culo meraviglioso, invidiato da molte donne e desiderato da ogni maschio che aveva la possibilità di notarlo, me compreso, maestoso com'era, faceva sempre bella mostra, attirando l’attenzione dei tanti maschi presenti. Un top le copriva il busto, lasciandolo scoperto in gran parte, fasciando i seni (non imprigionati da un reggiseno) ed evidenziando i capezzoli che si intuivano, stranamente, duri e turgidi sotto il sottile tessuto. Era un segno che la mia femmina anche il quel momento si trovava in uno stato di forte eccitazione sessuale. Anche la postura del suo corpo lo manifestava. Totalmente protesa e molto vicina fisicamente a Max, era sorridente, ammiccante, flirtando sfacciatamente con lui. Mi preoccupai di farmi vedere da Max che mi fece un rapido cenno di intesa. Per tutta risposta il porco, dopo una sua battuta alla quale Helena rise sguaiatamente, l’attirò a sé, abbracciandola e aderendo completamente al corpo della mia donna. Una sua mano scese prima sopra il suo gluteo poi le piazzò entrambe sul culo, iniziando a stringere, impastandolo, allargandolo e stringendolo nei palmi come segno di possesso. L’espressione di Helena cambiò improvvisamente. Adesso l’espressione del suo viso si era fatta più tirata e quelle carezze oscene dovevano averla eccitata ancora di più perché lo abbracciò con entrambe le braccia, attirandolo a sé e sussurrandogli qualcosa all’orecchio a cui Max reagì baciandola, leccandola, mordendola e succhiandole il collo. Una mano di Helena si posò sulla nuca di quel porco bastardo, impedendogli di smettere di leccarla sfacciatamente, mentre l’altra si sposto sul pacco duro dell’uomo, simulando una sega da sopra il tessuto. Mi resi conto che ormai era Max il suo uomo e il suo padrone. I morsi di gelosia mi attanagliavano lo stomaco; io in fondo, ero ancora follemente innamorato della mia donna, ma ero altrettanto consapevole che quanto avevo creato e messo in piedi era per la felicità di entrambi.
Rimasi per tutta la lezione, assistendo al loro flirt continuo e sfacciato, ai loro sguardi e sorrisi, al loro continuo sfregamento dei corpi finché la lezione terminò e tutti i presenti lasciarono la palestra. Attesi che Helena si recasse nello spogliatoio accompagnata da Max, poi mi nascosi dietro la porta socchiusa dello spogliatoio e assistetti alla scena che certamente Max aveva scelto di farmi vedere. Costrinse Helena con la faccia rivolta verso gli armadietti e lui dietro che le premeva il cazzo già duro tra le natiche polpose mentre le aveva infilato una mano sotto il top e le strizzava i seni e i capezzoli, facendola urlare. 
-”Cazzo, Max smettila farò tardi a casa, oggi quel bastardo di mio marito rientra e vorrei che mi trovasse in casa.”
-”Ma smettila; di lui non te ne frega più un cazzo anche perchè proprio lui ti ha costretta a tutto questo.”
-”Ahaaaaaaaa. Basta porco. Il fatto che abbia ceduto alle tue lusinghe non vuol dire che, io, non lo ami ancora. OHooooooo.”
Poco convintamente la mia femmina chiese che la lasciasse andare, ma la sua natura di femmina calda tradiva ciò  che in quel momento desiderava ardentemente: sentirsi almeno desiderata anche se non amata perché quel sentimento era ciò che sperava di ricevere dal suo uomo: amore.
Max non comnentó, le leccò il collo e poi l’orecchio, quindi con una rapida mossa, facendola girare, la liberò del top, denudando il busto e fiondandosi con la bocca sui suoi capezzoli, leccando, succhiando e mordendo in modo volgare e osceno. Tutte azioni che Helena adorava e che le facevano perdere il controllo.
In pochissimi secondi la liberò di ogni indumento, denudandosi a sua volta. Il suo cazzo era già perfettamente in tiro e, ritengo, consapevole della mia presenza, questo lo stimolava molto. Helena guardava quella carne dura incantata; la parte estetica di un cazzo l’aveva sempre affascinata; adorava i cazzi dritti, lunghi ma non troppo grossi perché oltre che ammirarli amava sentirne l’odore e il sapore. Averlo in bocca, sentirlo pulsare e crescere sulla sua lingua la faceva impazzire di eccitazione. Un cazzo troppo grosso l'avrebbe privata di tali piaceri. E poi, sentirsi sottomessa, soggiogata, succube la portava ad enfatizzare questa sua condizione, trasformandosi in un puro stato di eccitazione mentale e fisica. Max si rivelò un ottimo maschio da monta; sapeva come trattare una femmina sottomessa e schiava. Senza troppo riguardo le mise una mano tra le cosce, racchiudendo nel suo grosso palmo la fica della mia donna. Lei urlò, ma istintivamente allargo le cosce, piegandole appena per permettergli di stringere il suo sesso tutto nella mano del suo personal trainer.
Due dita dell’uomo sparirono dentro la fica, mentre la parte della mano vicino al polso sfregava rudemente il suo clitoride. Quella penetrazione unita a quel massaggio osceno e lussurioso fece urlare Helena:
-“Ahaaaaaaa. Sì, sì, sìììììììììì. Non smettere, fottiti questa puttana, montala come una vacca. Ohooooooooo”.
La mia donna aveva gli occhi chiusi e Max, prima di rispondere alla sua richiesta, per una frazione di secondo si girò verso la porta e constatò che io ero lì, quindi le disse.
-“Ecco che finalmente sei come ti ho sempre immaginato e desiderato: troia, puttana, vogliosa di cazzo e senza alcuna inibizione; pronta a tutto in qualsiasi momento pur di godere. Sbaglio?”
-“No porco bastardo. Sei riuscito nel tuo intento, ma devi ringraziare quel porco, invertebrato del mio uomo che mi ha letteralmente abbandonato. Quindi, vedi di guadagnarti la mia fiducia e fai godere questa troia. Io, in compenso, diventerò la tua puttana, la tua cagna in calore e sarò disposta a tutto purché tu mi faccia sempre godere; qualunque cosa tu mi chiederai io lo farò! Se penso che questo fosse proprio ciò che desiderava il bastardo del mio maschio, mi sale una rabbia… Ma a lui non darò questo piacere di godersi la mia trasformazione. E adesso, sbattimi, dammi il tuo meraviglioso cazzo, sfondami e fammi urlare di piacere”.
Max prese a fotterla con grande veemenza e violenza.
-”Ahaaaaaaaaaaaa, ohooooooooooooo, sìììììììììììììììììììììììììì. Godo, godo, godooooooooo”!
Max non aveva smesso di fotterla con le dita e lo sfregamento del polso sul clitoride la fecero letteralmente sborrare, regalandole un orgasmo meraviglioso. Rividi la mia femmina godere come avevo sempre desiderato, sotto i miei occhi, per mano di un altro maschio, un toro, solo per lei. Le tremavano le gambe e lentamente si accascio, cadendo sulle ginocchia, accompagnata da lui che non toglieva le dita dalla sua fica. All’altezza del suo viso ora aveva il cazzo dell’uomo. Lo prese tra le mani, mentre l’uomo assunse una posizione eretta; lo annusò, riempiendosi le narici, lo sfregò sulla guancia, sul collo sotto il mento e poi sulle labbra. Delle copiose gocce di liquido preseminale le bagnarono le labbra e lei leccò prontamente, stuzzicando con la lingua la punta della cappella e raccogliendo i residui di quel nettare trasparente. Quel sapore dovette eccitarla molto perché una sua mano, tornò tra le sue cosce, iniziando a fare qualcosa che la eccitava moltissimo: spompinare una bella minchia mentre si masturbava in maniera oscena e lussuriosa. Era un gesto che le sapeva di vizioso e a cui si dedicava spesso quando eravamo ancora una coppia. In quel momento amavo disperatamente Helena e mi dispiaceva molto non poter condividere con lei quei momenti che avevo desiderato da sempre. Potevo mettere fine a quella tortura, ma avrei vanificato tutti gli sforzi fatti fino a quel momento. Quindi continuai a seguire quegli eventi. Dopo qualche minuto Max le ordinò di alzarsi. Le prese le mani e gliele bloccò sopra la sua testa; con l’altra mano le sollevo la coscia e Helena la appoggiò su una panca mentre l’uomo impugnò il suo gran cazzo, puntandoglielo in fica. Essendo più alto di lei, appena la sua cappella imboccò l’ingresso della fica della mia femmina, la arpionò letteralmente, penetrandola fino alla radice e strappandole un grande rantolo di piacere.
-“Ahaaaaaaaa. Tutto dentro. Sìììììììììììììììì. Fammelo sentire fino in fondo, ohooooooooo. Ora muoviti, voglio sentire il rumore della tua minchia che sguazza nella mia fica fradicia. Ahaaaaaaaaaaaaaa”.
Quel porco iniziò a pomparle il suo cazzo in fica, mentre le mordeva forte i capezzoli, per poi leccarli e succhiarli in modo da lenire il dolore che le provocava. Helena gradiva molto quel trattamento urlando “ancora”, ancora”, “più forte”, “ti prego, fammi male, fammi urlareeeeeeee”.
Max iniziò ad insultarla: “troia”, “puttana”, “vacca da monta”, “cagna in calore”, “pompinara”, “lurida zoccola, succhiacazzi”, ti sfondo, grandissimo puttanone”. 
Sembrava che ogni parola più era volgare, oscena, lussuriosa più le finisse tra le cosce, aumentando la sua eccitazione. Proprio in quel frangente Helena urlò il suo secondo straordinario orgasmo. Dalle sua fica mentre Max continuava a pomparle il suo cazzo, un torrente di sborra si riversò sulla nerchia e sulle cosce dell’uomo, finendo anche sul pavimento. Gli occhi di Helena roteavano nelle orbite, continuava a godere e a gemere, mentre tremava e le gambe le cedevano. Era uno spettacolo erotico, pornografico di straordinaria bellezza. Non mi resi conto di avere iniziato a masturbarmi e di aver sborrato come una fontana proprio mentre la  mia femmina urlava il suo piacere.
Anche in quel caso la mia donna si accovaccio sui glutei e come sempre le piaceva fare, diede ristoro a quel bellissimo cazzo, spompinandolo, ingoiandolo e facendolo sparire nella sua bocca. la vidi leccare la palle dell’uomo, succhiarle e la lingua ripercorrere tutta l’asta mentre lo segava vigorosamente. Max la fissava in trance e lei, accorgendosi, aprì la bocca, invitandolo a sputarle sulla lingua. Cosa che quel maschio depravato fece. Lei riprese a spompinare e succhiare e in pochi secondo portò l’uomo a godere, rantolando mentre la prendeva per quella rossa chioma, guidandola per gli ultimi spasmi di piacere e schizzandole in gola un fiume di sborra. Helena fece quello che in quei frangenti sia io che lei adoriamo di più: senza perdere una stilla di sborra, ingoiò tutto, lasciando quella minchia pulita e lucida; quindi, si rimise in piedi e lo baciò in bocca, manifestando una intimità esagerata (ma lei era così), scambiando i residui di umori con quello che si era rivelato un bull e un maschio portentoso.
Dopo essermi sistemato, lasciai la palestra senza farmi sentire. Per strada metabolizzai quanto era successo e i morsi della gelosia crescenti furono ben presto dominati dal piacere che avevo avuto nel vedere la mia donna fare sesso sfrenato con un altro maschio: era ciò che avevo sempre desiderato!
Quella sera stessa Max mi chiamò e mi preannunciò l'invio di foto e video dell'uomo che avrebbe interpretato il ruolo di bull. Si chiamava Rodolfo, un distinto e affascinante uomo maturo, proprio il tipo di maschio che Helena prediligeva. Un bell'esemplare di maschio, un sessantenne che si rivelò un vero porco, ma soprattutto un "padrone" e un Bull all'altezza: un vero perverso, e un dom esigente.  E ciò che sto per raccontare è quanto accadde quella sera tra le mura di casa mia.

Continua...
scritto il
2026-08-31
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