Il ricatto cap.1

di
genere
tradimenti

Questa è una storia lunga ma vale la pena leggerla e arrivare fino in fondo.
Certamente vi chiederete se tutto ciò che leggerete è realmente accaduto.
Io vi invito a una riflessione: chiedetevi mentre leggete se invece é una storia verosimile; cioè se quello che state leggendo sarebbe veramente potuto accadere e a quel punto avrete la risposta.
Buona lettura, soprattutto a chi riuscirà ad arrivare fino in fondo.🙏

Sono un ultracinquantenne e questa è la storia di quanto è successo a me e a mia moglie negli ultimi cinque anni.
L’elemento scatenante di questa straordinaria esperienza è stato il post-pandemia, ma in particolare la necessaria clausura e l’obbligo di isolamento a cui siamo stati costretti.
In quel periodo, oltre a pane e pizze, il passatempo preferito mio e di mia moglie era il sesso, avendolo noi declinato in tutti i modi e in tutte le forme, ricorrendo a ogni genere di toys, fantasie e tanti video porno.
Anche se la nostra vita sessuale era sempre stata ricca di immaginazione, in quei frangenti raggiunse momenti molto intensi, al punto da ripromettersi che molte delle nostre fantasie erotiche, appena fosse stato possibile, le avremmo messe in atto. Peraltro, in quella nostra creatività erotica, sempre più spesso io mi ritagliavo il ruolo di cuckold mentre lei si immedesimava anima e corpo in quello di “hotwife” o “sweetie” che dir si voglia, con grande trasporto e coinvolgimento, arrivando anche a dare anche un volto ai diversi maschi con cui avremmo realmente fatto quel tipo di esperienza. Infatti, se per me era stata rivelatrice quella notevole quantità di amplessi vissuti, perché ammettessi che, per quanto attivo, io mi identificavo pienamente nel ruolo di cuckold, Helena non aveva avuto dubbi nell’affermare che la sua vera natura non solo era quella di una hotwife, sweetie o milf, ma anche di una inguaribile sottomessa, con propensione da vera schiava. E proprio durante quelle confessioni intime ci eravamo ripromessi di mettere in atto le nostre fantasie appena avessimo avuto la libertà di farlo.
Infatti, quando lo scampato pericolo rimise in movimento le vite di tutti, io mi presentai da Helena con l’assegno in bianco che entrambi avevamo firmato durante il lockdown: iniziare una qualsiasi attività da scambisti o, in suo onore, avventurarci in esperienze sessuali “a tre”, ma con la presenza di un altro uomo, considerata la sua inguaribile gelosia nei confronti di un alternativo terzo partner, donna. La sua risposta fu un secco:
-“No, non se ne parla proprio!”.
A nulla valsero le mie ripetute insistenze: da quella posizione non voleva assolutamente schiodarsi e, conoscendola, niente e nessuno avrebbe potuto farle cambiare idea. Forse solo un evento shock avrebbe potuto convincerla a cedere alle mie richieste da lei considerate perniciose per il nostro rapporto; ma non riuscivo ancora ad individuarne uno.
Una cosa, tuttavia, mi era chiara; qualsiasi mia azione doveva sfruttare proprio la sua sana, costante e irrinunciabile voglia di sesso. E proprio questi elementi mi fornirono la soluzione, anche se ero consapevole che sarebbe stato un percorso tortuoso, traumatico per entrambi e che solo dopo averlo superato avremmo raccolto i frutti di tanti inevitabili sacrifici.
Dopo i numerosi dinieghi, il mio desiderio verso Helena aveva perso di slancio e lei per questo ne soffriva, non essendo abituata ai rifiuti che in diverse circostanze le avevo riservato. Anche la passione e la fantasia durante le nostre sessioni erotico-amorose avevano subito il classico effetto “routine” tipico delle coppie in crisi e, ogni volta, diventavano sempre meno appaganti.
Quando, nella nostra ultima seduta di sesso, affrontò l’argomento, mi trincerai dietro motivazioni banali, quali il lavoro, gli impegni e altre menate senza senso. Conscio che non mi aveva creduto, ebbi modo di appurare che questa situazione la faceva soffrire molto, e non solo sul piano della nostra relazione di coppia, ma proprio come esigenza fisiologica: Helena aveva bisogno di essere gratificata e appagata sessualmente, e questo riconoscimento passava inderogabilmente dall’amore profondo che provava per me e che, naturalmente, fino a quel momento non le avevo mai fatto mancare!
Dopo un paio di giorni ebbi l’illuminazione e a quel punto decisi di mettere in atto la mia strategia, e il piano con cui realizzarla iniziò a delinearsi molto chiaramente.
L’idea mi venne, accompagnandola in palestra, luogo dal quale ultimamente in diverse nostre fantasie erotiche avevamo pescato un maschio che la stimolava molto: il suo personal trainer, Max. Un marcantonio di 185 cm, ben muscolato, ma non pompato (Helena non ama molto questa tipologia di maschio), trentenne, moro, occhi scuri, sguardo intenso e profondo, bella chiostra di denti e viso maschio, anche se non bello; anzi proprio questo contrasto da aspetto truce in un uomo la eccitava molto. In sostanza, rappresentava il suo ideale erotico al punto che ad ogni fantasia, dietro mia sollecitazione, lei trovava il modo di infilarcelo sempre più spesso, immaginando di farsi fare le peggiori cose: lasciarsi trattare da gran troia, pensare di essere la sua schiava con tanto di collare, farsi trattare da puttana da strada e accettare di prostituirsi per lui, novello padrone. Si può dire che non le era entrato solo in testa, ma le scorreva dentro come sangue nelle vene.
Ricordai pure tutte le volte che avevamo accettato le sue “convocazioni” (invito aperto, per la verità, a tutte le ragazze che insieme alla mia donna lui allenava nella sua palestra) nei locali usati per i loro saggi periodici o, d’estate in spiaggia, dove eseguiva le lezioni per le sue associate e dove avevo sorpreso Helena a flirtare con lui, ogni volta in modo sempre più sfacciato. Questa manfrina da adolescenti, eccitava molto Helena tale che, appena rientrati in casa, quasi mi obbligava a sbatterla, immaginando questo suo stallone che la fotteva e la sottometteva in tutti i modi, e ogni volta in modo sempre più osceno e lussurioso.
Mi resi conto che avevo trovato la nostra cavia e adesso c’era solo da mettere in atto la mia strategia di indebolimento delle certezze di Helena, studiando le tattiche giuste per sottometterla a tutti i miei voleri (so che molti di voi stanno pensando che sono solo un bastardo, porco e perverso, ma so anche che ognuno di voi che leggerà man mano questo racconto morboso non resterà del tutto indifferente e, a un certo punto, farete il tifo per me, cari bastardi lussuriosi)!
La prima delle tattiche sarebbe stata fiaccare la resistenza della mia donna, e l’unico metodo era privarla gradatamente di ciò che lei più desiderava: il sesso… unito al mio amore incondizionato per lei. Non poteva essere qualcosa di traumatico e scioccante, ma doveva avvenire in modo scientifico e nell’arco di un tempo che non potevo definire a priori.
La seconda delle subdole tattiche era farla avvicinare sempre di più a Max, il suo stallone preferito nelle nostre fantasie; ma lo sarebbe stato anche nella realtà?
Per raggiungere questo obiettivo, dovevo stressarne la resistenza e portarla al punto di avere bisogno di qualcuno che le desse ciò che io, a poco a poco, le avrei negato quasi del tutto. E questo qualcuno, oltre a essere stato individuato in Max, doveva esserne consapevole, ma soprattutto complice.
Quindi iniziai a raccogliere quante più informazioni potevo su questo personaggio che, a istinto, intuivo avesse sicuramente qualche punto debole. Dai suoi social scoprii quante conoscenze avessimo in comune e, dopo averne individuata una in un mio cliente abituale con il quale io stesso avevo uno stretto rapporto di amicizia, lo avvisai che volevo incontrarlo, dopo aver appurato che conosceva molto bene Max ed era in condizione di darmi molte informazioni su quello che sembrava apparire sempre di più come un personaggio enigmatico.
La prima cosa che scoprii fu il forte debito che Max aveva con questo mio cliente per aver acquistato da lui buona parte delle attrezzature della palestra, che ancora non aveva pagato del tutto. A quel punto, avendo il mio amico/cliente contratto un debito nei miei confronti qualche giorno prima, quasi del medesimo importo, gli proposi di cedermi il suo credito verso Max, allettandolo con l’estinzione immediata del suo. A quella vantaggiosa prospettiva il mio amico accettò immediatamente, considerando che il nostro terzo debitore era molto indietro con i pagamenti e, soprattutto, non era in grado di garantire il saldo in tempi rapidi. Non dovetti rispondere a nessuna sua domanda: il mio amico era troppo furbo per farne. Con una scrittura privata mi cedette il credito e ne diede comunicazione per raccomandata anche al baldo Max il quale, una volta acquisita la notizia, telefonò al mio amico, chiedendo se avrebbe potuto continuare a pagare dilazionando il debito, pur rispettando le scadenze.
Decisi che Max doveva sapere chi era il suo nuovo creditore, e il saggio di fine anno della palestra cadde a fagiolo, perché sapevo che Helena non vi avrebbe rinunciato per nessuna ragione al mondo.
La sera prima dell’evento, dopo tanto tempo, scopammo come dannati e, naturalmente, Max fu lo stallone principe delle nostre fantasie. In quella circostanza mi spinsi oltre, facendo immaginare alla mia femmina che lui, suo signore e padrone, su mia concessione, l’aveva obbligata al ruolo di cagna e schiava, facendola sbattere da sei uomini maturi, lussuriosi, osceni e viziosi che, dopo averla riempita di sborra in fica, culo e su tutto il corpo, l’avevano costretta a subire anche la loro pioggia dorata, inondandola completamente di urina. Il suo premio era stato l’essere posseduta in tutti i buchi dal suo amato stallone Max che, a sua volta, l’aveva riempita ancora di sborra, facendogliela ingoiare e, ancora una volta, irrorandola del suo piscio dorato.
Helena aveva goduto come non mai in quei frangenti dopo tanto tempo, illudendosi che le cose tra noi fossero ritornate quelle di prima. Il giorno dopo, quindi, eravamo pronti per incontrare il suo personal trainer nelle migliori condizioni d’animo, anche perché, durante il tragitto per raggiungere il luogo dell’evento, mi ero preoccupato di ricordare alla mia donna quanto avevamo immaginato la sera prima, fottendoci come maiali.
Alle mie prime provocazioni si era falsamente schernita, ma io la conoscevo bene e sapevo che sotto sotto qualcosa iniziava a prudere tra le cosce. Dopo dieci minuti durante i quali avevo richiamato le scene più ignobili a cui l’avevo sottoposta nelle nostre fantasie, volli appurare che la mia troia fosse a un livello di eccitazione sessuale che, una volta raggiunto, faceva fatica ad abbandonare, lasciandola arrapata fino al successivo rapporto che avremmo avuto. E, infatti, non mi sbagliavo: le misi una mano tra le cosce, nonostante le sue timide proteste, e la trovai letteralmente in un lago di umori.
– “Cazzo, sei veramente una gran troia, amore. Sei letteralmente pronta a prendere un gran bel cazzo tra quelle cosce. Sei in un lago, ma soprattutto arrapata al punto giusto, sbaglio?”.
Mentre lei si preparava a replicare, le infilai due dita in fica e iniziai un ditalino con il preciso intento di esasperarla sessualmente, avendo cura, però, di non farla godere. La sua risposta non si fece attendere e, mentre si trastullava con le mie dita, disse:
– “E tu sei proprio un maiale bastardo; hai fatto di tutto per portarmi a questo punto e anche adesso mi stai facendo impazzire. Se non mi fai godere, scendo e mi faccio sfondare dal primo cazzo che incontro. Porco bastardo. Ahaaaaaaaa. Sììììììììììììì. Ohooooooooo”.
Mentre pensava che l’avrei portata all’orgasmo, mi bloccai, pur se a malincuore perchè Helena, quando gode, è uno spettacolo che vale il prezzo del biglietto. Tirai fuori le dita, lasciandola con una voglia di cazzo pazzesca. Dopo qualche minuto, eravamo a destinazione e dovette rassegnarsi all’idea di rimanere eccitata per tutta la serata.
Tra il serio e il faceto, la provocai:
– “In realtà, amore, potresti approfittare del fatto che c’è il tuo adorato Max che per te stravede. Lo noto tutte le volte che vi incrociate che flirtate in modo sfacciato, puttanella. Quindi potresti mantenere questo tuo mood da troia vogliosa per tutta la serata, se solo lo provochi un po’”.
Non impiegò molto a rispondermi:
– “Lo so bene che mi vedresti volentieri a pecora, nuda, con un collare da cagna, facendomi montare da lui mentre tu, porco lussurioso e vizioso, ti godi lo spettacolo. Ma non ti darò questa soddisfazione e stasera ti farò fare gli straordinari, perché non ci sarà un solo buco del mio corpo voglioso in cui non infilerai il tuo cazzo”.
Tutto iniziò così!
Continua...
scritto il
2026-08-31
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