Il ricatto cap. 2
di
Intrigo75
genere
tradimenti
Durante la serata Helena flirtò davvero in modo sfacciato con Max, il quale dapprima era un po’ a disagio, poi, non vedendo alcuna mia reazione negativa o insofferente a quei comportamenti, si mostrò sempre più complice con la mia femmina: sfiorando, toccando, accarezzando e scambiando sguardi languidi con quella cagna della mia donna. A ogni sua iniziativa Helena mi osservava, non per vedere la mia reazione — che credo sapesse bene di che natura fosse — ma, da troia navigata, spesso si avvicinava e veniva a toccarmi il cazzo, constatando quanto fosse duro. Ridevamo di gusto, ma lei non mancava di rimproverarmi:
– “Che gran porco il mio uomo. Ti stai proprio eccitando nel vedermi fare la puttanella provocatrice, vero? Allora ho il tuo permesso per continuare? Non rispondere, tanto so che è proprio questo che vuoi da me. Maiale bastardo!”.
Al termine della serata dimenticai appositamente la giacca al guardaroba per poter tornare indietro e comunicare a Max che il suo nuovo creditore ero io, e che presto ci saremmo incontrati per affrontare la faccenda. Sbiancato in volto per la sorpresa, ebbe solo il tempo di rispondere:
– “Certo, quando vuole, sono a sua completa disposizione”.
Con un falso sorriso risposi:
– “Non ho dubbi che lo sarai, guarda”.
Mi guardò e non capii se fosse più stupito o affranto per quello che lo attendeva.
Il giorno dopo, dal cellulare di Helena recuperai il numero di Max e lo chiamai, fissando un appuntamento presso la sua palestra in un orario di chiusura. Dopo averlo rassicurato che avrei rispettato gli accordi che aveva con il precedente creditore, posi le mie condizioni: 1) massima riservatezza su quello che avremmo concordato; 2) sedurre e sottomettere mia moglie sessualmente; 3) allontanarsi da lei completamente al termine dell’incarico che gli stavo affidando.
Gli spiegai che ero un cuckold e che stavo fruendo della sua collaborazione da “bull” per raggiungere il mio scopo: fare della mia donna una hotwife, una sweetie, una milf a mia totale disposizione. In compenso, non solo gli avrei azzerato il debito, ma avrebbe ottenuto altro denaro se l’obiettivo fosse stato pienamente raggiunto. Gli comunicai che, in caso contrario, avrei fatto valere l'accordo secondo cui avrebbe dovuto pagare il debito e gli interessi di quasi cinque anni di ritardati pagamenti: praticamente avrebbe dovuto vendere la sua palestra.
Accettò tutto senza batter ciglio; anzi, notai che trovò la cosa particolarmente allettante. In fondo Helena era una femmina pazzesca e non credo ci fosse maschio che non avrebbe accettato di scoparsela e sottometterla per mio conto, oltre che per proprio diletto e lussuria. Poteva iniziare subito a mettere in atto le sue strategie e tattiche di seduzione; io lo rassicurai, dicendogli che avrei stressato così tanto Helena da costringerla a cercare conforto in un altro uomo, e lui doveva essere pronto a offrire la sua spalla per darle il giusto conforto non appena avessi definitivamente portato all’abbandono la mia femmina sia moralmente sia sessualmente. Max mi assicurò che, se io avessi fatto la mia parte, lui avrebbe fatto la sua, informandomi che non era nuovo nel recitare la parte del “bull” avendo all’attivo numerose esperienze con coppie come la nostra. Per saggiare quanto fosse puntuale nel proteggere la riservatezza delle coppie a cui si era “dedicato” gli chiesi di farmi dei nomi. Molto prontamente rifiutò, asserendo che non lo avrebbe mai fatto, neanche sotto tortura. Esame superato, pensai.
Posi, quindi, un’ultima condizione e cioè che dopo aver ottenuto la fiducia di Helena, tutti i loro rapporti sessuali dovevano avvenire in casa mia e nella mia camera da letto. Accettò anche questo.
Approfittando, pertanto, di un’assenza di due giorni di Helena che era andata a trovare sua madre, piazzai in casa delle videocamere in ogni ambiente, compresi il bagno e il garage. Volevo monitorare ogni movimento della mia donna in qualunque istante della giornata.
Ormai mi sentivo pronto e potevo dare inizio al mio progetto infame. Sì, perché riconoscevo in quei momenti che Helena non lo meritasse, ma ero altrettanto sicuro che, una volta raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato, lei sarebbe stata totalmente e definitivamente mia complice, come accadeva ormai da anni.
Iniziai lo stesso giorno in cui avevo concordato il piano con Max. Quella sera stessa, la provocai, portandola al solito stato di eccitazione, ma proprio quando lei stava per godere, ebbi il mio orgasmo e la lascia frustrata e piena di voglia. Prima che lei potesse dire qualcosa, mi alzai e andai in bagno ritornando solo dopo circa un’ora e la trovai che dormiva già.
Per una settimana non la sfiorai neanche con un dito e anche il mio comportamento, che era sempre stato attento e affettuoso, subì un cambiamento radicale proprio in quella prima settimana. Helena iniziò a soffrirne perché aveva notato che qualcosa era cambiato. Provò a stuzzicarmi sessualmente, ma mi sottrassi garbatamente alle sue provocazioni, adducendo che la mattina dopo avrei dovuto fare una levataccia per motivi di lavoro. Ci rimase molto male, ma non lo manifestò molto apertamente. Qualche giorno dopo, ci riprovò e questa volta mi lasciai sedurre, ma non manifestai il solito coinvolgimento e come la volta precedente raggiunsi l’orgasmo prima che lei potesse godere, lasciandola ancora una volta insoddisfatta. Mi alzai e andai in bagno, ma la spiai per vedere che reazione avrebbe avuto dopo questa seconda rinuncia da parte mia a farla godere.
La vidi tirare fuori dal cassetto del comodino uno dei nostri toys e darsi piacere preoccupandosi di farlo prima che io rientrassi in camera. Fu una scena frustrante anche per me vederla in quello stato di vera prostrazione, ma ormai avevo imboccato una strada senza ritorno. Dopo 10 giorni in cui l’avevo ulteriormente ignorata, una sera mi affrontò, rimproverandomi per come mi ero comportato nell’ultimo mese e mi impose di dirle se c’era qualcosa che non andava tra noi e se lei avesse fatto qualcosa che mi aveva portato a trattarla in quel modo. Quasi arrampicandomi sugli specchi, le dissi che era solo un brutto periodo che stavo attraversando, che alcuni problemi sul lavoro avevano amplificato questo mio frustrante stato d’animo e che speravo di superarlo presto, mi serviva solo del tempo.
Per almeno due mesi perseverai nell’ignorarla e abusando in alcuni casi, soprattutto quando due o tre volte avrebbe voluto negarsi e rifiutare le mie avances e invece io abus4i letteralmente del suo corpo e ciò che mi sorprese non furono le sue proteste e le sue urla iniziali, ma quando mi resi conto di quello che sto per esporvi.
Avevamo accettato l’invito del suo adorato Max per un evento da lui organizzato. Un locale all’aperto e dove per tutta la sera sono stati distribuiti fiumi di alcool e polvere di stelle. Helena non disdegnò nè gli uni nè l’altra, pur rimanendo sempre vigile e presente a sè stessa, ma in uno stato di chiara eccitazione sessuale. In quelle quatto ore trascorse in quel luogo, la vidi spesso sparire per imboscarsi con Max e in una di quelle volte li trovai che inizialmente limonavano oscenamente in un magazzino per le bevande, poi il nostro bull le tirò su il corto abito, sposto il filo del perizoma e dopo essersi caricato su una spalla la gamba della mia femmina, prese a leccarle la fica come se non ci fosse un domani, portandola in un paio di minuti a un intenso e urlante orgasmo. il suono alto della musica copriva le loro urla. sparirono altre due volte e quando per l’ultima volta che si era allontanata, tornò per dirmi che voleva andare via, notando il suo rossetto sbavato, per essere certo che aveva spompinato la minchia del suo toro, la baciai in bocca, leccandole volgarmente le labbra, quindi le dissi:
-”Cazzo hai un buon sapore che somiglia molto a qualcosa che abbiamo già degustato insieme.”
curiosa e sfrontata com’era in quel momento, chiese:
-”Ah, sì. E cosa ti ricorda?”
-”Quando mi spompini il cazzo e ti fai sborrare in bocca. Ecco ho sentito il sapore della sborra ma non certamente certamente la mia.”
-”Quanto sei volgare. Sei proprio uno stronzo”.
Rispose offesa, ma Helena, non sapendo mentire, diventò subito sfuggente e per non tradirsi ulteriormente, si rinchiuse in un mutismo assoluto fino a quando non arrivammo a casa.
Dopo una doccia ristoratrice ci ritrovammo nel letto e la mia donna si voltò dall’altra parte, dandomi le spalle e il suo bel culo. Indossava una cortissima e trasparente mise da notte e sia perché la desideravo sia perché volevo umiliarla, fottendola come meglio mi garbava, mi attaccai col bacino al suo culo e le feci sentire il cazzo già duro tra le natiche. Lei tentò di dissuadermi, allontanandosi, ma io glielo impedii, bloccandola per le braccia. Iniziammo una sorta di lotta che in breve si concluse con Helena bloccata a pancia in giù, le mie gambe tra le sue che le impedivano di chiuderle e il mio cazzo che andava alla ricerca della sua fica.
-”No! Cazzo. No! Non voglio. Lasciami, mi fai male, cazzo. Non voglio, smettila.
-”Invece ti concederai, cazzo! non mi pare che alla festa tu ti sia risparmiata; quindi, questa serata la chiuderai, aprendo le cosce e mi darai la tua fica e il tuo culo e infine, assaggerai anche la mia di sborra in bocca, troia”.
Helena si dimenò ancora per qualche minuto, ma appena riuscii ad infilarle la minchia in fica e la sentii scivolare fino alle palle, tanto era fradicia mi resi conto che la sua era tutta una farsa e quel trattamento l’aveva semplicemente eccitata in un modo furioso. Non esitai a rinfacciarglielo.
-”Ma che gran cagna sei Helena? Sei letteralmente fradicia e non aspettavi altro che essere abusata e io sto semplicemente facendo il tuo; non sei che una lurida puttana da strada”.
Iniziai a menare colpi furibondi e dopo un paio di minuti, la mia femmina da vera cagna in calore esplose in un orgasmo lungo e intenso che la fece tremare in ogni fibra. Presi, quindi, ad insultarla:
-”Puttana, troia, lurida vacca. Cagna in calore. Non aspettavi altro; sei proprio una zoccola succhiacazzi e una oscena pompinara”.
Continuai a sbatterla mentre lei rispondeva, ancora sotto gli spasmi del godimento, ai miei insulti.
-”Si, bastardo, sono la puttana che hai sempre voluto, mi hai plasmato come la più lurida delle cagne, facendomi diventare una troia e una zoccola da strada; quindi non lamentarti, sono il frutto della tua perversione che ormai è anche la mia. Ahaaaaaaaa. E adesso godooooooo, bastardo, porco. Sììììììììì. Ohooooooooo. Non smettere osceno maiale, fottimi, sfondami, fammi pure male. Godooooooo.”
mentre Mentre ancora urlava il suo piacere, tirai fuori il cazzo dalla sua fica, la sollevai per per i fianchi e le puntai il cazzo tra le natiche. Bagnata com’era, la penetrai fino alle palle e un suo gemito quasi urlato mi ricordò che farsi inculare era la pratica sessuale che in assoluto desiderava di più e che la faceva arrapare, facendole perdere il controllo.
ricominciai a provocare e a insultarla, mentre con una frusta a frange presi a colpirla sulla schiena, sulle natiche e sulle cosce, dosandone la forza perché sapevo che impazziva essere percorsa mentre veniva penetrata e sbattuta.
-”Troia, era questo che volevi, no? Essere abus4ta e inculata contro la tua volontà; non è così?”.
-”Sì, Sì, Sì. Lo sai maledetto bastardo. Sei tu che mi hai fatto diventare una cagna. Lurido porco; so bene che non hai ancora finito di soggiogarmi e sottomettermi, quindi, sai anche che puoi fare di me quello che più desidera la tua mente perversa, maiale”.
Continuai ad incalzarla, aumentando il ritmo della penetrazione, mentre iniziai a torturarle il clitoride, aumentando il supplizio a cui la stavo sottoponendo, quindi le dssi:
-”Magari starai immaginando che la minchia che ti sta trapanando il culo non sia la mia, puttana. Non è così.”
Come accadeva sempre, raccolse la provocazione e rispose per le rime.
-”Certo che non è la tua. Ma non solo lo sapevi lurido maiale, ma lo hai sempre desiderato e anche adesso è il tuo desiderio più grande: vedermi sbattuta sotto i tuoi occhi da un altro maschio. e io anche adesso ti accontento e, immagino, tu voglia anche sapere di chi sia, non è così”?
- “Sei proprio una puttana viziosa e tanto me lo dirai lo stesso perché muori dalla voglia di vedermi umiliato e immaginare di cornificarmi sotto i tuoi occhi.”
-”Sai bene chi sta sfondando il mio culo e non è il tuo cazzo, ma la poderosa minchia di quello splendido Bull di Max. Ahaaaaaa. Bastardo, mi sfondi. Ohooooooo, cazzo, non smettere. Spacca il culo a questa troia, forza, aprilo in due a questa puttana. Ahaaaaa, godo, godo, godoooooooo.”
Una pioggia di sborra mi travolse perchè Helena schizzò tanto di quegli umori da inondarmi cazzo, cosce e pavimento.
La presi per i capelli, mentre ancora godeva, le misi il cazzo in bocca e le ordinai di farsi riempire la bocca della mia sborra, continuando a provocarla.
-”Succhia, troia. Ingoia tutta la sborra e già che ci sei immagina il tuo toro che ti disseta col suo bianco sperma. Sempre tenendola per i capelli, le inondai il viso, gli occhi e le tette con la mia sborra. Helena, ancora presa dalla lussuria e, magari, ancora pensando a Max, ripulì il cazzo fino all'ultima stilla, poi si preoccupò di raccogliere con le dita quella che era finita sul suo corpo. Quindi si avvicinò e mi baciò con passione, gustando insieme a me il sapore dei nostri umori e concluse dicendo:
-”Il sapore di sborra che avevi sentito stasera sulle mie labbra era lo stesso?”
la guardai con aria di rimprovero e riuscii a dire solo:
-“Sei proprio una gran TROIA!”
– “Che gran porco il mio uomo. Ti stai proprio eccitando nel vedermi fare la puttanella provocatrice, vero? Allora ho il tuo permesso per continuare? Non rispondere, tanto so che è proprio questo che vuoi da me. Maiale bastardo!”.
Al termine della serata dimenticai appositamente la giacca al guardaroba per poter tornare indietro e comunicare a Max che il suo nuovo creditore ero io, e che presto ci saremmo incontrati per affrontare la faccenda. Sbiancato in volto per la sorpresa, ebbe solo il tempo di rispondere:
– “Certo, quando vuole, sono a sua completa disposizione”.
Con un falso sorriso risposi:
– “Non ho dubbi che lo sarai, guarda”.
Mi guardò e non capii se fosse più stupito o affranto per quello che lo attendeva.
Il giorno dopo, dal cellulare di Helena recuperai il numero di Max e lo chiamai, fissando un appuntamento presso la sua palestra in un orario di chiusura. Dopo averlo rassicurato che avrei rispettato gli accordi che aveva con il precedente creditore, posi le mie condizioni: 1) massima riservatezza su quello che avremmo concordato; 2) sedurre e sottomettere mia moglie sessualmente; 3) allontanarsi da lei completamente al termine dell’incarico che gli stavo affidando.
Gli spiegai che ero un cuckold e che stavo fruendo della sua collaborazione da “bull” per raggiungere il mio scopo: fare della mia donna una hotwife, una sweetie, una milf a mia totale disposizione. In compenso, non solo gli avrei azzerato il debito, ma avrebbe ottenuto altro denaro se l’obiettivo fosse stato pienamente raggiunto. Gli comunicai che, in caso contrario, avrei fatto valere l'accordo secondo cui avrebbe dovuto pagare il debito e gli interessi di quasi cinque anni di ritardati pagamenti: praticamente avrebbe dovuto vendere la sua palestra.
Accettò tutto senza batter ciglio; anzi, notai che trovò la cosa particolarmente allettante. In fondo Helena era una femmina pazzesca e non credo ci fosse maschio che non avrebbe accettato di scoparsela e sottometterla per mio conto, oltre che per proprio diletto e lussuria. Poteva iniziare subito a mettere in atto le sue strategie e tattiche di seduzione; io lo rassicurai, dicendogli che avrei stressato così tanto Helena da costringerla a cercare conforto in un altro uomo, e lui doveva essere pronto a offrire la sua spalla per darle il giusto conforto non appena avessi definitivamente portato all’abbandono la mia femmina sia moralmente sia sessualmente. Max mi assicurò che, se io avessi fatto la mia parte, lui avrebbe fatto la sua, informandomi che non era nuovo nel recitare la parte del “bull” avendo all’attivo numerose esperienze con coppie come la nostra. Per saggiare quanto fosse puntuale nel proteggere la riservatezza delle coppie a cui si era “dedicato” gli chiesi di farmi dei nomi. Molto prontamente rifiutò, asserendo che non lo avrebbe mai fatto, neanche sotto tortura. Esame superato, pensai.
Posi, quindi, un’ultima condizione e cioè che dopo aver ottenuto la fiducia di Helena, tutti i loro rapporti sessuali dovevano avvenire in casa mia e nella mia camera da letto. Accettò anche questo.
Approfittando, pertanto, di un’assenza di due giorni di Helena che era andata a trovare sua madre, piazzai in casa delle videocamere in ogni ambiente, compresi il bagno e il garage. Volevo monitorare ogni movimento della mia donna in qualunque istante della giornata.
Ormai mi sentivo pronto e potevo dare inizio al mio progetto infame. Sì, perché riconoscevo in quei momenti che Helena non lo meritasse, ma ero altrettanto sicuro che, una volta raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato, lei sarebbe stata totalmente e definitivamente mia complice, come accadeva ormai da anni.
Iniziai lo stesso giorno in cui avevo concordato il piano con Max. Quella sera stessa, la provocai, portandola al solito stato di eccitazione, ma proprio quando lei stava per godere, ebbi il mio orgasmo e la lascia frustrata e piena di voglia. Prima che lei potesse dire qualcosa, mi alzai e andai in bagno ritornando solo dopo circa un’ora e la trovai che dormiva già.
Per una settimana non la sfiorai neanche con un dito e anche il mio comportamento, che era sempre stato attento e affettuoso, subì un cambiamento radicale proprio in quella prima settimana. Helena iniziò a soffrirne perché aveva notato che qualcosa era cambiato. Provò a stuzzicarmi sessualmente, ma mi sottrassi garbatamente alle sue provocazioni, adducendo che la mattina dopo avrei dovuto fare una levataccia per motivi di lavoro. Ci rimase molto male, ma non lo manifestò molto apertamente. Qualche giorno dopo, ci riprovò e questa volta mi lasciai sedurre, ma non manifestai il solito coinvolgimento e come la volta precedente raggiunsi l’orgasmo prima che lei potesse godere, lasciandola ancora una volta insoddisfatta. Mi alzai e andai in bagno, ma la spiai per vedere che reazione avrebbe avuto dopo questa seconda rinuncia da parte mia a farla godere.
La vidi tirare fuori dal cassetto del comodino uno dei nostri toys e darsi piacere preoccupandosi di farlo prima che io rientrassi in camera. Fu una scena frustrante anche per me vederla in quello stato di vera prostrazione, ma ormai avevo imboccato una strada senza ritorno. Dopo 10 giorni in cui l’avevo ulteriormente ignorata, una sera mi affrontò, rimproverandomi per come mi ero comportato nell’ultimo mese e mi impose di dirle se c’era qualcosa che non andava tra noi e se lei avesse fatto qualcosa che mi aveva portato a trattarla in quel modo. Quasi arrampicandomi sugli specchi, le dissi che era solo un brutto periodo che stavo attraversando, che alcuni problemi sul lavoro avevano amplificato questo mio frustrante stato d’animo e che speravo di superarlo presto, mi serviva solo del tempo.
Per almeno due mesi perseverai nell’ignorarla e abusando in alcuni casi, soprattutto quando due o tre volte avrebbe voluto negarsi e rifiutare le mie avances e invece io abus4i letteralmente del suo corpo e ciò che mi sorprese non furono le sue proteste e le sue urla iniziali, ma quando mi resi conto di quello che sto per esporvi.
Avevamo accettato l’invito del suo adorato Max per un evento da lui organizzato. Un locale all’aperto e dove per tutta la sera sono stati distribuiti fiumi di alcool e polvere di stelle. Helena non disdegnò nè gli uni nè l’altra, pur rimanendo sempre vigile e presente a sè stessa, ma in uno stato di chiara eccitazione sessuale. In quelle quatto ore trascorse in quel luogo, la vidi spesso sparire per imboscarsi con Max e in una di quelle volte li trovai che inizialmente limonavano oscenamente in un magazzino per le bevande, poi il nostro bull le tirò su il corto abito, sposto il filo del perizoma e dopo essersi caricato su una spalla la gamba della mia femmina, prese a leccarle la fica come se non ci fosse un domani, portandola in un paio di minuti a un intenso e urlante orgasmo. il suono alto della musica copriva le loro urla. sparirono altre due volte e quando per l’ultima volta che si era allontanata, tornò per dirmi che voleva andare via, notando il suo rossetto sbavato, per essere certo che aveva spompinato la minchia del suo toro, la baciai in bocca, leccandole volgarmente le labbra, quindi le dissi:
-”Cazzo hai un buon sapore che somiglia molto a qualcosa che abbiamo già degustato insieme.”
curiosa e sfrontata com’era in quel momento, chiese:
-”Ah, sì. E cosa ti ricorda?”
-”Quando mi spompini il cazzo e ti fai sborrare in bocca. Ecco ho sentito il sapore della sborra ma non certamente certamente la mia.”
-”Quanto sei volgare. Sei proprio uno stronzo”.
Rispose offesa, ma Helena, non sapendo mentire, diventò subito sfuggente e per non tradirsi ulteriormente, si rinchiuse in un mutismo assoluto fino a quando non arrivammo a casa.
Dopo una doccia ristoratrice ci ritrovammo nel letto e la mia donna si voltò dall’altra parte, dandomi le spalle e il suo bel culo. Indossava una cortissima e trasparente mise da notte e sia perché la desideravo sia perché volevo umiliarla, fottendola come meglio mi garbava, mi attaccai col bacino al suo culo e le feci sentire il cazzo già duro tra le natiche. Lei tentò di dissuadermi, allontanandosi, ma io glielo impedii, bloccandola per le braccia. Iniziammo una sorta di lotta che in breve si concluse con Helena bloccata a pancia in giù, le mie gambe tra le sue che le impedivano di chiuderle e il mio cazzo che andava alla ricerca della sua fica.
-”No! Cazzo. No! Non voglio. Lasciami, mi fai male, cazzo. Non voglio, smettila.
-”Invece ti concederai, cazzo! non mi pare che alla festa tu ti sia risparmiata; quindi, questa serata la chiuderai, aprendo le cosce e mi darai la tua fica e il tuo culo e infine, assaggerai anche la mia di sborra in bocca, troia”.
Helena si dimenò ancora per qualche minuto, ma appena riuscii ad infilarle la minchia in fica e la sentii scivolare fino alle palle, tanto era fradicia mi resi conto che la sua era tutta una farsa e quel trattamento l’aveva semplicemente eccitata in un modo furioso. Non esitai a rinfacciarglielo.
-”Ma che gran cagna sei Helena? Sei letteralmente fradicia e non aspettavi altro che essere abusata e io sto semplicemente facendo il tuo; non sei che una lurida puttana da strada”.
Iniziai a menare colpi furibondi e dopo un paio di minuti, la mia femmina da vera cagna in calore esplose in un orgasmo lungo e intenso che la fece tremare in ogni fibra. Presi, quindi, ad insultarla:
-”Puttana, troia, lurida vacca. Cagna in calore. Non aspettavi altro; sei proprio una zoccola succhiacazzi e una oscena pompinara”.
Continuai a sbatterla mentre lei rispondeva, ancora sotto gli spasmi del godimento, ai miei insulti.
-”Si, bastardo, sono la puttana che hai sempre voluto, mi hai plasmato come la più lurida delle cagne, facendomi diventare una troia e una zoccola da strada; quindi non lamentarti, sono il frutto della tua perversione che ormai è anche la mia. Ahaaaaaaaa. E adesso godooooooo, bastardo, porco. Sììììììììì. Ohooooooooo. Non smettere osceno maiale, fottimi, sfondami, fammi pure male. Godooooooo.”
mentre Mentre ancora urlava il suo piacere, tirai fuori il cazzo dalla sua fica, la sollevai per per i fianchi e le puntai il cazzo tra le natiche. Bagnata com’era, la penetrai fino alle palle e un suo gemito quasi urlato mi ricordò che farsi inculare era la pratica sessuale che in assoluto desiderava di più e che la faceva arrapare, facendole perdere il controllo.
ricominciai a provocare e a insultarla, mentre con una frusta a frange presi a colpirla sulla schiena, sulle natiche e sulle cosce, dosandone la forza perché sapevo che impazziva essere percorsa mentre veniva penetrata e sbattuta.
-”Troia, era questo che volevi, no? Essere abus4ta e inculata contro la tua volontà; non è così?”.
-”Sì, Sì, Sì. Lo sai maledetto bastardo. Sei tu che mi hai fatto diventare una cagna. Lurido porco; so bene che non hai ancora finito di soggiogarmi e sottomettermi, quindi, sai anche che puoi fare di me quello che più desidera la tua mente perversa, maiale”.
Continuai ad incalzarla, aumentando il ritmo della penetrazione, mentre iniziai a torturarle il clitoride, aumentando il supplizio a cui la stavo sottoponendo, quindi le dssi:
-”Magari starai immaginando che la minchia che ti sta trapanando il culo non sia la mia, puttana. Non è così.”
Come accadeva sempre, raccolse la provocazione e rispose per le rime.
-”Certo che non è la tua. Ma non solo lo sapevi lurido maiale, ma lo hai sempre desiderato e anche adesso è il tuo desiderio più grande: vedermi sbattuta sotto i tuoi occhi da un altro maschio. e io anche adesso ti accontento e, immagino, tu voglia anche sapere di chi sia, non è così”?
- “Sei proprio una puttana viziosa e tanto me lo dirai lo stesso perché muori dalla voglia di vedermi umiliato e immaginare di cornificarmi sotto i tuoi occhi.”
-”Sai bene chi sta sfondando il mio culo e non è il tuo cazzo, ma la poderosa minchia di quello splendido Bull di Max. Ahaaaaaa. Bastardo, mi sfondi. Ohooooooo, cazzo, non smettere. Spacca il culo a questa troia, forza, aprilo in due a questa puttana. Ahaaaaa, godo, godo, godoooooooo.”
Una pioggia di sborra mi travolse perchè Helena schizzò tanto di quegli umori da inondarmi cazzo, cosce e pavimento.
La presi per i capelli, mentre ancora godeva, le misi il cazzo in bocca e le ordinai di farsi riempire la bocca della mia sborra, continuando a provocarla.
-”Succhia, troia. Ingoia tutta la sborra e già che ci sei immagina il tuo toro che ti disseta col suo bianco sperma. Sempre tenendola per i capelli, le inondai il viso, gli occhi e le tette con la mia sborra. Helena, ancora presa dalla lussuria e, magari, ancora pensando a Max, ripulì il cazzo fino all'ultima stilla, poi si preoccupò di raccogliere con le dita quella che era finita sul suo corpo. Quindi si avvicinò e mi baciò con passione, gustando insieme a me il sapore dei nostri umori e concluse dicendo:
-”Il sapore di sborra che avevi sentito stasera sulle mie labbra era lo stesso?”
la guardai con aria di rimprovero e riuscii a dire solo:
-“Sei proprio una gran TROIA!”
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