Il direttore
di
antonemil
genere
tradimenti
Mi chiamo Anna, ho 39 anni, sono felicemente sposata con Sandro da quasi 20, due figlie di 18 e 19 anni. Questo pomeriggio sono arrivata a Roma, con alcuni miei colleghi, per un convegno che inizierà domani mattina, sono al cellulare con mio marito, ci stiamo scambiando le solite frasi banali di coppia "come stai? Com'è andato il viaggio? mi manchi ci sentiamo più tardi" In verità sto solo pensando a cosa mettermi per la cena di stasera, ho un bel fisico, forse un po' troppo procace, quarta abbondante di seno che ormai faccio fatica a contenere dentro la mia solita misura ma che viene largamente apprezzato dagli sguardi degli uomini che lo vedono ondeggiare mentre cammino, capelli corvini, alta 1,65 un sedere che, grazie a ginnastica e frequenti massaggi ancora si autosostiene senza problemi. Chiudo la telefonata e dopo una doccia opto per un tubino nero aderente con scollatura a V e doppia zip di chiusura, quando lo provo, dopo più di un anno di armadio, mi guardo allo specchio e mi accorgo che mi fascia come una seconda pelle, mi vedo costretta a non indossare biancheria intima "ma chi se ne frega!!! le colleghe schiatteranno dall'invidia!!!" Stasera ci saranno tutti anche quello stronzo del direttore Gianfranco Rossi e la sua amante Livia, neo promossa a responsabile delle risorse umane. Da voci di corridoio, lui è appoggiato da un politico, insomma il classico leccaculo portaborse. Pensa di essere un adone ma, a parte l'età, ne ha 62, è anche un po' troppo robusto con una pancetta che inizia a evidenziare la cintura dei pantaloni. Scendo nella sala a noi riservata, gli occhi dei maschi presenti sono incollati alle mie curve, le colleghe parlano tra loro, immagino i commenti "ma non ha vergogna!? alla sua età si veste come una ventenne e poi quelle tette!! Copriti che è meglio!!! Una cagna in calore!!!" Il direttore mi vede e si avvicina, fingo di essere chiamata da una collega e mi allontano, lo guardo di sottecchi, faccia da pesce bollito, la delusione nello sguardo ma immediatamente una reazione, chiama un cameriere, parlottano un attimo poi quest'ultimo vedo che si dirige al nostro tavolo e sposta degli oggetti. Dopo una decina di minuti siamo invitati al tavolo per la cena, cerco il mio segnaposto, lo trovo ma per potermi sedere sono costretta ad aprire la zip bassa del tubino che ad ogni minimo movimento lentamente risale fino a lasciarmi scoperte quasi completamente le cosce, cerco di porre rimedio con il tovagliolo ma dovrò fare molta attenzione durante la cena. Dopo poco tempo vedo avvicinarsi il direttore che viene a sedersi alla mia sinistra. Guardo il resto della tavolata, Livia è lontana rossa in viso e furiosa. Non so come comportarmi, sono al centro degli sguardi e dei commenti che immagino osceni!!! Dopo qualche tentativo di contatto fisico tra le cosce, immediatamente da me stroncato sul nascere, la cena trascorre senza intoppi con dialoghi intrisi di formalismi.Poco prima del dolce mi rivolge una domanda "mi scusi Anna, si trova bene come segretaria del vicedirettore? Se dovesse avere aspirazioni maggiori me ne parli, mi raccomando. Sarei lusingato dalle sue confidenze, dalla sua ricerca di un appoggio sicuro all'interno della mia organizzazione!" Dopo un attimo di grandissimo imbarazzo una sciagurata idea si fa largo nella mia mente "non essere stupida Anna gioca con lui, approfittane, la tua famiglia è la cosa più importante ma un po' di confidenza con il direttore può solo portare vantaggi economici" lo guardo negli occhi e lo sfido, a voce bassa dico "grazie signor Rossi, se capitasse ne approfitteró" lui mi fa l'occhiolino e con voce vellutata "e basta con questo signor Rossi dammi del tu, in fondo siamo colleghi chiamami Franco come fanno i miei amici" faccio un'espressione di meraviglia e nel contempo mi accorgo che il tovagliolo è scivolato a terra e le mie cosce sono completamente alla mercé dell'arrapato Franco che nel tentativo di aiutarmi a recuperarlo appoggia il palmo della mano sulla mia pelle nuda "dio mio com'è calda, un brivido mi arriva tra le cosce, cerco di scostarmi, ma lui con forza la trattiene e con una lasciva carezza risale fino all'inguine. Guardo gli altri invitati che sembra non facciano caso a noi due, lui si accosta al mio viso e sussurra "posso osare un complimento Anna?" dovrei schiaffeggiarlo o alzarmi e tornare alla mia stanza ma sono inchiodata lì con l'eccitazione che mi sta bagnando la fica."dio mio come sei eccitante Anna" Fortunatamente arriva il cameriere con il dolce e io mi ricompongo. Al temine, dopo qualche chiacchera con i colleghi e le solite banalità, approfittando dei convenevoli che Franco, come direttore, è obbligato a fare, lo perdo di vista ed esco in giardino, sono finalmente sola, mi vergogno delle mie reazioni alla carezza di Franco ma devo ammettere che quel brivido non lo provavo più da diversi anni. Cerco un angolo dove fumare una sigaretta e chiamare mio marito sperando mi passi il calore che ho dentro me
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