Lo strano rapporto con mia cugina Giada

di
genere
incesti

Mi presento, sono Luca, ho 35 anni e la cosa che voglio raccontarvi è lo strano rapporto con mia cugina Giada.
Come tra la maggior parte dei cugini il nostro rapporto comincia da quando siamo bambini, lei 10 anni più grande; ci siamo sempre visti poco ma le rare volte in cui ci s'incontrava era sempre una festa. È sempre stata la mia cugina preferita, non so se perché era bella, perché ero attratto dai suoi lunghi capelli biondi, dai suoi begli occhi verdi, dalle sue gambe lunghe; o se perché l'ho sempre sentita molto simile a me, fatto sta che mi è sempre piaciuto passare del tempo con lei.
Qualche anno fa, seguendo le sue esigenze lavorative è venuta a vivere nella mia città, ma non ci siamo mai frequentati molto: qualche amicizia in comune ma niente di più. Tutto è cambiato quando un giorno mi chiamò per chiedermi aiuto. L'appartamento che aveva in affitto era stato completamente allagato a causa di una rottura dei tubi dell'acqua e aveva avuto un sacco di danni al pavimento, alla cucina, ai mobili... Sarebbe stata una cosa lunga da risolvere e il suo proprietario di casa non le aveva proposto nessuna alternativa. Visto che sapeva che nel mio appartamento c'è una camera degli ospiti, mi chiese se poteva trasferirsi da me per qualche giorno fino a quando la situazione non si fosse risolta.
I primi giorni di convivenza filano lisci. Lei è alta, bionda, bella, simpatica, ha anche una voce che mi fa arrapare da matti. Me ne accorgo mentre ci convivo di quanto mi piace: la squadro sempre e non perdo occasione per godermi le sue forme quando si piega o quando è poco vestita. Insomma, comincio ad avere fantasie su di lei. Da buon appassionato di figa non vorrei farle rimanere solo fantasie, vorrei qualcosa di più.
È passata una settimana, comincia ad ambientarsi, vive la casa, e di conseguenza comincia ad utilizzare il mio cesto della biancheria. Oggi, finalmente, trovo un paio di sue mutandine sporche. Mi chiudo in bagno, le prendo in mano e cerco di gustarmele. Sono delle semplici mutande nere, elasticizzate, e per mia fortuna, sulla parte bassa, quella rivestita, eccole là: le tracce dei suoi umori. Me le porto al naso, comincio ad annusare timidamente il suo odore, spero di non prendere una delusione trovandole maleodoranti. Fortunatamente eccolo salire... quel buon profumo di figa, un po' acre e sapido, proprio come piace a me.
Me le metto in faccia pieno di felicità, le stendo bene e provo a passarci sopra con la lingua. Mi sembra di leccargliela, ora quell'odore è diventato un sapore. In un secondo tiro fuori il cazzo perché mi esplode. Comincio a segarlo, è bagnatissimo di umore. Prendo le mutandine di Giada e me le arrotolo sul cazzo, me lo sego tenendole strette. Poi penso che potrei cancellare quel bel profumo, così le riporto al volto, le lecco, godendo di quel buon sapore di figa, immaginando di leccargliela, e in men che non si dica sborro come una fontana.
Da quel giorno è partida una maratona di seghe infinita. Non riuscivo più a fermarmi, avevo sempre voglia. In bagno cercavo sempre le sue mutande per assaporarle, in camera lasciavo la porta aperta sperando che entrasse mentre mi segavo, ma niente da fare.
Passa qualche settimana e la situazione del suo appartamento non si risolve. A parte le mie voglie che non le posso confessare, il nostro rapporto è molto bello. Soprattutto la sera abbiamo modo di stare insieme: quando ceniamo beviamo qualche bicchiere di vino e l'atmosfera è sempre molto conviviale, simpatica. Lei a volte fa delle affermazioni con un linguaggio non propriamente femminile, e quando usa quelle parolacce mi fa sempre arrapare. A volte mi viene duro mentre siamo lì a ridere e scherzare e lei fa qualche battuta su qualche argomento sessuale.
Non so perché, non so per come, ma una sera, proprio a fine cena, quando abbiamo versato gli ultimi due calici della bottiglia che abbiamo aperto, mentre si parlava di una sua amica lei si ferma, mi guarda e mi dice: «Ma te...» e non finisce la frase. Ha un mezzo ghigno stampato in volto. "Come cazzo ha fatto a saperlo" penso. Sono un po' brillo e non riesco a nascondere la cosa, mi scappa da ridere. Bevo al colpo il bicchiere.
Lei mi fissa. «Sì» le confesso. Ero andato a letto con la sua amica per un certo periodo, ma tenendo sempre tutto nascosto. La stronzetta nel frattempo sta già aprendo un'altra bottiglia di vino e versa due bicchieri belli pieni, vuole farmi sciogliere.
«Ah lo sapevo!!! Interessante...» dice.
«Ma te l'ha detto lei?» chiedo.
«No, no.»
«E come fai a saperlo?»
«L'ho capito da come vi guardate. L'ho intuito.»
Cazzo, ma come faccio ad essere un libro così aperto per lei? «Sì, è stata una storia di sesso che è andata avanti per un po'.» Paola, la donna in questione, era una sua amica d'infanzia, hanno passato l'adolescenza insieme e chissà cosa hanno fatto insieme... posso solo immaginarlo viste le gran belle scopate che mi ha fatto fare. Mi sono pentito d'aver interrotto il rapporto: non esisteva la parola "no" con lei.
Giada così comincia a farmi domande su quando è iniziata, su come, etc. Intanto per far passare quel lieve imbarazzo ci beviamo su ancora un po', fino a quando nel parlare mi lascio scappare che sono pentito d'aver interrotto il rapporto con lei. Era una gran porca e mi soddisfava veramente, però non mi piaceva molto fisicamente.
«Cosa????» mi dice Giada, «Una gran porca? Ma non è vero! Non lo è mai stata, non ci credo!»
Così, un po' per il vino, un po' per non passare per un racconta frottole, entro nei dettagli. Le racconto di quanto piaceva a Paola farsi scopare nel culo, che mentre mi scopava da sopra si toglieva il cazzo dalla figa e se lo infilava nel culo da sola, che mi pregava di sborrarle nel culo. Vedevo mia cugina molto interessata all'argomento; non le sembrava possibile, continuava a farmi domande ma non in modo scandalizzato, piuttosto incuriosito.
«Pensa che la prima volta eravamo fuori da un locale, ha iniziato a succhiarmelo e poi ha smesso dicendo che non poteva scoparsi il cugino della sua amica.»
«Eh nooo» commenta Giada, «così non si fa!»
A questo commento io non so più come stare girato. Ho il cazzo duro da quando ho iniziato questo racconto piccante, e più parlo e più mi viene voglia. In più sentire mia cugina che teneva alle sorti del mio uccello e diceva che non era giusto che una sua amica me lo ciucciasse per qualche secondo e basta mi ha fatto impazzire. Mi giro un po' sulla sedia da una parte e dall'altra.
«Ma cos'hai?» mi chiede lei.
«Scusa ma non ce la faccio più, raccontare queste cose mi ha fatto troppo venir voglia, adesso vado in camera a farmi una sega perché mi scoppia.»
Non ci credoooo, ma cosa le ho dettooooo! Vabbè, siamo adulti e vaccinati. Lei molto impassibile invece: «Ma certo, ti capisco» e mentre mi alzo i suoi occhi fissano il mio pacco.
Corro in camera, mi sdraio e lo tiro fuori dai pantaloni. Non resistevo più. Ho il cazzo duro come il marmo, bagnatissimo e sento anche vibrare qualcosa dentro il petto dalla voglia che ho. Lo sego, ci vuole poco che subito sborro. Mi scappa un gemito mentre vengo, non lo faccio apposta, ma fa lo stesso anche se mi sente, tanto ormai gliel'ho detto che mi sego.
"Din", messaggio WhatsApp da lei: «Già????» con l'immagine di uno spruzzo di goccioline che lo seguiva. Io rispondo con una faccia che ride e dico che non ce la facevo più, tutto quel parlare di scopare mi aveva mandato troppo su di giri, forse anche a causa dell'alcool.
«Ma va tranquillo, ti capisco... pensa che è venuta voglia anche a me» seguito da una faccina che ride, «forse vado anch'io» mi dice.
No, non ci credo, mia cugina che mi dice che si masturba? Ma è un sogno? Però che fatica... «Dai, non dovevi dirmeloooooo, mi è già venuto duro un'altra volta. Qui smetto di segarmi domani mattina!»
Non mi risponde. La solita figura da coglione, penso. Ma ecco che subito dopo la porta della mia camera si apre e la vedo entrare.
«Mi spiace averti acceso così, è colpa mia, sapevo che potevo accendere un fuoco se niente niente sei un po' come me... solo che mi piace molto sentir parlare di queste cose.»
Intanto che parla si avvicina al mio letto, io mi copro al volo col lenzuolo. Lei continua a parlare e si avvicina.
«Adesso mi sento in colpa: tu hai in testa tutte quelle immagini di culo, figa, piacere e devi rinchiuderti qui nella tua camera a segarti. Mi sento una merda» e si siede sul mio letto.
«No ma figurati, è solo che la figa mi piace così tanto e parlarne in questo modo mi manda ai matti.»
«Scusami» dice lei... «se posso fare qualcosa per te, ovviamente non sesso, siamo cugini. Ti porto un altro bicchiere di vino?»
«No, abbracciami.»
«Ma certo!»
Mentre mi abbraccia mi dà anche qualche bacino sulla guancia. Sento il profumo di donna e il cazzo mi si drizza ancora. Lo stringo forte sotto al lenzuolo per cercare di fermare l'erezione, ma niente. Inconsapevolmente la mia mano comincia a muoversi. Mia cugina rimane abbracciata a me e mi accarezza. I miei movimenti prendono un po' d'intensità, lei mi dà un bacino e continua ad accarezzarmi, come se mi stesse dicendo che va tutto bene. Sento uscire del liquido dalla cappella dovuto all'eccitamento, e si vede che qualche goccia passa attraverso il lenzuolo.
Giada se ne accorge e con una mano lo sposta verso il basso lasciando scoperto il mio membro. Sono nudo, col cazzo in mano davanti a lei, e mi sto segando. E questo mi arrapa da matti.
«Sto qui con te fino a quando ce n'è bisogno, stai tranquillo, e godi, tanto. Godi più che puoi.»
Madonna che belle parole... mi sento legittimato, mi sento capito. Do ancora due o tre colpi alla mia asta, lentamente, il tempo di abituarmi alla situazione, poi riesco a lasciarmi andare e la mia mano inizia ad andare ad un ritmo forsennato. «Ho troppo bisogno di sborrare» le dico.
«Sì lo so» mi risponde, «stai tranquillo e sborra.»
Oddio, sentire la parola sborra uscire dalle sue labbra mi fa diventare matto, voglio venire, voglio farglielo vedere che godo per lei. Quasi come se mi leggesse nel pensiero, intanto che mi accarezza sussurra: «Dai piccolo, sborra per me, lo so che hai tanto bisogno, buttala fuori tutta.»
«Aaaaaahhhhhh, vengo vengo vengo!» mi lascio andare.
«Così, bravo!» e dal mio cazzo escono zampilli di sborra come fosse una fontana. Mi dà ancora un bacino sulla guancia: «Bravo piccolino» mi dice.
Ho il cuore che batte a mille, ma mi sento realizzato, capito, ho vicino qualcuno che ha voluto qualcosa di bello per me, ha voluto il mio bene, e mi ha accettato.
«Grazie, mi sono sentito libero.»
«È stato bello sapere che godevi. Sai, penso che questa cosa ce l'abbiamo dentro un po' di famiglia» dice Giada.
«Ma quale cosa?»
«Questa del sesso, di sentirsi liberi. A me piace molto godere, indipendentemente da tutto, trovo che sia una delle cose più belle del mondo, ed è bello trovare delle persone che lo capiscono. Io sono così e so che anche tu sei così.»
«Sì è vero, a me piace molto godere, in tutti i modi, sento che è una cosa molto psicologica.»
«Ti capisco» mi dice.
«Grazie.»
«Sì però non credere che non venga voglia anche a me» dice mentre ha una mano stretta tra le gambe, e la stringe forte come per bloccarla, come per tenerla a bada, per frenare la sua voglia.
«Ti prego, fallo, lasciati voler bene come me ne hai appena voluto tu.»
Le sue gambe si aprono lentamente e la sua mano scivola dentro alle mutande. Faccio per abbracciarla, ho ancora una mano sporca di sborra, cerco di pulirmela velocemente nel lenzuolo e poi mi stringo a lei. L'accarezzo proprio con quella mano, ma senza farlo apposta; infatti lei non sembra neanche farci caso. Le do qualche bacino sulla guancia morbida, lei comincia ad ansimare, il suo respiro pesante mi manda ai matti... che bello stare lì con lei.
Le do una mano a liberarsi, le abbasso i pantaloni della tuta perché vedo che l'elastico in vita appoggiava proprio sulla mano limitandone i movimenti, e poi avevo voglia di vedere di più. Mi aiuta ad abbassarle i pantaloni fino alle caviglie, la sua mano è più libera. «Grazie» mi dice con una voce ansimante di una che sta provando piacere.
Ho davanti le sue belle gambe, voglio sentire la sua pelle, allungo una mano sulla gamba più vicina a me. L'accarezzo un istante ma poi vado verso l'interno coscia: era di quella parte morbida che avevo voglia. Poi la stringo un po', faccio passare la mano vicino alle sue mutandine, poi giù fino al ginocchio e torno su. Vorrei vedere la figa di mia cugina ma vorrei che fosse lei a tirarla fuori. Non lo fa, continua a toccarsi da sotto le mutande, che intanto s'inzuppano di piacere.
Io mi giro verso di lei e la stringo vicino al mio petto. Le dico che è brava, mentre le faccio qualche carezza e le do qualche bacino sulla testa. Ad un tratto sento la mano che non è dentro le mutande che si avvicina a me. Mi palpa l'uccello. Mi era tornato duro ad assistere a tutto quel ben di dio, ed essendo libero le sbatteva addosso; voleva controllare di aver capito bene.
«Ah ma allora prima non hai fatto bene il tuo lavoro?» m'incalza, alludendo all'erezione.
«Ma come faccio????!!!!» le dico in modo disperato. «Ma è troppo bello tutto questo!»
«E tu goditelo, lui ne vuole ancora.»
La mia mano che le tiene la spalla più lontana va sul mio cazzo, e l'altra le tiene la testa vicino al mio petto. Mi sembra tutto un sogno: io col cazzo duro davanti a mia cugina e lei che si sditalina davanti a me, come se fosse la cosa più normale del mondo. Io ho ancora una voglia da matti, ma il mio amico lì sotto fa un po' più fatica, è un po' arrossato dalle prime due seghe in 15 minuti, e incontro un po' più di resistenza: la cappella è tutta secca e arrossata e la pelle non scorre bene. Intanto che do qualche colpo al mio cazzo lei me lo fissa, la sua testa le è vicina, e si accorge che qualcosa non va.
«Dai stupidino, lo vedo anch'io che è troppo secco» e posizionandosi esattamente sopra di lui lascia cadere un lungo filo di saliva.
«Grazie, molto meglio!»
«Bene, adesso voglio che godi.»
«Oh piccola... sapessi quanto sto godendo. Ti prego fammi vedere che godi anche tu!»
«Ma certo piccolo che godo» mi dice, mentre mi accorgo che si sta penetrando con qualche dito, e si sente quel rumore, come se qualcuno stesse giocando a battere la mano su una pozzanghera. «Ma quanto sono bagnataaaa... ma quanto godooooo!»
«Oh sì Giada anch'io godo molto... ti prego veniamo insieme, sarebbe bellissimo!»
Anche se vorrei stare in questo attimo di estasi, di piacere, la voglia di avere un orgasmo vince sempre su tutto.
«Sì piccolo dai, segati, segati!»
«Sì tesoro non mollare dai, voglio che vieni per me!»
«Piccolo guardami godere, ti prego, guardami, guardami... oh che bello vengo piccolooooo!»
«Sì ti prego, vieni per me, vieni, vieni, vieni!»
«Siiiiiii, godooooo... godiamo insieme dai!»
Io vorrei sborrare ma non riesco, mi ci vorrà ancora un attimo. Giada se ne accorge, passa una mano sotto di me e inizia ad accarezzarmi le palle...
«Vengoooo!»
«Sì, sborra ti prego!»
«Sborro, sborro, sborrooooooo!»
E vado avanti a segare anche quando sento che non c'è più nemmeno una goccia di sperma dentro di me: voglio dimostrarle che le ho dato tutto. Mi accascio su di lei, sfinito. Le dico che è stata una cosa molto bella, non me l'aspettavo.
«Siamo due porcellini» mi dice lei, mi guarda col suo sorriso migliore. Si alza e se ne va.
Da quel giorno il nostro rapporto non è stato più lo stesso...

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👉 filrouge86@proton.me
Se vedo che la storia vi stuzzica e c'è interesse, pubblico subito la Parte 2
scritto il
2026-08-26
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