Valeria mi bacchetta
di
Maracas
genere
dominazione
Di tanto in tanto compare, quasi per caso, nella vita, la classica persona un po' con la puzza sotto al naso: sempre pronta a dire la propria opinione, anche quando non richiesta, e sempre con una risposta arrogante e severa.
In poche parole, Valeria.
Capelli medio-lunghi castano chiaro, occhiali da vista dalla montatura stondata, sempre vestita in modo elegante. Una quarta di seno, fisico magro, alta più o meno un metro e settanta.
Quella sera si aggregò quasi per caso, accompagnata da un'amica della nostra compagnia. Ci presentammo e, fin da subito, ci trovammo in disaccordo su molti degli argomenti affrontati. I presenti, me compreso, cercammo comunque di non infiammare nessuna discussione e di rimanere il più tranquilli possibile.
Dopo quella serata non si fece più vedere.
Qualche settimana dopo la incontrai casualmente in un bar vicino a casa mia. La salutai. Nonostante non fosse particolarmente simpatica, restava comunque una gran bella donna e decisi quindi di provare a vedere cosa avrebbe portato un approccio con lei in privato.
Il suo modo di fare non cambiò affatto, ma io partii preparato e cercai di assecondarla. Bevemmo insieme qualche drink e, piano piano, la situazione sembrò evolvere.
I discorsi diventarono più intimi. Si iniziò con domande sul fatto che fossi fidanzato, per arrivare a domande decisamente più personali: da quanto tempo non facessi sesso e cosa mi piacesse.
Risposi con onestà: da qualche mese.
Lei mi guardò con una sorta di disprezzo e disse:
«Che sfigato.»
Rimasi abbastanza di stucco. Non pensavo che lo dicesse davvero, ma non mi arrabbiai.
Fu proprio lì che Valeria capì di poter dire e fare ciò che voleva.
Mi ordinò di pagare tutti i drink. Di base mi piace offrire, ma non quando mi viene imposto. Eppure, in lei c'era qualcosa di particolare. Presi e pagai senza darci troppo peso.
La mossa si rivelò vincente.
Uscimmo insieme dal bar e ci incamminammo nella stessa direzione.
A un certo punto esclamò:
«Io abito qua. Mi serve che vieni un attimo su a sistemarmi una cosa che da sola non riesco.»
Ero così confuso che non riuscivo a capire se fosse davvero necessario o se fosse soltanto un pretesto per farmi salire, visto che la situazione con lei era stata particolare per tutto il tempo trascorso insieme.
Salii con lei.
Una volta dentro, le chiesi quale fosse il problema da risolvere.
Fece finta di non sentire.
Si avvicinò invece alla poltrona che aveva in salotto, si sedette e mi ordinò:
«Inginocchiati.»
A quel punto avevo capito che molto probabilmente non avrei dovuto riparare proprio nulla.
Dovevo stare al gioco.
Mi sentivo completamente in balia degli eventi e decisi di inginocchiarmi.
Valeria sorrise.
«Bravo il mio schiavetto. Vedo che sei ubbidiente... ora gattona fino a qua.»
Mi avvicinai a gattoni, come richiesto.
Mi obbligò a toglierle gli stivali. Erano semi-nuovi, in pelle nera. Glieli sfilai entrambi e comparvero i suoi piedi, numero 39, coperti da calzini neri che arrivavano alla caviglia.
Non ebbi neanche il tempo di poggiare a terra gli stivali che mi ritrovai entrambi i suoi piedi sul viso.
«Annusali bene. Voglio che questo odore ti resti impresso.»
Obbedii.
Stavo letteralmente assorbendo quell'odore. Era forte, ma nonostante tutto mi piaceva molto.
«Tira fuori la lingua, ora.»
Obbedii subito e iniziai a passare la pianta del piede sulla mia lingua.
Ero davvero eccitato. Sentivo il pene tendersi dentro i pantaloni.
Poco dopo mi ordinò di aprire la bocca il più possibile.
Cominciai a chiedermi cosa ci sarebbe finito dentro, ma la risposta era ormai chiara.
Il suo piede.
Valeria iniziò a spingerlo nella mia bocca, avanti e indietro, mantenendo sempre quella sua espressione compiaciuta.
Io ormai mi sentivo completamente abbandonato alla situazione.
«Alzati, veloce, e togliti tutto.»
Furono le sue prossime parole.
Non ci misi molto a togliermi i vestiti. Una volta rimasto completamente nudo, il mio pene era duro ed eretto.
Lei si fermò per qualche secondo a guardarlo, senza fare né dire nulla.
Io rimasi fermo e immobile, incapace di prendere una decisione.
«Hai un bel cazzo, ma non mi avrai lo stesso», disse Valeria.
La sua determinazione era davvero notevole. Mi metteva in una condizione di assoluto servilismo, senza lasciarmi quasi spazio per obiettare.
Poco dopo avvicinò i piedi al mio pene e iniziò a stimolarmi, prima lentamente e poi sempre più velocemente.
All'improvviso si fermò.
«Tu ora verrai sui miei piedi. Mi sono stufata di fare fatica.»
Speravo, onestamente, di poter prolungare la situazione e ottenere qualcosa di più, ma mi piegai al suo volere.
Iniziai a masturbarmi con sempre maggiore foga, fino al momento dell'orgasmo, quando le ricoprii i piedi.
Lo sperma colava dalle piante dei suoi piedi.
A quel punto Valeria mi guardò e disse:
«Se vuoi avere una seconda occasione, un giorno, ora la leccherai tutta.»
Era la prima volta in vita mia che mi trovavo in una situazione del genere.
Eppure accettai.
Obbedii ancora una volta e ripulii i suoi piedi.
Fu una sensazione bizzarra, completamente nuova per me, ma allo stesso tempo alquanto eccitante.
Quella sera avevo scoperto una cosa che non avrei mai immaginato: per quanto Valeria fosse arrogante, severa e apparentemente insopportabile, proprio quel suo modo di comandare e prendere il controllo era riuscito a trascinarmi in una situazione che, ancora adesso, faccio fatica a dimenticare.
In poche parole, Valeria.
Capelli medio-lunghi castano chiaro, occhiali da vista dalla montatura stondata, sempre vestita in modo elegante. Una quarta di seno, fisico magro, alta più o meno un metro e settanta.
Quella sera si aggregò quasi per caso, accompagnata da un'amica della nostra compagnia. Ci presentammo e, fin da subito, ci trovammo in disaccordo su molti degli argomenti affrontati. I presenti, me compreso, cercammo comunque di non infiammare nessuna discussione e di rimanere il più tranquilli possibile.
Dopo quella serata non si fece più vedere.
Qualche settimana dopo la incontrai casualmente in un bar vicino a casa mia. La salutai. Nonostante non fosse particolarmente simpatica, restava comunque una gran bella donna e decisi quindi di provare a vedere cosa avrebbe portato un approccio con lei in privato.
Il suo modo di fare non cambiò affatto, ma io partii preparato e cercai di assecondarla. Bevemmo insieme qualche drink e, piano piano, la situazione sembrò evolvere.
I discorsi diventarono più intimi. Si iniziò con domande sul fatto che fossi fidanzato, per arrivare a domande decisamente più personali: da quanto tempo non facessi sesso e cosa mi piacesse.
Risposi con onestà: da qualche mese.
Lei mi guardò con una sorta di disprezzo e disse:
«Che sfigato.»
Rimasi abbastanza di stucco. Non pensavo che lo dicesse davvero, ma non mi arrabbiai.
Fu proprio lì che Valeria capì di poter dire e fare ciò che voleva.
Mi ordinò di pagare tutti i drink. Di base mi piace offrire, ma non quando mi viene imposto. Eppure, in lei c'era qualcosa di particolare. Presi e pagai senza darci troppo peso.
La mossa si rivelò vincente.
Uscimmo insieme dal bar e ci incamminammo nella stessa direzione.
A un certo punto esclamò:
«Io abito qua. Mi serve che vieni un attimo su a sistemarmi una cosa che da sola non riesco.»
Ero così confuso che non riuscivo a capire se fosse davvero necessario o se fosse soltanto un pretesto per farmi salire, visto che la situazione con lei era stata particolare per tutto il tempo trascorso insieme.
Salii con lei.
Una volta dentro, le chiesi quale fosse il problema da risolvere.
Fece finta di non sentire.
Si avvicinò invece alla poltrona che aveva in salotto, si sedette e mi ordinò:
«Inginocchiati.»
A quel punto avevo capito che molto probabilmente non avrei dovuto riparare proprio nulla.
Dovevo stare al gioco.
Mi sentivo completamente in balia degli eventi e decisi di inginocchiarmi.
Valeria sorrise.
«Bravo il mio schiavetto. Vedo che sei ubbidiente... ora gattona fino a qua.»
Mi avvicinai a gattoni, come richiesto.
Mi obbligò a toglierle gli stivali. Erano semi-nuovi, in pelle nera. Glieli sfilai entrambi e comparvero i suoi piedi, numero 39, coperti da calzini neri che arrivavano alla caviglia.
Non ebbi neanche il tempo di poggiare a terra gli stivali che mi ritrovai entrambi i suoi piedi sul viso.
«Annusali bene. Voglio che questo odore ti resti impresso.»
Obbedii.
Stavo letteralmente assorbendo quell'odore. Era forte, ma nonostante tutto mi piaceva molto.
«Tira fuori la lingua, ora.»
Obbedii subito e iniziai a passare la pianta del piede sulla mia lingua.
Ero davvero eccitato. Sentivo il pene tendersi dentro i pantaloni.
Poco dopo mi ordinò di aprire la bocca il più possibile.
Cominciai a chiedermi cosa ci sarebbe finito dentro, ma la risposta era ormai chiara.
Il suo piede.
Valeria iniziò a spingerlo nella mia bocca, avanti e indietro, mantenendo sempre quella sua espressione compiaciuta.
Io ormai mi sentivo completamente abbandonato alla situazione.
«Alzati, veloce, e togliti tutto.»
Furono le sue prossime parole.
Non ci misi molto a togliermi i vestiti. Una volta rimasto completamente nudo, il mio pene era duro ed eretto.
Lei si fermò per qualche secondo a guardarlo, senza fare né dire nulla.
Io rimasi fermo e immobile, incapace di prendere una decisione.
«Hai un bel cazzo, ma non mi avrai lo stesso», disse Valeria.
La sua determinazione era davvero notevole. Mi metteva in una condizione di assoluto servilismo, senza lasciarmi quasi spazio per obiettare.
Poco dopo avvicinò i piedi al mio pene e iniziò a stimolarmi, prima lentamente e poi sempre più velocemente.
All'improvviso si fermò.
«Tu ora verrai sui miei piedi. Mi sono stufata di fare fatica.»
Speravo, onestamente, di poter prolungare la situazione e ottenere qualcosa di più, ma mi piegai al suo volere.
Iniziai a masturbarmi con sempre maggiore foga, fino al momento dell'orgasmo, quando le ricoprii i piedi.
Lo sperma colava dalle piante dei suoi piedi.
A quel punto Valeria mi guardò e disse:
«Se vuoi avere una seconda occasione, un giorno, ora la leccherai tutta.»
Era la prima volta in vita mia che mi trovavo in una situazione del genere.
Eppure accettai.
Obbedii ancora una volta e ripulii i suoi piedi.
Fu una sensazione bizzarra, completamente nuova per me, ma allo stesso tempo alquanto eccitante.
Quella sera avevo scoperto una cosa che non avrei mai immaginato: per quanto Valeria fosse arrogante, severa e apparentemente insopportabile, proprio quel suo modo di comandare e prendere il controllo era riuscito a trascinarmi in una situazione che, ancora adesso, faccio fatica a dimenticare.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Elena e il maltempo
Commenti dei lettori al racconto erotico