Laura,la mia dipendenza dal porno.Storia vera1parte
di
LauraSavona
genere
confessioni
Mi chiamo Laura e vi racconto la mia storia e la mia dipendenza dal porno, anche se ora molto meno.
Conobbi Luciano a 26 anni e me ne innamorai perdutamente. Non era bello, ma colto, gentile e simpatico.
Ero ancora vergine. Avevo fatto solo del petting spinto, neanche tanto, e avevo masturbato un altro a una festa parrocchiale.
Desideravo essere presa da lui, anche fisicamente, ma mi diceva che lo avremmo fatto da sposati. Mi sembrava giusto, ma il mio corpo chiedeva altro rispetto a una masturbazione reciproca. Mi faceva vestire in modo molto sexy, solo in intimità, con lingerie provocante, ma poi finiva tutto con una masturbazione reciproca.
Ero comunque innamorata e interpretavo queste sue evidenti problematiche caratteriali come fermezza, etica e rispetto. Fu la mia terapista a farmi capire che questa valutazione errata e la mia verginità protratta a lungo erano gli effetti di un abuso a tutti gli effetti.
A quattordici anni, mio zio, il fratello di mio padre, mi faceva sedere sulle sue ginocchia, mi abbassava la gonna o i pantaloni e mi masturbava, toccandomi il clitoride e a volte penetrandomi con un dito, fortunatamente senza rompermi l'imene, portandomi all'orgasmo. Non faceva altro. Tutto finiva lì.
Era qualcosa che la mia mente respingeva con forza, ma che il mio corpo sembrava assecondare. Ero quasi dipendente da lui. In fin dei conti era piacevole, anche se quell'uomo, più vecchio di mio padre, non era certo bello. Era riuscito a convincermi che fosse una cosa giusta e naturale.
Che fosse una situazione squallida, un abuso anche psicologico, lo capii attraverso mio cugino, un mio coetaneo che evidentemente si era accorto di tutto. Mi disse che, visto che facevo certe cose con suo padre, avrei dovuto farle anche con lui. Ci provò, ma mi misi a piangere e scappai via. Da quel momento provai molta paura degli uomini, fino a quando non conobbi mio marito.
Ci sposammo a 29 anni per problemi economici e lavorativi. Finalmente potevo vivere la piena intimità con l'uomo che amavo. Fu davvero magico, una sensazione meravigliosa. Quando finalmente mi penetrò, non resistetti neanche un minuto: provai un orgasmo così intenso da sembrare quasi una crisi epilettica.
Avevo tutto: l'uomo che amavo, la sessualità di cui avevo bisogno e la sicurezza. Ero convinta che fosse il miglior amante del mondo.
Il tempo, però, è un maestro severo: mi accorsi presto che quell'amante straordinario era in realtà monotono, poco abile e poco attento. La nascita del primo figlio e, dopo neanche due anni, della seconda, mascherò il problema.
I nostri rapporti si consumavano in pochi minuti, soprattutto la domenica mattina, con lui sopra o di fianco a me. Lui finiva, raggiungeva l'orgasmo e io andavo in bagno con la scusa di lavarmi per masturbarmi davvero. Fantasticavo che mi desse piacere in tante posizioni, che mi esplorasse tutta e che mi facesse andare in giro vestita sexy.
Poi ci fu una svolta: lui sparì del tutto dalla mia immaginazione. Chi mi dava piacere nei miei pensieri erano personaggi famosi o persino amici in comune. Era un chiaro campanello d'allarme.
Decisi di affrontare la situazione. Lui non volle nemmeno ascoltarmi e si chiuse dietro una barriera invalicabile. Andammo avanti così per anni.
Con la crescita dei figli cambiarono gli equilibri. Divenuti adolescenti e autonomi, non avevano più bisogno della presenza costante della madre. Presi atto, seppur tardi, che il mio matrimonio era finito, almeno sul piano intimo.
Fu uno shock devastante. Mio marito non mi attraeva più. Dormivo spesso sul divano letto e respingevo ogni sua avance, prima con la scusa del mal di testa, poi con la menopausa. Stavo malissimo, perché sentivo un forte bisogno d'amore e di sesso, ma l'unico uomo con cui potevo farlo mi provocava repulsione.
Cominciai a masturbarmi con frequenza, fino a fare una follia, fortunatamente finita senza conseguenze gravi: entrai da sola in un cinema a luci rosse. Non sapevo nemmeno io il perché. Era un posto squallido. La cassiera mi guardò sorpresa e mi indicò una fila. Ero probabilmente l'unica donna sola e ignoravo che le aree fossero divise tra uomini soli, coppie ed eventuali prostitute.
Il film non lo ricordo. Il vero spettacolo erano gli uomini che si masturbavano e alcune coppie che facevano sesso, circondate da guardoni. Per quanto la situazione fosse degradante, mi ritrovai eccitata: cominciai a toccarmi il seno e l'inguine ed ebbi molteplici orgasmi, stimolata dai gemiti, dai rumori e dall'atmosfera.
Furono solo delle mani sulle mie gambe a riportarmi alla realtà: ero circondata. Alcuni uomini erano dietro, altri davanti, uno di fianco mi stava toccando e una coppia mi osservava dall'estremità della fila. Non ero preparata a tutto ciò. Chiesi scusa e me ne andai.
Arrivata a casa sentii odore di sperma: non mi ero accorta di averne sui capelli e sulle gambe. Evidentemente qualcuno era riuscito a eiaculare su di me. Non provai ribrezzo, anzi. Feci una doccia, mi masturbai per quasi un'ora e lavai tutto in lavatrice.
Divenni dipendente dalla pornografia. Scaricai migliaia di video, in particolare produzioni americane come quelle di Brazzers, al punto da dover acquistare due hard disk esterni. Quei corpi e quegli attributi mi eccitavano moltissimo; fu lì che compresi chiaramente la mia attrazione anche per le donne.
Rientrata dal lavoro, la prima cosa che facevo era accendere il computer e masturbarmi guardando i video appena scaricati, a volte ripetutamente fino all'arrivo dei ragazzi. Se non riuscivo a farlo soffrivo fisicamente, con forti dolori allo stomaco e fitte all'inguine.
La domenica pomeriggio ero finalmente sola: mio marito alla partita, i ragazzi fuori con amici e partner. Mi vestivo in modo provocante, come avrei voluto apparire per un uomo, e mi masturbavo ininterrottamente per ore, aiutandomi anche con il manico di una spazzola. Poi dovevo aprire tutte le finestre per far cambiare aria alla stanza.
Comprai una webcam per riprendermi. Registrai centinaia di video in cui mi masturbavo e usavo vari oggetti; trovavo me stessa più eccitante dei porno che guardavo.
Mi iscrissi su una chat di Virgilio, "C6", collegata a un'email creata appositamente. Il mio nickname era bluekitehot, per chiarire subito le mie intenzioni. Come immagine del profilo usai il volto di una donna inglese e aggiunsi foto del mio corpo senza viso, con minigonne, collant e autoreggenti. Ne avevo a migliaia. Mi piaceva mostrarmi sfacciata e provocante.
Fu un'esplosione di contatti: ogni giorno ricevevo messaggi da uomini, donne e ragazzi appena maggiorenni con cui facevo sesso virtuale.
Nel frattempo, la convivenza con mio marito era migliorata. Eravamo tornati a dormire nella stessa stanza, seppure in letti separati. Ogni tanto lo masturbavo: mi sedevo in collant o autoreggenti e lo facevo venire sulle mie gambe. A lui andava bene così. Io godevo immaginando i contatti conosciuti in webcam o gli attori porno; l'importante era che lui non mi toccasse, altrimenti l'eccitazione svaniva.
Non avevo ancora tradito mio marito fisicamente, ma era inevitabile. Presi la decisione definitiva quando mi accorsi di provare attrazione per un amico di mia figlia, un ragazzo carino e atletico venuto con noi a un picnic al mare. Trovai inaccettabile che una donna di quasi cinquant'anni si eccitasse per un coetaneo della figlia. Decisi di porre un limite a quello squallore e di trovare un partner reale.
Confessai tutto alla mia amica Anna, che rimase sconvolta: per lei e per tutti gli altri, io e Luciano eravamo una coppia inossidabile. Tuttavia convenne con me: mi consigliò di trovare un amante, iniziare un percorso terapeutico e poi decidere se separarmi.
Feci entrambe le cose. Scelsi una terapeuta donna per sentirmi a mio agio e, come partner in carne e ossa, selezionai tra i contatti della webcam un certo Nivola38. Era un uomo affascinante sia di viso sia di corpo, molto dotato e simpatico. Aveva un'anatomia notevole, con dimensioni imponenti e un'eiaculazione estremamente abbondante, come avevo già visto in video.
Luciano, al contrario, produceva pochissimo liquido seminale. Pur sapendo come potevo apparire all'esterno, fui chiara con Nivola: volevo un rapporto sessuale totale e profondo, senza alcuna umiliazione.
Lui rispose con calma che sapeva esattamente cosa cercassi. Da vero galantuomo mi propose prima un pranzo o una cena, ma rifiutai: volevo soltanto un incontro intimo e diretto. Non derise la mia richiesta, cosa che apprezzai molto, e così organizzammo l'incontro.
Questa è la mia storia reale. È una vicenda lunga e, se vi interessa, posso proseguire il racconto. Ho 67 anni e mi piacerebbe sapere se qualche donna ha vissuto esperienze simili.
Conobbi Luciano a 26 anni e me ne innamorai perdutamente. Non era bello, ma colto, gentile e simpatico.
Ero ancora vergine. Avevo fatto solo del petting spinto, neanche tanto, e avevo masturbato un altro a una festa parrocchiale.
Desideravo essere presa da lui, anche fisicamente, ma mi diceva che lo avremmo fatto da sposati. Mi sembrava giusto, ma il mio corpo chiedeva altro rispetto a una masturbazione reciproca. Mi faceva vestire in modo molto sexy, solo in intimità, con lingerie provocante, ma poi finiva tutto con una masturbazione reciproca.
Ero comunque innamorata e interpretavo queste sue evidenti problematiche caratteriali come fermezza, etica e rispetto. Fu la mia terapista a farmi capire che questa valutazione errata e la mia verginità protratta a lungo erano gli effetti di un abuso a tutti gli effetti.
A quattordici anni, mio zio, il fratello di mio padre, mi faceva sedere sulle sue ginocchia, mi abbassava la gonna o i pantaloni e mi masturbava, toccandomi il clitoride e a volte penetrandomi con un dito, fortunatamente senza rompermi l'imene, portandomi all'orgasmo. Non faceva altro. Tutto finiva lì.
Era qualcosa che la mia mente respingeva con forza, ma che il mio corpo sembrava assecondare. Ero quasi dipendente da lui. In fin dei conti era piacevole, anche se quell'uomo, più vecchio di mio padre, non era certo bello. Era riuscito a convincermi che fosse una cosa giusta e naturale.
Che fosse una situazione squallida, un abuso anche psicologico, lo capii attraverso mio cugino, un mio coetaneo che evidentemente si era accorto di tutto. Mi disse che, visto che facevo certe cose con suo padre, avrei dovuto farle anche con lui. Ci provò, ma mi misi a piangere e scappai via. Da quel momento provai molta paura degli uomini, fino a quando non conobbi mio marito.
Ci sposammo a 29 anni per problemi economici e lavorativi. Finalmente potevo vivere la piena intimità con l'uomo che amavo. Fu davvero magico, una sensazione meravigliosa. Quando finalmente mi penetrò, non resistetti neanche un minuto: provai un orgasmo così intenso da sembrare quasi una crisi epilettica.
Avevo tutto: l'uomo che amavo, la sessualità di cui avevo bisogno e la sicurezza. Ero convinta che fosse il miglior amante del mondo.
Il tempo, però, è un maestro severo: mi accorsi presto che quell'amante straordinario era in realtà monotono, poco abile e poco attento. La nascita del primo figlio e, dopo neanche due anni, della seconda, mascherò il problema.
I nostri rapporti si consumavano in pochi minuti, soprattutto la domenica mattina, con lui sopra o di fianco a me. Lui finiva, raggiungeva l'orgasmo e io andavo in bagno con la scusa di lavarmi per masturbarmi davvero. Fantasticavo che mi desse piacere in tante posizioni, che mi esplorasse tutta e che mi facesse andare in giro vestita sexy.
Poi ci fu una svolta: lui sparì del tutto dalla mia immaginazione. Chi mi dava piacere nei miei pensieri erano personaggi famosi o persino amici in comune. Era un chiaro campanello d'allarme.
Decisi di affrontare la situazione. Lui non volle nemmeno ascoltarmi e si chiuse dietro una barriera invalicabile. Andammo avanti così per anni.
Con la crescita dei figli cambiarono gli equilibri. Divenuti adolescenti e autonomi, non avevano più bisogno della presenza costante della madre. Presi atto, seppur tardi, che il mio matrimonio era finito, almeno sul piano intimo.
Fu uno shock devastante. Mio marito non mi attraeva più. Dormivo spesso sul divano letto e respingevo ogni sua avance, prima con la scusa del mal di testa, poi con la menopausa. Stavo malissimo, perché sentivo un forte bisogno d'amore e di sesso, ma l'unico uomo con cui potevo farlo mi provocava repulsione.
Cominciai a masturbarmi con frequenza, fino a fare una follia, fortunatamente finita senza conseguenze gravi: entrai da sola in un cinema a luci rosse. Non sapevo nemmeno io il perché. Era un posto squallido. La cassiera mi guardò sorpresa e mi indicò una fila. Ero probabilmente l'unica donna sola e ignoravo che le aree fossero divise tra uomini soli, coppie ed eventuali prostitute.
Il film non lo ricordo. Il vero spettacolo erano gli uomini che si masturbavano e alcune coppie che facevano sesso, circondate da guardoni. Per quanto la situazione fosse degradante, mi ritrovai eccitata: cominciai a toccarmi il seno e l'inguine ed ebbi molteplici orgasmi, stimolata dai gemiti, dai rumori e dall'atmosfera.
Furono solo delle mani sulle mie gambe a riportarmi alla realtà: ero circondata. Alcuni uomini erano dietro, altri davanti, uno di fianco mi stava toccando e una coppia mi osservava dall'estremità della fila. Non ero preparata a tutto ciò. Chiesi scusa e me ne andai.
Arrivata a casa sentii odore di sperma: non mi ero accorta di averne sui capelli e sulle gambe. Evidentemente qualcuno era riuscito a eiaculare su di me. Non provai ribrezzo, anzi. Feci una doccia, mi masturbai per quasi un'ora e lavai tutto in lavatrice.
Divenni dipendente dalla pornografia. Scaricai migliaia di video, in particolare produzioni americane come quelle di Brazzers, al punto da dover acquistare due hard disk esterni. Quei corpi e quegli attributi mi eccitavano moltissimo; fu lì che compresi chiaramente la mia attrazione anche per le donne.
Rientrata dal lavoro, la prima cosa che facevo era accendere il computer e masturbarmi guardando i video appena scaricati, a volte ripetutamente fino all'arrivo dei ragazzi. Se non riuscivo a farlo soffrivo fisicamente, con forti dolori allo stomaco e fitte all'inguine.
La domenica pomeriggio ero finalmente sola: mio marito alla partita, i ragazzi fuori con amici e partner. Mi vestivo in modo provocante, come avrei voluto apparire per un uomo, e mi masturbavo ininterrottamente per ore, aiutandomi anche con il manico di una spazzola. Poi dovevo aprire tutte le finestre per far cambiare aria alla stanza.
Comprai una webcam per riprendermi. Registrai centinaia di video in cui mi masturbavo e usavo vari oggetti; trovavo me stessa più eccitante dei porno che guardavo.
Mi iscrissi su una chat di Virgilio, "C6", collegata a un'email creata appositamente. Il mio nickname era bluekitehot, per chiarire subito le mie intenzioni. Come immagine del profilo usai il volto di una donna inglese e aggiunsi foto del mio corpo senza viso, con minigonne, collant e autoreggenti. Ne avevo a migliaia. Mi piaceva mostrarmi sfacciata e provocante.
Fu un'esplosione di contatti: ogni giorno ricevevo messaggi da uomini, donne e ragazzi appena maggiorenni con cui facevo sesso virtuale.
Nel frattempo, la convivenza con mio marito era migliorata. Eravamo tornati a dormire nella stessa stanza, seppure in letti separati. Ogni tanto lo masturbavo: mi sedevo in collant o autoreggenti e lo facevo venire sulle mie gambe. A lui andava bene così. Io godevo immaginando i contatti conosciuti in webcam o gli attori porno; l'importante era che lui non mi toccasse, altrimenti l'eccitazione svaniva.
Non avevo ancora tradito mio marito fisicamente, ma era inevitabile. Presi la decisione definitiva quando mi accorsi di provare attrazione per un amico di mia figlia, un ragazzo carino e atletico venuto con noi a un picnic al mare. Trovai inaccettabile che una donna di quasi cinquant'anni si eccitasse per un coetaneo della figlia. Decisi di porre un limite a quello squallore e di trovare un partner reale.
Confessai tutto alla mia amica Anna, che rimase sconvolta: per lei e per tutti gli altri, io e Luciano eravamo una coppia inossidabile. Tuttavia convenne con me: mi consigliò di trovare un amante, iniziare un percorso terapeutico e poi decidere se separarmi.
Feci entrambe le cose. Scelsi una terapeuta donna per sentirmi a mio agio e, come partner in carne e ossa, selezionai tra i contatti della webcam un certo Nivola38. Era un uomo affascinante sia di viso sia di corpo, molto dotato e simpatico. Aveva un'anatomia notevole, con dimensioni imponenti e un'eiaculazione estremamente abbondante, come avevo già visto in video.
Luciano, al contrario, produceva pochissimo liquido seminale. Pur sapendo come potevo apparire all'esterno, fui chiara con Nivola: volevo un rapporto sessuale totale e profondo, senza alcuna umiliazione.
Lui rispose con calma che sapeva esattamente cosa cercassi. Da vero galantuomo mi propose prima un pranzo o una cena, ma rifiutai: volevo soltanto un incontro intimo e diretto. Non derise la mia richiesta, cosa che apprezzai molto, e così organizzammo l'incontro.
Questa è la mia storia reale. È una vicenda lunga e, se vi interessa, posso proseguire il racconto. Ho 67 anni e mi piacerebbe sapere se qualche donna ha vissuto esperienze simili.
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