Elisabetta – L’inizio della resa (parte 2)
di
Stan
genere
dominazione
Parte due
Tornati dalla trasferta di lavoro, le dissi che avrei voluto continuare a vederci ma servivano delle regole.
Lei aveva iniziato a scrivermi messaggi romantici tutti baci e cuori e la cosa mi stava sfuggendo.
Decisi di parlarle in una breve pausa dal lavoro.
Lei si incazzò quando le dissi che se voleva continuare a vedermi avrebbe dovuto iniziare a depilarsi completamente. «A mio marito non piacerà sicuramente e poi costa un botto farla bene e non voglio spendere soldi inutilmente » mi disse… le risposi che allora potevamo chiuderla lì subito.
Camminando per una strada fuori città iniziò a piangere e ad insultarmi, dicendo che non potevo comandarla. Le dissi che non c’erano problemi e che avrebbe potuto continuare a vivere la sua vita come prima, considerando quello che era successo come un incidente di percorso.
In realtà avevamo già in programma un incontro dopo tre giorni in un hotel di lusso in Costiera Amalfitana; sapevo che moriva dalla voglia di venire ma non se ne sarebbe fatto niente se prima non si fosse presentata curata come da mie istruzioni.
Iniziò a ragionare ed a dirmi che poteva accettare la cosa ma non per l’incontro immediatamente successivo, tre giorni, erano impossibili per organizzare una ceretta. Le dissi che non era un mio problema e la salutai mentre aveva gli occhi gonfi dalle lacrime e dalla rabbia.
Il giorno dopo mi scrisse di aver trovato un posto… «vedi Elisabetta, volere è potere» le risposi. Per cui confermai la struttura alberghiera per due notti. Si presentò al parcheggio concordato come le avevo chiesto, scarpe con tacco alto, vestitino leggero molto corto senza reggiseno e tanga. Salì in macchina, e dopo un bacio e un saluto le ordinai di togliersi le mutandine. Si rifiutò dicendomi «no, dai, che facciamo pasticci. Aspettiamo di arrivare almeno in hotel». Mi guardò in faccia e dalla mia espressione capì subito che non aveva possibilità. Io con le mutandine indossate non sarei partito.
Alla fine mi accontentò, lo fece sbottando e lamentandosi sul fatto che a lei non piaceva uno che detta gli ordini. Avvicinai la mano e la infilai sotto la gonna senza chiedere il permesso mentre lei ancora si lamentava. Finalmente liscia, morbida, con le labbra già umide. «Daiii» mi disse lei. Ed io le risposi «ora stai zitta e godi».
Iniziai a toccarla superficialmente in modo da prendere confidenza con quel corpo. Arrivammo in autostrada, impostai ogni controllo della guida adattiva della mia vettura possibile ed iniziai a concentrarmi sul suo clitoride.
Era piccolo ma dopo pochi tocchi iniziò a gonfiarsi come un fagiolino. Si vedeva che questa situazione le piaceva molto. Chiuse gli occhi e spinse il bacino allargando le gambe per farsi toccare meglio. Venne dopo pochi tocchi, era già un lago!
Decisi di non fermarmi e continuai… «dai basta, sono venuta, adesso ho voglia di stare con te e di parlare un po’. Fermati daiii». Lo disse mentre passai due dita nella vagina e con il pollice continuavo a toccarla in superficie. Continuavo con ritmo, dentro e fuori e lei riprese a godere come una matta, mi prese il braccio e lo strinse forte a sé… gemeva, respiri lunghi come a prendere aria prima di un’immersione e poi gridolini di piacere. Io guardavo la strada non lei, viaggiavamo decisamente sotto la velocità massima e facendo attenzione alla strada.
C’era un tir davanti a noi, impostai velocità ed autopilota per seguirlo a 90 km/h. Volevo avere tempo per noi.
Venne per la seconda volta godendo come poche volte avevo visto fare a una donna. Questa Elisabetta è una pietra preziosa da scoprire, lavorare per renderla un gioiello, pensai compiaciuto tra me e me.
«Bastaaa dai, sono già venuta due volte, e ti sto sporcando il sedile!» disse lei. Ma ovviamente non mi volevo fermare, ero curioso di vedere fin dove poteva arrivare. «Spalanca le gambe, appoggia un ginocchio sul cruscotto e pensa a godere invece che a parlare» le dissi in modo autoritario. «Ma io ho bisogno di lui!» mi disse con fare da crocerossina bisognosa… posando una mano sui pantaloni e, sentendolo duro, mi disse «vedi, anche lui ha bisogno di me». Mi slacciò i pantaloni e la sua mano finalmente arrivò a toccarlo. «Che bello sentirlo duro! Lo voglio, lo desidero».
In un momento si chinò su di me per metterselo in bocca. Le presi la testa e le feci provare a darmi piacere… ma non lo faceva bene. Troppo meccanico, troppo pensato, senza passione.
Anche se avere la sua testa tra le gambe mi eccitava da morire. «Lascia stare». «No!» mi disse lei iniziando a segarlo e prendendolo in bocca con la punta della bocca e della lingua. Così andava meglio ma c’erano le macchine che passavano e ci superavano e la cosa mi turbava e mi continuava a deconcentrare.
Rimasi focalizzato sulla strada facendomi cullare da quella bocca. Sentivo di stare per venire e decisi di spingerle la tsua esta in profondità per prenderlo un po’ di più. Lei. In protestò e venni copiosamente subito dopo riempiendola la bocca come si deve.
Era sporca ma sorridente. «Deglutisci» le dissi mentre cercavo una salvietta rinfrescante. «Sei buono» fu l’unico commento mentre si ripuliva la faccia.
Non soddisfatto ripresi il mio lavoro di prima… «daiii che abbiamo tutto il tempo quando arriveremo in hotel». «Fammela solo toccare» le dissi sapendo di mentire spudoratamente.
Con il bacino spostato verso la fine della seduta e le gambe aperte potevo accedere anche al suo buchetto.
Decisi di far entrare prima il dito indicd mentre con il pollice le continuavo a masturbare davanti. Era tutto un bagno e le mie dita emettevano dei suoni di acqua mentre mi muovevo dentro di lei. «Hai visto come mi hai ridotta?»
Lei chiuse gli occhi ed io decisi di inserire un secondo dito, il medio, nel suo culetto per riempirla tutta e scoparla meglio. Godeva compiaciuta. «Fermati dai» mi disse ma non ero un tipo a cui si poteva ordinare qualcosa… «fermati ti prego che facciamo casino» frase pronunciata con un tono di voce da una che stava per avere un nuovo orgasmo.
«Noooo daiii, un altro nooo, ma come fai a farmi questo… Oooohh siii».
Strinse la maniglia della portiera con una forza incredibile mentre la bocca cercava di tappare con l’altra mano.
Era esausta e non eravamo ancora arrivati a destinazione.
Soddisfatti continuò il viaggio, ripulendoci per presentarci in modo impeccabile ed eleganti alla reception. Arrivammo in questo grande hotel molto famoso. Posto ideale per stare da soli ed unire romanticismo e sesso. Notai che il parcheggio era pieno di macchine costose di mezza Europa, con tante coppie come noi.
Entrando in stanza lei mi baciò con tanta passione ed uno sguardo felice.
Provò nuovamente a spogliarmi ma non era quello che volevo.
«Vai a farti una doccia» le dissi. Obbedì senza fiatare oltre.
Io non volevo solo far l’amore, volevo testare passo dopo passo la sua mente e i suoi limiti. Era troppo disinibita e sessualmente disponibile per fermarmi.
Ma ai tempi ero ancora poco esperto di schiave e della loro formazione, quindi iniziai con i mezzi che avevo.
Si presentò davanti a ms già nuda dopo la doccia, gambe lunghissime, un fisico da modella, dei seni piccoli ma ben proporzionati con capezzoli belli da vedere già turgidi. Le ordinai di inginocchiarsi davanti a me. Io intanto mi ero in parte spogliato rimanendo in boxer e camicia. Nuda, sorridente, era inginocchiata con il sedere sui talloni dei piedi. Andai a prendere la corda dell’accappatoio e le legai i polsi dietro la schiena.
«Ora imparerai a fare un bel pompino. Lo devi ingoiare tutto». «Ma anche no, mi viene da vomitare e non riesco poi a respirare». «Ti insegnerò, abbiamo tempo. Apri la bocca, non devi girarla per portarlo in bocca sulle guance. Devi prenderlo davanti e andare giù più che puoi, bocca aperta». Iniziò a spompinarmi seguendo il mio consiglio e guardandomi con due occhioni che sembrava volessero dirmi “va bene così?”
Non era ancora buono ma almeno aveva capito le basi. Spingendole la testa lo prese per metà della lunghezza.
Io le davo il ritmo con le mani sulla testa. Si vedeva che si applicava con dedizione. Quando fui soddisfatto della prima lezione e lui abbastanza duro la feci mettere sul letto a pecorina. Faceva fatica ad alzarsi, barcollava senza il mio aiuto, perché aveva le mani legate dietro la schiena; era divertente da vedere. Sul letto aveva il culo rialzato esposto, bello depilato e liscio, e la testa appoggiata sul letto con le mani che continuavano ad essere legate dietro la schiena. Entrai nella sua vagina con un solo colpo. Fece un «oooohhhh sìì» come oramai avevo capito che fosse il suo modo di accoglierlo. Ma dopo neanche due colpi era già fradicia. Le presi con una mano i capelli e con l’altra i polsi tirandola su e scopandola con foga. Mi diceva solo «siii» «sono tua» «prendimi» quasi fosse un film porno. Ero un po’ impreparato per la situazione e mi veniva da ridere a sentirla parlare così.
Troppo bagnata, troppo larga e con quei versi mi stavo deconcentrando. Decisi di cambiare passo. Mi tirai su con le gambe sul letto ed iniziai a scoparla a pecorina con una foga mai vista. Ad ogni colpo il mio corpo sprofondava su di lei facendolo entrare tutto con forza. Una mano le teneva i lunghi capelli tirando con forza, lei aveva la schiena incurvata ed aveva smesso di parlare… ansimava.
Spinsi come uno che vuole sfondare qualcosa, e alla fine venni.
Wow, avevo tra le mani una donna che gradiva farsi sottomettere e che adorava il sesso come mai mi era capitato nella mia vita.
Un potenziale incredibile, pensai tra me e me. Dovrò testarla ancora e sperimentare.
Il resto della giornata e dei giorni trascorsero come fossimo una coppia collaudata da tempo. Ridendo, scherzando e facendo ancora tante volte l’amore in modo più tradizionale.
Dovevo legare la sua mente al fatto che la sua disponibilità sarebbe stata ripagata con tanto amore.
Tornammo da questa mini vacanza ed iniziarono subito le ferie estive per cui ci sentivamo solo via messaggi WhatsApp. Iniziammo in modo molto cordiale come se non fosse successo nulla tra noi, parlando come colleghi in buoni rapporti, ma con il passare dei giorni aumentò l’eccitazione per l’altro e le nostre conversazioni si fecero nuovamente più piccanti. Suggerii quindi di passare a Signal in modalità silenziosa e con impostazione della cancellazione automatica dei messaggi dopo 10 min. Accettò e grazie a quello stratagemma iniziò un nuovo modo di dialogare, più aperto e privato. Mi stuzzicava con ammiccamenti sessuali continui.
Iniziai una prima confessione spiegandole la mia grande sorpresa nell’ averla trovata con un culetto così tonico ed allenato alla penetrazione anale. Mi raccontò che per lei era normale e che le piaceva farsi prendere ogni tanto così dal marito. L’estate proseguì e una sera, mentre mi trovavo al mare su uno sdraio a guardare le stelle in solitudine, iniziò a raccontarmi di quella volta a Biarritz in cui fece sesso con due uomini insieme.
Poi si chiuse la conversazione… ma la cosa mi eccitava troppo ed ogni sera le chiedevo maggiori dettagli. Finalmente decise di raccontarmi che era andata con amici a fare surf, che a lei piaceva da morire un ragazzo ma che lui proprio non ne voleva sapere di lei perché già fidanzato. Invece c’era un ragazzo meno palestrato e atletico che le moriva dietro e ci provava di continuo. Lei gli dava retta perché era il migliore amico di quello che le piaceva e facevano molte attività insieme durante la giornata al mare. Una sera si ritrovarono dopo una serata alcolica a ballare in discoteca, da soli in spiaggia loro tre. Era in mezzo ad entrambi e il ragazzo bruttino provò a baciarla. Lei un po’ perché brilla un po’ per ingelosire l’altro accettò. Ma dopo qualche momento sentì una mano del ragazzo belloccio che le piaceva posarsi sulla coscia e poi via via salire fino alle mutandine. Situazione complicata… lei bagnata che si baciava con uno mentre l’altro la toccava. Quando l’eccitazione salì al massimo livello decisero di andare in macchina dove rimasero fino all’alba per avere più privacy. Sola, con due ragazzi eccitati a 24 anni, venne fuori il suo animo da crocerossina che non deve mai scontentare nessuno. Iniziò a spompinare uno mentre l’altro la scopava da dietro. Poi i ragazzi si invertirono e il gioco andò avanti così finché entrambi i ragazzi non vennero due volte a testa. Mi raccontò l’eccitazione di essere al centro dell’attenzione e il tasso erotico della situazione nuova fece il resto. Questo racconto mi scioccò così tanto che ci pensai per tutto il resto dell’estate.
Parlammo del sesso anale e del fatto che non aveva problemi a farlo perché provava piacere.
Era chiaro che ci sarebbe stata anche con me ma tutto fino a quel momento si basava solo su racconti e messaggi estivi.
Dovevo averla!
Tornammo in ufficio dalle ferie e il primo giorno la chiamai a fine giornata con una scusa nella nostra sala server.
Entrò, aprendo la porta con circospezione, cercandomi. La presi subito per una mano prendendola di sorpresa. “Ciao cosa fai qui”. Aveva un semplice vestitino di cotone leggero che le tolsi in un secondo. La volevo così tanto che era già duro e pronto. Comprendendo cosa volevo, sii appoggiò con le mani al muro allargando le gambe. Entrai in lei sentendo la sua figa già bagnata e pronta, qualche colpo e poi decisi di sodomizzarla. Lo tolsi tenendolo in mano e puntai al suo buchetto. «Ehi, piano piano, aspetta che mi tolgo le scarpe così ci arrivi comodo», mi disse per nulla stupida della mia iniziativa. Iniziai a premere su quella rosellina che si aprì alla seconda pressione, senza bisogno di lubrificarla. Si autolubrificaca da quanto era fradicia . Sentivo la cappella iniziare ad entrare, finalmente era mia. Esaudivo il mio sogno estivo.
Spinsi ancora sentendo lo sfintere cedere e allargarsi per accogliermi in modo naturale, un muscolo ben allenato. Ero dentro e iniziai a scoparla con foga crescente.
Ma non volevo che ci sentisse qualcuno magari ancora presente in azienda per cui le misi una mano davanti alla bocca mentre la inculavo per bene. Venni poco dopo… mi tolsi rapidamente da dentro di lei come un animale, osservando liquido iniziare a colare sulla coscia e poi giù verso il polpaccio. Che visione magnifica pensai!
Elisabetta aveva bisogno di una guida. Non lo sapeva ancora ma aveva tutto il potenziale per diventare un’ottima schiava.
Tornati dalla trasferta di lavoro, le dissi che avrei voluto continuare a vederci ma servivano delle regole.
Lei aveva iniziato a scrivermi messaggi romantici tutti baci e cuori e la cosa mi stava sfuggendo.
Decisi di parlarle in una breve pausa dal lavoro.
Lei si incazzò quando le dissi che se voleva continuare a vedermi avrebbe dovuto iniziare a depilarsi completamente. «A mio marito non piacerà sicuramente e poi costa un botto farla bene e non voglio spendere soldi inutilmente » mi disse… le risposi che allora potevamo chiuderla lì subito.
Camminando per una strada fuori città iniziò a piangere e ad insultarmi, dicendo che non potevo comandarla. Le dissi che non c’erano problemi e che avrebbe potuto continuare a vivere la sua vita come prima, considerando quello che era successo come un incidente di percorso.
In realtà avevamo già in programma un incontro dopo tre giorni in un hotel di lusso in Costiera Amalfitana; sapevo che moriva dalla voglia di venire ma non se ne sarebbe fatto niente se prima non si fosse presentata curata come da mie istruzioni.
Iniziò a ragionare ed a dirmi che poteva accettare la cosa ma non per l’incontro immediatamente successivo, tre giorni, erano impossibili per organizzare una ceretta. Le dissi che non era un mio problema e la salutai mentre aveva gli occhi gonfi dalle lacrime e dalla rabbia.
Il giorno dopo mi scrisse di aver trovato un posto… «vedi Elisabetta, volere è potere» le risposi. Per cui confermai la struttura alberghiera per due notti. Si presentò al parcheggio concordato come le avevo chiesto, scarpe con tacco alto, vestitino leggero molto corto senza reggiseno e tanga. Salì in macchina, e dopo un bacio e un saluto le ordinai di togliersi le mutandine. Si rifiutò dicendomi «no, dai, che facciamo pasticci. Aspettiamo di arrivare almeno in hotel». Mi guardò in faccia e dalla mia espressione capì subito che non aveva possibilità. Io con le mutandine indossate non sarei partito.
Alla fine mi accontentò, lo fece sbottando e lamentandosi sul fatto che a lei non piaceva uno che detta gli ordini. Avvicinai la mano e la infilai sotto la gonna senza chiedere il permesso mentre lei ancora si lamentava. Finalmente liscia, morbida, con le labbra già umide. «Daiii» mi disse lei. Ed io le risposi «ora stai zitta e godi».
Iniziai a toccarla superficialmente in modo da prendere confidenza con quel corpo. Arrivammo in autostrada, impostai ogni controllo della guida adattiva della mia vettura possibile ed iniziai a concentrarmi sul suo clitoride.
Era piccolo ma dopo pochi tocchi iniziò a gonfiarsi come un fagiolino. Si vedeva che questa situazione le piaceva molto. Chiuse gli occhi e spinse il bacino allargando le gambe per farsi toccare meglio. Venne dopo pochi tocchi, era già un lago!
Decisi di non fermarmi e continuai… «dai basta, sono venuta, adesso ho voglia di stare con te e di parlare un po’. Fermati daiii». Lo disse mentre passai due dita nella vagina e con il pollice continuavo a toccarla in superficie. Continuavo con ritmo, dentro e fuori e lei riprese a godere come una matta, mi prese il braccio e lo strinse forte a sé… gemeva, respiri lunghi come a prendere aria prima di un’immersione e poi gridolini di piacere. Io guardavo la strada non lei, viaggiavamo decisamente sotto la velocità massima e facendo attenzione alla strada.
C’era un tir davanti a noi, impostai velocità ed autopilota per seguirlo a 90 km/h. Volevo avere tempo per noi.
Venne per la seconda volta godendo come poche volte avevo visto fare a una donna. Questa Elisabetta è una pietra preziosa da scoprire, lavorare per renderla un gioiello, pensai compiaciuto tra me e me.
«Bastaaa dai, sono già venuta due volte, e ti sto sporcando il sedile!» disse lei. Ma ovviamente non mi volevo fermare, ero curioso di vedere fin dove poteva arrivare. «Spalanca le gambe, appoggia un ginocchio sul cruscotto e pensa a godere invece che a parlare» le dissi in modo autoritario. «Ma io ho bisogno di lui!» mi disse con fare da crocerossina bisognosa… posando una mano sui pantaloni e, sentendolo duro, mi disse «vedi, anche lui ha bisogno di me». Mi slacciò i pantaloni e la sua mano finalmente arrivò a toccarlo. «Che bello sentirlo duro! Lo voglio, lo desidero».
In un momento si chinò su di me per metterselo in bocca. Le presi la testa e le feci provare a darmi piacere… ma non lo faceva bene. Troppo meccanico, troppo pensato, senza passione.
Anche se avere la sua testa tra le gambe mi eccitava da morire. «Lascia stare». «No!» mi disse lei iniziando a segarlo e prendendolo in bocca con la punta della bocca e della lingua. Così andava meglio ma c’erano le macchine che passavano e ci superavano e la cosa mi turbava e mi continuava a deconcentrare.
Rimasi focalizzato sulla strada facendomi cullare da quella bocca. Sentivo di stare per venire e decisi di spingerle la tsua esta in profondità per prenderlo un po’ di più. Lei. In protestò e venni copiosamente subito dopo riempiendola la bocca come si deve.
Era sporca ma sorridente. «Deglutisci» le dissi mentre cercavo una salvietta rinfrescante. «Sei buono» fu l’unico commento mentre si ripuliva la faccia.
Non soddisfatto ripresi il mio lavoro di prima… «daiii che abbiamo tutto il tempo quando arriveremo in hotel». «Fammela solo toccare» le dissi sapendo di mentire spudoratamente.
Con il bacino spostato verso la fine della seduta e le gambe aperte potevo accedere anche al suo buchetto.
Decisi di far entrare prima il dito indicd mentre con il pollice le continuavo a masturbare davanti. Era tutto un bagno e le mie dita emettevano dei suoni di acqua mentre mi muovevo dentro di lei. «Hai visto come mi hai ridotta?»
Lei chiuse gli occhi ed io decisi di inserire un secondo dito, il medio, nel suo culetto per riempirla tutta e scoparla meglio. Godeva compiaciuta. «Fermati dai» mi disse ma non ero un tipo a cui si poteva ordinare qualcosa… «fermati ti prego che facciamo casino» frase pronunciata con un tono di voce da una che stava per avere un nuovo orgasmo.
«Noooo daiii, un altro nooo, ma come fai a farmi questo… Oooohh siii».
Strinse la maniglia della portiera con una forza incredibile mentre la bocca cercava di tappare con l’altra mano.
Era esausta e non eravamo ancora arrivati a destinazione.
Soddisfatti continuò il viaggio, ripulendoci per presentarci in modo impeccabile ed eleganti alla reception. Arrivammo in questo grande hotel molto famoso. Posto ideale per stare da soli ed unire romanticismo e sesso. Notai che il parcheggio era pieno di macchine costose di mezza Europa, con tante coppie come noi.
Entrando in stanza lei mi baciò con tanta passione ed uno sguardo felice.
Provò nuovamente a spogliarmi ma non era quello che volevo.
«Vai a farti una doccia» le dissi. Obbedì senza fiatare oltre.
Io non volevo solo far l’amore, volevo testare passo dopo passo la sua mente e i suoi limiti. Era troppo disinibita e sessualmente disponibile per fermarmi.
Ma ai tempi ero ancora poco esperto di schiave e della loro formazione, quindi iniziai con i mezzi che avevo.
Si presentò davanti a ms già nuda dopo la doccia, gambe lunghissime, un fisico da modella, dei seni piccoli ma ben proporzionati con capezzoli belli da vedere già turgidi. Le ordinai di inginocchiarsi davanti a me. Io intanto mi ero in parte spogliato rimanendo in boxer e camicia. Nuda, sorridente, era inginocchiata con il sedere sui talloni dei piedi. Andai a prendere la corda dell’accappatoio e le legai i polsi dietro la schiena.
«Ora imparerai a fare un bel pompino. Lo devi ingoiare tutto». «Ma anche no, mi viene da vomitare e non riesco poi a respirare». «Ti insegnerò, abbiamo tempo. Apri la bocca, non devi girarla per portarlo in bocca sulle guance. Devi prenderlo davanti e andare giù più che puoi, bocca aperta». Iniziò a spompinarmi seguendo il mio consiglio e guardandomi con due occhioni che sembrava volessero dirmi “va bene così?”
Non era ancora buono ma almeno aveva capito le basi. Spingendole la testa lo prese per metà della lunghezza.
Io le davo il ritmo con le mani sulla testa. Si vedeva che si applicava con dedizione. Quando fui soddisfatto della prima lezione e lui abbastanza duro la feci mettere sul letto a pecorina. Faceva fatica ad alzarsi, barcollava senza il mio aiuto, perché aveva le mani legate dietro la schiena; era divertente da vedere. Sul letto aveva il culo rialzato esposto, bello depilato e liscio, e la testa appoggiata sul letto con le mani che continuavano ad essere legate dietro la schiena. Entrai nella sua vagina con un solo colpo. Fece un «oooohhhh sìì» come oramai avevo capito che fosse il suo modo di accoglierlo. Ma dopo neanche due colpi era già fradicia. Le presi con una mano i capelli e con l’altra i polsi tirandola su e scopandola con foga. Mi diceva solo «siii» «sono tua» «prendimi» quasi fosse un film porno. Ero un po’ impreparato per la situazione e mi veniva da ridere a sentirla parlare così.
Troppo bagnata, troppo larga e con quei versi mi stavo deconcentrando. Decisi di cambiare passo. Mi tirai su con le gambe sul letto ed iniziai a scoparla a pecorina con una foga mai vista. Ad ogni colpo il mio corpo sprofondava su di lei facendolo entrare tutto con forza. Una mano le teneva i lunghi capelli tirando con forza, lei aveva la schiena incurvata ed aveva smesso di parlare… ansimava.
Spinsi come uno che vuole sfondare qualcosa, e alla fine venni.
Wow, avevo tra le mani una donna che gradiva farsi sottomettere e che adorava il sesso come mai mi era capitato nella mia vita.
Un potenziale incredibile, pensai tra me e me. Dovrò testarla ancora e sperimentare.
Il resto della giornata e dei giorni trascorsero come fossimo una coppia collaudata da tempo. Ridendo, scherzando e facendo ancora tante volte l’amore in modo più tradizionale.
Dovevo legare la sua mente al fatto che la sua disponibilità sarebbe stata ripagata con tanto amore.
Tornammo da questa mini vacanza ed iniziarono subito le ferie estive per cui ci sentivamo solo via messaggi WhatsApp. Iniziammo in modo molto cordiale come se non fosse successo nulla tra noi, parlando come colleghi in buoni rapporti, ma con il passare dei giorni aumentò l’eccitazione per l’altro e le nostre conversazioni si fecero nuovamente più piccanti. Suggerii quindi di passare a Signal in modalità silenziosa e con impostazione della cancellazione automatica dei messaggi dopo 10 min. Accettò e grazie a quello stratagemma iniziò un nuovo modo di dialogare, più aperto e privato. Mi stuzzicava con ammiccamenti sessuali continui.
Iniziai una prima confessione spiegandole la mia grande sorpresa nell’ averla trovata con un culetto così tonico ed allenato alla penetrazione anale. Mi raccontò che per lei era normale e che le piaceva farsi prendere ogni tanto così dal marito. L’estate proseguì e una sera, mentre mi trovavo al mare su uno sdraio a guardare le stelle in solitudine, iniziò a raccontarmi di quella volta a Biarritz in cui fece sesso con due uomini insieme.
Poi si chiuse la conversazione… ma la cosa mi eccitava troppo ed ogni sera le chiedevo maggiori dettagli. Finalmente decise di raccontarmi che era andata con amici a fare surf, che a lei piaceva da morire un ragazzo ma che lui proprio non ne voleva sapere di lei perché già fidanzato. Invece c’era un ragazzo meno palestrato e atletico che le moriva dietro e ci provava di continuo. Lei gli dava retta perché era il migliore amico di quello che le piaceva e facevano molte attività insieme durante la giornata al mare. Una sera si ritrovarono dopo una serata alcolica a ballare in discoteca, da soli in spiaggia loro tre. Era in mezzo ad entrambi e il ragazzo bruttino provò a baciarla. Lei un po’ perché brilla un po’ per ingelosire l’altro accettò. Ma dopo qualche momento sentì una mano del ragazzo belloccio che le piaceva posarsi sulla coscia e poi via via salire fino alle mutandine. Situazione complicata… lei bagnata che si baciava con uno mentre l’altro la toccava. Quando l’eccitazione salì al massimo livello decisero di andare in macchina dove rimasero fino all’alba per avere più privacy. Sola, con due ragazzi eccitati a 24 anni, venne fuori il suo animo da crocerossina che non deve mai scontentare nessuno. Iniziò a spompinare uno mentre l’altro la scopava da dietro. Poi i ragazzi si invertirono e il gioco andò avanti così finché entrambi i ragazzi non vennero due volte a testa. Mi raccontò l’eccitazione di essere al centro dell’attenzione e il tasso erotico della situazione nuova fece il resto. Questo racconto mi scioccò così tanto che ci pensai per tutto il resto dell’estate.
Parlammo del sesso anale e del fatto che non aveva problemi a farlo perché provava piacere.
Era chiaro che ci sarebbe stata anche con me ma tutto fino a quel momento si basava solo su racconti e messaggi estivi.
Dovevo averla!
Tornammo in ufficio dalle ferie e il primo giorno la chiamai a fine giornata con una scusa nella nostra sala server.
Entrò, aprendo la porta con circospezione, cercandomi. La presi subito per una mano prendendola di sorpresa. “Ciao cosa fai qui”. Aveva un semplice vestitino di cotone leggero che le tolsi in un secondo. La volevo così tanto che era già duro e pronto. Comprendendo cosa volevo, sii appoggiò con le mani al muro allargando le gambe. Entrai in lei sentendo la sua figa già bagnata e pronta, qualche colpo e poi decisi di sodomizzarla. Lo tolsi tenendolo in mano e puntai al suo buchetto. «Ehi, piano piano, aspetta che mi tolgo le scarpe così ci arrivi comodo», mi disse per nulla stupida della mia iniziativa. Iniziai a premere su quella rosellina che si aprì alla seconda pressione, senza bisogno di lubrificarla. Si autolubrificaca da quanto era fradicia . Sentivo la cappella iniziare ad entrare, finalmente era mia. Esaudivo il mio sogno estivo.
Spinsi ancora sentendo lo sfintere cedere e allargarsi per accogliermi in modo naturale, un muscolo ben allenato. Ero dentro e iniziai a scoparla con foga crescente.
Ma non volevo che ci sentisse qualcuno magari ancora presente in azienda per cui le misi una mano davanti alla bocca mentre la inculavo per bene. Venni poco dopo… mi tolsi rapidamente da dentro di lei come un animale, osservando liquido iniziare a colare sulla coscia e poi giù verso il polpaccio. Che visione magnifica pensai!
Elisabetta aveva bisogno di una guida. Non lo sapeva ancora ma aveva tutto il potenziale per diventare un’ottima schiava.
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