Scopate Senza Sentimento
di
Lili Benway
genere
trio
Leonardo e Sara aspettavano l’ascensore. Era una domenica di Luglio a Roma e faceva un caldo bestiale. L’ascensore arrivò e loro entrarono. Erano al settimo piano. Premettero lo 0.
“Mi dispiace per Ginevra,” disse Sara, “Non riesce a trovarsi un ragazzo… Sai cosa mi ha detto?”
“Cosa?”
“Che non fa sesso da quattro anni”
“Non ci credo”
“L’hai mai vista con qualcuno?”
“Non ci ho fatto caso”
“Allora te lo dico io. Fidati”
“Mi fido”, disse Leo asciugandosi il sudore sulla fronte.
“Non riesco a capire il motivo. Sei una bella donna, le ho detto, troverai qualcuno, ma devi essere disponibile”
“Disponibile in che senso?”, chiese Leonardo.
“Si deve concedere”
“Ginevra non è la tipa che si concede”
“Non fa sesso da quattro anni. Deve darla a qualcuno. Non importa a chi. Ma deve aprire le gambe.”
“Intendi dire senza sentimento?”
“Esatto. Senza sentimento. Comunque, sai che mi ha risposto?”, chiese Sara.
“Come faccio a saperlo”
“Mi ha chiesto quanto ce l’hai lungo.”
“Tu che le hai detto?”
“La verità. Venticinque centimetri”, disse Sara.
Leo sorrise. Era fiero del suo pene.
“Poi Gin mi ha chiesto se mi faccio male quando scopiamo. E io ho detto :‘No. Leo lo sa usare benissimo. Mi piace il suo cazzo”
“Tesoro… così mi fai arrapare”
“Questo lo vedo”, disse Sara con uno sguardo malizioso.
In effetti, si potevano vedere chiaramente i venticinque centimetri di Leonardo sotto i pantaloni.
Lui non resistette più e bloccò l’ascensore. Prese Sara e la sbatté contro una parete. Le alzò la gonna, le tolse le mutandine e la mise a novanta. Guardò in mezzo al culo, si vedevano sia l’ano che le due labbra rosee e carnose che incorniciavano il buco della vagina. Erano proprio come due labbra socchiuse, pensò Leo. Sarà si voltò e disse: “Nel culo no. Non adesso”. Leo si abbassò i pantaloni e, ignorandola, glielo infilò nel culo. A secco. Sara fece un balzo in avanti inspirando forte. Gli occhi le si spalancarono ed emise un gemito che somigliava ad un grido. Era dolore. Un dolore che si tramutò in piacere non appena Leo cominciò a fare avanti e indietro fino ad infilarglielo tutto dentro. Sara lo sentiva fino allo stomaco.
“Cazzo, cazzo! Ce l’hai troppo lungo! Cazzo!”, sibilava Sara. Finché non pregò il suo compagno di fermarsi. Leo obbedì, anche se non aveva sborrato.
Si rivestirono. L’uomo era ancora arrapato. Sara sorrise e promise che, appena arrivati a casa, avrebbero continuato e che avrebbe potuto venirle in faccia.
“Vedi, a Gin servirebbe proprio questo”, disse Sara. “Tu cosa ne pensi di lei?”
“Mah…”
“Se tu dovessi dare un giudizio, cosa diresti?”
“È una bella donna, sicuramente”, rispose Leonardo.
“Sei uno qualunque. La incontri in un pub. Lei è sola. Penseresti di fartela?”
“Amore…”
“Rispondi. Sono seria, è solo per capire”, disse Sara.
“Diciamo che la trovo sexy”
“Quindi te la faresti?”
“Sì. Penserei di farmela”
Fecero ripartire l’ascensore. Arrivarono al piano terra. Le porte si aprirono. Uscirono, ma Sara tirò Leonardo di nuovo dentro.
“Che fai?”, chiese lui.
“Ho un’idea”, disse Sara con uno sguardo malizioso. Poi premette il numero 7 sul tastierino.
“Vuoi finire quello che abbiamo cominciato prima?”, chiese Leonardo speranzoso do poter sborrare e farsi passare quel leggero dolorino alle palle.
Sara guardò Leonardo dritto negli occhi. “Hai detto senza sentimento”, disse.
“Cosa?”
“Prima. Hai usato l’espressione ‘senza sentimento’.”
“E allora?”
“E allora Ginevra è una mia amica. Le voglio bene. Ha un problema e ha bisogno di aiuto”
“Continuo a non capire.”
“Capirai tra poco.”
L’ascensore arrivò al settimo piano. Sara trascinò Leonardo davanti all’appartamento di Ginevra e bussò alla porta.
Ginevra aprì e Sara la superò senza darle il tempo di parlare. Leonardo dietro di lei.
“Avete dimenticato qualcosa?”, chiese la padrona di casa.
Sara guardò Leonardo, poi Ginevra.
“Adesso voi due fate sesso”
“Cosa?”, dissero all’unisono Leonardo e Ginevra.
“Dovete fare sesso”
Ginevra indossava un vestitino a fiori che le arrivava poco sopra le ginocchia. Capelli biondi lunghi e mossi, una terza di seno e il culo alto. Leonardo per un attimo pensò che si potesse fare.
“Come ti è venuto in mente?”, chiese Ginevra.
“Non scopi da quattro anni, Gin. Ne hai bisogno”, si giustificò Sara.
“Grazie. Ma no, grazie”, rispose Ginevra.
“Io e Leo non usciremo da quella porta finché non te lo sarai fatto”, sentenziò Sara. Poi si rivolse al suo compagno. “E tu sappi che ci inchiodiamo qui se non te la scopi”
Leonardo e Ginevra si resero conto che Sara era dannatamente seria.
“Io me ne posso andare, se volete. Oppure posso guardare”, disse Sara.
Queste ultime parole fecero eccitare di nuovo Leonardo.
Ginevra se ne accorse. Lo fissò in mezzo alle gambe e provò una piacevole sensazione di calore in mezzo alle gambe.
“Anzi, non mi fido di voi. Resto a guardare”, decise Sara
“Partecipa anche tu”, propose Leonardo.
“No. Questa è una cosa che riguarda solo Gin.”
Leonardo e Ginevra volevano farlo, ma restavano immobili.
“Che fate lì impalati? Vi tolgo i vestiti. Siete due bambini.”
Così dicendo, Sara sfilò il vestitino a Ginevra. Non portava il reggiseno e aveva un perizoma rosso. Sara tolse anche quello. Poi fu il turno di Leonardo.
“Dai. Fatelo.”
Ginevra e Leonardo si avvicinarono. Esitavano a toccarsi.
“Non siate timidi”, disse Sara sedendosi su un divanetto. “Io vi guardo, sarà bello”. E cominciò a massaggiarsi delicatamente il clitoride. “Gin, fagli un pompino”.
Ginevra, eccitata e confuso, si inginocchiò e si trovò faccia a faccia con il cazzo duro di Leo. Gli diede un bacio sulla punta e cominciò a masturbarlo. Lo sentiva pulsare nel palmo della mano.
“Adesso prendilo in bocca”, comandò Sara mentre si leccava due dita per mettersele nella figa.
Il cazzo di Leo già gocciolava. Ginevra lo guardò negli occhi, con la lingua leccà il suo liquido. Poi lo prese in bocca finché poteva. Sara, osservando, ansimava. Leo non capiva cosa lo facesse arrapare di più, se la sua compagna che godeva, Ginevra che gli faceva un bocchino oppure l’intero quadro. Sta di fatto che Ginevra rivelò di avere delle qualità spompinatorie molto sopra la media e, se avesse continuato così, con quella bocca calda e quei movimenti della lingua, Leo sarebbe venuto nel giro di due minuti. Così l’uomo la fece alzare e la mise di spalle. I suoi venticinque centimetri di marmo schiacciati contro le sue chiappe, le sue mani che tastavano quelle tette sode. Ginevra con gli occhi chiusi che si passava le dita sulla figa bagnata.
Sara fece cenno di avvicinarsi a lei, cosa che i due fecero. Ginevra si mise a pecorina e intimò a Leo di metterglielo nella figa. Non appena quell’enorme cazzo entrò, la donna emise un verso di piacere. Sara aprì le gambe davanti alla sua amica, le prese la testa e la spinse contro la sua vagina gocciolante. Ginevra cominciò a leccarla. Sara si fece cadere un po’ di saliva sulle dita e le passò sui capezzoli turgidi. Andarono avanti per una decina di minuti, finché Sara non arrivò sulla lingua della sua amica. Un piccolo squirt, che Ginevra ingoiò con un gemito.
Si trasferirono sul divano, dove Leo e Ginevra incominciarono a farlo a missionario. Sara baciò i capezzoli della sua amica per poi passare a leccarle la figa. Leo guardava tutto questo. Il suo cazzo che entrava e usciva dal buco di Ginevra, la lingua di Sara sul clitoride di quest’ultima, e Ginevra che quasi lacrimava per la goduria con un pene così grosso da sentirselo fino all’ombelico.
“Dai, sborra”, disse Sara ad un certo punto guardando Leonardo negli occhi. “Sborrami in bocca”, aggiunse tirando fuori la lingua.
Leo, dopo pochi minuti, venne. Schizzò così forte che il liquido bianco superò la testa di Sara e finì sulla faccia e sulle tette di Ginevra. La quale restò immobile, nessuno le era mai arrivato in faccia. Caldo e piacevole, pensò. Sara con la lingua prese la sborra sulle tette della sua amica, poi toccò a quella sulle guance. Non la ingoiò. Baciò Ginevra. La sborra passava da una bocca all’altra, mischiandosi con le rispettive salive. Infine, entrambe ingoiarono. Si sorrisero, complici. Leo avvicinò il suo cazzo alle labbra delle due, che lo presero in bocca a turno, fino a pulirlo del tutto.
“Dopo quattro anni che non scopavi, ora ti senti meglio?”, chiese Sara a Ginevra.
“Decisamente meglio. È stato pazzesco”
Sara era felice di aver aiutato un’amica.
Ginevra accompagnò i suoi amici alla porta e, prima di lasciarli andare propose: “Magari lo rifacciamo qualche altra volta. Che ne dite?”
Leonardo e Ginevra non risposero, si limitarono a sorridere. Poi presero l’ascensore e andarono via.
“Mi dispiace per Ginevra,” disse Sara, “Non riesce a trovarsi un ragazzo… Sai cosa mi ha detto?”
“Cosa?”
“Che non fa sesso da quattro anni”
“Non ci credo”
“L’hai mai vista con qualcuno?”
“Non ci ho fatto caso”
“Allora te lo dico io. Fidati”
“Mi fido”, disse Leo asciugandosi il sudore sulla fronte.
“Non riesco a capire il motivo. Sei una bella donna, le ho detto, troverai qualcuno, ma devi essere disponibile”
“Disponibile in che senso?”, chiese Leonardo.
“Si deve concedere”
“Ginevra non è la tipa che si concede”
“Non fa sesso da quattro anni. Deve darla a qualcuno. Non importa a chi. Ma deve aprire le gambe.”
“Intendi dire senza sentimento?”
“Esatto. Senza sentimento. Comunque, sai che mi ha risposto?”, chiese Sara.
“Come faccio a saperlo”
“Mi ha chiesto quanto ce l’hai lungo.”
“Tu che le hai detto?”
“La verità. Venticinque centimetri”, disse Sara.
Leo sorrise. Era fiero del suo pene.
“Poi Gin mi ha chiesto se mi faccio male quando scopiamo. E io ho detto :‘No. Leo lo sa usare benissimo. Mi piace il suo cazzo”
“Tesoro… così mi fai arrapare”
“Questo lo vedo”, disse Sara con uno sguardo malizioso.
In effetti, si potevano vedere chiaramente i venticinque centimetri di Leonardo sotto i pantaloni.
Lui non resistette più e bloccò l’ascensore. Prese Sara e la sbatté contro una parete. Le alzò la gonna, le tolse le mutandine e la mise a novanta. Guardò in mezzo al culo, si vedevano sia l’ano che le due labbra rosee e carnose che incorniciavano il buco della vagina. Erano proprio come due labbra socchiuse, pensò Leo. Sarà si voltò e disse: “Nel culo no. Non adesso”. Leo si abbassò i pantaloni e, ignorandola, glielo infilò nel culo. A secco. Sara fece un balzo in avanti inspirando forte. Gli occhi le si spalancarono ed emise un gemito che somigliava ad un grido. Era dolore. Un dolore che si tramutò in piacere non appena Leo cominciò a fare avanti e indietro fino ad infilarglielo tutto dentro. Sara lo sentiva fino allo stomaco.
“Cazzo, cazzo! Ce l’hai troppo lungo! Cazzo!”, sibilava Sara. Finché non pregò il suo compagno di fermarsi. Leo obbedì, anche se non aveva sborrato.
Si rivestirono. L’uomo era ancora arrapato. Sara sorrise e promise che, appena arrivati a casa, avrebbero continuato e che avrebbe potuto venirle in faccia.
“Vedi, a Gin servirebbe proprio questo”, disse Sara. “Tu cosa ne pensi di lei?”
“Mah…”
“Se tu dovessi dare un giudizio, cosa diresti?”
“È una bella donna, sicuramente”, rispose Leonardo.
“Sei uno qualunque. La incontri in un pub. Lei è sola. Penseresti di fartela?”
“Amore…”
“Rispondi. Sono seria, è solo per capire”, disse Sara.
“Diciamo che la trovo sexy”
“Quindi te la faresti?”
“Sì. Penserei di farmela”
Fecero ripartire l’ascensore. Arrivarono al piano terra. Le porte si aprirono. Uscirono, ma Sara tirò Leonardo di nuovo dentro.
“Che fai?”, chiese lui.
“Ho un’idea”, disse Sara con uno sguardo malizioso. Poi premette il numero 7 sul tastierino.
“Vuoi finire quello che abbiamo cominciato prima?”, chiese Leonardo speranzoso do poter sborrare e farsi passare quel leggero dolorino alle palle.
Sara guardò Leonardo dritto negli occhi. “Hai detto senza sentimento”, disse.
“Cosa?”
“Prima. Hai usato l’espressione ‘senza sentimento’.”
“E allora?”
“E allora Ginevra è una mia amica. Le voglio bene. Ha un problema e ha bisogno di aiuto”
“Continuo a non capire.”
“Capirai tra poco.”
L’ascensore arrivò al settimo piano. Sara trascinò Leonardo davanti all’appartamento di Ginevra e bussò alla porta.
Ginevra aprì e Sara la superò senza darle il tempo di parlare. Leonardo dietro di lei.
“Avete dimenticato qualcosa?”, chiese la padrona di casa.
Sara guardò Leonardo, poi Ginevra.
“Adesso voi due fate sesso”
“Cosa?”, dissero all’unisono Leonardo e Ginevra.
“Dovete fare sesso”
Ginevra indossava un vestitino a fiori che le arrivava poco sopra le ginocchia. Capelli biondi lunghi e mossi, una terza di seno e il culo alto. Leonardo per un attimo pensò che si potesse fare.
“Come ti è venuto in mente?”, chiese Ginevra.
“Non scopi da quattro anni, Gin. Ne hai bisogno”, si giustificò Sara.
“Grazie. Ma no, grazie”, rispose Ginevra.
“Io e Leo non usciremo da quella porta finché non te lo sarai fatto”, sentenziò Sara. Poi si rivolse al suo compagno. “E tu sappi che ci inchiodiamo qui se non te la scopi”
Leonardo e Ginevra si resero conto che Sara era dannatamente seria.
“Io me ne posso andare, se volete. Oppure posso guardare”, disse Sara.
Queste ultime parole fecero eccitare di nuovo Leonardo.
Ginevra se ne accorse. Lo fissò in mezzo alle gambe e provò una piacevole sensazione di calore in mezzo alle gambe.
“Anzi, non mi fido di voi. Resto a guardare”, decise Sara
“Partecipa anche tu”, propose Leonardo.
“No. Questa è una cosa che riguarda solo Gin.”
Leonardo e Ginevra volevano farlo, ma restavano immobili.
“Che fate lì impalati? Vi tolgo i vestiti. Siete due bambini.”
Così dicendo, Sara sfilò il vestitino a Ginevra. Non portava il reggiseno e aveva un perizoma rosso. Sara tolse anche quello. Poi fu il turno di Leonardo.
“Dai. Fatelo.”
Ginevra e Leonardo si avvicinarono. Esitavano a toccarsi.
“Non siate timidi”, disse Sara sedendosi su un divanetto. “Io vi guardo, sarà bello”. E cominciò a massaggiarsi delicatamente il clitoride. “Gin, fagli un pompino”.
Ginevra, eccitata e confuso, si inginocchiò e si trovò faccia a faccia con il cazzo duro di Leo. Gli diede un bacio sulla punta e cominciò a masturbarlo. Lo sentiva pulsare nel palmo della mano.
“Adesso prendilo in bocca”, comandò Sara mentre si leccava due dita per mettersele nella figa.
Il cazzo di Leo già gocciolava. Ginevra lo guardò negli occhi, con la lingua leccà il suo liquido. Poi lo prese in bocca finché poteva. Sara, osservando, ansimava. Leo non capiva cosa lo facesse arrapare di più, se la sua compagna che godeva, Ginevra che gli faceva un bocchino oppure l’intero quadro. Sta di fatto che Ginevra rivelò di avere delle qualità spompinatorie molto sopra la media e, se avesse continuato così, con quella bocca calda e quei movimenti della lingua, Leo sarebbe venuto nel giro di due minuti. Così l’uomo la fece alzare e la mise di spalle. I suoi venticinque centimetri di marmo schiacciati contro le sue chiappe, le sue mani che tastavano quelle tette sode. Ginevra con gli occhi chiusi che si passava le dita sulla figa bagnata.
Sara fece cenno di avvicinarsi a lei, cosa che i due fecero. Ginevra si mise a pecorina e intimò a Leo di metterglielo nella figa. Non appena quell’enorme cazzo entrò, la donna emise un verso di piacere. Sara aprì le gambe davanti alla sua amica, le prese la testa e la spinse contro la sua vagina gocciolante. Ginevra cominciò a leccarla. Sara si fece cadere un po’ di saliva sulle dita e le passò sui capezzoli turgidi. Andarono avanti per una decina di minuti, finché Sara non arrivò sulla lingua della sua amica. Un piccolo squirt, che Ginevra ingoiò con un gemito.
Si trasferirono sul divano, dove Leo e Ginevra incominciarono a farlo a missionario. Sara baciò i capezzoli della sua amica per poi passare a leccarle la figa. Leo guardava tutto questo. Il suo cazzo che entrava e usciva dal buco di Ginevra, la lingua di Sara sul clitoride di quest’ultima, e Ginevra che quasi lacrimava per la goduria con un pene così grosso da sentirselo fino all’ombelico.
“Dai, sborra”, disse Sara ad un certo punto guardando Leonardo negli occhi. “Sborrami in bocca”, aggiunse tirando fuori la lingua.
Leo, dopo pochi minuti, venne. Schizzò così forte che il liquido bianco superò la testa di Sara e finì sulla faccia e sulle tette di Ginevra. La quale restò immobile, nessuno le era mai arrivato in faccia. Caldo e piacevole, pensò. Sara con la lingua prese la sborra sulle tette della sua amica, poi toccò a quella sulle guance. Non la ingoiò. Baciò Ginevra. La sborra passava da una bocca all’altra, mischiandosi con le rispettive salive. Infine, entrambe ingoiarono. Si sorrisero, complici. Leo avvicinò il suo cazzo alle labbra delle due, che lo presero in bocca a turno, fino a pulirlo del tutto.
“Dopo quattro anni che non scopavi, ora ti senti meglio?”, chiese Sara a Ginevra.
“Decisamente meglio. È stato pazzesco”
Sara era felice di aver aiutato un’amica.
Ginevra accompagnò i suoi amici alla porta e, prima di lasciarli andare propose: “Magari lo rifacciamo qualche altra volta. Che ne dite?”
Leonardo e Ginevra non risposero, si limitarono a sorridere. Poi presero l’ascensore e andarono via.
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