Domestica incontra datore di lavoro

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corna

Sono Maria, una donna rumena di 57 anni, naturalizzata italiana da 20 anni, essendomi sposata con un uomo italiano di Roma. Lavoro come domestica in 5 appartamenti diversi, prettamente in zona Marconi, a parte uno in cui lavoro da poco che si trova all’Eur. Ho avuto il contatto di questa famiglia tramite una signora per cui lavoro, collega della signora Carla. Il primo giorno di lavoro mi ha accolta la signora, con i due figli Marco e Diego di 14 e 12 anni, mostrandomi casa e dandomi le varie dritte e consigli per svolgere il mio lavoro al meglio. Il secondo giorno di lavoro arrivai verso le 8:30 di mattina, salutai la signora, diretta al mare coi ragazzi, la quale mi avvisò che verso le 10 sarebbe venuto suo marito per mostrare all’idraulico il lavoro da fare in bagno, avendo una perdita alla vasca. Verso le 9:50 suonò il citofono, aprii all’idraulico. Non sapevo che fare, senza il marito a casa, avrei dovuto fare qualcosa, mi agitai molto. Per fortuna mi trovai davanti un ragazzo di 30 anni circa, molto spigliato, socievole e professionale, lo condussi in bagno dicendogli si trattasse della vasca, che il signore non fosse ancora in caso, se volesse attenderlo un attimo, ma capendo al volo di cosa si trattasse mi disse che avrebbe iniziato a lavorare. Lo seguii con lo sguardo a smanettare nei pressi della vasca, tornai in sala fino a che non lo sentii imprecare, si era allagato tutto il bagno. Era completamente zuppo il ragazzo, tanto che lo aiutai ad asciugare per quanto possibile. Ci levammo entrambi le scarpe e i calzini e facemmo il possibile per asciugare quanto prima il bagno. Verso le 10:30 arrivò il signore, entrambi molto probabilmente sperammo non si arrabbiasse per il marasma nel bagno. Ci sorprese in bagno ad asciugare il pavimento, scalzi e madidi di sudore. Ci chiese cosa fosse successo e poi si propose di darci una mano. Entrambi glielo impedimmo, avremmo finito noi. Ci propose allora un caffè che accettammo volentieri una volta finito di pulire, lasciando asciugare. Solo lì mi accorsi di quanto fosse elegante, educato e gentile, oltre che un gran bell’uomo sulla quarantina e passa d’anni. Il ragazzo subito dopo il caffè si rimise calzini e scarpe, continuò a lavorare e dopo pochi minuti sistemò tutto andandosene, io invece continuai a lavorare in salone. Una volta uscito l’idraulico il signor Gianluca venne da me e si presentò, mi chiese scusa per non averlo fatto prima, ma tra una cosa e l’altra scherzammo entrambi fosse difficile farlo. Si trattenne a chiacchierare con me, chiedendomi oltretutto se non fosse un fastidio per me che stesse lì in salone. Non so perché ma la sua presenza da subito mi fece un effetto importante, mi piaceva sicuramente come uomo, ma anche l’aspetto caratteriale con la sua gentilezza mi colpì molto. Era completamente diverso da mio marito, molto più rude, freddo e distaccato. Mi dava l’idea di essere una persona affidabile, passionale e molto fisica. Mi guardava con interesse, non distrattamente come mi capita con altri uomini per cui lavoro o addirittura con mio marito. Era vestito elegantemente, con giacca e cravatta, completo perfetto da ufficio. La giacca se la leò subito in realtà, poi parlando con me in salone si levò prima la cravatta, poi sedendosi sul divano le scarpe e i calzini. Vederlo spogliarsi, anche se poco ovviamente, non togliendosi certo camicia o pantaloni, mi fece effetto, mi piaceva tremendamente. Si sbottonò quanto basta la camicia e i polsi mostrando un collo e delle braccia davvero sensuali, virili. Più parlavamo più ci avvicinavamo, anzi più pulendo la stanza mi avvicinavo al divano dove era seduto. Poi passai lo straccio, arrivando alla fine proprio davanti a lui. Gli chiesi se potesse alzare un attimo le gambe, dovendo pulire lì sotto, così lui con un sorriso le tirò su poggiando i piedi sopra un tavolino davanti il divano. Mi fece davvero sangue, avrei voluto cadergli ai piedi ma non avrei potuto fare una figura tanto meschina, oltretutto essendo entrambi sposati, io addirittura al lavoro. Andai a pulire la cucina, aspettando si asciugasse il pavimento in salone. Tornai lì per finire di pulire gli scaffali e i mobili, chiaramente continuando a parlare con lui e avvicinandomi sempre di più a lui. Capendo che avrei dovuto pulire lo scaffalo vicino, levò le gambe dal tavolino, lo spostò al lato opposto, permettendomi di pulire da quelle parti. Non riuscivo più a guardarlo negli occhi, forse lui pensò fossi talmente impegnata nella pulizia che non avrei potuto guardarlo, in realtà ne avrei avuto modo e soprattutto voglia ma ero completamente in balia della forte attrazione nei suoi riguardi. Ovviamente dentro di me sentivo fosse così anche per lui, ma la paura di fare una figuraccia era troppa. Da vero uomo fu lui a tentare un approccio diretto e fisico nei miei confronti. Avvicinandomi a lui per spolverare, ci fu un momento in cui ci trovammo proprio vicini, la tensione era alle stelle, anche lui smise di parlare, ma mi accorsi continuasse a guardarmi. Guardai in basso e poco dopo avvicinò un suo piede al mio, fino a sfiorarlo, per poi strofinarlo in maniera decisa. Eravamo entrambi a piedi nudi, non poteva essere una coincidenza. Guardai i nostri piedi strusciarsi e poi lo guardai, ci scambiammo uno sguardo intenso, lui si alzò e mi baciò. Iniziammo a baciarci in maniera concitata, eravamo entrambi molto eccitati. Mi spinse verso il muro, mi prese entrambe le braccia con una mano e me le portò sopra la testa, leccandomi il collo e poi baciandomi in bocca. Iniziai a sbottonargli la camicia, lui mollò la presa dalle mie braccia e mi levò la maglietta. Rimasi in reggiseno, poi in mutande. Stavolta lo spinsi io sul divano, dove si tuffò facendomi subito cenno poi di raggiungerlo. Si tolse i pantaloni, le mutande, anche io e iniziammo a baciarci sul divano. Ero seduta su di lui, il suo pene eretto sfiorava sempre più la mia vagina. Mise un dito dentro di me e mi fece sobbalzare. Lo volevo dentro, mi sistemai meglio e mi penetrò, iniziando a sbattermi guardandomi in faccia in maniera animalesca. Eravamo assatanati, fu tutto così veloce e passionale. Mi sbatteva con un ritmo deciso ed efficace, mi fece godere ogni secondo sempre meglio di quello precedente. Era sul punto di venire, mi cercò le mani, le unimmo e lo cavalcai per bene, aspettando di godere entrambi. Fu bellissimo e intenso quel momento, anche abbastanza lungo, riuscimmo a non ottenere subito l’orgasmo. Ci tenevamo sempre per mano, la sua presa su di me mi portò al settimo cielo, prima di venire dentro di me incrociò le dita delle sue mani alle mie e ottenne un orgasmo spaziale. Avevo voglia ancora di lui, come lui di me. Ci alzammo e andammo sul letto. Gli dissi che volevo fare ancora l’amore con lui, ma che fosse sbagliato farlo sul letto matrimoniale. Mi baciò ardentemente e mi portò comunque sul letto. Mi fece sdraiare e iniziò a baciarmi i piedi, poi a leccarli. Incrociammo le mani nuovamente quando iniziò a leccarmi la vagina, mi fece bagnare come non mai. Mi fece girare e mi penetrò da dietro, mi alitava nell’orecchio, mi fece impazzire totalmente. Ero un cavallo imbizzarrito, cercai la posizione del 69, amandola e fu stupendo. Non so come ma gli leccai anche i piedi, erano bellissimi, curati, odorosi di maschio. Furono due ore di puro godimento, continuammo a fare sesso, mi sussurrava prima cose carine, poi cose sconce, era sia dolce che rude, ma in maniera non volgare, intensamente passionale. La parte più dolce fu quando ci ritrovammo sul letto a farci le coccole finali, avevamo le mani avvinghiate, ci baciavamo ogni secondo, i nostri corpi erano avvinghiati, i nostri piedi si cercavano e toccavano ripetutamente. Non vedo l’ora di rivederlo, purtroppo questa settimana è impossibile in quanto si trovi a Praga per lavoro, ma la prossima è assai probabile riaverlo attaccato a me, col suo corpo scolpito, più giovane di me, ma così maturo e bravo nel sapermi far godere, come mio marito non riesce da quasi venti anni…
scritto il
2026-07-29
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