Valeria

di
genere
dominazione

Da tempo sono cultore di racconti erotici, ma purtroppo è diventato difficile trovarne di interessanti. In tanto scrivono 4 righe senza costruzione della storia, senza dettagli, senza fantasia. Per gli amanti ho deciso di pubblicare alcuni racconti, a mio giudizio interessanti, raccolti nel tempo. Premetto che non ne sono l'autore, ma un semplice divulgatore. Se qualcuno riconosce un suo scritto o semplicemente interessato a scambio opinioni antoniodeantonis300@yahoo.it
Mi chiamo Valeria.
Classica donna del nord Italia, una bella chioma di capelli scuri, un bel fisico sportivo ma con le giuste curve, di statura media, moglie di seconde nozze di Giovanni qualche anno più vecchio di me, sette per la precisione, io ne ho 35, lui 42.
Giovanni è rimasto vedovo più di dieci anni fa con un figlio di cinque anni. Dopo un paio d’anni ho avuto la fortuna di incontrarlo e dopo pochi mesi siamo diventati marito e moglie, sono diventata per Mattia una nuova mamma, nel giro di qualche anno la famiglia si è allargato con l’arrivo di Sara e di Elena poi.
Ora i miei figli hanno 18 anni, 10 e 7.
Essendo una mamma a tempo pieno il lavoro è passato in secondo piano, tra pulire, lavare, stirare, portare i miei figli alle varie attività extrascolastiche e preparare da mangiare la mia giornata è già piena così. Per fortuna mio marito è il direttore commerciale di una grossa azienda ed il suo stipendio basta e avanza per mantenere tutta la famiglia senza problemi.
Tra i vari doveri di una brava mamma c’è quello di preparare pranzi e cene per gli amici dei miei figli, anche se il più delle volte basta ordinare delle pizze.
Come quella volta che Mattia ha invitato a casa nostra i suoi compagni di scuola. Pizza per tutti, ottimo! Ma ho preferito comunque preparare io il dolce, da brava mamma. Mio marito era via un paio di giorni per lavoro e quindi toccava a me fare gli onori di casa.
Sul tardi, dopo aver messo a letto le mie figlie, era venuta l'ora di riordinare casa. Inizio a tirare su piatti e bicchieri, mentre lascio mio figlio e i suoi amici a giocare alla playstation.
“Le serve una mano?” Mi chiede Marco. Un amico di mio figlio, un anno più vecchio di lui, va già all’università mentre mio figlio è ancora al quinto anno delle superiori.
“Volentieri.” Gli rispondo.
Mi da una mano a raccogliere i piatti e a portarli di la in cucina.
Inizio a caricare la lavastoviglie mentre lui continua a portarmi di qua le stoviglie sporche.
“Allora Marco, come va con la tua fidanzata?” Sapevo che da poco più di un mese frequentava una nuova ragazza.
“Non stiamo più insieme.” “Oh, mi dispiace.” Non sapendo cos’altro dire.
“Anche lei, come quelle prima, al momento di concludere si sono tirate indietro. Chiedo a lei che è una donna matura, contano veramente le dimensioni in una relazione?” Aggiunge Marco, vedendo in me una valvola di sfogo.
Lo guardo imbarazzata… parlare di certe cose con un amico di mio figlio…
Cerco di consolarlo, “Anche se ce l’hai sotto la media non ti devi preoccupare. Prima o poi una ragazza che ti apprezzi per quello che sei dentro la troverai, sei ancora giovane.”
“Il mio problema è esattamente il contrario, sono molto al di sopra della media e le ragazza scappano quando lo vedono, dicono che per loro è troppo grande.”
Lo guardo sbalordita. Non so cosa rispondere. Faccio finta di niente e riprendo a mettere i piatti sporchi nella lavastoviglie.
“Secondo lei, che ha più esperienza, le sembra troppo grande?” Mi chiede.
Mi giro verso di lui e vedo il suo cazzo duro uscire dalla cerniera dei pantaloni.
Non avevo mai visto una cosa del genere.
Come attratta misteriosamente da quel membro, mi avvicino di più a Marco, 25 centimetri di carne.
Non riesco a resistere e lo afferro con una mano, non riesco a stringerlo completamente, oltre che lungo ha anche una circonferenza notevole. E’ caldo, lo sento pulsare nella mia mano. Dopo qualche secondo tolgo la mano e mi allontano.
“Scusa, non volevo.” Gli dico.
“Scusi lei, non volevo metterla in imbarazzo.” Mi dice lui.
“Qui è quasi tutto a posto, ora finisco da sola, puoi ritornare di la con i tuoi amici.”
Marco lascia la cucina e ritorna in salotto.
Finisco di rassettare, saluto i ragazzi e poi mi ritiro in camera mia.
Quel cazzo continuava a ritornarmi in mente.
Era affascinante, calamitante, non riuscivo più a toglierlo dai miei pensieri. Pensando a quel membro una mano scivola tra le mie gambe e mi do piacere da sola.
Cerco di non pensarci immergendomi nella lettura di un romanzo.
Più tardi sento i ragazzi andare via e Mattia andare a letto anche lui.
Dopo circa una mezz’ora mi vibra il telefono, sarà mio marito che mi augura la buona notte. Prendo il cellulare, messaggio da numero sconosciuto.
“Spero di non averla sconvolta prima, non volevo essere così brusco e sfacciato.” Immagino che il numero sia di Marco, avrà preso il mio dal telefono di Mattia.
“Non ti preoccupare Marco, ti perdono” faccio una pazzia e aggiungo questo al messaggio “solo se mi mandi una foto del tuo cazzo.”
Aspetto un paio di minuti e il telefono vibra nuovamente. Apro whatsapp e mi trovo davanti un bellissimo primo piano di quello stupendo cazzo.
“Perdonato, buonanotte.”
Guardo e riguardo quella foto ed inizio a toccarmi nuovamente fino a venire ancora.
Mi addormento sperando di sognare quel membro fuori misura.
Il mattino seguente mi arriva un nuovo messaggio da Marco.
“Buongiorno signora Valeria, dormito bene?”
“Benissimo, grazie.” Rispondo cortesemente
“Ieri sera ho lasciato li il mio giubbettino. Posso passarlo a prenderlo fra un paio d’ore? E’ a casa?”
Dentro di me so già che quello suona solo come un pretesto per rivedermi, stavolta da sola, ma acconsento lo stesso e gli dico di passare senza problemi. Vediamo dove vuole andare a parare il ragazzo, so gestire uno che potrebbe tranquillamente essere mio figlio.
Verso le 10.30 sento suonare il campanello. E’ lui.
Gli apro, lo faccio entrare.
“Ti posso offrire qualcosa?”
“Un caffè può bastare.”
Lo accompagno in cucina, prendo la moka, gli do le spalle, all’improvviso lo sento contro di me, sento il suo pacco contro il mio culo, la semplice stoffa del mio vestitino non basta ad attenuare la mia percezione della sua erezione contro il mio corpo.
Reagisco senza pensare. Mi giro, gli afferro il pacco, gli apro la lampo e tiro fuori quell’obelisco di carne.
Lo guardo ancora meravigliata, come la sera prima.
Mi inginocchio davanti a quel totem. Lo bacio, una, due, tre volte, lo ricopro di baci. Sento la sua cappella sussultare ad ogni mio bacio.
Inizio a leccare quell’asta interminabile, dalla punta alla base, dalla base alla punta, ripetutamente lascio correre la mia lingua per tutta la sua lunghezza.
Porto la mia bocca sulla cappella e dolcemente la lascio entrare, solo la cappella mi riempie completamente la bocca, con difficoltà inizio a succhiarlo, ben presto la mia bocca si adegua alle dimensioni di quel membro e inizia a scivolare meglio.
“Lo immaginavo che eri una succhiacazzi nata.” Mi dice Marco. “Guardami.”
Alzo gli occhi e click. Mi scatta una foto mentre ho il suo cazzo in bocca. Click altra foto.
Non me ne importa e continuo a succhiare il suo cazzo cercando di farne entrare il più possibile in bocca.

“Alzati troia”, dice afferrandomi per i capelli, mi tira su, mi gira, mi piega a 90° sul tavolo, mi tira su il vestitino, mi sfila gli slip e mi entra nella figa. Il suo cazzo è grosso ma entra facilmente sia perché bagnato con la mia saliva, sia perché la mia figa è già ben lubrificata dalla mia eccitazione.
Inizia a scoparmi così da dietro, selvaggiamente, sento il suo membro aprirmi sempre di più, all’inizio con fatica, poi con il succedersi dei colpi sempre più agevolmente, lo sento entrarmi sempre più in fondo, lo sento riempirmi completamente. Marco va avanti a scoparmi così per diversi minuti mentre un paio di orgasmi mi percorrono il corpo.
All’ultimo secondo si toglie, prendendomi per i capelli mi rimette accovacciata, “Apri per bene” mi ordina, io spalanco la bocca. I primi due schizzi, i più potenti mancano il centro e finiscono sui miei occhi e sui capelli, i successivi centrano il bersaglio e mi finiscono in bocca.
Faccio per deglutire ma mi dice di aspettare a mandar giù, preso il telefono in mano registra un video dove si vede bene in evidenza il suo seme dentro la mia bocca e gli schizzi sulla mia faccia e poi io che deglutisco e la mia bocca che si ripresenta vuota all’obbiettivo.
“Sai che questa è solo la prima di una lunga serie di scopate che faremo assieme, vero?”
Non posso far altro che annuire.
“Sei la classica M.I.L.F., una puttana nata! Ho il tuo numero, devi essere sempre pronta.”
Quelle parole invece di infastidirmi mi fanno correre i brividi lungo la schiena.
Marco rimette al suo posto il suo membro, prende la sua giacca e se ne va senza neanche salutarmi.Il giorno seguente, appena rientrata a casa dopo aver accompagnato le mie figlie a scuola, suona il campanello. E’ Marco.
Non voglio farlo entrare, cerco di inventarmi una scusa, gli dico che sto per uscire, ma per il videocitofono vedo lui che mi mostra le foto scattate ieri sul telefonino, molte di più di quelle che ricordavo.
Sembra quasi un ricatto e decido di farlo accomodare in casa.
Voglio comunque mettere in chiaro che quel che è successo il giorno prima è stata solo un’avventura, una pazzia, uno sbaglio da non ripetere. Lui prende posto sul divano mentre io rimango in piedi a cercare di argomentare le mie ragioni.
“Sei proprio sicura che sia uno sbaglio da non ripetere?” E così dicendo si tira fuori dalla patta dei pantaloni il suo imperioso e durissimo cazzo.
Resto nuovamente ammutolita di fronte a tanta maestosità. Quel membro ha su di me un effetto ipnotico.
“Guarda, è tutta la mattina che è così pensando a te!”
Mi siedo sul divano accanto a lui e lo sfioro delicatamente, come se ancora non credessi che possa esistere veramente un attrezzo del genere e timorosa che il mio tocco lo possa far sparire come un miraggio.
Lo stringo con una mano, poi con tutte e due, che assieme non riescono a coprirne metà della sua lunghezza, sembro intenta a misurarlo, quasi a chiedermi come sia stato possibile che il giorno prima quel coso sia entrato in me.
Sento la mano di Marco scivolarmi dietro la nuca e spingermi verso il suo membro, apro la bocca pronta a riceverlo e a succhiarlo come meglio mi riesce, vista l’enormità della sua cappella.
Ma la mano di Marco non molla la presa e sento premere la mia testa sempre più verso il basso, sento il suo cazzo farsi strada dentro la mia bocca.
Cerco di fare resistenza, a ritirarmi su.
“Non fare resistenza troia, devi riuscire a prenderlo tutto fino in fondo.”
Mi manca il fiato, mi viene da vomitare, quel coso mi riempie completamente la bocca, lo sento entrare lentamente sempre più in profondità, dopo qualche interminabile secondo Marco lascia andare la presa.
“Eh no, non siamo neanche a metà strada.”
In effetti il suo cazzo è umido della mia saliva fino a meno della metà della lunghezza.
Si alza in piedi, si cala i pantaloni.

“Prendimi il tuo rossetto.”
Mi alzo, vada al mobile vicino all’entrata dove appoggio sempre la mia borsa, frugo al suo interno finchè non recupero il rossetto e glielo porto.
Lo apre, lo fa girare per far uscire il rossetto commentando che il rosso è proprio un colore da troia, probabilmente avrebbe detto la stessa frase con qualsiasi colore fosse stato il rossetto.
Si fa un segno sul cazzo ben oltre la metà.
“Non me ne andrò finchè non ti sarà entrato in bocca fino al segno.” Mi intima.
“Puoi fare da sola o se preferisci ti posso aiutare, decidi tu.”
Mi tira giù dal divano in modo che sia in ginocchio davanti al suo cazzo, decido di provare a fare da sola, se mi metto nelle sua mani rischio il soffocamento.
Provo a farmelo scivolare semplicemente in bocca, ma così facendo riesco a prenderne poco più di metà di prima. Allora decido di afferrare i suoi glutei con le mani e tirarmi decisa verso di lui.
Il suo membro entra più o meno per la stessa profondità di prima, quando era lui che mi spingeva giù verso il suo membro, secondo me non è umanamente possibile che ne entri di più.
Marco invece non sembra dello stesso parere e mi incita ad insistere. Tiro il corpo del ragazzo verso il mio viso obbligando la sua asta a penetrare contro volontà nel mio cavo orale.
Do dei colpetti, uso il suo cazzo come un ariete che cerca di farsi strada allargando sempre di più una stretta apertura. Quel segno rosso lentamente si sta avvicinando alle mie labbra.
Mi sfilo per riprendere fiato e per far riposare la mia mandibola, rimasta a lungo divaricata in una posizione innaturale.
Fili di bava partono dalla punta del suo cazzo fino alla mia bocca, come un’umida ragnatela.
Lacrime, dovute allo sforzo, tracimano dai miei occhi e corrono lungo le guance mescolandosi alla grande quantità di saliva che mi ricopre la parte bassa del viso fin quasi a tapparmi il naso.
“Dai troia, non ti arrenderai adesso?” Mi sprona lui.
Riprendo in gola il suo cazzo e cerco di spingerlo ancora più dentro di prima, una spinta, due spinte, tre spinte, trattengo un conato di vomito, quattro spinte, cinque spinte, gli occhi lacrimano sempre di più, sei spinte, anche il naso inizia a gocciolarmi, sette spinte. Sento in bocca il gusto del rossetto, guardo Marco implorante.
“Si ce l’hai fatta troia, sei arrivata al segno. Ora conta lentamente fino a 10 con le dita e poi ti puoi togliere.
Pollice, indice, medio, anulare, mignolo, pollice, indice… sento il cazzo che iniziare a pulsare nella mia bocca, realizzando di colpo cosa sta succedendo cerco di togliermelo dalla bocca ma Marco prontamente mi blocca in quella posizione.
Un fiotto di sperma mi invade la gola, seguito da altri in rapida successione, sento quel liquido caldo scendermi direttamente nell’esofago.
Il ragazzo lascia la presa solo quando si è completamente svuotato dentro di me.
Tossisco quasi in preda ad un attacco d’asma, cerco di attingere più aria possibile per cacciare via quella sensazione di soffocamento che ho appena sperimentato. Ci metto qualche minuto a tornare alla normalità, a riacquistare una respirazione regolare.
“La prossima volta aggiungiamo un paio di centimetri. Vedrai che alla fine riuscirai ad ingoiarlo completamente senza nessuno sforzo al primo tentativo.”
Si riveste e se ne va anche questa volta senza salutare.
Resto li seduta sul tappeto ai piedi del divano ancora qualche altro minuto prima di riprendere possesso delle mie facoltà mentali dopo quello che è appena accaduto.
Mi alzo, vado in bagno e allo specchio vedo una maschera grottesca, occhi rossi e gonfi ancora segnati dalle lacrime, capelli spettinati, metà del viso, dal naso fino al mento, ancora ricoperto della mia saliva, in parte rappresa, in parte ancora umida.
Ma sotto a quella maschera vedo una donna che sta iniziando un viaggio misterioso e che si sente più che mai pronta ad intraprenderlo. Marco si ripresenta a casa mia la mattina successiva, speravo tornasse, oramai non potevo più mentire a me stessa, ero succube del suo cazzo ma soprattutto del suo modo di trattarmi.
Ho avuto solo tre uomini in vita mia, due fidanzati prima del matrimonio e poi mio marito. Ho sempre vissuto il sesso dentro i canoni classici, farcito di molto amore e senza la perversione lussuriosa che molti vorrebbero dalle proprie compagne.
Ora a 35 anni, dopo 10 anni di matrimonio mi ritrovo ad avere un amante che ha poco più della metà dei miei anni, definirlo amante in fondo non è del tutto corretto. E’ più che altro un ragazzo che mi sta facendo tirare fuori la puttana che è in me, che in fondo ho sempre saputo di essere ma che una vita normale, una famiglia normale, ha relegato in fondo alla mia anima. Pensavo che quello fosse solo un lato deviato della mia personalità, delle tendenze che hai quando sei giovane e crescendo spariscono con l’età, con la consapevolezza che certi atteggiamenti non possono convivere con una famiglia normale e in una società moralista come la nostra che quasi sempre rifugge il sesso.
Marco si accomoda sul divano.
“Buongiorno troia. Non ti ho ancora vista nuda, spogliati!”
Mi tolgo i leggeri pantaloni della tuta e la maglia e resto davanti a lui solo con gli slip, a casa non porto quasi mai il reggiseno.
“Togli anche quelli.” Indicando le mie mutandine.
Mi sfilo anche gli slip. Ora sono completamente nuda davanti a lui.
“Giù a quattro zampe, cammina così davanti a me.”
Cammino come una brava cagnolina davanti a lui, faccio il giro del tavolino davanti al divano un paio di volte.
“Ferma.” Mi fermo con il culo all’altezza delle sue ginocchia.
Mi arriva uno schiaffo molto forte su una natica, poi un altro ancora più forte sull’altra. Sento le sue dita infilarsi tra le due natiche in cerca del mio ano, quando lo trovano il dito medio cerca di entrarci.
“Mmmmmm, è molto stretto. Tuo marito non ti scopa mai il culo?”
“Non l’ho mai preso la.”
“Sul serio??? Sei ancora vergine di culo? E’ un problema allora. Il mio cazzo non riuscirà mai ad entrare in quel buco così stretto, dobbiamo trovare il modo di allargarlo per benino prima di poterci infilare il mio cazzo.” Marco è venuto a trovarmi anche nei giorni successivi, ha continuato il mio training come ingoiatrice di cazzi enormi anche se dopo varie sedute ancora non riesco a prenderlo tutto, si vede che fisiologicamente la mia gola non è stata creata per ingoiare un tale pezzo di carne. Al contrario la mia figa sembra nata per essere completamente riempita dal suo cazzo, mi ha scopata in varie posizione infilando ogni volta la sua asta fino in fondo al mio ventre. Per fortuna non ha più parlato del mio culo, ogni tanto ci infila la punta di una dito ma niente di più, proprio non saprei come potrei accogliere quella mazza da baseball che si ritrova in mezzo alle gambe dentro il mio intestino.
Un mercoledì mattina suona il telefono di casa.
“Pronto?”
“Buongiorno, è il liceo scientifico Rossi (la scuola di mio figlio, n.d.a.) parlo con i genitori di Mattia?”
“Si, sono la madre, ci sono problemi?”
“Nessun problema signora, anzi penso sia il contrario, chiedeva il nostro preside se può incontrarvi, voleva discutere del futuro percorso di studi di vostro figlio.”
“Mio marito è fuori città per lavoro, quando voleva incontrarci?”
“Il preside sarebbe libero oggi pomeriggio, penso vada bene anche se viene solo lei, posso confermargli la sua disponibilità?”
“Va bene, a che ora devo essere li?”
“Il professor Bianchi rientra in sede dal pranzo alle 14.30, le può andar bene per le 15.00?”
“Va bene, sarò puntuale.”
Sono proprio felice che mio figlio vada bene a scuola, non è sangue del mio sangue ma è come se fosse a tutti gli effetti un mio figlio biologico.
Dopo aver ripreso le mie figlie da scuola e chiesto a Mattia di fare loro da baby-sitter, cosa che fa sempre con molto piacere in ogni caso, mi reco alla scuola di mio figlio.
L’istituto è praticamente deserto. All’ingresso incontro una bidella.
“Sono la madre di Mattia Bassi, ho un appuntamento con il signor preside.”
“Certo, l’accompagno nel suo ufficio.” Mi dice incamminandosi in un corridoio laterale.
“Strano vedere la scuola così deserta.”
“Oggi non ci sono lezioni pomeridiane, ci sono solo alcuni professori che preferiscono fermarsi qui per correggere i compiti o preparare le lezioni per il giorno dopo. Dopo più di vent’anni che lavoro qui le dico che io la preferisco così,” mi dice strizzandomi l’occhio, “senza tutti i ragazzi e il caos che creano, apprezzando ogni momento di quiete.”
Toc, toc, bussando ad una porta con la targhetta “PRESIDENZA”.
“Professor Bianchi, c’è qui la madre di Mattia Bassi.”
“Si, la stavo aspettando, entri pure signora, si accomodi.”
La bidella ci lascia richiudendo la porta alle mie spalle. Avevo già visto di sfuggita il preside ma era la prima volta che lo incontravo di persona. Un uomo sui 60 anni, distinto, ben vestito, una leggero pizzetto con qualche pelo bianco, fisico appesantito da qualche chilo di troppo ma non grasso.
“Bene signora, l’ho convocata per parlare delle ottime opportunità che si stanno aprendo per suo figlio. Sta avendo degli ottimi risultati in tutte le materie e la prestigiosa università a cui si è iscritto per il prossimo anno ha indetto una gara per borse di studio per gli studenti più meritevoli.”
“Sul serio? E Mattia è tra i candidati?”
“Si. E penso che non ci siano dubbi che lui la possa vincere.”
“Stupendo, io e mio marito siamo estremamente orgogliosi di nostro figlio.”
“Dovete esserlo. I progressi di vostro figlio sono ottimi e costanti. Proprio come i suoi Valeria.”
“Come scusi?” Gli chiedo frastornata dalla sua ultima affermazione.
“Marco mi riferisce ogni giorno dei suoi progressi.”
“Marco? Non so di cosa stia parlando.” Cercando di togliermi da una situazione imbarazzante.
“Si Marco.” Conferma, mettendo sul tavolo il suo smartphone con le foto scattate da Marco durante i nostri incontri.
“Lei crede che Marco alla sua età abbia l’esperienza per fare quello che le ha fatto fare? Marco è solo uno dei miei “adepti”, un reclutatore se così lo si può definire.”
Lo guardo muta non sapendo cosa rispondere.
“Sa, di solito mi porta delle sue coetanee, ma stavolta ha voluto alzare il tiro, mi ha detto che vedeva in lei una donna che ci avrebbe dato delle ottime soddisfazioni e allora gli ho dato il mio benestare a provarci con lei. E devo dire che ci ha visto bene.” Mi dice indicando il cellulare dove stanno ancora scorrendo le mie foto.
“Ora signora Bassi, vorrei verificare di persona i suoi progressi.” Così dicendo si alza in piedi, fa il giro della scrivania e si porta davanti a me. La patta dei suoi pantaloni denota un notevole rigonfiamento. “Sa già cosa deve fare!”
Abbasso la lampo dei suoi pantaloni, scosto i suoi slip e mi ritrovo in mano un cazzo enorme. Più o meno la lunghezza di quello di Marco, solamente leggermente più sottile. Lo guardo stupita, capisce il mio sguardo interrogativo e mi dice che per entrare nel suo “gruppo” è fondamentale avere un membro di minimo 22 centimetri. Marco è stato reclutato dal professore di educazione fisica, anche lui facente parte del gruppo, che l’ha notato in spogliatoio mentre si cambiava.
Dopo questa breve spiegazione, lascio scivolare il cazzo del preside nella mia bocca, dopo qualche tentativo poco convinto, piano piano lo sento scorrere senza problemi nella mia gola, in un attimo è completamente dentro fino in fondo, il cazzo di Marco non era mai andato così in profondità, si vede che il minor diametro del pene del preside gli ha permesso di entrare tutto.
“Brava. Resti ferma così. Devo fare una telefonata.” Afferra il telefono e chiama quello che sembra essere un collega, inizia un vivace scambio di battute che non ha niente a che fare con quello che sta succedendo nel frattempo, come li non ci fosse una donna con un cazzo di 25 centimetri completamente dentro la sua cavità orale. La conversazione va avanti alcuni minuti, mentre sento la mia mandibola assalita dai crampi e la saliva che copiosamente mi esce dalla bocca e cade sul pavimento.
A chiamata conclusa si sfila finalmente dalla mia bocca.
“Bene, questa entrata è a posto, Marco ha fatto un buon lavoro. Si metta a novanta gradi sulla scrivania e si cali i pantaloni. E per le prossime volte preferirei che si presentasse in gonne, i pantaloni sono così poco femminili e così poco pratici…” Più che una richiesta era palesemente un ordine.
Una volta in posizione, sento la sua mani in mezzo alle mie gambe e le sue dita aprirmi leggermente la fica.
“Mmmmm, bene bene, vedo che è già bagnata, bene.”
Il suo cazzo si fa strada tra le mie gambe fino a trovare la mia apertura. Bagnato dalla mia saliva ed aiutato dalla mia lubrificazione scivola senza problemi dentro di me. Il preside inizia a scoparmi con un movimento lento e ritmato. Spingendosi ad ogni colpo sempre più a fondo fino a quando sento il suo pube appoggiarsi alle mie natiche, il suo membro è completamente dentro di me, di nuovo!
Continua a scoparmi per tutta la lunghezza del suo cazzo, quasi si sfila dalla mia figa e poi ci rientra completamente, fino in fondo. Il ritmo si fa sempre più serrato fino a che sento esplodere un orgasmo prorompente. Non riesco a riprendermi dall’orgasmo appena avuto che subito dopo il mio corpo viene pervaso da un secondo orgasmo e poi da un terzo in rapida successione, alla fine sento il seme del preside depositarsi nel mio ventre.
“Può lasciare la scrivania e rivestirsi.” Mi dice.
Non me ne ero accorta ma presa dalla violenza dell’orgasmo avevo afferrato con forza la scrivania e la stavo ancora tenendo stretta, aspettando che la sferzata degli orgasmi appena subiti scemasse dal mio corpo.
“Mi sono permesso di lasciare il mio seme dentro di lei, Marco mi ha detto che sta seguendo una profilassi contraccettiva, quindi non vedo perché fare altrimenti rischiando di sporcare in giro. Chissà cosa penserebbero le adette alle pulizie...”
“Prima di andare le chiedo di scrivere il suo numero di cellulare”, mi dice porgendomi un bloc-notes, “così le prossime volte la potrò contattare direttamente.”
Senza discutere gli lascio il mio numero di telefono.
“Ora può andare. Porti i miei saluti a suo marito.”
Ancora imbambolata lascia l’ufficio del preside, la scuola e ritorno a casa. Ero curiosa, terrorizzata, eccitata, ansiosa in attesa della telefonata del preside.
Certo, potevo tirarmi indietro ma non era quello che volevo. Negli ultimi giorni ho avuto delle esperienze fantastiche e sono curiosa di sapere cos’altro succederà più avanti.
Non potevo certo immaginare che quei peni di grossi dimensioni avevano per me come un effetto ipnotico, una volta che uno entrava nel mio campo visivo, anche solo immaginandolo, io diventavo sua schiava.
Dopo un paio di giorni di attesa finalmente arriva un messaggio dal preside.
“Ore 15.00 nel mio ufficio.”
Mi organizzo per il pomeriggio, lascio Sara e Elena con Mattia, indosso un vestito e mi reco all’appuntamento.
Arrivo alla scuola, all’entrata incontro la bidella dell’altra volta, le dico che ho un appuntamento con il preside, mi chiede se voglio essere accompagnata ma le dico che ricordo la strada. Mi chiedo se lei sa che cosa succede in questa scuola ma forse ne è totalmente all’oscuro.
Busso alla porta, “Avanti” mi risponde una voce dall’interno.
Apro la porta ed entro.
Il preside è seduto alla sua scrivania mentre di fronte ha un altro uomo che vedo solo di spalle.
“Entri pure Valeria. Le presento il professor Venturi, non penso lo conosca, insegna educazione fisica ma non alla classe di suo figlio.”
“Piacere signora.” Mi dice il professore.
“Il piacere è mio”, rispondo cortesemente.
“Vedo che si è vestita come le avevo detto. Bene.” Mi dice il preside. “Si spogli completamente.”
A quell’ordine pronunciato con voce decisa ed autoritario non posso non ubbidire.
Sollevo il vestito dall’orlo e lo sfilo da sopra la testa. Slaccio il reggiseno e lo tolgo. Infilo i pollici nell’elastico del perizoma e lo faccio scivolare a terra da dove poi lo raccolgo e lo appoggio sulla sedia li vicino.
“Si tolga anche le scarpe, può restare a piedi nudi.”
Mi sfilo anche quelle.
Ora sono completamente nuda davanti ai due uomini.
“Sa già quello che deve fare.” Mi dice il professor Venturi allargando le gambe e mettendo in evidenza un notevole rigonfiamento dentro i pantaloni.
Mi avvicino, mi inginocchio tra le sue gambe, slaccio la cintura, apro i bottoni della patta, tiro giù l’elastico dei boxer, infilo una mano dentro e afferro un cazzo che già al tatto lo sento fuori misura. Una volta fuori dal suo nascondiglio si rivela in tutta la sua maestosità. Un paio di centimetri più corto dei due di cui ho già avuto l’occasione di fare conoscenza ma più largo in circonferenza.
Dopo un paio di leccate lungo tutta l’asta, giusto per inumidirlo un po’ e permettergli di scorrere meglio nella mia gola, lo lascio scivolare nella mia bocca, devo aprire la mandibola alla massima estensione per permettergli di entrare, il boccone da mandare giù è enorme. Ma una volta preso confidenza con le dimensioni inizio a spingermelo sempre di più giù per la trachea, uscendo qualche centimetro ogni volta che torno su e guadagnando qualche centimetro ogni volta che torno giù. Dopo una decina di spinte mi ritrovo il naso appoggiato al suo pube. La bestia è completamente dentro di me.
“Bene, vedo che Marco ha fatto un buon lavoro.” Dice il professor Venturi.
“Ottimo direi. E poi bisogna anche essere predisposte. E la signora mi sembra molto predisposta. Una troia di prima categoria.” Gli risponde il preside.
“In effetti ero stanco delle solite ragazzine. Una donna più matura da più soddisfazioni.”
“Concordo pienamente!”
“Vediamo come prende il mio cazzo nella figa.” Dice senza mezzi termini il prof di educazione fisica.
“Alzati, girati e siediti sul mio cazzo.” Mi ordina.
Mi alzo. Gli do la schiena e con la mano punto la sua cappella verso la mia figa. Una volta che la sento in posizione mi lascio cadere sopra di lui. Il suo cazzo mi entra facilmente, ancora ricoperto dalla mia saliva ed aiutato dalla mia figa già completamente bagnata.
Inizio un lento saliscendi lungo la sua asta, ogni volta che entra in profondità dentro di me una scossa mi percorre tutto il corpo.
Sentirmi completamente riempita da quel grosso membro mi fa provare sensazioni mai provate prima. Riesce a stimolare punti dentro di me mai toccati prima.
Nel frattempo il preside si è portato davanti alla scrivania e si è calato i pantaloni offrendomi il suo altrettanto smisurato cazzo. L’invito è irresistibile e la mia bocca lo accoglie vogliosa.

Vado avanti un decina di minuti continuando a scopare il prof e nello stesso tempo spompinando il preside. Due enormi cazzi che mi riempiono completamente bocca e figa.
Dopo poco ecco il primo orgasmo e subito dopo sento la bocca riempirsi del seme del preside, dopo il secondo orgasmo il ventre si riempie della sborra del prof.
Nenache il tempo di riprendermi dalle sensazioni appena vissute che il preside mi dice:
“Bene signora, può rivestirsi ed andare. Per oggi abbiamo finito.”
Come una brava e sodisfatta scolaretta, che anche questa volta ha svolto con moooooooooolto piacere i suoi compiti, mi rivesto e torno a casa. A queste convocazioni ne seguirono diverse altre in cui, a turno, si dedicarono con impegno e passione ad allargare perbene il mio buchetto più stretto, che dovevo tenere bene aperto con le mie stesse mani mentre il fortunato di turno mi entrava sempre più a fondo. Ovviamente , approfittando della mia posizione quasi sempre piegata a 90* su una sedia, una poltrona o la scrivania, l’altro si preoccupava di farmi migliorare nella mia predisposizione di ingoiatrice. “Buongiorno signora Valeria. Domani sera ore 21.00 qui a scuola. Dica a suo marito che deve andare ad una riunione del consiglio di classe dei genitori.”
Almeno mi trovano le scuse per uscire senza problemi. Per fortuna ho sempre seguito io i miei figli e le loro problematiche scolastiche e quindi non avrò nessuna difficoltà a convincere mio marito che lui può restarsene a casa con le piccole invece di venire a rompersi le scatole con quelle “inutili” riunioni del consiglio scolastico.
Alle 21.00 entro nella scuola di mio figlio. Mi viene incontro il professor Venturi.
“Buonasera Valeria. Andiamo l’accompagno alla classe di suo figlio, in fondo è qui per il consiglio di classe, gusto?” Mi dice ridendo.
Lo seguo fino alla classe di mio figlio. Una volta entrata trovo ad aspettarmi il preside della scuola e il papà di Marco. Un uomo che non ho mai sopportato. Sessant’ anni passati , viscido, molto sovrappeso, calvizie incipiente, sempre sudato. Uno di quegli uomini che anche appena usciti dalla doccia sembrano già sporchi. Un ricco industriale ma dai modi rozzi
“Ma lui?” Chiedo intimorita facendo un cenno con la testa verso il signor Gabrielli.
“Non si preoccupi signora, “ mi rassicura il preside, “Giovanni fa parte del nostro piccolo club esclusivo, pensi che l’ha fatto entrare suo figlio.”
“Buonasera Valeria,” si intromette il padre di Marco presentandosi, “secondo lei da chi ha preso la sua dote speciale mio figlio?” Mi dice ammiccando alle sue parti bassi.
“Sono sicuro che Valeria vorrà verificare di persona, giusto?” Mi dice il professor Venturi facendomi segno di avvicinarmi al signor Giovanni.
Mi avvicino a lui che è in piedi, mi inginocchio, gli tiro giù la zip dei pantaloni, gli scosto i boxer e mi ritrovo tra le mani un cazzo che sembra la fotocopia di quello del figlio Marco. Faccio scorrere le mani lungo la sua asta, infilo una mano dentro la patta dei pantaloni e mi ritrovo in mano due testicoli enormi, sembrano due pesche. Li accarezzo dolcemente e come la cosa più naturale del mondo lascio che quella enorme cappella mi scivoli in bocca.
Anche gli altri due si avvicinano con i loro cazzi già fuori dai pantaloni. In breve mi ritrovo a spompinare tutti e tre assieme, lasciando che ogni cazzo mi entri sempre più a fondo nella gola. Dopo un po’ un lago si saliva si è formato ai miei piedi.
Quando sembrano soddisfatti del servizio il professor Venturi mi invita ad alzarmi e ci spostiamo tutti e quattro al centro dell’aula.
Mi metto a novanta gradi appoggiata ad un banco e il signor Giovanni si porta dietro di me, sento il suo cazzo tra le natiche e subito dopo è dentro di me. Inizia a scoparmi il culo, complimentandosi con gli altri due uomini di come mi hanno già aperta per bene anche da quella parte. In effetti il suo membro entra in me senza quasi nessuna difficoltà e dopo poche spinte sento la sua pancia prominente sbattere contro il mio sedere, grazie al cielo non riesce a spingerlo fino in fondo. In ogni caso inizia ad incularmi come un dannato.
“Guardami troia” mi sento dire.

Cerco di girare la testa, riesco a vedere la sua espressione tronfia mentre continua ad affondare il suo cazzo dentro al mio culo, il sudore scende copiosamente lungo il suo corpo flaccido rendendolo simile ad un maiale. Ancora qualche affondo e, mentre il mio corpo si contrae in preda ad un orgasmo, sento la sua sborra entrare in profondità nel mio culo.
Appena libera dal cazzo del signor Gabrielli, il professor Venturi mi gira, facendomi appoggiare il culo sul banco e affonda il suo cazzo nella mia figa.
Già eccitata dal trattamento appena subito ci metto poco ad esplodere in un nuovo orgasmo e poi in un altro subito dopo. I colpi del prof sono profondi e decisi, un fremito incontrollabile ogni volta che arriva alla massima profondità.
Grazie alla sua prestanza fisica riesce a sollevarmi e a girarsi completamente senza sfilarsi da dentro di me. Ora lui è sotto e io sopra. Il preside si avvicina. So già le sue intenzioni. In quella posizione il mio culo già aperto è un invito a cui non può resistere. Il suo membro si infila nel mio ano in un baleno. Due cazzi enormi mi stanno riempiono i buchi completamente, mi stanno scopando all’unisono, mi stanno sfondando e io godo, godo, godo.
Dopo un tempo incalcolabile, come incalcolabile è il mio numero di orgasmi, si svuotano dentro di me, mentre il mio corpo ancora si contrae in preda all’ultimo orgasmo.
Resto imbambolata, seduta sul banco, diversi minuti, ancora rapita dall’esperienza appena vissuta.
Quando finalmente mi alzo, sul banco resta una piccola pozzanghera di sperma mischiata ai miei umori.
“Signora Valeria, non vorrà che domani i nostri studenti trovino l’aula in queste condizioni? Dia una ripulita!” Mi sento ordinare dal preside.
Non chiedo neanche come, mi avvicino al banco e inizio a ripulirlo con la lingua, ingoiando la sborra appena uscita dai miei buchi, finchè non trovo la pulizia del banco soddisfacente.
“Pulito è pulito. Ma le sembra anche profumato?” Mi chiede il professor Venturi.
Avvicino il naso e annuso. “No.”
“Di cosa sa?”
“Di sesso.”
“Più che di sesso sa di troia! Giusto?”
“Si, sa di troia.” Confermo.
“Se non l’avesse capito, questo è il banco di suo figlio." No, non lo sapevo. "Voglio che domani si ecciti a pensare a suo figlio che per tutto l’orario di scuola, sarà seduto su questo banco, con l’odore della troia di sua madre sotto il naso. Pensa possa essere eccitante?”
“Si.” Rispondo più per compiacerli che per altro.
“Si cosa?”
“Si, trovo eccitante pensare a mio figlio a contatto con l’odore della troia di sua mamma.” Ripetendo quella frase cominciavo a trovare eccitante quella cosa.
“Domani mattina aspetto una sua foto mentre si masturba pensando a quanto appena detto. Ora può andare signora.”
Senza aggiungere altro, cosa che so che non mi è permessa, recupero i miei vestiti e torno a casa.
Strada facendo, il pensiero continua a tornare al mio figliastro Mattia che la mattina seguente avrà nelle narici il mio odore...




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2026-07-28
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