Non escort ma puttana

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genere
confessioni

Tra i primi clienti ricordo anche un uomo di circa sessant’anni. Era una persona che all’esterno sembrava avere una vita ordinata e normale. Aveva l’età e l’esperienza di chi aveva passato molti anni a costruire un’immagine precisa di sé, ma quella sera era venuto da me per lasciare emergere una parte che teneva nascosta.
Non cercava spiegazioni e non voleva essere giudicato. Sapeva cosa voleva e lo disse senza troppi giri di parole: desiderava un rapporto duro, qualcosa che aveva sempre tenuto dentro e che per la prima volta si concedeva di chiedere apertamente.
Dopo le preparazioni di rito iniziò il rapporto,un veloce pompino,un po di pecorina e poi distesi sul letto per la missionaria.
Le gambe aperte ad aspettare la sua penetrazione,salì sul con la pancia che premeva contro ed iniziò un rapporto davvero duro,poche soste e le sue mani sulle mie tette rifatte usate come appigli.
I mugugni sempre piu intensi con il letto che traballava.
Ed è in quei momenti che sentii il termine puttana,ripetuto piu volte in faccia.
Il rapporto continuò sotto i suoi colpi decisi e brutali fino al suo orgasmo nel preservativo.
Il suo desiderio finito tutto era solo di gettare subito il preservativo e ricomporsi per potersene andare rapidamente.
In quel momento capii una cosa molto semplice: io non ero il centro della storia. Non ero speciale, non ero qualcosa di particolare. Ero un mezzo. Il mezzo attraverso cui aveva ottenuto quello che voleva, aveva soddisfatto un bisogno e aveva dato forma a una fantasia che portava dentro di sé. Io ero lì per quello: offrire qualcosa, ricevere un pagamento e sparire dalla sua vita.

Quando se ne andò rimasi a pensarci. Non tanto a lui, ma a quello che era successo.
Da allora ho smesso di farmi troppe domande. Ho capito qual era il mio ruolo.
La prostituzione esiste da quando esistono gli esseri umani. Cambiano i tempi, cambiano le leggi, cambiano i nomi, ma il mestiere resta. Le puttane ci sono sempre state e continueranno a esserci. Io sono una puttana. Non escort, non accompagnatrice, non sex worker se serve soltanto a rendere la parola più elegante. Puttana. È una parola che descrive quello che faccio, non un'offesa.
Molti usano quel termine pensando di umiliarti. A me fa sorridere. È come insultare un muratore chiamandolo muratore o un medico chiamandolo medico. Io vendo prestazioni sessuali in cambio di denaro. Questa è la definizione. Se qualcuno vuole chiamarmi puttana, sta semplicemente descrivendo il mio lavoro.
La differenza è che la maggior parte delle persone preferisce fingere che quelle come me non esistano. Poi però ci cercano. Di giorno ci giudicano, di sera ci telefonano.
Con il tempo ho anche capito che il mio lavoro ha una funzione precisa. C'è chi viene da me per sesso, chi per curiosità, chi per realizzare una fantasia, chi semplicemente per sentirsi libero per un'ora. Il motivo non deve interessarmi. Offro un servizio e vengo pagata per farlo.
Da quella sera non ho più cercato di dare al mio mestiere un significato romantico. Non ne ha bisogno. È un lavoro antico, diretto e concreto. Io conosco il posto che occupo e non sento il bisogno di renderlo più nobile di quello che è.
scritto il
2026-07-28
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