Eleonora suora felice

di
genere
saffico

Memorie di Eleonora, suora felice.
Mi chiamo Eleonora, sono nata a metà dell’ottocento in una famiglia agiata di origini nobiliari. Assieme hai miei due fratelli sono cresciuta con una educazione cattolica anche se io per via del mio temperamento mai sottomesso, fui da sempre assai poco credente.
Mio padre pensando soprattutto al denaro e a non suddividere il patrimonio di famiglia tra i miei fratelli ed un eventuale genero, scelse per me la vita ecclesiastica e fin da giovinetta mi rinchiuse in convento.
Direte voi: ma col tuo carattere come hai fatto ad accettare una cosa simile?
E’ molto semplice. Fin da subito mi accorsi della mia inconfessabile tendenza all’essere lesbica, a trovare attrazione solo per il mio stesso sesso e cosa ci potrebbe essere di meglio per una giovane lesbica finire in un gineceum di donne in astinenza chiamato convento?
Oltre ad un temperamento ribelle, androgino che probabilmente avevo preso da mia madre, avevo da lei, ereditato un corpo longilineo, statuario, più alto delle mie consorelle, una folta chioma nera, due seni piccoli ma orlati da due grossi capezzoli pronti ed erigersi al più piccolo stimolo. Gambe lunghe con culo sodo e tondo, una vita stretta con un monte di venere che spiccava proprio come un monte dal bacino piatto.
Tra le gambe avevo qualcosa di speciale, che forse giustificava la mia attrazione per le donne. Ero dotata di un grosso clitoride, nettamente sporgente anche dalla folta peluria nera e di due piccole labbra che di piccole avevano solo il nome facendo cornice al clitoride. Quando mi eccitavo si gonfiavano di un colore rosa scuro tendente al bruno.
Facendo forza alla mie nobili origini e un po grazie del mio forte carattere a sole 35 anni divenni badessa. Finalmente raggiunsi il vertice di questa comunità tutta femminile, stretta da 4 quattro mura….
Avevo adocchiato subito Francesca dalla prima volta che entrò come novizia in convento Aveva i capelli lisci, neri come me ma per tutto il resto era diversa. Occhi verdi, magnifici, s’intravvedeva sotto la tonaca, un seno grosso sui fianchi stretti. La ragazza era convinta a prendere i voti perché davvero si sentiva credente. Cattolica convinta, riteneva d’essere stata prescelta da Dio per una vita monastica di preghiera anche se il suo corpo era un grido terreno al piacere, alla bellezza, all’erotismo.
Fui subito rapita dalla sua grazia e traviarla al piacere divenne il primo pensiero d’ogni mattina.
Da superiora pregai Francesca di trasferissi nelle mia cella, come del resto era uso fare con le novizie appena entrate in convento.
Francesca mi piaceva da morire, respiravo l’aria al suo passaggio cercandone il profumo. Senza farmi notare, l’osservavo mentre pregava o quando sbrigava i lavoretti richiesti nella gestione del convento, bramando ogni istante di quando sarei riuscita a possederla, a farla mia..
Di sera averla nel letto vicino, mentre si coricava o mentre mormorava le sue preghiere prima di addormentarsi era per me un supplizio ed assieme un piacere divino.
L’avrei sbranata, immaginavo di spogliarla a colpi di lingua, di succhiarla, di possederla.
Nel silenzio della notte, quando lei dormiva, correvo con le dita sul mio clitoride placando con rapide carezze il fuoco che s’accendeva tra le gambe.

Una notte mi svegliai per un rumore appena percettibile, ritmato.
Francesca si stava masturbando.
Nei fui sicura, potevo percepire il profumo della sua rosa in fiore.
Il suo corpo appena fuori dalla adolescenza urlava piacere dopo una lunga e folle astinenza auto imposta.
Uscii rapida dal letto accesi una candela.
Francesca restò immobile rossa sudata con l’ansia d’essere stata scoperta.
Feci pochi passi e mi sedetti sul suo letto.
Con una mossa fulminea che la sorprese, scivolai con la mano tra le sue gambe mentre gli bisbigliavo: ma ti stai masturbando?
No no mi rispose stringendo le gambe.
Ma la mia mano era già sul suo ciuffo, quando mai curiosa di sentire come era fatta, di percepire il suo umore. Il clitoride eretto, era bagnata, fradicia..scivolai con le mano all’interno delle cosce e poi su, sul pancino mentre nell’orecchio continuavo a sussurragli: anche per me nei primi tempi l’astinenza è stato un vero tormento.
Noi “suore” abbiamo il grande dovere all’astinenza e mentre parlavo, la mia mano espertissima la stava dolcemente accarezzando. Quasi con pudore, poi sempre più impudica e curiosa e desiderosa del suo piacere. Scivolava sul pube, leggera leggera sulle grandi labbra, sfiorando il clitoride. I miei polpastrelli percepivano il piacere, la voglia di godere che via via stava crescendo in quel giovane corpo le gambe e le labbra si dischiusero. Presto arrivò l’orgasmo anche se Francesca fece di tutto per resistergli e di dissimulare il piacere alle mie carezze. Inarcò la schiena ed esplose mentre con i polpastrelli strinsi con dolcezza il suo clitoride percependo le fortissime l’ondate di piacere che dalla figa s’irraggiavano alla punta dei piedi ai capelli.
Sottovoce nell’orecchio con tono quasi scandalizzata: Francesca stai godendo, stai spruzzando dappertutto!
Non gli lasciai il tempo di rispondere anche perché era troppo infoiata.
Quando succede, mormorai in preda ad una voglia irrefrenabile, l’importante è pulire.
Come una vampira scivolai col viso sulla tra i peli sulla figa, sulle labbra sul piccolo clitoride, aspirando ogni goccia di piacere.
Lo sai birichina che stai facendo peccare anche me?
Alzai la vestaglia e con la mano accompagnai la sua testa tra le mie gambe. Il mio clitoride era ritto e duro, trionfale, le labbra turgide, gonfie e bagnate a fare come un corpo unico, un quasi pisello che infilai con forza tra le sue labbra nella bocca. Raggiunsi un orgasmo portentoso, devastante fortissimo, sconvolgente.
Anche Francesca trascinata dal mio piacere sentii che raggiunse di nuovo l’orgasmo.
Ero felice, esausta ma non del tutto soddisfatta.
Il viso ancora stretto tra le sue gambe.
Con l’ultima leccata dischiusi leggermente le sue labbra, scivolai dentro nella sua più profonda intimità a cercare l’imene e la sua verginità.
E riaccendere il desiderio di come nei prossimi giorni l’avrei sverginata
scritto il
2026-07-24
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