La luce del mattino

di
genere
masturbazione

La luce del mattino

La luce del mattino filtra appena tra le fessure delle tapparelle, tagliando l’oscurità della camera con un raggio caldo che si adagia sulle lenzuola sgualcite. Ancora a metà tra il sonno e la veglia, il primo pensiero affiora automatico, quasi primordiale: lei.
Il ricordo della sua pelle, dell'odore dolce e caldo del suo collo, della curva dei suoi fianchi che sembra fatta apposta per essere impugnata. Una stretta al petto, immediata e violenta, e con essa un calore improvviso che parte dal basso ventre e si diffonde in ogni fibra. Sotto il peso della coperta, il corpo è già sveglio, teso, dominato da un desiderio urgente che non lascia spazio alla ragione.
L'assenza di lei è un vuoto fisico, un bisogno quasi doloroso. Con un sospiro pesante, il braccio scivola lentamente sotto le lenzuola.
Le dita sfiorano prima l'addome contratto, percependo ogni battito accelerato del cuore, per poi scendere più in basso, lì dove la tensione è ormai insopportabile. Il primo contatto con la propria pelle è lento, tormentato dalla fantasia di ciò che vorrebbe davvero: non le sue mani, ma le labbra di lei, il suo fiato corto contro la pelle, il peso del suo corpo sul suo.
Chiude gli occhi. L'immaginazione prende il sopravvento, nitida e spietata, l’immagine di lei, più eccitante che mai, che lascia ondeggiare le sinuosità del suo corpo. La mano comincia a muoversi con un ritmo costante, dapprima cauto, poi via via più deciso, guidato dalla fame di quella visione. Ogni scorrere delle dita è un tentativo di colmare quella distanza, ogni pressione un modo per sentire lei più vicina. Il respiro si fa corto, spezzato da lievi gemiti soffocati contro il cuscino, mentre l'immagine della sua amata diventa sempre più nitida, quasi palpabile.
Il piacere sale come un'onda inarrestabile, un vortice che travolge ogni pensiero razionale. Il ritmo accelera, la presa si fa più salda, la pelle scotta. Poi, il momento in cui il controllo si spezza del tutto: un'esplosione calda e profonda che gli strappa un sospiro profondo, liberatorio, mentre il corpo si tende al massimo per poi abbandonarsi, sfinito, sul materasso.
Rimane immobile, con il petto che si alza e si abbassa rapidamente e gli occhi chiusi. La brama si è placata, trasformandosi in una dolce, indolente stanchezza. Ma mentre il battito torna lentamente alla normalità, la certezza rimane: l'unico vero sollievo sarà riaverla tra le braccia.J
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2026-07-22
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