La mia esperienza con la signora del paese che fa la escort
di
Chri
genere
confessioni
Mi chiamo Christian, ho 19 anni e vivo in un paese medio piccolo.
Nel mio paese ci si conosce abbastanza. Non è un posto dove tutti sono amici, ma è difficile essere completamente anonimi. Se una persona fa qualcosa di particolare, prima o poi la notizia arriva a molte persone.
Quel pomeriggio ero con Luca e Marco. Eravamo nella piazza del paese, seduti vicino al bar dove ci fermavamo spesso. Era uno dei soliti pomeriggi in cui non avevamo programmi precisi: stavamo insieme, parlavamo e passavamo il tempo.
Marco era seduto con il telefono in mano e ogni tanto guardava i messaggi. Luca invece sembrava avere qualcosa da raccontare. Lo si vedeva dal modo in cui continuava a cercare il momento giusto per parlare.
Dopo un po’ disse:
«Avete sentito la voce che gira su quella signora napoletana che abita qui?»
Io lo guardai.
«Quale voce?»
Luca si sistemò sulla panchina.
«Dicono che abbia iniziato a fare la escort.»
Per qualche secondo nessuno disse niente. Non perché fosse successo qualcosa di particolare in quel momento, ma perché in un paese piccolo certe notizie attiravano subito l’attenzione.
Marco fu il primo a rispondere.
«Ma è sicuro o è la solita storia che gira?»
«Non lo so con certezza», disse Luca. «Me l’ha detto Andrea. Dice che ha trovato un annuncio su internet.»
Io chiesi:
«Ma come fate a sapere che è lei?»
«Dice che ci sono delle informazioni che fanno pensare sia quella persona.»
Il problema era proprio quello: nessuno di noi aveva visto direttamente l’annuncio e nessuno aveva parlato con quella donna. Stavamo solo ascoltando una voce arrivata da altre persone.
Io quella signora la conoscevo solo di vista. Sapevo chi era perché abitava in paese, ma non avevo mai avuto una conversazione con lei. Non sapevo nulla della sua vita privata e non potevo sapere se quello che si diceva fosse vero.
Marco rimase abbastanza dubbioso.
«Secondo me bisogna stare attenti. In paese basta che uno dica una cosa e dopo due giorni sembra che la sappiano tutti.»
Luca annuì.
«Sì, infatti. Io vi sto solo dicendo quello che ho sentito.»
Continuammo a parlarne ancora per qualche minuto. Più che altro cercavamo di capire da dove fosse partita la voce e se ci fosse qualcosa di concreto dietro.
Dopo poco cambiammo argomento e iniziammo a parlare di altro. La serata andò avanti normalmente.
Prima di salutarci, però, Luca prese il telefono e disse:
«Comunque quell’annuncio dovrei averlo ancora. Un giorno ve lo faccio vedere.»
In quel momento non ci pensai troppo, ma quella frase mi rimase in mente.
La notizia era partita come una semplice voce di paese, però la curiosità di capire se fosse vera o no era rimasta.
Qualche giorno dopo la conversazione in piazza, mentre ero a casa, mi arrivò un messaggio da Luca.
Avevamo parlato dell’annuncio qualche giorno prima e mi aveva detto che me lo avrebbe mandato. Quando vidi il suo nome sul telefono immaginai subito di cosa si trattasse.
Aprii la chat.
C’era un messaggio breve:
«Ti mando quello che ti dicevo.»
Subito sotto c’era un collegamento.
Aprii il link e si aprì una pagina internet con un profilo, alcune informazioni e un contatto.
Guardai l’annuncio con attenzione. C’erano delle foto della donna di cui avevamo parlato in paese e una descrizione. L’immagine era quella tipica di un annuncio online, con foto curate e informazioni messe per attirare l’interesse delle persone che lo visitavano.
La cosa che mi colpì fu il fatto che fino a quel momento avevo avuto solo una voce. Avevo sentito Luca raccontare una cosa che gli era stata detta da altri. Ora invece avevo davanti una pagina precisa.
Gli scrissi:
«Ma sei sicuro che sia lei?»
Non volevo basarmi solo su quello che si diceva in giro. In un paese piccolo bastava poco per associare una persona a una storia, anche senza avere la certezza.
Luca mi rispose dopo poco.
«Sì, stavolta sono sicuro.»
Gli chiesi perché ne fosse così certo.
Mi spiegò che non aveva solo sentito parlare dell’annuncio. Mi disse che aveva avuto un’esperienza diretta e che per questo sapeva che la persona dell’annuncio era proprio quella di cui si parlava.
Quella risposta cambiò un po’ il modo in cui vedevo la situazione. Prima pensavo che anche Luca fosse semplicemente uno dei tanti che avevano sentito una voce. Invece lui era convinto perché diceva di aver verificato personalmente.
Non continuai a fargli domande. Non volevo entrare troppo nei dettagli della sua esperienza. Mi bastava sapere che lui era sicuro di quello che stava dicendo.
Rimasi ancora un po’ sulla pagina dell’annuncio. Guardai le informazioni presenti e il contatto. C’era tutto quello che serviva per poter scrivere, ma non feci nulla.
Chiusi la pagina e misi via il telefono.
Nei giorni successivi mi tornò in mente più volte. La cosa era partita come una semplice curiosità nata da una voce sentita in paese. Poi era diventata qualcosa di più concreto dopo aver visto l’annuncio e dopo aver saputo che Luca era convinto perché aveva verificato di persona.
Non ne parlai con Marco e non lo raccontai ad altre persone. Non volevo che diventasse un altro argomento di discussione in paese.
La tenevo per me.
Ogni tanto mi capitava di ripensare al contatto presente nell’annuncio. Avevo la possibilità di scrivere, ma non avevo ancora deciso se farlo.
Per il momento rimaneva solo un pensiero.
Dopo alcuni giorni avevo ancora il contatto dell’annuncio salvato.
Non ne avevo parlato con nessuno. Luca sapeva solo di avermi mandato l’annuncio, ma non gli avevo detto che ci stavo pensando. Anche con Marco non avevo detto niente.
La situazione era rimasta nella mia testa perché all’inizio era nata come una semplice curiosità. Avevo sentito una voce in paese, poi avevo visto l’annuncio e avevo avuto la conferma da Luca che secondo lui era tutto vero.
Una sera ero in camera mia con il telefono in mano. Aprii la chat dove avevo il link dell’annuncio e riguardai le informazioni.
Avevo il numero davanti.
Per qualche minuto rimasi senza fare niente. Pensavo a cosa scrivere e a come iniziare la conversazione.
Alla fine decisi di mandare un messaggio semplice, senza aggiungere troppe cose.
Scrissi:
«Ciao, ho trovato il tuo contatto dall’annuncio.»
Dopo aver inviato il messaggio appoggiai il telefono sul letto.
Non sapevo se avrebbe risposto subito, se avrebbe risposto dopo tempo o se non avrebbe risposto proprio.
Passarono alcuni minuti e controllai di nuovo il telefono.
La situazione era diversa rispetto a prima. Fino a quel momento avevo solo pensato e osservato. Ora avevo fatto un passo concreto.
Non avevo raccontato niente agli amici perché non volevo che diventasse una cosa di cui parlare con altri. Era una decisione che avevo preso da solo.
Dopo un po’ arrivò una risposta.
Ripresi il telefono e lessi il messaggio.
La conversazione era iniziata.
Dopo il primo messaggio iniziammo a parlare.
All’inizio fu una conversazione semplice. Io le scrissi spiegando che avevo trovato il contatto tramite l’annuncio.
«Ciao, ho trovato il tuo numero dall’annuncio.»
Dopo un po’ arrivò la risposta.
«Ciao. Dimmi.»
Non sapevo bene come iniziare. Fino a quel momento avevo visto solo un profilo online e avevo sentito parlare di lei da altre persone. Ora invece stavo scrivendo direttamente con lei.
Le dissi il mio nome e iniziammo a scambiarci qualche messaggio.
Lei mi fece alcune domande per capire con chi stava parlando.
«Quanti anni hai?»
«19.»
«Sei della zona?»
Quella domanda mi fece pensare al fatto che la situazione era diversa dal solito. Lei non era una persona trovata casualmente su internet. Era una persona che avevo già visto.
Non la conoscevo davvero. Non avevamo mai parlato prima e non sapevo niente della sua vita privata. Però sapevo chi era. Mi era capitato di incontrarla per strada, di vederla in giro per il paese, come succede con tante persone che abitano nella stessa zona.
Ed era proprio questo che mi faceva uno strano effetto.
Mentre leggevo i suoi messaggi pensavo al fatto che fino a pochi giorni prima era solo una persona di cui avevo sentito parlare con Luca e Marco. Ora invece il suo nome compariva sul mio telefono e stavamo avendo una conversazione normale.
La differenza di età era un’altra cosa che notavo. Io avevo 19 anni, mentre lei era una donna più grande. Aveva un modo di porsi più adulto rispetto alle ragazze che frequentavo normalmente.
Anche l’immagine che avevo visto nell’annuncio influenzava il modo in cui la vedevo. Aveva un aspetto curato e caratteristiche fisiche che avevo sempre trovato attraenti, ma allo stesso tempo cercavo di ricordarmi che dietro un’immagine online c’era una persona reale.
Per me la cosa più particolare era proprio questa: conoscere, anche solo di vista, una persona nella vita quotidiana e poi ritrovarsi a parlare con lei in un contesto completamente diverso.
Nei giorni successivi continuai a sentirla tramite messaggi.
Dopo aver parlato un po’, decisi di chiederle direttamente quando fosse disponibile.
Le scrissi:
«Quando sei disponibile?»
Dopo un po’ mi rispose indicandomi alcuni giorni.
Guardai i miei impegni e le risposi:
«Io potrei mercoledì sera oppure venerdì. Dimmi tu quale va meglio.»
Dopo qualche messaggio ci accordammo per un giorno e un orario.
Dopo aver fissato l’appuntamento iniziai a pensarci di più.
Fino a quel momento era stata una cosa fatta di messaggi, curiosità e pensieri. Ora invece c’era un incontro deciso.
Nei giorni successivi ebbi diversi dubbi. A volte pensavo che fosse meglio lasciar perdere e non andare avanti. Mi chiedevo se lo stessi facendo perché volevo davvero farlo oppure solo perché la situazione mi aveva incuriosito fin dall’inizio.
Il fatto che fosse una persona che avevo già visto in paese rendeva tutto più particolare. Non era una sconosciuta trovata casualmente online. Sapevo chi era, anche se non avevo mai parlato con lei prima.
Più si avvicinava il giorno dell’appuntamento, più mi capitava di ripensarci. Guardavo la conversazione sul telefono, rileggevo i messaggi e mi chiedevo se avessi fatto bene a scriverle.
Avevo momenti in cui ero convinto e altri in cui pensavo di annullare tutto.
Il giorno dell’appuntamento arrivò e per tutta la giornata continuai a pensarci.
Avevo ancora qualche dubbio. Più volte mi venne in mente di scriverle per rimandare o annullare, ma alla fine non lo feci.
Avevo deciso di andare.
Dopo cena rimasi un po’ a casa prima di uscire. Controllai di nuovo i messaggi per verificare l’orario e l’indirizzo.
La cosa che rendeva tutto più particolare era proprio il posto. Non dovevo andare lontano: era una palazzina a circa un chilometro da casa mia, in una zona che conoscevo bene.
Sapevo dove si trovava. Ci ero passato davanti altre volte senza pensare minimamente a quella situazione.
Rimasi qualche secondo fuori dal portone. Guardai il citofono attaccato al muro vicino all’ingresso e cercai il nome che avevo visto nei messaggi.
Avevo il telefono in mano e controllai ancora una volta la conversazione per essere sicuro.
Trovato il nome, rimasi fermo un attimo con il dito sul pulsante.
Fino a quel momento avevo sempre avuto la possibilità di cambiare idea. Potevo andarmene, rimandare o dire che non riuscivo a venire. Invece ero lì davanti al portone.
Premetti il citofono.
Dopo pochi secondi arrivò la risposta.
«Sì?»
Dissi chi ero.
Il portone si aprì.
Entrai nella palazzina e iniziai a salire le scale.
Mentre salivo sentivo una certa agitazione. Era una sensazione strana perché conoscevo il posto e la zona, ma la situazione era completamente nuova.
Prima ancora che bussassi, la porta si aprì leggermente. Rimasi sorpreso perché non me lo aspettavo.
Dall’interno comparve lei.
Una signora alquanto bassa,intimo,capelli castani raccolti,dei tacchi altissimi.
Si avvicinò per salutarmi e sentii il suo enorme seno premere contro.
Andammo verso la camera per concordare il prezzo e i servizi e quando si girò mi venne un colpo,vidi due enormi chiappone bianche e lisce separate solo da un sottile perizoma,poi mi fece andare in bagno per lavarmi.
Tornai alquanto imbarazzato in camera con una vistosa erezione.
Era di spalle e si voltò,mi guardò da testa a piedi e mi disse di distendermi.
Sembravo un cretino,completamente immobile mentre aspettavo le sue indicazioni con un paletto tra le gambe.
"Qui ci vuole bello grosso eh" disse mentre cercava tra le scatole di preservativi.
Ne prese uno e dopo averlo aperto me lo fece indossare facendolo scivolare facilmente sull asta.
Era ancora in piedi e si slacciò il reggiseno,vidi di lato una grossa tetta uscire di colpo.
Salì su di me e iniziò a farmi un pompino.
Iniziò lentamente,andando su e giu con la testa fino poi a leccare le palle che avevo depilato per l occasione.
Vedevo dal mio punto di vista la signora prendere una alla volta le mie palle e farle sparire in bocca risucchiandole.
Senza dirmi nulla si alza e si inginocchia davanti al letto.
"Dai vieni,mettilo in mezzo"
Disse stringe l una contro l altra le due grosse tettone.
Mi alzai e mi mise sul bordo del letto posizionandolo in mezzo.
Nonostante il mio cazzo non sia per niente piccolo lo vidi quasi completamente sparire e poi ricomparire durante la spagnola.
Le misi le mani sulle spalle godendomi la sega e il contatto con il suo corpo.
Quando alzò lo sguardo e mi sorrise rischiai davvero di esplodere,riusci a dirle di fermarsi in tempo.
Sapevo di non avere ancora molto tempo dopo l astinenza di quasi una settimana.
Le disse se potevamo fare cio che avevamo concordato.
Mi disse di si e si mise a pecora,andai immediatamente alle sue spalle e dopo averle poggiato le mani sui fianchi burrosi andai con il cazzo sperando di trovare il buco tentando a caso.
Dopo qualche secondo di tentativi,con le mani gia sulle chiappone le aprii mostrando il buco scuro che sembrava piccolo rispetto a quelle enormi guance.
Mi bastarono poche spinte,alcune piu decise,che il cazzo entrò come nel burro ritrovandomi con le sole palle che impedivano di entrare di piu.
Iniziai a darci dentro come se non ci fosse un domani,stavo realizzando il mio sogno.
Una serie di schiaffoni prima ad una mano poi a due mani rimbombavano nella stanza.
Ero sudato e ormai sul punto di non ritorno e quando tentai fermarmi per contunuare ancora sentii che stava salendo.
La strinsi forte a me tenendolo a fondo nel culo.
In pochi secondi esplosi una decina di schizzi di sborra che solo il preservativo impedì di scaricare nel culo della signora.
Mi fermai un attimo fino all ultima pulsazione.
Uscii e la signora mi aiutò a sfilare il preservativo colmo del mio seme.
Andai a sciacquarmi e poi la salutai sulle guance con ancora le sue tettone nude sul mio petto.
Scendo le scale del condominio con ancora in testa le immagini di cio che ho appena fatto.
Nel mio paese ci si conosce abbastanza. Non è un posto dove tutti sono amici, ma è difficile essere completamente anonimi. Se una persona fa qualcosa di particolare, prima o poi la notizia arriva a molte persone.
Quel pomeriggio ero con Luca e Marco. Eravamo nella piazza del paese, seduti vicino al bar dove ci fermavamo spesso. Era uno dei soliti pomeriggi in cui non avevamo programmi precisi: stavamo insieme, parlavamo e passavamo il tempo.
Marco era seduto con il telefono in mano e ogni tanto guardava i messaggi. Luca invece sembrava avere qualcosa da raccontare. Lo si vedeva dal modo in cui continuava a cercare il momento giusto per parlare.
Dopo un po’ disse:
«Avete sentito la voce che gira su quella signora napoletana che abita qui?»
Io lo guardai.
«Quale voce?»
Luca si sistemò sulla panchina.
«Dicono che abbia iniziato a fare la escort.»
Per qualche secondo nessuno disse niente. Non perché fosse successo qualcosa di particolare in quel momento, ma perché in un paese piccolo certe notizie attiravano subito l’attenzione.
Marco fu il primo a rispondere.
«Ma è sicuro o è la solita storia che gira?»
«Non lo so con certezza», disse Luca. «Me l’ha detto Andrea. Dice che ha trovato un annuncio su internet.»
Io chiesi:
«Ma come fate a sapere che è lei?»
«Dice che ci sono delle informazioni che fanno pensare sia quella persona.»
Il problema era proprio quello: nessuno di noi aveva visto direttamente l’annuncio e nessuno aveva parlato con quella donna. Stavamo solo ascoltando una voce arrivata da altre persone.
Io quella signora la conoscevo solo di vista. Sapevo chi era perché abitava in paese, ma non avevo mai avuto una conversazione con lei. Non sapevo nulla della sua vita privata e non potevo sapere se quello che si diceva fosse vero.
Marco rimase abbastanza dubbioso.
«Secondo me bisogna stare attenti. In paese basta che uno dica una cosa e dopo due giorni sembra che la sappiano tutti.»
Luca annuì.
«Sì, infatti. Io vi sto solo dicendo quello che ho sentito.»
Continuammo a parlarne ancora per qualche minuto. Più che altro cercavamo di capire da dove fosse partita la voce e se ci fosse qualcosa di concreto dietro.
Dopo poco cambiammo argomento e iniziammo a parlare di altro. La serata andò avanti normalmente.
Prima di salutarci, però, Luca prese il telefono e disse:
«Comunque quell’annuncio dovrei averlo ancora. Un giorno ve lo faccio vedere.»
In quel momento non ci pensai troppo, ma quella frase mi rimase in mente.
La notizia era partita come una semplice voce di paese, però la curiosità di capire se fosse vera o no era rimasta.
Qualche giorno dopo la conversazione in piazza, mentre ero a casa, mi arrivò un messaggio da Luca.
Avevamo parlato dell’annuncio qualche giorno prima e mi aveva detto che me lo avrebbe mandato. Quando vidi il suo nome sul telefono immaginai subito di cosa si trattasse.
Aprii la chat.
C’era un messaggio breve:
«Ti mando quello che ti dicevo.»
Subito sotto c’era un collegamento.
Aprii il link e si aprì una pagina internet con un profilo, alcune informazioni e un contatto.
Guardai l’annuncio con attenzione. C’erano delle foto della donna di cui avevamo parlato in paese e una descrizione. L’immagine era quella tipica di un annuncio online, con foto curate e informazioni messe per attirare l’interesse delle persone che lo visitavano.
La cosa che mi colpì fu il fatto che fino a quel momento avevo avuto solo una voce. Avevo sentito Luca raccontare una cosa che gli era stata detta da altri. Ora invece avevo davanti una pagina precisa.
Gli scrissi:
«Ma sei sicuro che sia lei?»
Non volevo basarmi solo su quello che si diceva in giro. In un paese piccolo bastava poco per associare una persona a una storia, anche senza avere la certezza.
Luca mi rispose dopo poco.
«Sì, stavolta sono sicuro.»
Gli chiesi perché ne fosse così certo.
Mi spiegò che non aveva solo sentito parlare dell’annuncio. Mi disse che aveva avuto un’esperienza diretta e che per questo sapeva che la persona dell’annuncio era proprio quella di cui si parlava.
Quella risposta cambiò un po’ il modo in cui vedevo la situazione. Prima pensavo che anche Luca fosse semplicemente uno dei tanti che avevano sentito una voce. Invece lui era convinto perché diceva di aver verificato personalmente.
Non continuai a fargli domande. Non volevo entrare troppo nei dettagli della sua esperienza. Mi bastava sapere che lui era sicuro di quello che stava dicendo.
Rimasi ancora un po’ sulla pagina dell’annuncio. Guardai le informazioni presenti e il contatto. C’era tutto quello che serviva per poter scrivere, ma non feci nulla.
Chiusi la pagina e misi via il telefono.
Nei giorni successivi mi tornò in mente più volte. La cosa era partita come una semplice curiosità nata da una voce sentita in paese. Poi era diventata qualcosa di più concreto dopo aver visto l’annuncio e dopo aver saputo che Luca era convinto perché aveva verificato di persona.
Non ne parlai con Marco e non lo raccontai ad altre persone. Non volevo che diventasse un altro argomento di discussione in paese.
La tenevo per me.
Ogni tanto mi capitava di ripensare al contatto presente nell’annuncio. Avevo la possibilità di scrivere, ma non avevo ancora deciso se farlo.
Per il momento rimaneva solo un pensiero.
Dopo alcuni giorni avevo ancora il contatto dell’annuncio salvato.
Non ne avevo parlato con nessuno. Luca sapeva solo di avermi mandato l’annuncio, ma non gli avevo detto che ci stavo pensando. Anche con Marco non avevo detto niente.
La situazione era rimasta nella mia testa perché all’inizio era nata come una semplice curiosità. Avevo sentito una voce in paese, poi avevo visto l’annuncio e avevo avuto la conferma da Luca che secondo lui era tutto vero.
Una sera ero in camera mia con il telefono in mano. Aprii la chat dove avevo il link dell’annuncio e riguardai le informazioni.
Avevo il numero davanti.
Per qualche minuto rimasi senza fare niente. Pensavo a cosa scrivere e a come iniziare la conversazione.
Alla fine decisi di mandare un messaggio semplice, senza aggiungere troppe cose.
Scrissi:
«Ciao, ho trovato il tuo contatto dall’annuncio.»
Dopo aver inviato il messaggio appoggiai il telefono sul letto.
Non sapevo se avrebbe risposto subito, se avrebbe risposto dopo tempo o se non avrebbe risposto proprio.
Passarono alcuni minuti e controllai di nuovo il telefono.
La situazione era diversa rispetto a prima. Fino a quel momento avevo solo pensato e osservato. Ora avevo fatto un passo concreto.
Non avevo raccontato niente agli amici perché non volevo che diventasse una cosa di cui parlare con altri. Era una decisione che avevo preso da solo.
Dopo un po’ arrivò una risposta.
Ripresi il telefono e lessi il messaggio.
La conversazione era iniziata.
Dopo il primo messaggio iniziammo a parlare.
All’inizio fu una conversazione semplice. Io le scrissi spiegando che avevo trovato il contatto tramite l’annuncio.
«Ciao, ho trovato il tuo numero dall’annuncio.»
Dopo un po’ arrivò la risposta.
«Ciao. Dimmi.»
Non sapevo bene come iniziare. Fino a quel momento avevo visto solo un profilo online e avevo sentito parlare di lei da altre persone. Ora invece stavo scrivendo direttamente con lei.
Le dissi il mio nome e iniziammo a scambiarci qualche messaggio.
Lei mi fece alcune domande per capire con chi stava parlando.
«Quanti anni hai?»
«19.»
«Sei della zona?»
Quella domanda mi fece pensare al fatto che la situazione era diversa dal solito. Lei non era una persona trovata casualmente su internet. Era una persona che avevo già visto.
Non la conoscevo davvero. Non avevamo mai parlato prima e non sapevo niente della sua vita privata. Però sapevo chi era. Mi era capitato di incontrarla per strada, di vederla in giro per il paese, come succede con tante persone che abitano nella stessa zona.
Ed era proprio questo che mi faceva uno strano effetto.
Mentre leggevo i suoi messaggi pensavo al fatto che fino a pochi giorni prima era solo una persona di cui avevo sentito parlare con Luca e Marco. Ora invece il suo nome compariva sul mio telefono e stavamo avendo una conversazione normale.
La differenza di età era un’altra cosa che notavo. Io avevo 19 anni, mentre lei era una donna più grande. Aveva un modo di porsi più adulto rispetto alle ragazze che frequentavo normalmente.
Anche l’immagine che avevo visto nell’annuncio influenzava il modo in cui la vedevo. Aveva un aspetto curato e caratteristiche fisiche che avevo sempre trovato attraenti, ma allo stesso tempo cercavo di ricordarmi che dietro un’immagine online c’era una persona reale.
Per me la cosa più particolare era proprio questa: conoscere, anche solo di vista, una persona nella vita quotidiana e poi ritrovarsi a parlare con lei in un contesto completamente diverso.
Nei giorni successivi continuai a sentirla tramite messaggi.
Dopo aver parlato un po’, decisi di chiederle direttamente quando fosse disponibile.
Le scrissi:
«Quando sei disponibile?»
Dopo un po’ mi rispose indicandomi alcuni giorni.
Guardai i miei impegni e le risposi:
«Io potrei mercoledì sera oppure venerdì. Dimmi tu quale va meglio.»
Dopo qualche messaggio ci accordammo per un giorno e un orario.
Dopo aver fissato l’appuntamento iniziai a pensarci di più.
Fino a quel momento era stata una cosa fatta di messaggi, curiosità e pensieri. Ora invece c’era un incontro deciso.
Nei giorni successivi ebbi diversi dubbi. A volte pensavo che fosse meglio lasciar perdere e non andare avanti. Mi chiedevo se lo stessi facendo perché volevo davvero farlo oppure solo perché la situazione mi aveva incuriosito fin dall’inizio.
Il fatto che fosse una persona che avevo già visto in paese rendeva tutto più particolare. Non era una sconosciuta trovata casualmente online. Sapevo chi era, anche se non avevo mai parlato con lei prima.
Più si avvicinava il giorno dell’appuntamento, più mi capitava di ripensarci. Guardavo la conversazione sul telefono, rileggevo i messaggi e mi chiedevo se avessi fatto bene a scriverle.
Avevo momenti in cui ero convinto e altri in cui pensavo di annullare tutto.
Il giorno dell’appuntamento arrivò e per tutta la giornata continuai a pensarci.
Avevo ancora qualche dubbio. Più volte mi venne in mente di scriverle per rimandare o annullare, ma alla fine non lo feci.
Avevo deciso di andare.
Dopo cena rimasi un po’ a casa prima di uscire. Controllai di nuovo i messaggi per verificare l’orario e l’indirizzo.
La cosa che rendeva tutto più particolare era proprio il posto. Non dovevo andare lontano: era una palazzina a circa un chilometro da casa mia, in una zona che conoscevo bene.
Sapevo dove si trovava. Ci ero passato davanti altre volte senza pensare minimamente a quella situazione.
Rimasi qualche secondo fuori dal portone. Guardai il citofono attaccato al muro vicino all’ingresso e cercai il nome che avevo visto nei messaggi.
Avevo il telefono in mano e controllai ancora una volta la conversazione per essere sicuro.
Trovato il nome, rimasi fermo un attimo con il dito sul pulsante.
Fino a quel momento avevo sempre avuto la possibilità di cambiare idea. Potevo andarmene, rimandare o dire che non riuscivo a venire. Invece ero lì davanti al portone.
Premetti il citofono.
Dopo pochi secondi arrivò la risposta.
«Sì?»
Dissi chi ero.
Il portone si aprì.
Entrai nella palazzina e iniziai a salire le scale.
Mentre salivo sentivo una certa agitazione. Era una sensazione strana perché conoscevo il posto e la zona, ma la situazione era completamente nuova.
Prima ancora che bussassi, la porta si aprì leggermente. Rimasi sorpreso perché non me lo aspettavo.
Dall’interno comparve lei.
Una signora alquanto bassa,intimo,capelli castani raccolti,dei tacchi altissimi.
Si avvicinò per salutarmi e sentii il suo enorme seno premere contro.
Andammo verso la camera per concordare il prezzo e i servizi e quando si girò mi venne un colpo,vidi due enormi chiappone bianche e lisce separate solo da un sottile perizoma,poi mi fece andare in bagno per lavarmi.
Tornai alquanto imbarazzato in camera con una vistosa erezione.
Era di spalle e si voltò,mi guardò da testa a piedi e mi disse di distendermi.
Sembravo un cretino,completamente immobile mentre aspettavo le sue indicazioni con un paletto tra le gambe.
"Qui ci vuole bello grosso eh" disse mentre cercava tra le scatole di preservativi.
Ne prese uno e dopo averlo aperto me lo fece indossare facendolo scivolare facilmente sull asta.
Era ancora in piedi e si slacciò il reggiseno,vidi di lato una grossa tetta uscire di colpo.
Salì su di me e iniziò a farmi un pompino.
Iniziò lentamente,andando su e giu con la testa fino poi a leccare le palle che avevo depilato per l occasione.
Vedevo dal mio punto di vista la signora prendere una alla volta le mie palle e farle sparire in bocca risucchiandole.
Senza dirmi nulla si alza e si inginocchia davanti al letto.
"Dai vieni,mettilo in mezzo"
Disse stringe l una contro l altra le due grosse tettone.
Mi alzai e mi mise sul bordo del letto posizionandolo in mezzo.
Nonostante il mio cazzo non sia per niente piccolo lo vidi quasi completamente sparire e poi ricomparire durante la spagnola.
Le misi le mani sulle spalle godendomi la sega e il contatto con il suo corpo.
Quando alzò lo sguardo e mi sorrise rischiai davvero di esplodere,riusci a dirle di fermarsi in tempo.
Sapevo di non avere ancora molto tempo dopo l astinenza di quasi una settimana.
Le disse se potevamo fare cio che avevamo concordato.
Mi disse di si e si mise a pecora,andai immediatamente alle sue spalle e dopo averle poggiato le mani sui fianchi burrosi andai con il cazzo sperando di trovare il buco tentando a caso.
Dopo qualche secondo di tentativi,con le mani gia sulle chiappone le aprii mostrando il buco scuro che sembrava piccolo rispetto a quelle enormi guance.
Mi bastarono poche spinte,alcune piu decise,che il cazzo entrò come nel burro ritrovandomi con le sole palle che impedivano di entrare di piu.
Iniziai a darci dentro come se non ci fosse un domani,stavo realizzando il mio sogno.
Una serie di schiaffoni prima ad una mano poi a due mani rimbombavano nella stanza.
Ero sudato e ormai sul punto di non ritorno e quando tentai fermarmi per contunuare ancora sentii che stava salendo.
La strinsi forte a me tenendolo a fondo nel culo.
In pochi secondi esplosi una decina di schizzi di sborra che solo il preservativo impedì di scaricare nel culo della signora.
Mi fermai un attimo fino all ultima pulsazione.
Uscii e la signora mi aiutò a sfilare il preservativo colmo del mio seme.
Andai a sciacquarmi e poi la salutai sulle guance con ancora le sue tettone nude sul mio petto.
Scendo le scale del condominio con ancora in testa le immagini di cio che ho appena fatto.
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