La gita sul Lago (il calore della Vaniglia) Cap 2/3
di
William E
genere
incesti
Il motore si spense con un ultimo sussulto, lasciando spazio al silenzio immenso del bosco. La casa era lì, esattamente come l'avevano lasciata l'anno prima: i muri in pietra grezza, le persiane di legno sbiadite dal sole e quel profumo di aria pulita e aghi di pino che copriva ogni cosa.
William scese dall'auto per scaricare i bagagli e si stirò la schiena dopo tutte quelle ore di guida. La sua mano sentiva ancora il calore della coscia di Wendy, rimasto impresso sulla pelle come un'impronta digitale.
Lei aprì la portiera dal suo lato, ma rimase un attimo seduta, come se dovesse riabituarsi alla terraferma. Lui si avvicinò e le tese le mani per aiutarla ad alzarsi. A causa del lungo viaggio, nel tirarsi su perse l'equilibrio per un attimo e finì per fare un passo di troppo in avanti, ritrovandosi a pochissimi centimetri dal suo petto. Il naso di lei arrivava appena sopra lo sterno di lui.
I loro respiri si mescolarono nell'aria fresca del bosco. Lo sguardo di Wendy risalì lentamente: il colletto della camicia, la gola, il mento, fino a fermarsi sugli occhi di lui con un'intensità silenziosa. Le sue dita erano ancora aggrappate agli avambracci di lui, dove le aveva afferrate per sostenersi. Non le ritirò. Rimase immobile per un secondo di troppo, con quegli occhi azzurri limpidi e brillanti che lo guardavano dal basso, prima di fare un passo indietro e sistemarsi la maglietta con un gesto rapido.
«Vado ad aprire le finestre per far cambiare aria», disse con una voce leggermente più acuta del solito, incamminandosi verso il portico con quel suo passo aggraziato, le scarpe da ginnastica che scricchiolavano sulla ghiaia.
Pezzo dopo pezzo, lui portò dentro le borse. La casa era fresca, tipico delle vecchie strutture in pietra rimaste chiuse per mesi. Con sua moglie e suo figlio l'ambiente sembrava sempre piccolo e caotico; ora, i passi di Wendy che camminava al piano di sopra rimbombavano nel soffitto di legno, riempiendo da soli tutto quel vuoto.
Quando scese le scale, si era legata i lunghi capelli biondi in una coda disordinata, lasciando scoperto il collo sottile. Aveva cambiato i jeans del viaggio con un paio di shorts di tuta molto leggeri, che mettevano in risalto le sue forme armoniose, la vita sottile e le gambe proporzionate. Quando sorrideva, riusciva a catturare l'attenzione molto più della sua altezza.
«In frigo non c'è niente, ovviamente», disse entrando in cucina e appoggiandosi allo stipite della porta. «Cosa facciamo per cena?»
«Ho preso della pasta fredda e un po' di affettati nel sacchetto termico. Niente di elaborato per stasera», rispose lui, avvicinandosi al tavolo per svuotare la borsa della spesa.
Wendy si avvicinò per aiutarlo. Nello spazio stretto tra il tavolo e il bancone della cucina, i loro movimenti finirono inevitabilmente per incrociarsi. Mentre lui cercava di raggiungere il ripiano superiore per posare dei bicchieri, lei si chinò per sistemare le bottiglie d'acqua. Nel tirarsi su, la sua schiena sfiorò la parte anteriore del corpo di lui. Il tessuto leggero degli shorts non fece quasi da barriera: lui sentì la curva dei glutei di lei premere contro il fianco, il calore del suo corpo filtrare attraverso la stoffa. Nessuno dei due si spostò immediatamente. Il respiro di Wendy si fece un po' più corto, le sue spalle si alzarono di un millimetro. Quando si girò, i loro sguardi si incrociarono di nuovo, vicinissimi. C'era qualcosa di diverso nel modo in cui lo guardava: lo sguardo consapevole di una giovane donna che misurava con precisione l'effetto della propria presenza su di lui. Gli occhi le scesero per un istante sulle labbra di lui.. e nello stesso istante si alzò sulle punte e un bacio tanto atteso quanto inaspettato venne dato.. secondo interminabili dove le morbide e tremanti labbra di lei erano calde come il fuoco..
«Scusa», sussurrò, anche se l'espressione del suo viso non sembrava affatto dispiaciuta. Anzi, l'angolo della sua bocca si sollevò in un accenno di sorriso che non fece in tempo a nascondere.
«scusami tu... non avrei dovuto», rispose lui con un tono che cercava di essere il più naturale possibile, anche se il cuore gli batteva un po' più forte... Pochi istanti dopo ricomincio tutto come prima... Anche ne non lo era piú ormai...
Cenarono sul tavolo di legno massiccio, mentre fuori il sole tramontava dietro il lago, tingendo l'acqua di sfumature viola e arancioni. Senza la televisione o i telefoni a distrarli, l'attenzione era completamente catalizzata l'uno sull'altra. Parlarono, ma ogni frase sembrava nascondere un sottotesto diverso. Le mani che si toccava i e le.dita.che si incrociavano quasi come radici a cercare acqua.. Lui notò come lei giocherellava con l'orlo della maglietta, arrotolandolo e srotolandolo tra le dita, come si bagnava le labbra prima di parlare, facendole brillare sotto la luce della lampada. E lei non faceva nulla per nascondere il fatto che stesse studiando ogni suo minimo movimento: il modo in cui lui stringeva il bicchiere, come si passava la mano tra i capelli quando una frase la faceva ridere.
Finita la cena, l'aria della sera si fece decisamente più pungente. Dalle finestre aperte entrava il profumo della terra bagnata di rugiada.
«Vado a fare una doccia calda», disse Wendy, alzandosi da tavola. «Mi sento ancora addosso la polvere del viaggio. Dopo vai anche tu? Ti lascio l'acqua calda.»
«Sì, ottima idea. Ne ho proprio bisogno dopo tutte quelle ore al volante», rispose lui.
Mentre lei era di sopra, liberò il tavolo e sistemò la cucina nel silenzio della casa. Il rumore dell'acqua che scorreva attraverso le tubature vecchie riempiva le pareti. Quando Wendy finì, scese le scale avvolta in un grande asciugamano bianco che le copriva il corpo bagnato, con i capelli umidi lasciati liberi sulle spalle. Ci si incrociarono nel corridoio stretto; lei si strinse nell'asciugamano per passare, il tessuto che le aderiva al seno e ai fianchi, lasciando scoperte le spalle e le clavicole. Lasciò dietro di sé un intenso e caldo profumo di bagnoschiuma alla vaniglia, che rimase sospeso nell'aria del corridoio come una scia.
Salì in bagno e si infilò sotto il getto dell'acqua calda. Lavarsi via la stanchezza del viaggio lo aiutò a rinfrescarsi e a riordinare i pensieri. Quello che stava succedendo non era pianificato, eppure sembrava muoversi secondo una forza di gravità tutta sua, a cui nessuno dei due opponeva una reale resistenza. Uscito dalla doccia, si asciugò, indossò un paio di pantaloni della tuta comodi e una maglietta pulita, e scese di sotto.
Wendy lo stava aspettando in salotto sul vecchio divano, illuminato solo dalla luce soffusa di una lampada d'angolo. Si era cambiata: ora indossava una vecchia maglietta sua, decisamente troppo grande per la sua statura minuta, che le arrivava a metà coscia lasciando le gambe completamente scoperte e nude. I piedi nudi erano raggomitolati sotto di lei.
«Speravo ci fosse più caldo», disse stringendosi nelle spalle e guardando verso di lui. «Posso mettermi qui vicino?»
«Certo», disse lui, sedendosi sul divano.
Invece di stare a distanza, Wendy si rannicchiò proprio contro di lui, tirando le gambe al petto e appoggiando lateralmente la spalla e la schiena contro il suo corpo. Cercava chiaramente di non infastidire i suoi movimenti, ma al tempo stesso cercava il contatto. Il calore della sua pelle, ancora accesa dalla doccia calda, si trasmetteva nitidamente attraverso i tessuti leggeri della maglietta. Lui sentiva la curva del fianco di lei premere contro il proprio, la morbidezza del tessuto che non nascondeva nulla del suo corpo. Notò che aveva allargato leggermente la posizione delle gambe sul tessuto del divano, accomodandosi meglio contro il suo fianco, gli shorts che si erano arricciati fino a scoprire quasi interamente la coscia.
«papá.. riguardo a prima...», gli chiese, girando il viso verso di lui. Il suo profumo alla vaniglia era intenso, quasi ipnotico a quella distanza ravvicinata. Le loro facce erano a pochi centimetri.
«è stato bellissimo...», rispose lui, ma aveva completamente perso il senso delle parole sulla pagina.
Wendy tese una mano e, con un movimento lento e deliberato lo baciò di nuovo stavolta le lingue si incrociarono in una danza di passione. Non c'era più traccia di imbarazzo sul suo viso, solo una curiosità densa, immobile e felice di stare lì, che aspettava solo un suo segnale.
Le sue dita piccole scivolarono dal fianco o al ginocchio di lui, risalendo poi di nuovo lentamente lungo la coscia. Lui non si mosse. Non si ritrasse. Il respiro gli si bloccò in gola quando le dita di Wendy raggiunsero l'elastico dei pantaloni della tuta e si infilarono sotto, sfiorando la pelle dell'addome. Lei continuava a guardarlo dal basso, con quegli occhi azzurri che non lasciavano i suoi, mentre le sue mani piccole facevano scivolare il tessuto verso il basso. Lui sollevò i fianchi senza che nessuno glielo chiedesse, un movimento involontario del corpo che parlava prima di qualsiasi parola.
Wendy si inginocchiò sul pavimento davanti al divano, tra le sue gambe. Le sue mani gli scesero lungo i fianchi, portando con sé i pantaloni. Il cazzo.di William era in duro come il marmo...Lo prese in mano con una lentezza quasi snervante, stringendolo appena, sentendolo le vene pulsanti spingere sangue bollente. Abbassò il viso. I suoi capelli biondi, ancora umidi, ricaddero sulle cosce di lui come una cortina setosa. Il primo contatto delle sue labbra fu leggero, quasi un bacio, un tocco caldo e bagnato sulla punta che gli fece chiudere gli occhi e stringere i pugni sul tessuto del divano... Wendy ansimava... Per la paura di qualcosa di sbagliato... Ma di cosí maledettamente bello...
Poi la bocca di Wendy si aprì e lo accolse lentamente, centimetro dopo centimetro, la lingua che tracciava un percorso caldo e umido lungo la parte inferiore. Lui sentì il palato di lei, la pressione delle guance che si incavavano, il ritmo lento e deliberato con cui si muoveva. Non aveva fretta. Ogni movimento era studiato, preciso, come se stesse imparando la forma di lui con la bocca. Le sue mani gli tenevano fermi i fianchi, le dita che affondavano nella pelle.
Un gemito gli sfuggì dalle labbra di William, e Wendy rispose con un movimento più profondo, prendendolo fino in gola. Il suono umido e ritmico riempì il silenzio del salotto, coperto solo dal respiro affannato di lui. Ormai la.barriera era infranta... Dovevano godersi il momento e poi pensare alle conseguenze..intanto Lei alzò lo sguardo senza smettere, succhiava forte e le guance le si incavavano e i loro occhi si incontrarono di nuovo: il suo sguardo azzurro dal basso, carico di una consapevolezza che non aveva bisogno di parole, e quello di lui dall'alto, perso in una sensazione che gli impediva di pensare a qualsiasi altra cosa.
La lingua di Wendy disegnò cerchi lenti intorno alla punta, poi scese di nuovo, accompagnata dalle labbra che stringevano e rilasciavano con un ritmo che cresceva gradualmente. Le sue dita lo accarezzavano alla base, seguendo il movimento della bocca. Lui le mise una mano tra i capelli, non per guidarla, ma per toccarla, per sentire il movimento del suo capo che andava e veniva. I capelli setosi gli scivolavano tra le dita.
Il ritmo accelerò. I piccoli suoni che uscivano dalla gola di Wendy vibravano contro di lui, la gola di lei toccava la punta del cazzo amplificando ogni sensazione. Lui sentì il calore salirgli dall'addome, le gambe che si tendevano. Lei lo sentì e non si fermò: anzi, lo prese più a fondo, le labbra strette intorno a lui, la lingua che non smetteva di lavorare. William inondò con un carico di sperma caldo la gola di Wendy, con un brivido che gli attraversò tutto il corpo, Wendy lo tenne in bocca fino all'ultimo, deglutendo lentamente e prima di staccarsi continuò a succhiare fino all'ultima goccia del succo di papà. Gli posò un bacio leggero sull'interno coscia, poi si rialzò dal pavimento e si sedette di nuovo accanto a lui sul divano, rannicchiandosi contro il suo fianco come se nulla fosse, la testa appoggiata alla sua spalla, il respiro che tornava calmo.
Fuori, il lago era una lastra nera sotto il cielo stellato. Il profumo di vaniglia si mescolava a quello degli aghi di pino che entrava dalle finestre socchiuse...
William scese dall'auto per scaricare i bagagli e si stirò la schiena dopo tutte quelle ore di guida. La sua mano sentiva ancora il calore della coscia di Wendy, rimasto impresso sulla pelle come un'impronta digitale.
Lei aprì la portiera dal suo lato, ma rimase un attimo seduta, come se dovesse riabituarsi alla terraferma. Lui si avvicinò e le tese le mani per aiutarla ad alzarsi. A causa del lungo viaggio, nel tirarsi su perse l'equilibrio per un attimo e finì per fare un passo di troppo in avanti, ritrovandosi a pochissimi centimetri dal suo petto. Il naso di lei arrivava appena sopra lo sterno di lui.
I loro respiri si mescolarono nell'aria fresca del bosco. Lo sguardo di Wendy risalì lentamente: il colletto della camicia, la gola, il mento, fino a fermarsi sugli occhi di lui con un'intensità silenziosa. Le sue dita erano ancora aggrappate agli avambracci di lui, dove le aveva afferrate per sostenersi. Non le ritirò. Rimase immobile per un secondo di troppo, con quegli occhi azzurri limpidi e brillanti che lo guardavano dal basso, prima di fare un passo indietro e sistemarsi la maglietta con un gesto rapido.
«Vado ad aprire le finestre per far cambiare aria», disse con una voce leggermente più acuta del solito, incamminandosi verso il portico con quel suo passo aggraziato, le scarpe da ginnastica che scricchiolavano sulla ghiaia.
Pezzo dopo pezzo, lui portò dentro le borse. La casa era fresca, tipico delle vecchie strutture in pietra rimaste chiuse per mesi. Con sua moglie e suo figlio l'ambiente sembrava sempre piccolo e caotico; ora, i passi di Wendy che camminava al piano di sopra rimbombavano nel soffitto di legno, riempiendo da soli tutto quel vuoto.
Quando scese le scale, si era legata i lunghi capelli biondi in una coda disordinata, lasciando scoperto il collo sottile. Aveva cambiato i jeans del viaggio con un paio di shorts di tuta molto leggeri, che mettevano in risalto le sue forme armoniose, la vita sottile e le gambe proporzionate. Quando sorrideva, riusciva a catturare l'attenzione molto più della sua altezza.
«In frigo non c'è niente, ovviamente», disse entrando in cucina e appoggiandosi allo stipite della porta. «Cosa facciamo per cena?»
«Ho preso della pasta fredda e un po' di affettati nel sacchetto termico. Niente di elaborato per stasera», rispose lui, avvicinandosi al tavolo per svuotare la borsa della spesa.
Wendy si avvicinò per aiutarlo. Nello spazio stretto tra il tavolo e il bancone della cucina, i loro movimenti finirono inevitabilmente per incrociarsi. Mentre lui cercava di raggiungere il ripiano superiore per posare dei bicchieri, lei si chinò per sistemare le bottiglie d'acqua. Nel tirarsi su, la sua schiena sfiorò la parte anteriore del corpo di lui. Il tessuto leggero degli shorts non fece quasi da barriera: lui sentì la curva dei glutei di lei premere contro il fianco, il calore del suo corpo filtrare attraverso la stoffa. Nessuno dei due si spostò immediatamente. Il respiro di Wendy si fece un po' più corto, le sue spalle si alzarono di un millimetro. Quando si girò, i loro sguardi si incrociarono di nuovo, vicinissimi. C'era qualcosa di diverso nel modo in cui lo guardava: lo sguardo consapevole di una giovane donna che misurava con precisione l'effetto della propria presenza su di lui. Gli occhi le scesero per un istante sulle labbra di lui.. e nello stesso istante si alzò sulle punte e un bacio tanto atteso quanto inaspettato venne dato.. secondo interminabili dove le morbide e tremanti labbra di lei erano calde come il fuoco..
«Scusa», sussurrò, anche se l'espressione del suo viso non sembrava affatto dispiaciuta. Anzi, l'angolo della sua bocca si sollevò in un accenno di sorriso che non fece in tempo a nascondere.
«scusami tu... non avrei dovuto», rispose lui con un tono che cercava di essere il più naturale possibile, anche se il cuore gli batteva un po' più forte... Pochi istanti dopo ricomincio tutto come prima... Anche ne non lo era piú ormai...
Cenarono sul tavolo di legno massiccio, mentre fuori il sole tramontava dietro il lago, tingendo l'acqua di sfumature viola e arancioni. Senza la televisione o i telefoni a distrarli, l'attenzione era completamente catalizzata l'uno sull'altra. Parlarono, ma ogni frase sembrava nascondere un sottotesto diverso. Le mani che si toccava i e le.dita.che si incrociavano quasi come radici a cercare acqua.. Lui notò come lei giocherellava con l'orlo della maglietta, arrotolandolo e srotolandolo tra le dita, come si bagnava le labbra prima di parlare, facendole brillare sotto la luce della lampada. E lei non faceva nulla per nascondere il fatto che stesse studiando ogni suo minimo movimento: il modo in cui lui stringeva il bicchiere, come si passava la mano tra i capelli quando una frase la faceva ridere.
Finita la cena, l'aria della sera si fece decisamente più pungente. Dalle finestre aperte entrava il profumo della terra bagnata di rugiada.
«Vado a fare una doccia calda», disse Wendy, alzandosi da tavola. «Mi sento ancora addosso la polvere del viaggio. Dopo vai anche tu? Ti lascio l'acqua calda.»
«Sì, ottima idea. Ne ho proprio bisogno dopo tutte quelle ore al volante», rispose lui.
Mentre lei era di sopra, liberò il tavolo e sistemò la cucina nel silenzio della casa. Il rumore dell'acqua che scorreva attraverso le tubature vecchie riempiva le pareti. Quando Wendy finì, scese le scale avvolta in un grande asciugamano bianco che le copriva il corpo bagnato, con i capelli umidi lasciati liberi sulle spalle. Ci si incrociarono nel corridoio stretto; lei si strinse nell'asciugamano per passare, il tessuto che le aderiva al seno e ai fianchi, lasciando scoperte le spalle e le clavicole. Lasciò dietro di sé un intenso e caldo profumo di bagnoschiuma alla vaniglia, che rimase sospeso nell'aria del corridoio come una scia.
Salì in bagno e si infilò sotto il getto dell'acqua calda. Lavarsi via la stanchezza del viaggio lo aiutò a rinfrescarsi e a riordinare i pensieri. Quello che stava succedendo non era pianificato, eppure sembrava muoversi secondo una forza di gravità tutta sua, a cui nessuno dei due opponeva una reale resistenza. Uscito dalla doccia, si asciugò, indossò un paio di pantaloni della tuta comodi e una maglietta pulita, e scese di sotto.
Wendy lo stava aspettando in salotto sul vecchio divano, illuminato solo dalla luce soffusa di una lampada d'angolo. Si era cambiata: ora indossava una vecchia maglietta sua, decisamente troppo grande per la sua statura minuta, che le arrivava a metà coscia lasciando le gambe completamente scoperte e nude. I piedi nudi erano raggomitolati sotto di lei.
«Speravo ci fosse più caldo», disse stringendosi nelle spalle e guardando verso di lui. «Posso mettermi qui vicino?»
«Certo», disse lui, sedendosi sul divano.
Invece di stare a distanza, Wendy si rannicchiò proprio contro di lui, tirando le gambe al petto e appoggiando lateralmente la spalla e la schiena contro il suo corpo. Cercava chiaramente di non infastidire i suoi movimenti, ma al tempo stesso cercava il contatto. Il calore della sua pelle, ancora accesa dalla doccia calda, si trasmetteva nitidamente attraverso i tessuti leggeri della maglietta. Lui sentiva la curva del fianco di lei premere contro il proprio, la morbidezza del tessuto che non nascondeva nulla del suo corpo. Notò che aveva allargato leggermente la posizione delle gambe sul tessuto del divano, accomodandosi meglio contro il suo fianco, gli shorts che si erano arricciati fino a scoprire quasi interamente la coscia.
«papá.. riguardo a prima...», gli chiese, girando il viso verso di lui. Il suo profumo alla vaniglia era intenso, quasi ipnotico a quella distanza ravvicinata. Le loro facce erano a pochi centimetri.
«è stato bellissimo...», rispose lui, ma aveva completamente perso il senso delle parole sulla pagina.
Wendy tese una mano e, con un movimento lento e deliberato lo baciò di nuovo stavolta le lingue si incrociarono in una danza di passione. Non c'era più traccia di imbarazzo sul suo viso, solo una curiosità densa, immobile e felice di stare lì, che aspettava solo un suo segnale.
Le sue dita piccole scivolarono dal fianco o al ginocchio di lui, risalendo poi di nuovo lentamente lungo la coscia. Lui non si mosse. Non si ritrasse. Il respiro gli si bloccò in gola quando le dita di Wendy raggiunsero l'elastico dei pantaloni della tuta e si infilarono sotto, sfiorando la pelle dell'addome. Lei continuava a guardarlo dal basso, con quegli occhi azzurri che non lasciavano i suoi, mentre le sue mani piccole facevano scivolare il tessuto verso il basso. Lui sollevò i fianchi senza che nessuno glielo chiedesse, un movimento involontario del corpo che parlava prima di qualsiasi parola.
Wendy si inginocchiò sul pavimento davanti al divano, tra le sue gambe. Le sue mani gli scesero lungo i fianchi, portando con sé i pantaloni. Il cazzo.di William era in duro come il marmo...Lo prese in mano con una lentezza quasi snervante, stringendolo appena, sentendolo le vene pulsanti spingere sangue bollente. Abbassò il viso. I suoi capelli biondi, ancora umidi, ricaddero sulle cosce di lui come una cortina setosa. Il primo contatto delle sue labbra fu leggero, quasi un bacio, un tocco caldo e bagnato sulla punta che gli fece chiudere gli occhi e stringere i pugni sul tessuto del divano... Wendy ansimava... Per la paura di qualcosa di sbagliato... Ma di cosí maledettamente bello...
Poi la bocca di Wendy si aprì e lo accolse lentamente, centimetro dopo centimetro, la lingua che tracciava un percorso caldo e umido lungo la parte inferiore. Lui sentì il palato di lei, la pressione delle guance che si incavavano, il ritmo lento e deliberato con cui si muoveva. Non aveva fretta. Ogni movimento era studiato, preciso, come se stesse imparando la forma di lui con la bocca. Le sue mani gli tenevano fermi i fianchi, le dita che affondavano nella pelle.
Un gemito gli sfuggì dalle labbra di William, e Wendy rispose con un movimento più profondo, prendendolo fino in gola. Il suono umido e ritmico riempì il silenzio del salotto, coperto solo dal respiro affannato di lui. Ormai la.barriera era infranta... Dovevano godersi il momento e poi pensare alle conseguenze..intanto Lei alzò lo sguardo senza smettere, succhiava forte e le guance le si incavavano e i loro occhi si incontrarono di nuovo: il suo sguardo azzurro dal basso, carico di una consapevolezza che non aveva bisogno di parole, e quello di lui dall'alto, perso in una sensazione che gli impediva di pensare a qualsiasi altra cosa.
La lingua di Wendy disegnò cerchi lenti intorno alla punta, poi scese di nuovo, accompagnata dalle labbra che stringevano e rilasciavano con un ritmo che cresceva gradualmente. Le sue dita lo accarezzavano alla base, seguendo il movimento della bocca. Lui le mise una mano tra i capelli, non per guidarla, ma per toccarla, per sentire il movimento del suo capo che andava e veniva. I capelli setosi gli scivolavano tra le dita.
Il ritmo accelerò. I piccoli suoni che uscivano dalla gola di Wendy vibravano contro di lui, la gola di lei toccava la punta del cazzo amplificando ogni sensazione. Lui sentì il calore salirgli dall'addome, le gambe che si tendevano. Lei lo sentì e non si fermò: anzi, lo prese più a fondo, le labbra strette intorno a lui, la lingua che non smetteva di lavorare. William inondò con un carico di sperma caldo la gola di Wendy, con un brivido che gli attraversò tutto il corpo, Wendy lo tenne in bocca fino all'ultimo, deglutendo lentamente e prima di staccarsi continuò a succhiare fino all'ultima goccia del succo di papà. Gli posò un bacio leggero sull'interno coscia, poi si rialzò dal pavimento e si sedette di nuovo accanto a lui sul divano, rannicchiandosi contro il suo fianco come se nulla fosse, la testa appoggiata alla sua spalla, il respiro che tornava calmo.
Fuori, il lago era una lastra nera sotto il cielo stellato. Il profumo di vaniglia si mescolava a quello degli aghi di pino che entrava dalle finestre socchiuse...
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