La gita sul Lago (da cosa nasce cosa) Pt 1/3
di
William E
genere
incesti
La gita al lago, per la mia famiglia, è sempre stata un momento speciale: un’occasione per staccare dalla frenesia della città e ritrovare un po’ di tranquillità.
Andiamo sempre nello stesso posto, un vecchio casale immerso nel verde, lontano da tutto, dove non arriva né il segnale del telefono né quello di internet.
Quest’anno, però, le cose sono andate diversamente. Mio figlio maggiore ha vinto una borsa di studio ed è partito per gli Stati Uniti. Mia moglie ha deciso di accompagnarlo per aiutarlo a cercare casa e a sistemarsi, e purtroppo la partenza è coincisa proprio con il periodo della nostra gita.
Così, per la prima volta dopo tanti anni, siamo rimasti soltanto io e mia figlia. “Piccola” per modo di dire: ormai aveva diciotto anni, quasi diciannove, e si stava trasformando sempre di più in una giovane donna.
A volte mi sorprendevo ancora a vederla come la bambina che correva sul prato con le ginocchia sbucciate, ma il tempo era passato più in fretta di quanto avessi immaginato.
Era una ragazza molto bassa, circa un metro e mezzo di altezza, con lunghi capelli biondi che incorniciavano un viso delicato e due occhi azzurri limpidi e brillanti. Aveva un fisico armonioso e ben proporzionato, con una vita sottile e forme femminili eleganti. Il suo aspetto, nel complesso, era equilibrato e raffinato. Quando sorrideva, riusciva a catturare l’attenzione molto più della sua altezza.
La cucina era silenziosa quella mattina. Fuori, la città aveva già il suo solito rumore distante, ma dentro casa sembrava tutto più lento.
William era appoggiato al lavello, con una tazza in mano, mentre Wendy si muoveva distrattamente vicino al tavolo, controllando il telefono senza davvero guardarlo.
William: «Allora… quest’anno al lago ci vuoi andare lo stesso?»
Wendy alzò lo sguardo, come se la domanda le fosse arrivata addosso in ritardo.
Wendy: «Perché non dovrei?»
William fece spallucce, cercando le parole giuste.
William: «Non lo so. È diverso stavolta. Siamo solo noi due… magari preferisci restare in città, uscire con gli amici.»
Wendy spense lo schermo del telefono e lo posò sul tavolo.
Wendy: «E tu invece? Non vuoi andarci?»
William sorrise appena, un po’ sorpreso dal ribaltamento.
William: «Io ci vado sempre volentieri. È solo che… mi chiedevo se per te fosse strano.»
Wendy fece un mezzo passo verso di lui, più vicina.
Wendy: «È strano, sì. Ma non per forza è una cosa negativa.»
Un breve silenzio. Il rumore della città sembrava ancora più lontano.
William: «Non voglio che ti senta obbligata.»
Wendy lo guardò dritto, più seria adesso.
Wendy: «Papà… ho quasi diciannove anni. Non devo essere obbligata a passare del tempo con te.»
Poi, dopo un attimo, il tono si addolcì.
Wendy: «E comunque mi va. Davvero. Solo noi due… può essere anche bello, no?»
William abbassò lo sguardo sulla tazza, come se quelle parole gli avessero sciolto qualcosa dentro.
William: «Sì… può esserlo.»
Wendy sorrise appena.
Wendy: «Allora smettila di farti problemi e prepara le cose. Tanto so già che dimentichi metà roba.»
William sbuffò, ma stavolta era un sorriso vero.
William: «Questo è sicuro…»
La mattina dopo la macchina era già carica..
Il bagagliaio pieno in modo un po’ disordinato, come sempre: borse messe in fretta, una coperta piegata male, lo zaino di Wendy lasciato a metà sul sedile posteriore.
William guidava con una mano sola sul volante, l’altra ogni tanto che scivolava sulla leva del cambio in maniera disordinata quasi a cercare qualcosa per poi fermarsi La città si lasciava alle spalle lentamente, dissolvendosi nei palazzi sempre più bassi, poi nei cartelloni, poi nel verde sporco della periferia.
Dentro l’abitacolo, però, il silenzio era diverso da quello di casa. Più pieno. Più vicino.
Wendy era seduta accanto a lui, con le ginocchia strette e lo sguardo rivolto fuori dal finestrino. Ogni tanto seguiva qualcosa con gli occhi—un campo, una casa isolata, una fila di alberi—ma senza dire niente.
Per un po’ non parlarono.
Solo il rumore regolare delle gomme sull’asfalto.
Poi William, senza distogliere lo sguardo dalla strada e muovendo freneticamente la mano sul cambio:
William: «Strano partire così presto, senza tutti gli altri…»
Wendy non rispose subito. Si passò una mano tra i capelli, poi appoggiò la testa al vetro.
Wendy: «Non è strano. È solo… diverso. Sai che cosa è strano? Quello.che fai con la mano»
William rise, ma tornò subito serio e disse... Scusami di solito accanto a me ci sta la mamma e sono abituato a metterle una mano sulla gamba..
Di nuovo silenzio.
Wendy: «dici sulla coscia? Puoi metterla se vuoi... non mi dà dastidio»
William sorrise, quasi senza accorgersene. E Wendy allargava leggermente le cosce per agevolare l'appoggio
William: «davvero non ti dispiace?»
La mano di William si appoggiò alla morbida e calda coscia di Wendy
Wendy arrossí leggermente
Wendy: «sono comoda come la mamma?»
Quella parola fece nascere una risata breve, trattenuta. Poi tornò la calma.
Wendy si rimise a guardare fuori, ma stavolta il suo sguardo era più morbido.
Wendy: «Mi piace tanto stare così… con te.»
William strinse leggermente la coscia, senza dire nulla.
William: «Anche a me.»
E non aggiunse altro.
La strada continuava a scorrere, e con lui che ogni chilometro diventava sempre piú audace.
Dopo un po’, Wendy si sistemò meglio sul sedile, più rilassata. Cercando di non infastidire le carezze di William.
Dopo diverse ore di macchina finalmente siamo arrivati alla casa sul lago
Andiamo sempre nello stesso posto, un vecchio casale immerso nel verde, lontano da tutto, dove non arriva né il segnale del telefono né quello di internet.
Quest’anno, però, le cose sono andate diversamente. Mio figlio maggiore ha vinto una borsa di studio ed è partito per gli Stati Uniti. Mia moglie ha deciso di accompagnarlo per aiutarlo a cercare casa e a sistemarsi, e purtroppo la partenza è coincisa proprio con il periodo della nostra gita.
Così, per la prima volta dopo tanti anni, siamo rimasti soltanto io e mia figlia. “Piccola” per modo di dire: ormai aveva diciotto anni, quasi diciannove, e si stava trasformando sempre di più in una giovane donna.
A volte mi sorprendevo ancora a vederla come la bambina che correva sul prato con le ginocchia sbucciate, ma il tempo era passato più in fretta di quanto avessi immaginato.
Era una ragazza molto bassa, circa un metro e mezzo di altezza, con lunghi capelli biondi che incorniciavano un viso delicato e due occhi azzurri limpidi e brillanti. Aveva un fisico armonioso e ben proporzionato, con una vita sottile e forme femminili eleganti. Il suo aspetto, nel complesso, era equilibrato e raffinato. Quando sorrideva, riusciva a catturare l’attenzione molto più della sua altezza.
La cucina era silenziosa quella mattina. Fuori, la città aveva già il suo solito rumore distante, ma dentro casa sembrava tutto più lento.
William era appoggiato al lavello, con una tazza in mano, mentre Wendy si muoveva distrattamente vicino al tavolo, controllando il telefono senza davvero guardarlo.
William: «Allora… quest’anno al lago ci vuoi andare lo stesso?»
Wendy alzò lo sguardo, come se la domanda le fosse arrivata addosso in ritardo.
Wendy: «Perché non dovrei?»
William fece spallucce, cercando le parole giuste.
William: «Non lo so. È diverso stavolta. Siamo solo noi due… magari preferisci restare in città, uscire con gli amici.»
Wendy spense lo schermo del telefono e lo posò sul tavolo.
Wendy: «E tu invece? Non vuoi andarci?»
William sorrise appena, un po’ sorpreso dal ribaltamento.
William: «Io ci vado sempre volentieri. È solo che… mi chiedevo se per te fosse strano.»
Wendy fece un mezzo passo verso di lui, più vicina.
Wendy: «È strano, sì. Ma non per forza è una cosa negativa.»
Un breve silenzio. Il rumore della città sembrava ancora più lontano.
William: «Non voglio che ti senta obbligata.»
Wendy lo guardò dritto, più seria adesso.
Wendy: «Papà… ho quasi diciannove anni. Non devo essere obbligata a passare del tempo con te.»
Poi, dopo un attimo, il tono si addolcì.
Wendy: «E comunque mi va. Davvero. Solo noi due… può essere anche bello, no?»
William abbassò lo sguardo sulla tazza, come se quelle parole gli avessero sciolto qualcosa dentro.
William: «Sì… può esserlo.»
Wendy sorrise appena.
Wendy: «Allora smettila di farti problemi e prepara le cose. Tanto so già che dimentichi metà roba.»
William sbuffò, ma stavolta era un sorriso vero.
William: «Questo è sicuro…»
La mattina dopo la macchina era già carica..
Il bagagliaio pieno in modo un po’ disordinato, come sempre: borse messe in fretta, una coperta piegata male, lo zaino di Wendy lasciato a metà sul sedile posteriore.
William guidava con una mano sola sul volante, l’altra ogni tanto che scivolava sulla leva del cambio in maniera disordinata quasi a cercare qualcosa per poi fermarsi La città si lasciava alle spalle lentamente, dissolvendosi nei palazzi sempre più bassi, poi nei cartelloni, poi nel verde sporco della periferia.
Dentro l’abitacolo, però, il silenzio era diverso da quello di casa. Più pieno. Più vicino.
Wendy era seduta accanto a lui, con le ginocchia strette e lo sguardo rivolto fuori dal finestrino. Ogni tanto seguiva qualcosa con gli occhi—un campo, una casa isolata, una fila di alberi—ma senza dire niente.
Per un po’ non parlarono.
Solo il rumore regolare delle gomme sull’asfalto.
Poi William, senza distogliere lo sguardo dalla strada e muovendo freneticamente la mano sul cambio:
William: «Strano partire così presto, senza tutti gli altri…»
Wendy non rispose subito. Si passò una mano tra i capelli, poi appoggiò la testa al vetro.
Wendy: «Non è strano. È solo… diverso. Sai che cosa è strano? Quello.che fai con la mano»
William rise, ma tornò subito serio e disse... Scusami di solito accanto a me ci sta la mamma e sono abituato a metterle una mano sulla gamba..
Di nuovo silenzio.
Wendy: «dici sulla coscia? Puoi metterla se vuoi... non mi dà dastidio»
William sorrise, quasi senza accorgersene. E Wendy allargava leggermente le cosce per agevolare l'appoggio
William: «davvero non ti dispiace?»
La mano di William si appoggiò alla morbida e calda coscia di Wendy
Wendy arrossí leggermente
Wendy: «sono comoda come la mamma?»
Quella parola fece nascere una risata breve, trattenuta. Poi tornò la calma.
Wendy si rimise a guardare fuori, ma stavolta il suo sguardo era più morbido.
Wendy: «Mi piace tanto stare così… con te.»
William strinse leggermente la coscia, senza dire nulla.
William: «Anche a me.»
E non aggiunse altro.
La strada continuava a scorrere, e con lui che ogni chilometro diventava sempre piú audace.
Dopo un po’, Wendy si sistemò meglio sul sedile, più rilassata. Cercando di non infastidire le carezze di William.
Dopo diverse ore di macchina finalmente siamo arrivati alla casa sul lago
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