Tre cose nel cassetto
di
Alicia M.
genere
etero
Elena chiuse la porta alle spalle e, senza dire una parola, lasciò cadere la giacca sul divano. Marco la guardò da dietro il bancone della cucina, il bicchiere di vino ancora a mezz’aria. Fu lei a rompere il silenzio. «E se stasera fingessimo di non conoscerci ancora?»
Non fu una domanda. Fu un invito che Marco accettò alzandosi. La raggiunse in mezzo alla stanza, le mani sui fianchi di lei, e la baciò come se fosse la prima volta: lento, indagatore, con la lingua che cercava la risposta. Elena gemette piano e gli aprì la camicia con gesti precisi, finché le dita non scesero a sfiorare l’erezione già tesa sotto i jeans.
Senza staccarsi dalla bocca di lui, Elena indietreggiò verso il mobiletto basso del soggiorno. Ne estrasse una scatola di legno scuro e la posò sul tappeto. «Usiamoli,» disse, la voce bassa.
Il primo oggetto che tirò fuori era il vibratore rabbit, già caldo per essere stato lasciato vicino al termosifone. Marco lo prese, lo passò tra le dita di Elena, poi lo fece scivolare lungo la coscia di lei. La aprì delicatamente, le sfilò le mutandine e premette la punta biforcuta contro il clitoride. Elena si appoggiò ai cuscini, le ginocchia aperte, e lo sguardo di Marco si fissò sul modo in cui le labbra si gonfiavano intorno alla testina vibrante. Quando accese il vibratore, il suono sommesso riempì la stanza. Elena inarcò la schiena, un gemito spezzato le uscì dalla gola mentre la parte interna cominciava a premere contro il suo punto più sensibile. Marco ruotò leggermente il polso, seguendo il ritmo dei fianchi di lei, osservando il modo in cui il silicone lucido si bagnava e scivolava.
Dopo qualche minuto Elena cercò a tentoni la scatola. Ne estrasse la magic wand dalla testa larga. La porse a Marco senza parole. Lui la accese sul basso e la premette contro il monte di Venere, proprio sopra il vibratore ancora inserito. La doppia stimolazione fece tremare le cosce di Elena. Il respiro le si fece corto; le dita affondarono nel tappeto. Marco regolò la pressione, facendo cerchi lenti e fermi, sentendo sotto la pelle il battito accelerato del suo clitoride. Il corpo di lei si irrigidì, poi si sciolse in una serie di contrazioni umide e ritmate che bagnarono la stoffa sotto di loro.
«Ancora,» mormorò Elena, voltandosi appena, le labbra contro la sua mascella. «Non abbiamo ancora finito di scoprirci.»Elena si voltò completamente, sollevandosi a quattro zampe sul tappeto, il culo tondo e offerto verso Marco. Il plug nero le sporgeva appena tra le chiappe, l’anello dilatato e lucido di lubrificante. «Toglilo», ordinò con voce roca, «e mettici dentro il tuo cazzo. Voglio sentirlo aprirmi il culo.»
Marco le afferrò i fianchi, le dita affondate nella carne morbida. Afferrò la base del plug e lo tirò lentamente, sentendo l’anello stringersi intorno al corpo allargato prima di cedere del tutto. Il plug uscì con un suono umido, lasciando il buco aperto e palpitante. Elena gemette forte, la fica gocciolante che pulsava intorno al rabbit ancora acceso dentro di lei.
Marco si liberò dei jeans, il cazzo duro e gonfio balzò fuori, la cappella già bagnata di presperma. Si posizionò dietro di lei, strofinò la punta contro l’orifizio dilatato e spinse. L’ano di Elena cedette con un gemito roco, accogliendolo centimetro dopo centimetro nel calore stretto e pulsante. Marco entrò fino in fondo con un solo colpo deciso, le palle che sbattevano contro la pelle bagnata delle sue chiappe.
«Cazzo, che culo stretto», ringhiò, cominciando a scoparla con affondi profondi e ritmati. Ogni spinta faceva tremare il corpo di lei, il rabbit vibrante le martellava il clitoride e il punto G dall’interno mentre la magic wand premeva ancora sul monte di Venere. Elena strillò, la voce rotta: «Sì, scopami il culo, più forte, riempi mi il buco!»
Marco obbedì, pompando con forza, il suono umido delle sue palle che sbattevano contro la fica fradicia riempiva la stanza. Le afferrò i capelli, tirò la testa all’indietro e la penetrò più a fondo, il culo di lei che stringeva il suo cazzo come una morsa calda. Elena venne di nuovo, urlando, lo sfintere che si contraeva spasmodicamente intorno al membro che la riempiva, spruzzi caldi che le colavano lungo le cosce mentre il rabbit e la magic wand la spingevano oltre il limite. Marco non rallentò, continuando a fotterle il culo con colpi duri e regolari, il respiro pesante sulla sua schiena. Marco la sollevò con un movimento deciso, facendola appoggiare al bordo del divano mentre si alzavano insieme. La guidò verso la camera, le mani ancora sui fianchi umidi di lei, e si stese sulla schiena al centro del letto. Elena lo seguì senza esitare, salendogli sopra a cavalcioni. Si abbassò lentamente, afferrando il cazzo ancora rigido di Marco e dirigendolo verso l’ano dilatato e palpitante. Lo fece entrare con un gemito profondo, accogliendolo tutto dentro di sé in un solo movimento fluido, fino a sentirlo premere contro le pareti più intime. Il rabbit era ancora dentro la sua fica, e lei lo spinse più a fondo con una mano prima di prendere la magic wand.
Iniziò a cavalcarlo con foga, sollevandosi e ricadendo con forza, le cosce che si tendevano a ogni spinta. Il culo le stringeva il membro di Marco in un ritmo caldo e ritmato, mentre lei premeva la testa larga della magic wand contro il clitoride gonfio e bagnato. Le vibrazioni si diffusero immediate, mescolandosi alle sensazioni del rabbit che pulsava dentro di lei e del cazzo che la riempiva da dietro. Elena ondeggiava i fianchi avanti e indietro, il respiro spezzato in gemiti rotti, le mani appoggiate sul petto di Marco per tenersi in equilibrio. Il suo corpo si inarcava, i capezzoli tesi e lucidi di sudore, mentre la stimolazione sul clitoride diventava più intensa, circolare, implacabile.
Le contrazioni arrivarono improvvise. Elena gridò, il corpo che si irrigidiva sopra di lui, e un getto caldo schizzò dalla sua fica, bagnando il ventre di Marco e i lenzuoli sotto di loro. Il rabbitt e la magic wand la spingevano oltre, facendola squirtare ancora mentre lei continuava a cavalcare, il culo che contraeva spasmodicamente intorno al cazzo affondato. Marco gemette sotto di lei, le mani che le stringevano le cosce, sentendo ogni spruzzo caldo e il modo in cui il suo ano lo mordeva con ogni colpo. Dopo qualche minuto di quel ritmo frenetico, il suo respiro si fece più corto, il ventre che si contraeva. Venne con un ringhio basso, pompando getti caldi e densi dentro il culo di Elena, riempiendola mentre lei tremava ancora sopra di lui, la magic wand premuta forte contro il clitoride tremante.
Dal racconto alla realtà
Se ti hanno incuriosito i giochi utilizzati nella storia, puoi trovarli qui:
• Rabbit → https://www.moodivaofficial.it/categoria-prodotto/vagina/vibratori/vibratori-rabbit/
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Non fu una domanda. Fu un invito che Marco accettò alzandosi. La raggiunse in mezzo alla stanza, le mani sui fianchi di lei, e la baciò come se fosse la prima volta: lento, indagatore, con la lingua che cercava la risposta. Elena gemette piano e gli aprì la camicia con gesti precisi, finché le dita non scesero a sfiorare l’erezione già tesa sotto i jeans.
Senza staccarsi dalla bocca di lui, Elena indietreggiò verso il mobiletto basso del soggiorno. Ne estrasse una scatola di legno scuro e la posò sul tappeto. «Usiamoli,» disse, la voce bassa.
Il primo oggetto che tirò fuori era il vibratore rabbit, già caldo per essere stato lasciato vicino al termosifone. Marco lo prese, lo passò tra le dita di Elena, poi lo fece scivolare lungo la coscia di lei. La aprì delicatamente, le sfilò le mutandine e premette la punta biforcuta contro il clitoride. Elena si appoggiò ai cuscini, le ginocchia aperte, e lo sguardo di Marco si fissò sul modo in cui le labbra si gonfiavano intorno alla testina vibrante. Quando accese il vibratore, il suono sommesso riempì la stanza. Elena inarcò la schiena, un gemito spezzato le uscì dalla gola mentre la parte interna cominciava a premere contro il suo punto più sensibile. Marco ruotò leggermente il polso, seguendo il ritmo dei fianchi di lei, osservando il modo in cui il silicone lucido si bagnava e scivolava.
Dopo qualche minuto Elena cercò a tentoni la scatola. Ne estrasse la magic wand dalla testa larga. La porse a Marco senza parole. Lui la accese sul basso e la premette contro il monte di Venere, proprio sopra il vibratore ancora inserito. La doppia stimolazione fece tremare le cosce di Elena. Il respiro le si fece corto; le dita affondarono nel tappeto. Marco regolò la pressione, facendo cerchi lenti e fermi, sentendo sotto la pelle il battito accelerato del suo clitoride. Il corpo di lei si irrigidì, poi si sciolse in una serie di contrazioni umide e ritmate che bagnarono la stoffa sotto di loro.
«Ancora,» mormorò Elena, voltandosi appena, le labbra contro la sua mascella. «Non abbiamo ancora finito di scoprirci.»Elena si voltò completamente, sollevandosi a quattro zampe sul tappeto, il culo tondo e offerto verso Marco. Il plug nero le sporgeva appena tra le chiappe, l’anello dilatato e lucido di lubrificante. «Toglilo», ordinò con voce roca, «e mettici dentro il tuo cazzo. Voglio sentirlo aprirmi il culo.»
Marco le afferrò i fianchi, le dita affondate nella carne morbida. Afferrò la base del plug e lo tirò lentamente, sentendo l’anello stringersi intorno al corpo allargato prima di cedere del tutto. Il plug uscì con un suono umido, lasciando il buco aperto e palpitante. Elena gemette forte, la fica gocciolante che pulsava intorno al rabbit ancora acceso dentro di lei.
Marco si liberò dei jeans, il cazzo duro e gonfio balzò fuori, la cappella già bagnata di presperma. Si posizionò dietro di lei, strofinò la punta contro l’orifizio dilatato e spinse. L’ano di Elena cedette con un gemito roco, accogliendolo centimetro dopo centimetro nel calore stretto e pulsante. Marco entrò fino in fondo con un solo colpo deciso, le palle che sbattevano contro la pelle bagnata delle sue chiappe.
«Cazzo, che culo stretto», ringhiò, cominciando a scoparla con affondi profondi e ritmati. Ogni spinta faceva tremare il corpo di lei, il rabbit vibrante le martellava il clitoride e il punto G dall’interno mentre la magic wand premeva ancora sul monte di Venere. Elena strillò, la voce rotta: «Sì, scopami il culo, più forte, riempi mi il buco!»
Marco obbedì, pompando con forza, il suono umido delle sue palle che sbattevano contro la fica fradicia riempiva la stanza. Le afferrò i capelli, tirò la testa all’indietro e la penetrò più a fondo, il culo di lei che stringeva il suo cazzo come una morsa calda. Elena venne di nuovo, urlando, lo sfintere che si contraeva spasmodicamente intorno al membro che la riempiva, spruzzi caldi che le colavano lungo le cosce mentre il rabbit e la magic wand la spingevano oltre il limite. Marco non rallentò, continuando a fotterle il culo con colpi duri e regolari, il respiro pesante sulla sua schiena. Marco la sollevò con un movimento deciso, facendola appoggiare al bordo del divano mentre si alzavano insieme. La guidò verso la camera, le mani ancora sui fianchi umidi di lei, e si stese sulla schiena al centro del letto. Elena lo seguì senza esitare, salendogli sopra a cavalcioni. Si abbassò lentamente, afferrando il cazzo ancora rigido di Marco e dirigendolo verso l’ano dilatato e palpitante. Lo fece entrare con un gemito profondo, accogliendolo tutto dentro di sé in un solo movimento fluido, fino a sentirlo premere contro le pareti più intime. Il rabbit era ancora dentro la sua fica, e lei lo spinse più a fondo con una mano prima di prendere la magic wand.
Iniziò a cavalcarlo con foga, sollevandosi e ricadendo con forza, le cosce che si tendevano a ogni spinta. Il culo le stringeva il membro di Marco in un ritmo caldo e ritmato, mentre lei premeva la testa larga della magic wand contro il clitoride gonfio e bagnato. Le vibrazioni si diffusero immediate, mescolandosi alle sensazioni del rabbit che pulsava dentro di lei e del cazzo che la riempiva da dietro. Elena ondeggiava i fianchi avanti e indietro, il respiro spezzato in gemiti rotti, le mani appoggiate sul petto di Marco per tenersi in equilibrio. Il suo corpo si inarcava, i capezzoli tesi e lucidi di sudore, mentre la stimolazione sul clitoride diventava più intensa, circolare, implacabile.
Le contrazioni arrivarono improvvise. Elena gridò, il corpo che si irrigidiva sopra di lui, e un getto caldo schizzò dalla sua fica, bagnando il ventre di Marco e i lenzuoli sotto di loro. Il rabbitt e la magic wand la spingevano oltre, facendola squirtare ancora mentre lei continuava a cavalcare, il culo che contraeva spasmodicamente intorno al cazzo affondato. Marco gemette sotto di lei, le mani che le stringevano le cosce, sentendo ogni spruzzo caldo e il modo in cui il suo ano lo mordeva con ogni colpo. Dopo qualche minuto di quel ritmo frenetico, il suo respiro si fece più corto, il ventre che si contraeva. Venne con un ringhio basso, pompando getti caldi e densi dentro il culo di Elena, riempiendola mentre lei tremava ancora sopra di lui, la magic wand premuta forte contro il clitoride tremante.
Dal racconto alla realtà
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