Dentro piove

di
genere
confessioni

fumo più o meno ogni ora. Nel frattempo lavoro.
E leggo i vostri racconti erotici. Mentre lavoro.
Salto gli autori seriali, non mi piace fare esercizio e vedo con sospetto chi si allena.
C'ho sempre avuto il riflesso pronto, il cazzo che tira e il cervello agile.
Cerco un'intuizione.
Cerco quello che non ho vissuto, il dispiacere dell'occasione persa, la profondità che non ho avuto.
Meglio: la leggerezza di cui mi vanto, ma che non ho coltivato a sufficienza. Lo so.

Leggo soprattutto i racconti delle autrici. Mi piace imparare l'arte e il pensiero della femmina, soprattutto quando è sinceramente santa perchè è troia.
E mettere ognuna di voi nel cestino delle occasioni perse.

Ho fatto la guerra della figa, credo come ognuno di noi nato negli anni 70.
Ho lottato, sudato, ho messo la divisa e l'elmetto come ogni soldato, per conquistare un centimetro di pelle, e poi un altro, ogni pelo, cada bacio.
E quella fame, nonostante gli anni successivi, quelli dell'abbondanza, non è mai scomparsa.
La nostra generazione, nel sesso, è un pò come quella post sovietica nel cibo: ora c'è ne è a josa, ma la fame rimane, uguale, dentro.
E diventano tutti ciccioni. Almeno il sesso mantiene in forma.
E', con il pesce, l'unica cosa bella della vita che non fa male, neppure esagerando.

Perché poi la guerra è declinata bene, con il tempo l'ho vinta.

Mentre portavo la mia amica al lago, amica davvero sin da quando ero bambino, lei leccava il cazzo e io guidavo guardando, ai lati della strada, poster grandi come vagoni, di calzedonia credo, con la mia fidanzata dalle gambe lunghe in testa al trenino di modelle. Un pò godevo della sua lingua e un pò godevo della sua lingua mentre pensavo che mi scopavo una tipa da copertina.
Scopavo la mia amica, la mia fidanzata da poster, l'alternativa in bicicletta, giardiniera e pallanuotista, quando potevo.

Poi ci avevo la segretaria del capo che mi faceva i pompini nella sala dell'archivio.
Aveva due occhioni blu in cui mi perdevo, sinceramente. Quando li spalancava pieni di piacere, pieni come la bocca, confondevo la realtà con un libro fantasy. I faldoni ballavano.
L'ho sempre amata, come ho sempre amato ogni lingua con cui ho limonato.
E le sere di festa con gli amici, dove la mia amica Ambra faceva quello che ordinavo. Compreso prendere cazzi a comando mentre io applaudivo.
L'amo ancora adesso.
E le notti in campagna, nel lettone alto della nonna, a rubare il culo della mela, mentre l'amica mi leccava i coglioni.
Ho amato parecchio, fiero di dire: il mio cuore non è un monolocale.

Poi mi son fidanzato veramente, ho fatto famiglia, ma la fame era intatta, e non mi faceva stare fermo.
Poi mi sono innamorato e mi sono calmato. Nei comportamenti.
Ma bevo, scrivo, leggo, lavoro, scopo, amo, bevo.
E ho ancora fame.
E vi leggo, e vi bramo: perchè io lei non l'ho mai trombata?
scritto il
2026-03-18
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