La cugina rosa
di
Antonellino69
genere
incesti
Marco non l'aveva mai vista in quel modo. Rosa, sua cugina di secondo grado, era arrivata a casa dei nonni per le vacanze estive con qualche chilo in più rispetto all'anno precedente, ma c'era qualcosa di diverso nel modo in cui si muoveva, nel modo in cui i suoi vestiti aderenti accentuavano le curve generose del suo corpo.
Era una ragazza di ventitré anni, con carni morbide e abbondanti che si distribuivano su fianchi larghi e cosce robuste. I suoi seni erano imponenti, due globi pesanti che tendevano i bottoni delle sue camicette, mentre i suoi fianchi si delineavano ampi e invitanti sotto la vita relativamente stretta. Ma erano gli occhi a catturare l'attenzione: un verde intenso, smeraldino, che brillava di una luce maliziosa ogni volta che incrociava lo sguardo di Marco.
I primi giorni furono innocui. Rosa si limitava a sorridere di più del solito, a lasciare che le sue mani sfiorassero quelle di Marco quando gli passava un piatto o un bicchiere. Poi iniziò a farsi più audace.
Un pomeriggio, mentre erano soli in salotto, si sedette sul divano accanto a lui in modo che la sua coscia grassotta premette contro la sua gamba. Indossava un vestito leggero che le arrivava a metà coscia, e mentre si chinava per prendere il telecomando, Marco non poté fare a meno di notare come il tessuto si tendesse sulle sue natiche voluminose, delineando la linea delle mutandine sottili.
"Fa caldo, vero?" disse lei, alzando gli occhi verdi verso di lui con un sorriso lento.
Marco annuì, sentendo il cuore accelerare.
I tentativi divennero più evidenti. Rosa iniziò a prendere l'abitudine di uscire dal bagno avvolta solo in un asciugamano troppo piccolo per lei, facendo in modo che Marco la vedesse mentre si dirigeva verso la sua camera. Il tessuto bianco aderiva alle sue forme generose, lasciando intravedere la pelle morbida dei seni e l'ombra del pube sotto la pancia arrotondata.
Una sera, durante una cena in famiglia, Rosa si chinò sulla spalla di Marco per prendere il pane, permettendo al suo seno sinistro di premergli contro la guancia attraverso la stoffa sottile del vestito. Marco sentì il capezzolo turgido contro la pelle e rimase senza fiato.
"Scusa," sussurrò lei all'orecchio, il suo alito caldo che gli accarezzava il lobo, "non volevo disturbarti."
Ma voleva. Voleva disturbarlo, eccitarlo, farlo impazzire.
La notte decisiva arrivò quando i nonni partirono per un viaggio di due giorni, lasciando i due cugini soli in casa.
"Buonanotte, cugino," disse, poggiandogli una mano sul petto, le dita che scivolavano fino a sfiorare la cintura dei pantaloni del pigiama. "Se hai bisogno di qualcosa... sono qui."
Marco si addormentò presto, stanco dalla giornata, ma il sonno fu leggero, disturbato da sogni confusi e sensuali.
Si svegliò di soprassalto quando sentì qualcosa di caldo e umido avvolgergli l'inguine. Aprì gli occhi nel buio della stanza e vide una sagoma scura accanto al letto, tra le sue gambe. Rosa. I suoi capelli scuri gli accarezzavano l'addome mentre la sua bocca lavorava avidamente sul suo membro ormai turgido.
"Cosa... Rosa, che stai facendo?" balbettò lui, cercando di alzarsi, ma lei gli premette una mano sul petto, tenendolo giù.
"Shhh," sussurrò lei, alzando il viso. Anche nel buio, i suoi occhi verdi brillavano di una luce animalesca. "Lascia che ti faccia sentire bene, Marco. Ho sognato questo momento per mesi."
E tornò a prendere in bocca la sua erezione, succhiando con avidità, la sua lingua che girava attorno al glande con una perizia che lo fece gemere. Marco sentì le sue mani affondare nei capelli di lei, inizialmente per fermarla, poi per guidarla, spingendola a prendere di più, a succhiare più forte.
Rosa si stese sul letto accanto a lui, spogliandosi della camicia da notte con movimenti lenti e sinuosi. I suoi seni enormi caddero liberi, la pelle bianca e morbida che brillava nella penombra. I capezzoli erano grandi, scuri, turgidi di eccitazione. Marco non resistette: si chinò su di lei e ne prese uno in bocca, succhiandolo con voracità mentre lei gemeva sotto di lui.
"Prendimi, Marco," ansimò lei, aprendo le gambe. "Voglio sentirti dentro."
Marco si posizionò tra le sue cosce robuste, notando per la prima volta il suo intimo: una figa pelosa, con ciocche scure e ricce che incorniciavano le grandi labbra gonfie di desiderio. Era bagnata, luminosa, pronta per lui.
In quel momento, una sorta di follia lo prese. La desiderava, certo, ma c'era anche rabbia, confusione, il desiderio di punirla per averlo tormentato per giorni, per averlo ridotto a quello stato di eccitazione costante.
La penetrò con un colpo secco, violento, affondando fino in fondo. Rosa gridò, non di dolore ma di piacere intenso, le sue unghie che graffiavano la schiena di lui.
"Così, cugino," ansimò lei, "scopami come merito. Sono stata cattiva, vero? Sono stata troppo audace?"
Marco iniziò a muoversi con spinte profonde e selvagge, prendendola con una sorta di brutalità che lo sorprese anche lui. Il letto cigolava, i materassi scricchiolavano, e il suono delle loro carni che sbattevano l'una contro l'altra riempiva la stanza.
Ma mentre la penetrazione continuava, Marco sentì qualcosa cambiare dentro di lui. Era la morbidezza di lei, la sensazione di affondare in tutta quella carne calda e accogliente. I fianchi di Rosa si muovevano contro i suoi, accettando ogni spinta, amplificandola con il rimbalzo delle sue natiche carnose.
"Più forte," gemeva lei, "non fermarti, Marco. Dio, sei così duro..."
Lui la girò, prendendola da dietro. Le sue mani affondarono nei fianchi ampi di Rosa, nel grasso morbido che ondeggiava ad ogni spinta. Era una sensazione indescrivibile, quella sofficità che lo avvolgeva, che lo accoglieva, che lo spingeva a spinte sempre più profonde.
"Guarda come ti prendo," ringhiò lui, sorpreso dalla propria voce roca. "Guarda come ti scopo, cugina troia."
"Sì," gridò lei, "sono tua, Marco. Tutta tua. Usami come vuoi."
Cambiarono posizione dopo posizione. Lui la prese a pecorina, ammirando il modo in cui la sua schiena si inarcava e le sue natiche carnose si aprivano per lui. Poi la fece salire sopra, e Rosa cavalcò con un ritmo forsennato, i suoi seni enormi che rimbalzavano davanti al viso di Marco, che non poté fare a meno di affondare il viso tra di loro, leccando il sudore salato che si era raccolto nel solco.
"Ti piace?" chiese lei, ansante, i capelli incollati alla fronte. "Ti piace questa cugina grassa che ti scopa?"
"Sei perfetta," ansimò lui, sinceramente. "Non ti fermare mai."
La prese di lato, con lui che affondava da dietro mentre lei si masturbava il clitoride gonfio. Poi tornarono alla missionaria, con le gambe di lei sollevate sulle spalle di lui, permettendo una penetrazione così profonda che Rosa gridava a ogni spinta, la sua figa pelosa che schiacciava contro il bacino di lui.
L'orgasmo di lei arrivò come un uragano. Il suo corpo si irrigidì, le cosce che stringevano Marco come una morsa, e poi iniziò a tremare violentemente, gridando il suo nome, graffiando le lenzuola con le unghie.
"Marco... sto venendo... Dio, sto venendo così forte..."
Lui sentì la sua figa contrarsi intorno al suo membro, spremendolo, massaggiandolo, e dovette fare uno sforzo sovrumano per non venire subito.
Quando lei si calmò, gli occhi verdi lucidi di lacrime di piacere, lui era ancora duro dentro di lei, pronto a esplodere.
"Dove... dove devo venire?" chiese lui, il respiro affannoso.
Rosa lo guardò dritto negli occhi, le sue mani che gli carezzavano il viso con un amore improvviso e profondo.
"Vienimi dentro," sussurrò, "ora e sempre. Voglio sentirti riempirmi, Marco. Voglio che mi lasci dentro tutto il tuo piacere."
Fu quella frase a spezzare l'ultimo residuo di controllo. Marco affondò fino al fondo e esplose, le sue spinte convulse che spingevano il seme profondo in lei, ondata dopo ondata, mentre lei lo stringeva a sé, accettando ogni goccia, gemendo di piacere al calore del suo orgasmo.
Crollarono l'uno sull'altra, sudati, esausti, uniti in un abbraccio che durò tutta la notte.
Da quel momento, ogni volta che si trovavano sotto lo stesso tetto, o anche solo quando potevano rubare un'ora di privacy, Marco e Rosa diventavano amanti selvaggi. La morbidezza di lei divenne la sua ossessione, e lui imparò a esplorare ogni centimetro di quella carne generosa con la lingua, con le mani, con il suo sesso duro.
Rosa gli insegnò il piacere di essere desiderati così come si è, senza vergogna per i chili in più, e Marco scoprì che non c'era niente di più eccitante di una donna che si abbandona completamente al piacere, che grida senza freni, che accoglie con tutta la sua morbidezza.
E ogni volta, alla fine, lei lo guardava con quegli occhi verdi accesi e sussurrava: "Vienimi dentro, ora e sempre."
E lui obbediva, felice di appartenere a quella cugina grassa e bellissima che aveva conquistato il suo cuore attraverso la carne.
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