Zia Clara
di
Antonellino69
genere
incesti
Clara aveva sempre guardato il nipote Marco con occhi diversi. Non era la zia affettuosa e premurosa che fingeva di essere quando la famiglia era riunita a tavola. No, quando lo vedeva entrare in casa con i suoi ventitré anni, quelle spalle larghe, quel sorriso timido e quel profumo di testosterone giovane, sentiva un fuoco accendersi tra le gambe che nessun uomo della sua età riusciva più a spegnere.
Per mesi aveva giocato al gatto col topo. Gli si era seduta vicino sul divano, lasciando che la vestaglia si aprisse appena, mostrando la curva dei seni maturi e la profondità dello scollatura. Gli aveva fatto massaggi alle spalle, facendo scivolare le mani sempre più giù, accarezzando appena la schiena, sentendo lui irrigidirsi sotto le sue dita. Gli si era appoggiata addosso in cucina, fingendo di cercare un bicchiere in alto, premendo il culo contro il suo inguine, sentendo il suo respiro affannarsi.
Ma Marco era timido. Troppo timido. Lei vedeva il desiderio nei suoi occhi, lo notava quando lui la guardava di sguincio, quando si alzava rapidamente da seduto per nascondere l'erezione. Ma non faceva mai nulla. Non la toccava, non la spingeva, non la prendeva come lei sperava.
Quella sera Clara aveva deciso che bastava. Aveva preparato la cena per due, una cena intima mentre i genitori di Marco erano in viaggio. E nel bicchiere di vino del nipote, aveva sciolto due compresse di sonnifero. Non troppo, giusto abbastanza per farlo assopire.
Marco si era steso sul divano, sbattendo le palpebre, confuso dalla stanchezza improvvisa. Clara lo aveva aiutato ad alzarsi, sorridendo dolcemente, guidandolo verso la camera da letto. "Vieni, tesoro, ti sistemo io."
Lo aveva spogliato con calma, togliendogli la maglietta, sfilando i pantaloni. Il cazzo del nipote era già semi-eretto, anche addormentato. Lei lo aveva guardato, leccandosi le labbra, sentendo la figa pulsare sotto la gonna.
Quando Marco era crollato sul letto, ronfando piano, Clara si era spogliata. Si era guardata allo specchio, ammirando il corpo ancora magnifico, i seni pesanti, la figa rasata e bagnata. Poi era salita sul letto, si era inginocchiata sopra la faccia di lui, e lentamente aveva abbassato le anche.
La sua figa calda e umida aveva premuto contro le labbra addormentate di Marco. Clara aveva iniziato a muoversi, a strofinarsi contro di lui, sentendo il piacere crescere. "Sì, piccolo mio," aveva sussurrato, "finalmente sei mio."
Ma il sonnifero non era abbastanza forte. O forse il desiderio di Marco era più potente della chimica. Lentamente, attraverso la nebbia del sonno, iniziò a sentire qualcosa. Una calda umidità premeva contro la sua bocca, un profumo intenso e femminile riempiva le narici. Aprì gli occhi appena, confuso, e vide l'oscurità della figa della zia che gli copriva il viso.
Clara stava cavalcando la sua bocca, le mani sulle sue cosce, i fianchi che si muovevano in cerchi lenti e profondi. Lei stava godendo, i gemiti uscirono sommessi dalle sue labbra, i capezzoli turgidi che puntavano verso l'alto.
Marco rimase immobile, il cuore che batteva all'impazzata. Era sveglio. Dio santo, era sveglio e la zia stava usando la sua faccia per masturbarsi. Avrebbe dovuto fermarla, gridare, spostarla. Ma non lo fece. Invece, lentamente, la sua lingua uscì fuori, leccando quella fica bagnata che gli stava schiacciando contro la bocca.
Clara sussultò. Sentì qualcosa di diverso. Una pressione, un movimento. La lingua di Marco le stava leccando la fessura, cercando il clitoride. Lei si irrigidì, guardando giù, e i loro occhi si incontrarono. Marco era sveglio. Sveglio e la stava leccando.
Per un istante il terrore le attraversò il viso. Stava stuprando il nipote, stava commettendo un crimine, un abominio. Ma poi vide gli occhi di lui, quel desiderio represso che finalmente esplodeva. Marco leccava con fame, con avidità, le mani che salivano a stringere i fianchi di lei, premendola più forte contro il suo viso.
"Zia Clara," mormorò lui, la voce roca, la bocca bagnata dei suoi umori.
Clara capì. Capì tutto. Un sorriso lento e malizioso le illuminò il volto. "Ah, piccolo porco," sussurrò, "ti piace? Ti piace che la zia ti usi?"
Marco annuì, le guance arrossate, il cazzo ormai duro come il marmo che puntava verso il soffitto. "Ti desideravo," ammise, la voce tremante, "da tanto. Ma non avevo il coraggio..."
Clara rise, un suono gutturale e eccitato. Si spostò, scendendo lungo il corpo di lui, la figa che lasciava una scia bagnata sul suo petto, sul suo stomaco. "Allora adesso prenderò quello che voglio io," disse, afferrando il cazzo del nipote e guidandolo verso la sua fica bagnata.
Si abbassò in un colpo solo, inghiottendo quella cazzo giovane e duro fino alle palle. Entrambi gemettero in coro. Clara iniziò a muoversi, cavalcando Marco con un ritmo forsennato, i seni che rimbalzavano davanti al viso di lui.
"Scopami, zia," gridò Marco, perdendo ogni inibizione, le mani che affondavano nei fianchi carnosi di lei, spingendola più forte, più in fondo.
Clara si chinò, premendo i seni contro il petto di lui, baciandolo con una violenza animale, sentendo il sapore della sua stessa figa sulla bocca del nipote. "Prendimi, piccolo bastardo," ringhiò, "scopami come una puttana, sono tua, sono solo tua."
Marco la ribaltò, mettendola sotto di sé, e iniziò a scoparla con una ferocia che non sapeva di avere. Il letto cigolava, i loro corpi sbattevano l'uno contro l'altro, il suono umido della carne che si univa riempiva la stanza.
Clara venne tre volte, urlando il nome del nipote, graffiandogli la schiena, supplicandolo di non fermarsi mai. Marco la scopò in ogni posizione, sul letto, contro la parete, sul pavimento, sul tavolo della cucina. La prese da dietro, affondando le dita nei suoi fianchi, spaccandola a metà con la sua cazzo dura.
Quando finalmente esplose, fu dentro di lei, riempiendola di sborra calda, gridando come un animale. Crollarono insieme sul pavimento, sudati, tremanti, uniti da un segreto osceno e bellissimo.
Clara accarezzò il viso di Marco, sorridendo. "D'ora in poi," mormorò, "non avrai più bisogno di sonniferi. Verrai da me ogni volta che vorrai."
Marco la baciò, profondamente, già pronto per la seconda volta.
Per mesi aveva giocato al gatto col topo. Gli si era seduta vicino sul divano, lasciando che la vestaglia si aprisse appena, mostrando la curva dei seni maturi e la profondità dello scollatura. Gli aveva fatto massaggi alle spalle, facendo scivolare le mani sempre più giù, accarezzando appena la schiena, sentendo lui irrigidirsi sotto le sue dita. Gli si era appoggiata addosso in cucina, fingendo di cercare un bicchiere in alto, premendo il culo contro il suo inguine, sentendo il suo respiro affannarsi.
Ma Marco era timido. Troppo timido. Lei vedeva il desiderio nei suoi occhi, lo notava quando lui la guardava di sguincio, quando si alzava rapidamente da seduto per nascondere l'erezione. Ma non faceva mai nulla. Non la toccava, non la spingeva, non la prendeva come lei sperava.
Quella sera Clara aveva deciso che bastava. Aveva preparato la cena per due, una cena intima mentre i genitori di Marco erano in viaggio. E nel bicchiere di vino del nipote, aveva sciolto due compresse di sonnifero. Non troppo, giusto abbastanza per farlo assopire.
Marco si era steso sul divano, sbattendo le palpebre, confuso dalla stanchezza improvvisa. Clara lo aveva aiutato ad alzarsi, sorridendo dolcemente, guidandolo verso la camera da letto. "Vieni, tesoro, ti sistemo io."
Lo aveva spogliato con calma, togliendogli la maglietta, sfilando i pantaloni. Il cazzo del nipote era già semi-eretto, anche addormentato. Lei lo aveva guardato, leccandosi le labbra, sentendo la figa pulsare sotto la gonna.
Quando Marco era crollato sul letto, ronfando piano, Clara si era spogliata. Si era guardata allo specchio, ammirando il corpo ancora magnifico, i seni pesanti, la figa rasata e bagnata. Poi era salita sul letto, si era inginocchiata sopra la faccia di lui, e lentamente aveva abbassato le anche.
La sua figa calda e umida aveva premuto contro le labbra addormentate di Marco. Clara aveva iniziato a muoversi, a strofinarsi contro di lui, sentendo il piacere crescere. "Sì, piccolo mio," aveva sussurrato, "finalmente sei mio."
Ma il sonnifero non era abbastanza forte. O forse il desiderio di Marco era più potente della chimica. Lentamente, attraverso la nebbia del sonno, iniziò a sentire qualcosa. Una calda umidità premeva contro la sua bocca, un profumo intenso e femminile riempiva le narici. Aprì gli occhi appena, confuso, e vide l'oscurità della figa della zia che gli copriva il viso.
Clara stava cavalcando la sua bocca, le mani sulle sue cosce, i fianchi che si muovevano in cerchi lenti e profondi. Lei stava godendo, i gemiti uscirono sommessi dalle sue labbra, i capezzoli turgidi che puntavano verso l'alto.
Marco rimase immobile, il cuore che batteva all'impazzata. Era sveglio. Dio santo, era sveglio e la zia stava usando la sua faccia per masturbarsi. Avrebbe dovuto fermarla, gridare, spostarla. Ma non lo fece. Invece, lentamente, la sua lingua uscì fuori, leccando quella fica bagnata che gli stava schiacciando contro la bocca.
Clara sussultò. Sentì qualcosa di diverso. Una pressione, un movimento. La lingua di Marco le stava leccando la fessura, cercando il clitoride. Lei si irrigidì, guardando giù, e i loro occhi si incontrarono. Marco era sveglio. Sveglio e la stava leccando.
Per un istante il terrore le attraversò il viso. Stava stuprando il nipote, stava commettendo un crimine, un abominio. Ma poi vide gli occhi di lui, quel desiderio represso che finalmente esplodeva. Marco leccava con fame, con avidità, le mani che salivano a stringere i fianchi di lei, premendola più forte contro il suo viso.
"Zia Clara," mormorò lui, la voce roca, la bocca bagnata dei suoi umori.
Clara capì. Capì tutto. Un sorriso lento e malizioso le illuminò il volto. "Ah, piccolo porco," sussurrò, "ti piace? Ti piace che la zia ti usi?"
Marco annuì, le guance arrossate, il cazzo ormai duro come il marmo che puntava verso il soffitto. "Ti desideravo," ammise, la voce tremante, "da tanto. Ma non avevo il coraggio..."
Clara rise, un suono gutturale e eccitato. Si spostò, scendendo lungo il corpo di lui, la figa che lasciava una scia bagnata sul suo petto, sul suo stomaco. "Allora adesso prenderò quello che voglio io," disse, afferrando il cazzo del nipote e guidandolo verso la sua fica bagnata.
Si abbassò in un colpo solo, inghiottendo quella cazzo giovane e duro fino alle palle. Entrambi gemettero in coro. Clara iniziò a muoversi, cavalcando Marco con un ritmo forsennato, i seni che rimbalzavano davanti al viso di lui.
"Scopami, zia," gridò Marco, perdendo ogni inibizione, le mani che affondavano nei fianchi carnosi di lei, spingendola più forte, più in fondo.
Clara si chinò, premendo i seni contro il petto di lui, baciandolo con una violenza animale, sentendo il sapore della sua stessa figa sulla bocca del nipote. "Prendimi, piccolo bastardo," ringhiò, "scopami come una puttana, sono tua, sono solo tua."
Marco la ribaltò, mettendola sotto di sé, e iniziò a scoparla con una ferocia che non sapeva di avere. Il letto cigolava, i loro corpi sbattevano l'uno contro l'altro, il suono umido della carne che si univa riempiva la stanza.
Clara venne tre volte, urlando il nome del nipote, graffiandogli la schiena, supplicandolo di non fermarsi mai. Marco la scopò in ogni posizione, sul letto, contro la parete, sul pavimento, sul tavolo della cucina. La prese da dietro, affondando le dita nei suoi fianchi, spaccandola a metà con la sua cazzo dura.
Quando finalmente esplose, fu dentro di lei, riempiendola di sborra calda, gridando come un animale. Crollarono insieme sul pavimento, sudati, tremanti, uniti da un segreto osceno e bellissimo.
Clara accarezzò il viso di Marco, sorridendo. "D'ora in poi," mormorò, "non avrai più bisogno di sonniferi. Verrai da me ogni volta che vorrai."
Marco la baciò, profondamente, già pronto per la seconda volta.
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