Il "rito della crescita"

di
genere
prime esperienze

Eravamo lì, un gruppo di compagni di classe, in quella casa buia, a tarda sera. La luce fioca di quella lampada da scrivania faceva sembrare tutto un po' satanico, proprio come volevamo. Francesca era lì, seduta a terra, tremante. Era così timida, così spaventata, con i suoi lunghissimi capelli neri che le ricadevano sul viso. Ed era perfetta. Sì, era lì, la cagna, Francesca Paolucci, l’ultima arrivata in classe, con i suoi occhi grandi e scuri, il seno prosperoso e il bel culo.
"Benvenuta, Francesca. Ti abbiamo invitata per la nostra riunione segreta. Il 'Rito della Crescita'" le ho detto. Lei tremava e mi ha chiesto cosa stesse succedendo. "È una lezione, Francesca. Una lezione su cosa significa diventare... adulti". Ho aggiunto: "E noi siamo i tuoi professori, troietta. È ora di imparare. Inginocchiata, puttana".
Poi, le abbiamo strappato il vestito, rivelando il suo seno prosperoso. Ha cercato di ribellarsi, di scappare, ma non poteva fare nulla contro tutti noi. "Guarda che bel culo," ha esclamato uno di noi. "E che tette. È un peccato che non ci siamo accorti prima di quanto fosse bona, sta stronza."
Le nostre mani si muovevano su di lei con avidità. Il suo terrore era palpabile. Eravamo intorno a lei, le nostre ombre proiettavano delle figure mostruose sul muro. Le sue urla ora erano soffocate da un bavaglio. Il suo volto era deformato dal dolore e dalla vergogna.
"Ti stai divertendo, puttana?" ho chiesto, ridendo. "Mi sa di sì, guarda come trema. Le piace."
Poi, uno di noi ha preso una bottiglia di vino che avevamo preparato. "Ora, Francy," ho detto, prendendole la testa e tirandola su. "La prima lezione è su come si beve. Bevi, puttana." Le abbiamo versato in bocca il vino, e lei ha ingoiato.
Dopo averla costretta a bere, uno di noi l'ha spinta a terra, a pancia in giù, e l'ha afferrata per i fianchi, tirandola su. Ho afferrato la sua testa, stringendole i capelli, e l'ho costretta a guardare il muro, mentre il ragazzo si inginocchiava dietro di lei, si è tolto i pantaloni e le ha detto con un ghigno: "Ora, troia, ti inculo"., e poi ha iniziato a sodomizzarla. "Sì, vacca, sì, prendi".
Uno dopo l'altro ci siamo alternati. "Dov'è che lo sta prendendo, in culo?" ha chiesto uno. "Sì, proprio lì. Non vedi come si sta divertendo?" gli ho risposto ridendo. "Ora tocca a me," ha detto un altro, e l'ha spinta a terra. "Ora tocca a me, troietta. E tu... tu devi onorarmi. Apri la bocca, troietta, e prendi la mia sborra.” Ehi, vacca, apri di più la bocca, devi onorare anche me."
Non c'era più terrore sul suo volto. Non piangeva più, non urlava. I suoi occhi erano spenti, la sua mente si era spezzata.
Ora era un giocattolo. Un giocattolo perfetto.
"Questa è una vacca da monta," mi disse uno dei ragazzi. "È una puttana, è la nostra puttana".
Sì, era come un giocattolo, un giocattolo perfetto. E noi eravamo i suoi padroni. Eravamo i suoi padroni, e lei era la nostra schiava. "Cosa faremo ora?" mi chiese un altro. "La useremo. La useremo come un giocattolo. La useremo per divertirci. La useremo per sempre” dissi io.
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2026-05-31
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