La vampira dei Metallo Pe(n)sante

di
genere
pulp

Il caldo, in quel piccolo festival metal underground in piena estate del 1992, era una cappa asfissiante che puzzava di fumo, fango e birra calda, mischiandosi all’odore di maschi eccitati. Il palco dei Metallo Pe(n)sante era un ammasso di amplificatori che sputavano suoni estremi. Ma nessuno di noi guardava gli strumenti. Quando Francesca salì sul palco con i Metallo Pe(n)sante, il tempo sembrò fermarsi. Era ipnotica: i lunghi capelli neri che danzavano insieme al mantello, il costume da Vampirella che strizzava le sue forme prosperose. Ogni nota stridente del suo sax era un invito; ogni suo movimento sensuale era benzina sul fuoco del nostro desiderio. Tutti gli occhi erano fissi su di lei, che danzava come una troia sacrificale nel suo costume da vampira sexy. Aveva i capelli neri lunghissimi che le frustavano la schiena nuda e quel seno enorme che sembrava voler esplodere fuori.
"Guardate che roba," sibilò qualcuno accanto a me, mentre ci spingevamo sotto il palco. "Quella lì non aspetta altro che essere presa a dovere."
Quando finì l’esibizione e scese tra la folla per guardare da sotto il palco l’esibizione della band successiva, l'errore fu fatale, fu come gettare una bistecca in una gabbia di lupi affamati. La calca sotto il palco era un ammasso di corpi già alterati da sostanze e alcol e il suo costume da Vampirella era un insulto alla nostra castità forzata.
"Guardate che troia," sibilò uno del branco, "è scesa a farsi sbranare."
Appena la mano di uno di noi tastò il suo posteriore, appena sentì la prima mano stringerle il culo, cercò di reagire, ma fu la sua condanna, la sua reazione non fece che eccitarci di più. In un istante, il cerchio si chiuse. Ci chiudemmo a cerchio intorno a lei, isolandola dal resto del mondo.
"Dove credi di andare, bellezza?" ringhiai, afferrandola per i capelli e tirandole indietro la testa.
In un attimo le fummo addosso. Le mani erano ovunque. La schiacciavamo da tutti i lati, togliendole l’aria e la voce.
Qualcuno le aprì le gambe a forza, mentre un altro le schiacciava la faccia contro il proprio ventre, costringendola a prenderlo in bocca con violenza. "Sì, cagna, succhia bene!" urlava il metal kid, mentre lei soffocava nei suoi stessi lamenti. Contemporaneamente, sentii il piacere di affondare dentro di lei da dietro, penetrandola senza alcuna pietà.
La penetrammo a turno, senza sosta, un assalto brutale che la faceva sussultare come una bambola rotta. "Sì! Prendili tutti, vacca!" le urlavamo nelle orecchie mentre la sballottavamo in quel maremoto di corpi sudati. Veniva riempita simultaneamente in ogni buco, ridotta a un cumulo di carne tremante che serviva solo a scaricare la nostra rabbia repressa.
"Apri quella bocca, puttana!" urlò un tizio col collo taurino, afferrandola per i lunghi capelli neri e piantandole il cazzo in gola fino a farla soffocare. Francesca sbarrò gli occhi, le lacrime che le rigavano il trucco scuro.
"Usatela tutta! Non lasciatele un buco libero!" gridava la folla eccitata. Francesca era diventata una discarica di piacere, penetrata in ogni orifizio, sballottata tra le mani ingorde di decine di estranei che la profanavano senza sosta. I suoi occhi scuri erano diventati vitrei, fissi nel vuoto mentre il seme del branco le imbrattava il viso e il corpo martoriato.
Era completamente sopraffatta, ridotta a oggetto, penetrata simultaneamente in ogni modo possibile sotto il fragore della musica metal dal vivo sparata dagli amplificatori sul palco. Il suo volto era una maschera di disperazione sporca del seme del branco.
La dignità di Francesca era sparita sotto gli spruzzi di sperma che le imbrattavano la faccia e il petto. Era ormai un guscio vuoto, grondante degli umori di venti sconosciuti. L'avevamo devastata, lasciandole dentro il seme del nostro disprezzo.
Poi, improvvisamente, gli altri membri della sua band si fecero strada a spallate tra noi. La strapparono a quel mare in burrasca, sollevandola in braccio come un trofeo spezzato. Ci dileguammo nell'ombra: eravamo già tutti soddisfatti. Per quella notte, Francesca era stata la troia di tutti noi.
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2026-05-24
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