La moto

di
genere
gay

La moto.

Arriva al bar in moto: possiede una aermacchi 250, comprata di seconda mano. Fa caldo e siamo seduti ai tavolini sul marciapiede. Un po’ annoiato, non parliamo perché sembra che parlare richieda energie che il sole pomeridiano di luglio ci porta via.
“Facciamo un giro?”
“Va bene. Dove andiamo?”
“Dove ci porta la moto.”

Direzione Ivrea, Ci arrampichiamo su per le pendici della Serra, spettacolare collina morenica che conteneva lateralmente il ghiacciaio baltico durante l’ultima glaciazione circa 30.000 anni fa.
Franco guida bene, veloce e sicuro, io seduto dietro cerco di fare corpo unico col guidatore assecondando il suo inclinarsi nelle curve. Quando la strada si fa più irregolare mi stringo forte a lui per facilitargli l’impostazione delle curve. Infila una strada di campagna e si inoltra in un bosco di castagni. Adesso va piano perché la strada è diventata uno sterrato. Ne approfitto per abbassare le mani che lo abbracciano nel tentativo di toccargli il pisello.
Dopo un po’ si ferma. Mette la moto sul cavalletto e dice: andiamo a cercarci un po’ di fresco nel bosco.
Indossa i soliti pantaloni nocciola chiaro, a vita bassa e una maglietta. Il casco non era obbligatorio e incoscientemente non lo avevamo. Camminiamo per circa mezzora e arriviamo in una spettacolare radura. Sul margine nord c’è una roccia, abbastanza liscia su cui ci sediamo. Io mi siedo, lui rimane in piedi e si spoglia restando in slip.
“Prendo un po’ di sole che sono bianco come un petto.”
Dice e si stende sul masso.
Faccio un giro, anche per gustarmi il desiderio che sale prepotente vedendo Franco seminudo. Se ciascuno di noi ha un fetish sessuale, per me lo sono gli slip maschili. Se vedo un bel ragazzo in slip mi eccito esageratamente.
Ho troppa voglia di fare sesso con lui, e finirebbe troppo in fretta, quindi prendo tempo. Finora abbiamo mai scopato. Ci siamo accontentato di un sesso soft.
Trovo un ruscello di acqua pulita e mi siedo sulla riva ad ascoltare il fluire dell’acqua. Mi sento toccare le spalle, non mi spavento perché non può essere che lui.
“Facciamo il bagno? “
Cosa evidentemente impossibile visto quant’è piccolo il ruscello.
“Non ho il costume, e mi vergogno a farlo nudo.” Io.
“Si può sempre nuotare in mutande.” Lui
Mi sfila la maglietta. Io indosso dei jeans abbastanza stretti.
Mi rovescia indietro e mi bacia profondamente e a lungo cacciandomi la lingua in bocca.
Devo togliermi i pantaloni e liberare l’uccello, perché, mi conosco, se rimane costretto dentro allo slip microscopico, finisce che sborro immediatamente.
Ci pensa lui: mi sfila il jeans e restiamo entrambi in slip: blu scuro i suoi e bianchi i miei. Allora la moda era a favore di slip micoscopici, a vita bassissima che copriva a malapena i peli del pube. Si siede dietro di me e mi abbraccia: appoggia la testa contro lamia schiena e sta lì. Ne approfitto per liberare il mio cazzo durissimo dalla stretta degli slip e lo lascio diritto con l’elastico che gli passa alla base.
Lascio sempre lui a prendere l’iniziativa. E lo fa.
Viene davanti, estrae l’uccello e me lo offre da succhiare. Che bello avere il suo cazzo in bocca: è un cazzo circonciso che esibisce il glande scoperto. Come il mio. In bocca lavoro con la lingua e gli giro attorno al glande, succhio, me lo caccio fino quasi in gola. Godo. Anche lui. Quando sento il suo cazzo pulsare e un liquido caldo invadermi la bocca, sborro anch’io, così, senza toccarmi con il cazzo metà dentro alle mutande e metà fuori.
Dopo un lungo silenzio che serve a gustare il piacere della sborrata, mi tolgo le mutande e mi sciacquo nel ruscello. Mi stendo nudo al sole per asciugarmi. Lui si distende al mio fianco Ci giriamo uno verso l’altro e in silenzio ci abbracciamo. Restiamo così, nudi abbracciati a lungo. Poi lui dice: “ la prossima volta ci dobbiamo procurarci della vaselina.”
scritto il
2026-05-29
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