L'amico indiano. e il suo amico marocchino.

di
genere
gay

Conosco da qualche anno un indiano del Dakota. Ci siamo conosciuti perché lui lavora in centro logistico e, lì vicino c'è un piccolo bar, dove fanno un caffè delizioso. le prime volte che ci siamo visti, ci siamo salutati, senza andare mai oltre il buongiorno o buonasera. Una sera abbiamo cominciato a parlarci perché un uomo ubriaco ha cominciato a offendere l'indiano con parole molto brutte. Io, il barista e altre persone lo abbiamo "accompagnato" fuori, quindi ho cominciato a parlare con questo indiano, chiedendo informazioni sul luogo di provenienza, ma lui mi risponde con una domanda: secondo te, di dove sono? Io in assoluta buona fede, ho risposto che aveva l'aspetto di un peruviano. Lui mi risponde in un modo tra il seccato e il deluso: no, ti sbagli, io sono del Dakota. Pensando di non aver detto niente di offensivo, ho risposto che il mio errore riguardo al luogo di provenienza, non era in fondo così sbagliato, perché a mio avviso, peruviani e nativi americani, avevano caratteristiche somatiche simili. Non l'avessi mai detto, perché ha cominciato a dirmi che, peruviani e indiani non avevano niente in comune, specificando punto per punto le macroscopiche differenze che, io tuttavia non riuscivo a cogliere. Comunque sia, dal momento che non avevo nessuna intenzione di polemizzare, mi sono scusato e lui ha riconosciuto di essersi inalberato per un motivo banale, quindi ci siamo salutati e siamo tornati a casa. Quando sono arrivato a casa, ho sentito il suono del cellulare. Si trattava del barista che, mi chiedeva se potevo portare a casa il nostro amico indiano, perché la sua macchina (un rottame), lo aveva lasciato nel centro città. Sul momento ero piuttosto seccato, perché avevo sonno, però mi sono ricordato di quando anch'io guidavo un rottame, perciò mi sono detto: meglio essere nelle condizioni di chi aiuta, piuttosto che nelle condizioni di essere aiutato. Quando ho ho portato a casa questo amico, mi ha invitato a entrare per farmi conoscere un suo amico del Marocco, il quale lavorava con lui. La prima cosa che notai fu, una grande zona gonfia, sotto i pantaloncini da ginnastica. Io non rimasi certo indifferente, un gonfiore del genere prometteva bene, allora con tutta la sfacciataggine di cui sono capace gli chiesi: cosa ti sei messo sotto i pantaloncini? Lui per tutta risposta, abbassa i pantaloncini e mostra tutto il cazzone che in quel momento era a mezza lama. Gli dissi che sicuramente quel cazzone, avrebbe fatto la felicità di molte donne, ma lui disse che era un problema, perché non era mai riuscito a trovare una figa abbastanza larga. Io gli dissi che alcuni uomini avrebbero potuto aiutarlo, però lui scosse la testa, dicendo che non c'era nessuna possibilità, se non entrava in una figa, non sarebbe mai entrato in un culo. Io gli proposi di provare con me e gli feci vedere una crema che porto sempre con me. Lui era titubante, ma ormai il cazzo gli scoppiava dalla voglia. Io mi tolsi tutto di dosso e cominciai a lubrificargli il cazzo, poi mi lubrificai il culo e mi appoggiai col culo a suo cazzo enorme, poi lo presi con la mano destra per dirigerlo verso il culo. A quel punto, il ragazzo diede una forte spinta e me lo buttò dentro. A ogni spinta sentivo il cazzo sempre più in profondità e quando mi venne nel culo, la sborra era così tanta che usciva dal culo, anche se il cazzo era ancora dentro. Che dire...mi ha fatto male il culo per 4 giorni...ma poi...
scritto il
2026-05-21
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