Una calda estate in città (parte 4)

di
genere
bisex

Il trasferimento da Milano alla nuova sede di Roma aveva imposto una modifica delle mie abitudini e la separazione dalla mia compagna. Lei, infatti, non aveva potuto seguirmi perché impegnata ad occuparsi dell’attività turistico ricettiva di famiglia in Sardegna. E così, ogni due settimane la raggiungevo per un weekend lungo.
“Non vedo l’ora di abbracciarti “ le dissi al telefono. “Arriverò in aeroporto alle 17”.
“Ottimo” mi disse lei “verrò a prenderti così in meno di un’ora saremo a casa. Nel viaggio mi racconterai anche come sta andando a Roma e cosa hanno di particolare questi vicini”.
Lei ed io abbiamo un rapporto aperto, molto disinibito e complice. Del resto ci siamo conosciuti proprio in una serata hot organizzata da amici comuni. I nostri incontri con altri non sono mai stati un problema. L’unica regola che ci eravamo dati era quella della sincerità. Ognuno avrebbe dovuto raccontare all’altro quello che aveva fatto e le sue intenzioni. Il sesso era importante per entrambi e farlo in modo fantasioso era l’obiettivo che avevamo. Entrambi avevamo fatto esperienze omosessuali e praticato giochi di ruolo.
In questo modo ogni scopata si rivelava diversa e il sesso mai banale.
Arrivato all’aeroporto vedo però che ad attendermi non c’era lei ma un dipendente della struttura, un ragazzo di meno di trent’anni. “Luana ha avuto un problema e mi ha chiesto di venire al suo posto”.
“Come, non ci vediamo da quindici giorni e non vieni neppure a prendermi?” Le dissi scherzando al telefono.
“Si è rotto il bagno di una delle stanze e non so come sistemare gli ospiti in arrivo. Sono sold out e nessuna struttura vicina riesce a darmi una stanza.”
“Se sono giovani potremmo farli dormire con noi” le dissi scherzando. “Se non trovo niente faccio liberare la stanza che generalmente usano i miei quando vengono e li ospitiamo. E tu, perché non fai conoscenza con Gianni? potremmo coinvolgerlo in qualche giochetto”.
Il viaggio proseguì, ma non avevo voglia di avviare conversazioni con nessuno.
Non appena scesi dalla macchina la mia compagna mi venne incontro, ci baciammo intensamente. Il contatto con il suo corpo, il suo profumo, i seni sodi sul mio petto, la sua bocca vogliosa provocarono in me una erezione immediata.
Senza nemmeno scaricare le valigie entrammo nella struttura e ci precipitammo in camera le sollevai la gonna, le sfilai le mutandine ed iniziai a massaggiarle la figa. Mi tolsi la maglia ed indirizzai la bocca della mia compagna verso il mio cazzo.
“Ti vedo in tiro ma dovrai attendere perché stanno per arrivare gli ospiti che devo sistemare “
Feci finta di non sentire mi alzai la girai, la piegai in avanti e scesi con la bocca verso i suoi buchi. “Mi sembra che anche tu abbia voglia, nemmeno un assaggino?” Non aspettai la risposta, spinsi il cazzo nella figa umida e iniziai a chiavarla.
“Quanto mi è mancato il tuo cazzo, sì dai scopami, che aspettino pure”.
“Ora ti riconosco, bella la mia troia. Prendilo tutto dai.”
La spinsi su letto e la feci girare, le sollevai le gambe che misi sulle mie spalle e ripresi a scoparla mentre le massaggiavo le tette sode.
Dal vetro della finestra mi parve di vedere un’ombra ma non vedevo nessuno. Continuai a scoparla facendola urlare. Venimmo all’unisono. Sfilai il cazzo e lo misi nella sua bocca. “Bevila tutta” le dissi. Ma non serviva ricordarglielo. Assetata di sborra sta succhiando tutto, fino all’ultima goccia.
Ci stendemmo sul letto, mi girai e mi accorsi delle valigie. Il ragazzo le aveva portate dentro.
“Ma non avevi chiuso la porta?” Le chiesi. “Perché, sei diventato pudico? Non mi sembra un problema se Gianni ci ha visti, anzi. Fatti una doccia e scendi. Io sistemo gli ospiti e poi riprendiamo il discorso.”
Sì rivestì e andò via.
Io restai un po’ sul letto poi mi diressi verso il bagno, aprii la doccia e mi infilai sotto il getto d’acqua. Nonostante tutto il mio cazzo era rimasto semi eretto. Mi insaponai, giocai con il getto poi mi girai verso la porta e, sorpresa, mi ritrovai Gianni nel bagno, in piedi con il cazzo in mano.
“La signora mi ha detto di venire ad aiutarti” poi si abbassò e iniziò a farmi un pompino. Aveva una bocca calda e accogliente. Infilai il cazzo tutto dentro poi gli dissi. “Hai fatto bene a venire, anzi mi sembra utile che tu sia venuto perché così possiamo fare conoscenza, girati!” Gli ordinai, scoprii le chiappe e infilai il cazzo dentro senza tanti preamboli. Lo spinsi dentro afferrandolo per i capelli e iniziai a martellare. “Eri dentro la stanza anche prima vero? Volevi il mio cazzo? Eccolo, è tutto per te!” Alternavo momenti ad un ritmo veloce a movimenti più lenti e profondi. Poi decisi di venirgli in bocca. “Pulisci tutto e se sarai bravo stasera ne avrai ancora” gli dissi. Poi mi rivestii e mi avviai verso la hall.
scritto il
2026-05-19
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