L'hai voluto tu.
di
Massimo Segreto
genere
confessioni
Sei etero, ti piacciono le ragazze giovani e belle. Ti piace il loro corpo, il loro profumo. Ti piace fare sesso con loro e provare una sensazione di forza e potere mentre le scopi.
Ma ti piace anche provare la sensazione opposta.
La sensazione di essere dominato, umiliato, abusato.
E per quello le ragazze non bastano. Dominatrici, mistress ti fanno sentire tuttalpiù ridicolo. Perché il tuo cervello si accorge che è un gioco. Registra che è una finzione.
Vuole altro.
Vuole che sia vero.
Poi una volta, in una chiacchierata con i tuoi amici, davanti a qualche birra alla fine della partitella del venerdì, qualcuno dice che le troie per strada sono costrette a fare cose che non vorrebbero fare, con gente che magari gli fa schifo. Chissà come devono sentirsi?
E a te viene un pensiero.
Prima piccolo, poi sempre più ingombrante. Finché non puoi più ignorarlo.
Fai una prova. In un parcheggio lungo l'autostrada. Una cosa a metà, interrotta dall'arrivo di un camper. Ma che ti lascia una sensazione diversa.
Non è stato finto. E' stato assolutamente vero.
Il pensiero rimane, evolve e diventa una forma precisa.
La forma precisa che si attiva tutte le volte che improvvisamente nella testa dell'insospettabile ragazzo sportivo, bello e di successo si insinua quel desiderio di provare una sensazione di vera umiliazione e sottomissione.
Allora metti un annuncio. Cerchi uno sconosciuto molto più grande di te, anche vecchio. Soprattutto porco e fantasioso. Nei messaggi stimoli la sua perversione promettendo di soddisfare ogni fantasia e voglia.
E alla fine vai all'appuntamento.
Già durante il tragitto, mentre ti assalgono paure e dubbi di aver esagerato, ti obblighi a continuare ripetendoti nella testa che te la sei cercata.
Quando finalmente arrivi e ce l'hai davanti, il tuo cervello si accorge che è tutto vero.
Finalmente ha quello che voleva.
Perché spesso lui è davvero troppo vecchio, troppo grasso o troppo magro, troppo brutto o troppo peloso.
Ma tu ti spogli lo stesso e ti inginocchi davanti al suo corpo nudo.
L'odore del suo pacco è sempre fastidioso ma tu lasci che ti entri nelle narici ripetendoti che non puoi più andartene. Il suo cazzo non ti piace e il suo sapore ti fa schifo ma glielo prendi bocca lavorando di lingua e gola come hai promesso.
Ti scopa la faccia e ti soffoca ripetendoti che sei una puttana, una lurida troia pompinara e tu lo lasci fare. Perché gli hai detto che non avresti protestato.
Ti prendi i suoi insulti e magari gli sputi. Lecchi dove ti ordina e quando di apre il culo davanti agli occhi ti obblighi a tenerli aperti mentre ti avvicini verso il buchino rugoso.
E se non lo dice lui, perché magari da semplicemente gemendo di piacere, mentre la lingua fa il suo dovere ricordi al tuo cervello cosa sta facendo ripetendoti nella testa "leccagli il culo troia che non sei altro".
I vecchi durano tanto di solito.
E quando tu sei stanco loro sono solo a metà.
Si mettono il goldone e tu ti metti a quattro zampe. Magari trovando un posto per vedere la tua immagina su quale superficie riflettente. Uno specchio o la porta di un armadio. O magari l'ombra sul pavimento proiettata dalla lampada nell'angolo.
La loro saliva sul culo e le dita che ti preparano sarebbero già sufficienti.
Ma la cappella spinge. Passa. E poi arriva il resto. Che ti riempie. Ti allarga. Ti corre dentro la pancia.
L'inizio dolce e educato diventa poi brutale e deciso.
Stringi i denti. Sopporti. Perché te la sei voluta. Senti la tua voce lamentarsi al ritmo dei colpi che ricevi. Tanto o poco a seconda delle dimensioni.
Guardi il riflesso e vedi che è tutto vero.
Non è un sogno.
Scopami maiale scopami. Spaccami il culo bastardo.
Non lo pensi. Glielo dici dando voce alla tua voglia.
A volte viene così. A volte finisce in bocca o in faccia.
In ogni caso gli hai promesso che la sua sborra l'avresti assaggia e lo fai. Ripulendo tutto come fanno le troie.
Quando tutto finisce ti sistemi e ti rivesti. Non sei venuto. Ha goduto il tuo cervello.
Te ne vai come sei venuto. Con i suoi complimenti che chiudono il cerchio. Sei servito al suo scopo.
E al tuo.
Ma ti piace anche provare la sensazione opposta.
La sensazione di essere dominato, umiliato, abusato.
E per quello le ragazze non bastano. Dominatrici, mistress ti fanno sentire tuttalpiù ridicolo. Perché il tuo cervello si accorge che è un gioco. Registra che è una finzione.
Vuole altro.
Vuole che sia vero.
Poi una volta, in una chiacchierata con i tuoi amici, davanti a qualche birra alla fine della partitella del venerdì, qualcuno dice che le troie per strada sono costrette a fare cose che non vorrebbero fare, con gente che magari gli fa schifo. Chissà come devono sentirsi?
E a te viene un pensiero.
Prima piccolo, poi sempre più ingombrante. Finché non puoi più ignorarlo.
Fai una prova. In un parcheggio lungo l'autostrada. Una cosa a metà, interrotta dall'arrivo di un camper. Ma che ti lascia una sensazione diversa.
Non è stato finto. E' stato assolutamente vero.
Il pensiero rimane, evolve e diventa una forma precisa.
La forma precisa che si attiva tutte le volte che improvvisamente nella testa dell'insospettabile ragazzo sportivo, bello e di successo si insinua quel desiderio di provare una sensazione di vera umiliazione e sottomissione.
Allora metti un annuncio. Cerchi uno sconosciuto molto più grande di te, anche vecchio. Soprattutto porco e fantasioso. Nei messaggi stimoli la sua perversione promettendo di soddisfare ogni fantasia e voglia.
E alla fine vai all'appuntamento.
Già durante il tragitto, mentre ti assalgono paure e dubbi di aver esagerato, ti obblighi a continuare ripetendoti nella testa che te la sei cercata.
Quando finalmente arrivi e ce l'hai davanti, il tuo cervello si accorge che è tutto vero.
Finalmente ha quello che voleva.
Perché spesso lui è davvero troppo vecchio, troppo grasso o troppo magro, troppo brutto o troppo peloso.
Ma tu ti spogli lo stesso e ti inginocchi davanti al suo corpo nudo.
L'odore del suo pacco è sempre fastidioso ma tu lasci che ti entri nelle narici ripetendoti che non puoi più andartene. Il suo cazzo non ti piace e il suo sapore ti fa schifo ma glielo prendi bocca lavorando di lingua e gola come hai promesso.
Ti scopa la faccia e ti soffoca ripetendoti che sei una puttana, una lurida troia pompinara e tu lo lasci fare. Perché gli hai detto che non avresti protestato.
Ti prendi i suoi insulti e magari gli sputi. Lecchi dove ti ordina e quando di apre il culo davanti agli occhi ti obblighi a tenerli aperti mentre ti avvicini verso il buchino rugoso.
E se non lo dice lui, perché magari da semplicemente gemendo di piacere, mentre la lingua fa il suo dovere ricordi al tuo cervello cosa sta facendo ripetendoti nella testa "leccagli il culo troia che non sei altro".
I vecchi durano tanto di solito.
E quando tu sei stanco loro sono solo a metà.
Si mettono il goldone e tu ti metti a quattro zampe. Magari trovando un posto per vedere la tua immagina su quale superficie riflettente. Uno specchio o la porta di un armadio. O magari l'ombra sul pavimento proiettata dalla lampada nell'angolo.
La loro saliva sul culo e le dita che ti preparano sarebbero già sufficienti.
Ma la cappella spinge. Passa. E poi arriva il resto. Che ti riempie. Ti allarga. Ti corre dentro la pancia.
L'inizio dolce e educato diventa poi brutale e deciso.
Stringi i denti. Sopporti. Perché te la sei voluta. Senti la tua voce lamentarsi al ritmo dei colpi che ricevi. Tanto o poco a seconda delle dimensioni.
Guardi il riflesso e vedi che è tutto vero.
Non è un sogno.
Scopami maiale scopami. Spaccami il culo bastardo.
Non lo pensi. Glielo dici dando voce alla tua voglia.
A volte viene così. A volte finisce in bocca o in faccia.
In ogni caso gli hai promesso che la sua sborra l'avresti assaggia e lo fai. Ripulendo tutto come fanno le troie.
Quando tutto finisce ti sistemi e ti rivesti. Non sei venuto. Ha goduto il tuo cervello.
Te ne vai come sei venuto. Con i suoi complimenti che chiudono il cerchio. Sei servito al suo scopo.
E al tuo.
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