Ep 2: Il bagno del cinema
di
Lasciatemi sognare
genere
etero
Durante una serata apparentemente normale al cinema, tra me ed Edward riaffiora una tensione irrisolta dall’incontro precedente. In mezzo alla folla e al buio, il desiderio cresce in modo silenzioso e progressivo, alimentato più dagli sguardi e dai piccoli contatti che da parole esplicite.
Le luci basse facevano sembrare ogni gesto più lento, ogni sguardo più lungo del dovuto.
Non guardavo lo schermo. Ci guardammo noi, come se il film fosse diventato improvvisamente secondario, un alibi.
Sentivo il corpo già teso, in anticipo su qualunque decisione.
Decidemmo di alzarci
Fu lui a muoversi per primo, ma senza trascinarmi.
Un passo, poi un altro, fino al corridoio illuminato a metà.
La decisione di allontanarsi dalla sala e rifugiarsi nel bagno del cinema non nacque da un impulso violento, ma da una complicità tacita. Sapevamo che il tempo e il luogo impongono limiti precisi. Proprio questi limiti trasformarono l’incontro in un’esperienza di forte eccitazione alimentato dal rischio costante di essere scoperti.
Entriamo in quel bagno, piccolo e angusto.
Mi sbatte subito contro la porta… e inizia a baciarmi, intensamente, poi mi fa dei succhiotti, lasciandomi il segno "Questi sono per ricordarti che tu sei mia e solo mia".
Mi solleva un pelo, e mi ridà quella sensazione, come la prima volta, con le sue tre dita nella mia figa bagnata e il pollice che si muove sul mio clitoride.
Un brivido mi attraversò tutta la schiena.
Le sue mani si muovevano con sicurezza, come se sapesse già esattamente cosa il mio corpo avrebbe fatto da lì a pochi minuti.
Cercai di trattenere il respiro, di mantenere il controllo almeno un po’, ma era impossibile.
Ogni volta che le sue dita affondavano più lentamente, il mio corpo reagiva ancora di più.
“Guarda come sei già ridotta…” sussurrò contro il mio collo.
Sentii le gambe cedere appena.
Mi aggrappai alle sue spalle mentre lui continuava a baciarmi senza lasciarmi il tempo di pensare.
Edward si fermò solo un secondo per guardarmi.
Avevo il fiato corto, gli occhi socchiusi e le labbra schiuse nel tentativo inutile di restare in silenzio.
“Sai qual è la parte che preferisco?” disse piano. “Quando provi a fare la brava e poi perdi completamente il controllo.”
Le sue dita ripresero a muoversi più decise, il pollice sul clitoride con un ritmo lento e costante che mi faceva impazzire. Cercai di mordermi il labbro per non gemere, ma lui si avvicinò ancora di più.
“Non nasconderti da me.”
Quando l’orgasmo arrivò, mi travolse all’improvviso.
Mi piegai leggermente contro di lui, stringendolo forte mentre cercavo disperatamente di soffocare il gemito nel suo collo.
Edward mi tenne stretta senza smettere subito di toccarmi, lasciando che i brividi mi attraversassero lentamente fino all’ultimo. Poi mi baciò di nuovo, stavolta più piano, quasi con soddisfazione.
Ma a lui non bastava, desiderava altro.
Mi girò, spingendo la mia guancia contro al muro e abbassò i pantaloni quel poco che serviva per tirare fuori il suo enorme cazzo.
Lo spinse subito tutto dentro di me, con un colpo solo, e iniziò a sbattermi forte, come se fossi la sua puttana, lo spingeva dentro, fino in fondo, e muoveva il bacino con tutta la forza che aveva, a una velocità incredibile.
Continuò così fino, come se le energie fossero illimitate, io tremavo, lui inizia a sculacciarmi forte con una mano, con l'altra mi tiene da sotto, avvolgendomi il bacino, con la mano stretta al mio seno, stringendolo il più possibile.
Inizia a sgridarmi "Dai cattiva bimba, aiuta paparino a godere come solo tu sai fare, fatti riempire per bene, impara le buone maniere".
e io rispondevo "Si papi, insegnami tu, sono tutta tua, fammi godere".
Allora accellerò il ritmo.
Poi sentii un'onda di caldo invadermi dentro.
Era venuto dentro di me, riempendomi per bene, ma non si fermava, io dovevo ancora venire.
Mi afferrò per le tette con entrambe le mani e iniziò a spingermi avanti e indietro, tirandomi per quelle. Iniziai a gemere forte e urlare come se fossimo solo noi due lì.
Venni anch'io, come mai prima.
Rimasi ancora qualche secondo appoggiata a lui, cercando di rallentare il respiro. Sentivo il cuore battere fortissimo, quasi quanto pochi minuti prima. Edward mi accarezzò lentamente il fianco, con quell’aria soddisfatta che ormai conoscevo bene.
"Hai idea di quanto sei bella quando perdi il controllo?" sussurrò.
Abbassai lo sguardo cercando inutilmente di nascondere il sorriso. Avevo ancora le gambe deboli e il collo pieno dei segni che mi aveva lasciato.
"Sei impossibile."
Lui rise piano, poi si avvicinò di nuovo al mio orecchio.
"Eppure continui a tornare da me."
Quella frase mi colpì più del previsto.... Perché aveva ragione.
Edward mi aiutò a sistemarmi il vestito lentamente, quasi con cura esasperante, approfittando di ogni gesto per sfiorarmi ancora. Io lo osservavo in silenzio, incapace di capire se volessi baciarlo di nuovo o scappare via per riprendere fiato.
Uscimmo dal bagno cercando di sembrare normali. Il corridoio del cinema era quasi vuoto, illuminato solo dalle luci blu soffuse lungo le pareti. Camminavamo vicini, senza toccarci davvero, ma bastava la sua mano che sfiorava appena la mia per farmi rivivere tutto.
Quando tornammo in sala, il film era andato avanti senza di noi. Mi sedetti accanto a lui cercando di concentrarmi sullo schermo, ma era impossibile.
Dopo qualche minuto sentii la sua mano appoggiarsi lentamente sulla mia gamba, vicino alla mia figa. Mi voltai verso di lui.
Edward non guardava nemmeno il film. Guardava me.
E da quel sorriso capii subito una cosa pericolosissima: la serata non era ancora finita.
Le luci basse facevano sembrare ogni gesto più lento, ogni sguardo più lungo del dovuto.
Non guardavo lo schermo. Ci guardammo noi, come se il film fosse diventato improvvisamente secondario, un alibi.
Sentivo il corpo già teso, in anticipo su qualunque decisione.
Decidemmo di alzarci
Fu lui a muoversi per primo, ma senza trascinarmi.
Un passo, poi un altro, fino al corridoio illuminato a metà.
La decisione di allontanarsi dalla sala e rifugiarsi nel bagno del cinema non nacque da un impulso violento, ma da una complicità tacita. Sapevamo che il tempo e il luogo impongono limiti precisi. Proprio questi limiti trasformarono l’incontro in un’esperienza di forte eccitazione alimentato dal rischio costante di essere scoperti.
Entriamo in quel bagno, piccolo e angusto.
Mi sbatte subito contro la porta… e inizia a baciarmi, intensamente, poi mi fa dei succhiotti, lasciandomi il segno "Questi sono per ricordarti che tu sei mia e solo mia".
Mi solleva un pelo, e mi ridà quella sensazione, come la prima volta, con le sue tre dita nella mia figa bagnata e il pollice che si muove sul mio clitoride.
Un brivido mi attraversò tutta la schiena.
Le sue mani si muovevano con sicurezza, come se sapesse già esattamente cosa il mio corpo avrebbe fatto da lì a pochi minuti.
Cercai di trattenere il respiro, di mantenere il controllo almeno un po’, ma era impossibile.
Ogni volta che le sue dita affondavano più lentamente, il mio corpo reagiva ancora di più.
“Guarda come sei già ridotta…” sussurrò contro il mio collo.
Sentii le gambe cedere appena.
Mi aggrappai alle sue spalle mentre lui continuava a baciarmi senza lasciarmi il tempo di pensare.
Edward si fermò solo un secondo per guardarmi.
Avevo il fiato corto, gli occhi socchiusi e le labbra schiuse nel tentativo inutile di restare in silenzio.
“Sai qual è la parte che preferisco?” disse piano. “Quando provi a fare la brava e poi perdi completamente il controllo.”
Le sue dita ripresero a muoversi più decise, il pollice sul clitoride con un ritmo lento e costante che mi faceva impazzire. Cercai di mordermi il labbro per non gemere, ma lui si avvicinò ancora di più.
“Non nasconderti da me.”
Quando l’orgasmo arrivò, mi travolse all’improvviso.
Mi piegai leggermente contro di lui, stringendolo forte mentre cercavo disperatamente di soffocare il gemito nel suo collo.
Edward mi tenne stretta senza smettere subito di toccarmi, lasciando che i brividi mi attraversassero lentamente fino all’ultimo. Poi mi baciò di nuovo, stavolta più piano, quasi con soddisfazione.
Ma a lui non bastava, desiderava altro.
Mi girò, spingendo la mia guancia contro al muro e abbassò i pantaloni quel poco che serviva per tirare fuori il suo enorme cazzo.
Lo spinse subito tutto dentro di me, con un colpo solo, e iniziò a sbattermi forte, come se fossi la sua puttana, lo spingeva dentro, fino in fondo, e muoveva il bacino con tutta la forza che aveva, a una velocità incredibile.
Continuò così fino, come se le energie fossero illimitate, io tremavo, lui inizia a sculacciarmi forte con una mano, con l'altra mi tiene da sotto, avvolgendomi il bacino, con la mano stretta al mio seno, stringendolo il più possibile.
Inizia a sgridarmi "Dai cattiva bimba, aiuta paparino a godere come solo tu sai fare, fatti riempire per bene, impara le buone maniere".
e io rispondevo "Si papi, insegnami tu, sono tutta tua, fammi godere".
Allora accellerò il ritmo.
Poi sentii un'onda di caldo invadermi dentro.
Era venuto dentro di me, riempendomi per bene, ma non si fermava, io dovevo ancora venire.
Mi afferrò per le tette con entrambe le mani e iniziò a spingermi avanti e indietro, tirandomi per quelle. Iniziai a gemere forte e urlare come se fossimo solo noi due lì.
Venni anch'io, come mai prima.
Rimasi ancora qualche secondo appoggiata a lui, cercando di rallentare il respiro. Sentivo il cuore battere fortissimo, quasi quanto pochi minuti prima. Edward mi accarezzò lentamente il fianco, con quell’aria soddisfatta che ormai conoscevo bene.
"Hai idea di quanto sei bella quando perdi il controllo?" sussurrò.
Abbassai lo sguardo cercando inutilmente di nascondere il sorriso. Avevo ancora le gambe deboli e il collo pieno dei segni che mi aveva lasciato.
"Sei impossibile."
Lui rise piano, poi si avvicinò di nuovo al mio orecchio.
"Eppure continui a tornare da me."
Quella frase mi colpì più del previsto.... Perché aveva ragione.
Edward mi aiutò a sistemarmi il vestito lentamente, quasi con cura esasperante, approfittando di ogni gesto per sfiorarmi ancora. Io lo osservavo in silenzio, incapace di capire se volessi baciarlo di nuovo o scappare via per riprendere fiato.
Uscimmo dal bagno cercando di sembrare normali. Il corridoio del cinema era quasi vuoto, illuminato solo dalle luci blu soffuse lungo le pareti. Camminavamo vicini, senza toccarci davvero, ma bastava la sua mano che sfiorava appena la mia per farmi rivivere tutto.
Quando tornammo in sala, il film era andato avanti senza di noi. Mi sedetti accanto a lui cercando di concentrarmi sullo schermo, ma era impossibile.
Dopo qualche minuto sentii la sua mano appoggiarsi lentamente sulla mia gamba, vicino alla mia figa. Mi voltai verso di lui.
Edward non guardava nemmeno il film. Guardava me.
E da quel sorriso capii subito una cosa pericolosissima: la serata non era ancora finita.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Party per il 18esimoracconto sucessivo
Il bagno del cinema
Commenti dei lettori al racconto erotico