Pasquetta

di
genere
corna

recitava il messaggio che Luca, il mio fidanzato, mi aveva inviato al cellulare.
L’Alfa Giulietta di Manuel si doveva essere fermata sotto casa mia mentre terminavo di truccarmi. Salutati i miei genitori uscii di casa, con una decina di minuti di ritardo, decisamente poco rispetto al mio solito standard. Era una bella e soleggiata giornata di Pasquetta, pertanto avevo deciso di indossare un vestitino corto color beige a maniche lunghe ed ampie, con uno scollo che lasciava le spalle scoperte e che terminava con una gonnellina a strati con una fascia di pizzo in mezzo. L’outfit era completato dai miei amati e immancabili stivali marroni, alti fino al ginocchio.

Dal finestrino abbassato, Manuel la salutò con un cenno del capo, mentre i suoi occhi si posarono per un istante troppo lungo sulle gambe stivalate di Martina, prima di risalire verso il suo viso.
“Ciao Marty! Pronta per il pranzo?” chiese con voce bassa e un po’ roca, come se avesse appena finito di fumare una sigaretta. “Se non è pronta lei…” rispose ironicamente Luca, già seduto sul sedile anteriore a fianco di Manuel, picchiettando sull’orologio, come volesse far pesare quei dieci minuti di ritardo alla sua ragazza.

Rimasi abbastanza sorpresa che Luca non fosse venuto a prendermi con la sua macchina. Quindi mi chinai appena in avanti verso il finestrino di Manuel per rispondergli: “Certo, Manuel. Grazie per il passaggio” dissi con una voce dolce ma con una punta di malizia che solo chi mi conosceva bene avrebbe potuto cogliere e che credo non sfuggì certo a Manuel visto il suo sguardo e le dita della mano che mi sembrarono stringere per un attimo sul volante prima di rilassarsi nuovamente.

Laura, sorella di Luca e fidanzata di Manuel, era seduta sul sedile posteriore, con il cellulare in mano ed un sorriso entusiasta stampato in faccia. Nei primi minuti del tragitto regnò il silenzio. Martina si guardava le cosce scoperte appoggiandoci sopra le mani, le cui dita giocavano coi lembi superiori degli stivali che le coprivano le ginocchia, cercando di distrarsi dal disagio che aveva creato con il suo ritardo.
Poco dopo ci pensò Laura a toglierla dall’imbarazzo, cominciando a chiacchierare con lei del più e del meno fino all’arrivo al ristorante. “Martina, dobbiamo fare un sacco di foto! Il posto qui è perfetto!” esclamò scendendo dalla vettura una volta che i ragazzi furono giunti a destinazione, indicando un piccolo giardinetto circondato da un muretto appena fuori dal ristorante, pieno di fiori e illuminato dalla luce dorata della tarda mattinata.

Vanitosa quale sono e amante delle fotografie fatte a me stessa non mi feci certo pregare.
Assunsi varie pose, una ad esempio appoggiata al muro con una gamba leggermente piegata in avanti, con lo stivale che luccicava sotto il sole, mentre Laura scattava. “No aspetta, così sembro una statua…” dissi ridendo e sistemandomi i capelli con un gesto teatrale. “Prova con una mano sul fianchi, come se stessi posando per una rivista” mi suggerì Laura. Le diedi retta, inarcando appena la schiena e facendo scivolare le dita lungo la coscia fino a sfiorare l’orlo in pizzo del mio vestitino. “Così?” le domandai, girando il viso verso di lei con sguardo ammiccante.

Manuel, che stava assistendo alla scena poco distante, deglutì. I suoi occhi si fermarono sulla curva del seno di Martina, appena accentuata dalla posizione, poi nuovamente sui suoi stivali.
Luca, in piedi qualche metro più in là, stava controllando qualcosa sul telefono, mostrandosi abbastanza indifferente a tutto quello che gli stava accadendo intorno.

“Amore, vieni qui! Facciamo una foto insieme!” dissi rivolgendomi a Luca, mentre mi sedevo sul muretto basso ed allungando una mano verso di lui. Il mio ragazzo alzò lo sguardo verso di me e lasciato perdere lo smartphone mi si avvicinò, sorridendomi. Fece appena in tempo a prendere posto seduto sul muretto a fianco a me che, senza esitazione, decisi di sedermi in grembo a lui, accavallando le gambe sulle sue e permettendo a Laura di immortalarci in un altro scatto. “Così, tesoro...” gli sussurrai, premendo appena il bacino contro di lui, tanto da fargli sentire il calore del mio corpo attraverso il tessuto sottile del vestito. Laura scattò di nuovo e io ne approfittai della posizione per sfiorare l’orecchio di Luca con le labbra. “Nemmeno un bacio mi hai dato…” mormorai abbastanza forte perché solo lui potesse sentirmi prima di stampargli le mie labbra sulle sue. Luca mi sorrise dandomi prima una pacca sul fianco e poi ricambiando il bacio. Ne approfittai per infilargli la lingua in bocca, pochi instanti, ma quanto bastava per farmi perdonare dei dieci minuti di ritardo.

I ragazzi presero quindi posto all’interno del ristorante. Manuel e Luca da una parte, le ragazze sedute di fronte al loro rispettivo compagno. Il cibo arrivò presto, e con esso il vino, che Martina sorseggiava lentamente, lasciando che le scaldasse la gola e sperando la aiutasse a togliersi di dosso qualche freno inibitorio. Ogni tanto, sotto il tavolo, il suo stivale si insinuava tra le gambe di Luca, strusciandosi contro il suo polpaccio, risalendo fino a sfiorargli l’interno coscia.

“Smettila…” mi sussurrò lui una volta, ma senza molta convinzione. Pertanto sorrisi maliziosa e continuai a giocare con la forchetta e lo stivale. “Tutto bene, tesoro?” gli chiesi ad un certo punto, inclinando la testa, con gli occhi che mi brillavano. Luca scrollò le spalle, mostrandosi decisamente più concentrato sulla conversazione che stavano contemporaneamente avendo Manuel e Laura, riguardante qualche film uscito di recente al cinema. Per evitare di annoiarmi, oltre che provocare Luca come detto, non disdegnavo di lanciare ogni tanto qualche occhiata verso Manuel. Ogni volta che quest’ultimo si portava il bicchiere alle labbra, per esempio, ne seguivo come ipnotizzata il movimento, immaginando come sarebbe potuto essere avere quelle mani addosso, come si sarebbero comportate sul mio corpo. Pensai inoltre che forse quel poco che avevo bevuto stesse già cominciando a farmi effetto. Quando Manuel rise a qualcosa che disse Laura, mi leccai istintivamente le labbra, sentendo un brivido salirmi tra le cosce. “Scusa…” dissi all’improvviso, sporgendomi in avanti come per prendere il sale, ma in realtà facendo sì di avvicinarmi un poco a lui, in modo che potesse sentire il mio profumo.

Manuel abbassò lo sguardo per un istante in direzione della scollatura di Martina, prima di risalire ai suoi occhi. Non disse nulla ma Martina notò il modo in cui le sue dita afferrarono nervosamente il tovagliolo. Terminato il pranzo i ragazzi decisero di fare una passeggiata in un parchetto lì vicino, dove i vialetti erano costeggiati da panchine di legno, qualche albero e alcuni giochi per bambini. Martina camminava davanti a tutti, con un’andatura sculettante, favorita dal fatto che gli stivali, sebbene senza tacco, affondassero leggermente nella ghiaia. Le braccia incrociate sotto il seno come per sostenerlo la rendevano davvero sexy.

“Che bello qui” dissi girandomi verso Luca, che annuì senza troppo entusiasmo: “Sì, molto tranquillo…” rispose, tenendo le mani in tasca. Mi morsi l’interno della guancia dal nervoso “Vieni!” lo esortai tirandolo per il braccio verso una panchina seminascosta dagli alberi. Mi sedetti con le gambe leggermente divaricate, per attirarlo tra di esse. Poggiatogli una mano sui fianchi gli parlai: “Speravo mi considerassi di più oggi.” gli sussurrai guardandolo. Luca mi sorrise quasi imbarazzato aggiungendo: “Dai, Martina, siamo in pubblico” e guardandosi intorno. “E allora?” replicai in un misto tra delusione e nervosismo e stringendo le cosce attorno ai suoi fianchi per fargli capire il mio bisogno di attenzioni. “Non ti piace quando gli altri ci guardano?” domandai perplessa. Luca si divincolò innervosito: “Non esagerare Marty” borbottò, allontanandosi da me. Sconfortata da quella reazione rimasi così seduta ancora per un momento con le mani appoggiate al legno della panchina e il respiro un po’ affannato. Quando poi mi alzai vidi Manuel che mi osservava da qualche metro di distanza, le braccia conserte, lo sguardo intenso. Non disse nulla, ma quel silenzio per me valeva più di qualsiasi parola.

Giunto il momento di tornare a casa, i ragazzi ripresero posto in macchina nelle medesime posizioni dell’andata. Laura fu la prima ad essere riaccompagnata, scendendo dalla vettura e dando un bacio sulla guancia a Manuel dal finestrino: “Grazie amore”. “Ti amo” replicò lui sorridendole. Poi fu il turno di Luca che scese dall’auto non prima di essersi voltato ed aver dato un rapido bacio sulla bocca di Martina: “Ci sentiamo più tardi, amore” le disse prima di scendere a sua volta dalla macchina. Martina, rimasta sola con Manuel, prese posto sul sedile davanti, mantenendo le gambe accavallate, con gli stivali che luccicavano sotto la luce ancora viva del tardo pomeriggio. Manuel non disse nulla, mise in moto mentre le sue dita mostravano l’ennesimo segnale di nervosismo di quella giornata, stringendo il volante un po’ troppo forte.

“Scusami” gli dissi rompendo il silenzio imbarazzante venutosi a creare e sentendomi un po’ in colpa. “Mi aspettavo mi venisse a prendere e riportasse a casa oggi, magari per stare anche un po' assieme ma sai com’è fatto, ogni volta che può evitare di prendere la sua macchina, lo fa...” aggiunsi. Manuel mi guardò di sbieco, con le labbra serrate: “Nessun problema Martina, davvero, tranquilla...” mi rispose concentrandosi nuovamente sulla strada. Mentre una vampata di calore mi nasceva dentro, con un sorrisetto malizioso che sembrava non promettere nulla di buono continuai: “Bene allora…” allungando dopo alcuni attimi di esitazione una mano verso la coscia di Manuel, sfiorandone il tessuto dei jeans per poi risalire piano verso l’inguine.

Manuel inspirò bruscamente, ma non si mosse. Nemmeno quando, fermatosi ad un semaforo rosso, Martina cominciò lentamente a slacciargli la cintura.

“Martina…” iniziò a ripetere Manuel, con tono tremante, riprendendo la marcia. “Non credo sia una buona idea…”. “Shhh” gli sussurrai mentre le mie dita giocavano con la zip dei sui jeans: “Voglio solo ringraziarti del passaggio, tranquillo” aggiunsi, senza nemmeno sapere bene dove stessi trovando il coraggio per fare quello che stavo facendo. Mi sentivo decisamente arrabbiata e soprattutto delusa per non aver concluso nulla con Luca dopo essermi fatta così bella per lui ed averlo provocato per l’intera giornata.

Manuel sentiva che avrebbe dovuto fermarla. Avrebbe dovuto dirle di no, di smetterla, che era sbagliato.
Ma quando sentì la mano della ragazza infilarsi sotto i suoi boxer e le sue dita avvolgersi attorno al suo cazzo, già duro, ogni protesta gli morì in gola. Martina lo liberò con un movimento esperto, leccandosi le labbra mentre lo guardava, con gli occhi che brillavano di una luce che non era solo desiderio, ma qualcosa di più oscuro, di più affamato. “Cristo Santo!” imprecò lui a bassa voce, mentre Martina chinò la testa verso il suo grembo permettendo alla sua lingua di iniziare a giocare con il prepuzio di Manuel, cominciando a leccare la prima goccia che iniziava a colare dallo stesso, per poi prenderlo del tutto in bocca, centimetro dopo centimetro, mentre le mani di Martina stringevano le cosce di Manuel, come se avesse paura che scappasse.
Manuel gemette mentre le sue dita si aggrappavano al volante, i muscoli delle braccia tesi come corde. Fuori, la città scorreva indifferente, le luci dei semafori si riflettevano sul parabrezza ma a Manuel sembrava pericolosamente di non vedere nulla, concentrato com’era sulla pressione perfetta della testa di Martina che saliva e scendeva, sul modo in cui la sua bocca si stringeva attorno alla base fino alle palle, prima di risalire. “Cazzo, Martina, aspetta…” ansimò con la voce rotta, riuscendo finalmente ad accostare nel parcheggio di un piccolo supermercato a bordo strada; ma tra le intenzioni della ragazza non sembrava proprio esserci quella di smettere.

Con una mano intanto mi insinuai tra le mie stesse gambe. Le dita premevano contro il tessuto bagnato delle striminzite mutandine che mi ero messa. Ero fradicia lo ammetto e avevo bisogno di darmi piacere.

Lo stesso Manuel si accorse di quanto la ragazza fosse bagnata, tanto che il pensiero delle cosce di Martina che colavano dal desiderio lo fece quasi venire lì, in quello stesso istante.

Mi accorsi di quanto fosse eccitato e così stacciai improvvisamente la testa, solo per un momento, con il respiro affannoso, giusto il tempo per impedirgli di venire: “Non venire, non ancora…” gli ordinai.

Manuel avrebbe voluto protestare, dirle che non era lui a decidere, che non poteva controllare ciò che stava per succedere. Ma poi Martina abbassò nuovamente il capo e riprese a succhiare, più veloce questa volta, la testa si muoveva su e giù con un ritmo che lo faceva impazzire, le labbra strette, la saliva che scorreva lungo il suo membro mentre Martina continuava a toccarsi in maniera oscena, affondando le dita dentro la sua fica con la stessa frenesia con cui lo stava prendendo in bocca. Il fatto che si trovassero alla potenziale vista di chiunque era un dettaglio che pareva non interessarle minimamente, concentrata com’era nel dare piacere a se stessa e al cazzo di Manuel. Anzi, il pensiero di poter essere vista da qualcuno provocava in lei ancora maggiore eccitazione. Anche per Manuel, a questo punto, non importava più nulla. Il ragazzo chiuse gli occhi e con la testa che cadeva all’indietro contro il poggiatesta si lasciò andare al piacere. Non importava che fosse sbagliato, che fosse il fidanzato della sorella del fidanzato di lei. Non importava che chiunque in quel momento avrebbe potuto vederli. Contava solo la bocca di Martina, il modo in cui il suo cazzo la stava violentando fino in gola, le sue dita che si muovevano come se volesse venire esattamente nello stesso istante in cui sarebbe venuto lui. Manuel, giunto al massimo dell’eccitazione, le venne quindi in bocca con un grido quasi strozzato in gola, mentre una mano accarezzava i capelli di Martina e il suo corpo si inarcava contro il sedile.

Sentii improvvisamente lo sperma invadermi la bocca. Ero così eccitata che ingoiai tutto, ogni singola goccia, passandomi soddisfatta la lingua sulle labbra una volta terminato. Nel mentre le dita della mia mano rallentavano il movimento ed il mio corpo, scosso dagli ultimi tremiti dell’orgasmo andava via via rilassandosi.
Raddrizzatami mi sistemai il vestitino: “Grazie ancora per il passaggio…“ dissi a Manuel come se nulla fosse successo. Lui non rispose, non subito. Sono certa che il cuore gli batteva ancora all’impazzata mentre il suo cazzo smetteva di pulsare nei suoi boxer umidi in cui l’avevo rimesso. Manuel si aggiustò quindi i pantaloni con movimenti goffi, le sue dita tremavano leggermente. Quando si voltò verso di me, io aveva già ripreso il telefono in mano, intenta a rispondere ad un messaggio di Luca in cui mi chiedeva se fossi arrivata a casa. “Davvero…” disse Manuel distraendomi con voce ancora roca. “Non dovevi” concluse, rimettendo in moto la vettura. Alzai gli occhi incrociando il suo sguardo e gli risposi sorridendo: “Lo so…”.

In collaborazione con un caro amico.
scritto il
2026-05-04
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