Marco ha perso al gioco della bottiglia
di
sysmcl
genere
sadomaso
Le due amiche, Chiara e Sara, si scambiarono uno sguardo complice mentre la bottiglia, dopo l’ennesimo giro, puntava dritta verso Marco. Lui aveva perso. Di nuovo.
«Regole sono regole, bello» disse Chiara con un sorrisetto malizioso, mentre Sara già si mordeva il labbro inferiore eccitata.
Marco arrossì ma non protestò troppo: l’atmosfera era calda, l’alcol aveva sciolto i freni e le due ragazze lo stavano guardando come prede. Lo accompagnarono nella stanza sul retro, quella con il “tavolo speciale” che avevano preparato prima ancora del gioco.
«Spogliati. Tutto» ordinò Sara con voce dolce ma ferma.
Marco obbedì, togliendosi maglietta, jeans e boxer sotto i loro sguardi famelici. Il suo cazzo era già mezzo duro per l’imbarazzo e l’eccitazione. Le ragazze lo fecero stendere a pancia in giù sul milking table imbottito, il corpo rilassato sul piano mentre il buco centrale accoglieva perfettamente il suo membro e le palle, che penzolarono vulnerabili sotto il tavolo.
«Perfetto…» sussurrò Chiara accarezzandogli la schiena nuda e scendendo fino al sedere. Lo sistemarono con cura, assicurandosi che il cazzo fosse ben infilato nel foro, esposto e intrappolato dal basso.
Sara si mise sotto il tavolo, in ginocchio, mentre Chiara rimase sopra, seduta sul bordo accanto a lui. Le mani di Chiara iniziarono a massaggiargli le natiche, aprendole leggermente, mentre Sara da sotto avvolgeva con la mano calda il cazzo già rigido di Marco.
«Adesso paghi la penitenza, Marco» mormorò Sara, la voce che vibrava contro le sue palle. «E noi ci divertiamo un po’.»
Iniziò a leccargli lentamente le palle, poi risalì lungo l’asta con la lingua calda e bagnata. Chiara intanto gli accarezzava la schiena, gli pizzicava i capezzoli e ogni tanto gli dava uno schiaffetto leggero sul culo, facendolo sussultare.
Sotto il tavolo, Sara prese a succhiarlo con calma, movimenti lenti e profondi, alternando bocca e mano, mentre con l’altra mano gli massaggiava le palle gonfie. Marco gemette forte, il corpo che si tendeva sul tavolo, incapace di muoversi liberamente.
«Cazzo… ragazze…» ansimò.
«Non venire ancora» lo avvertì Chiara ridendo. «Questa è solo l’inizio della punizione. Vogliamo vederti implorare.»
Sara accelerò il
Sara sorrise sotto il tavolo, sentendo il cazzo di Marco pulsare forte nella sua bocca. «Senza limiti, hai detto? Bene.»
Chiara afferrò i capelli di Marco e gli tirò la testa all’indietro. «Da questo momento non sei più il nostro amico. Sei il nostro giocattolo da mungere. Capito?»
«Sì…» gemette lui.
«Sì, Padrona» lo corresse Sara, stringendogli le palle con forza sufficiente a fargli male.
«Sì, Padrona!» ripeté Marco con voce rotta.
Chiara si alzò, si tolse i pantaloncini e le mutandine e si posizionò davanti alla sua faccia, aprendo le gambe. Il suo sesso già bagnato e gonfio gli sfiorò le labbra.
«Leccami mentre ti mungono.»
Marco obbedì immediatamente, affondando la lingua tra le labbra di Chiara, leccando il suo clitoride con foga mentre Sara sotto il tavolo gli prendeva tutto il cazzo in gola. I rumori erano osceni: succhi bagnati, gemiti, il suono della saliva che colava.
Sara accelerò, succhiando con forza brutale, la testa che andava su e giù senza pietà. Ogni tanto si fermava solo per morderlo piano sul glande o per schiaffeggiare le palle pesanti. Poi riprendeva più aggressiva di prima.
Chiara si strusciava sulla faccia di Marco, bagnandogli naso, bocca e mento. «Più in fondo con la lingua, troia. Voglio venire sulla tua faccia mentre ti svuotano.»
Marco era un disastro di piacere e frustrazione. Il corpo bloccato sul milking table, il cazzo e le palle completamente alla mercé di Sara, che ora usava anche una mano per masturbarlo velocissima mentre succhiava solo il cappello.
«Sto per venire…» ansimò contro la figa di Chiara.
Sara si fermò di colpo, stringendogli forte la base del cazzo.
«Negato» disse fredda. «Non ti permettiamo di venire finché non te lo guadagni.»
Chiara rise e si alzò, lasciando Marco con la faccia lucida dei suoi umori. Le due ragazze si scambiarono di posto. Ora era Sara a sedersi sulla faccia di Marco, la figa rasata e fradicia che gli copriva bocca e naso, mentre Chiara si metteva sotto.
Chiara era più sadica.
Iniziò a leccargli il buco del culo, lentamente, poi ci infilò la lingua mentre con una mano gli torceva le palle e con l’altra gli segava il cazzo con movimenti lunghi e stretti. Sara intanto gli tappava la bocca con la figa, soffocandolo di piacere, muovendo il bacino avanti e indietro, usandogli la faccia come un sex toy.
«Succhiami il clitoride, schiavo» ordinò Sara, schiaffeggiandogli una guancia.
Marco obbediva come in trance, la lingua che lavorava frenetica mentre Chiara sotto di lui lo portava sull’orlo dell’orgasmo per poi fermarsi all’ultimo secondo, cinque, sei volte di fila. Il suo cazzo era viola, gonfio, una goccia continua di precum che colava sul pavimento.
Alla settima volta Chiara non si fermò.
«Vieni, troia. Vieni come una puttana mentre ti lecco il culo.»
Marco esplose con un urlo soffocato dalla figa di Sara. Schizzi potenti, densi e lunghissimi schizzarono fuori dal buco del tavolo, colpendo il petto e la faccia di Chiara che rideva soddisfatta. Ma lei non smise di succhiarglielo e di masturbarlo, continuando anche mentre veniva, prolungando l’orgasmo fino a farlo tremare e urlare dal sovraccarico.
Sara venne sulla sua faccia poco dopo, inondandogli la bocca e il naso con i suoi umori.
Quando si rialzarono, Marco era distrutto, il cazzo ancora mezzo duro e pulsante nel foro, le palle sensibili e rosse.
Chiara gli diede uno schiaffo leggero sul culo.
«Riposo di cinque minuti. Poi ricominciamo. Questa volta con il plug e l’anello per il cazzo. Vogliamo svuotarti fino all’ultima goccia.»
Sara sorrise, leccandosi le labbra: «E stavolta non ti fermiamo. Ti mungeremo finché non pregherai di smettere.» ritmo sotto, succhiando più voracemente, mentre Chiara si chinò a morderlo piano sulla spalla. Il milking table faceva il suo lavoro: Marco era completamente esposto, impotente, il piacere che saliva senza che potesse fare niente se non spingere debolmente con i fianchi.
Sara e Chiara lo slegarono dal milking table con calma, godendosi lo spettacolo del suo corpo esausto e tremante. Il cazzo di Marco era ancora mezzo duro, lucido di saliva e dei suoi stessi schizzi, le palle rosse e gonfie.
«Al centro della stanza, troia» ordinò Chiara.
Lo trascinarono nel mezzo del salotto. Chiara gli legò i polsi insieme con delle manette imbottite e li agganciò a un gancio sul soffitto, tirando la catena fino a costringerlo in punta di piedi, braccia tese sopra la testa. Sara gli divaricò le caviglie e le bloccò con una barra separatrice, lasciandolo completamente esposto, vulnerabile, il corpo nudo in tensione.
Marco respirava affannosamente, ancora sensibile dopo l’orgasmo forzato di prima.
Chiara prese un lungo bastoncino di legno sottile e rigido (tipo canna di bambù), lo fece sibilare nell’aria un paio di volte.
«Ora ti stuzzichiamo un po’… ovunque.»
Iniziò lentamente.
Il bastoncino sfiorava la pelle di Marco con tocchi leggeri e crudeli: prima sul collo, poi sui capezzoli già sensibili, facendoli indurire. Scendeva lungo gli addominali, girava intorno all’ombelico, poi arrivava all’inguine. Lo picchiettava piano sulle palle gonfie, facendolo sussultare e gemere.
«Ahh… cazzo… è troppo sensibile!»
«Lo so» sorrise Sara. Prese anche lei un bastoncino più sottile e iniziò a stuzzicargli l’interno delle cosce, il perineo, e soprattutto il cazzo ancora mezzo duro. Lo colpiva con colpetti rapidi e leggeri sul glande, sulla frenula, facendo rimbalzare il membro.
Chiara gli passò il bastoncino sulla schiena, sulle natiche, poi lo infilò tra le chiappe e gli picchiettò il buco del culo ancora umido della sua lingua di prima. Marco si contorceva, tirando le catene, il corpo che brillava di sudore.
Poi arrivarono le frustate vere.
Chiara indietreggiò e diede la prima vera sferzata: un colpo secco sulle natiche. Il suono fu secco, forte. Marco urlò.
Un’altra. E un’altra ancora. Le chiappe diventarono rosse rapidamente.
Sara si concentrò sul davanti: frustate leggere ma pungenti sul petto, sui capezzoli, sulla pancia. Poi più in basso. Un colpo preciso sulle palle fece urlare Marco di dolore e piacere mescolati.
«Ti prego…!»
«Preghi già?» rise Chiara. «Siamo solo all’inizio.»
Le due ragazze si alternavano. Frustate sulle cosce, sul culo (sempre più forte), sul cazzo che ormai era di nuovo completamente duro nonostante il dolore. Sara gli afferrò il membro con una mano e lo tenne fermo mentre Chiara gli dava tre frustate leggere ma precise proprio sul glande gonfio.
Marco gridava, il corpo che si scuoteva, lacrime di sovraccarico che gli scendevano agli angoli degli occhi.
Sara si mise dietro di lui, gli aprì le natiche con le mani e Chiara gli diede quattro frustate dritte sul buco del culo, facendolo singhiozzare di piacere doloroso.
Il cazzo di Marco gocciolava di nuovo precum sul pavimento.
Chiara gli si avvicinò all’orecchio mentre Sara continuava a frustarlo piano sulle palle.
«Vuoi che ti facciamo venire di nuovo così, legato come un salame, mentre ti frustiamo il cazzo e le palle?»
Marco annuì disperatamente, la voce rotta: «Sì… Padroncine… vi prego…»
Sara e Chiara si guardarono con un sorriso sadico identico.
«Hai chiesto senza limiti… ora li avrai tutti» disse Chiara.
Mentre Marco era ancora appeso, tremante e con il culo e le palle che bruciavano per le frustate, Sara portò un vassoio con tutto il necessario.
Iniziarono con il ghiaccio.
Chiara prese un cubetto grosso e lo passò lentamente sui capezzoli già rossi di Marco, facendoli contrarre dolorosamente. Poi scese sul cazzo duro, girandoglielo intorno al glande bollente. Il contrasto era brutale. Marco urlava e si contorceva.
Sara gli infilò direttamente due cubetti di ghiaccio nel buco del culo, spingendoli dentro con un dito mentre lui gridava. Il ghiaccio si scioglieva rapidamente, l’acqua gelida che colava lungo le sue cosce.
Subito dopo arrivò la cera.
Chiara accese una candela nera di paraffina a bassa temperatura di fusione… ma non troppo bassa. La prima goccia cadde proprio sul capezzolo sinistro. Marco urlò. Poi sul destro. Poi una scia lunga sul petto e sugli addominali.
Sara si concentrò più in basso: fece colare la cera calda direttamente sulle palle tese, coprendole lentamente mentre Marco singhiozzava di dolore e piacere. L’ultima striscia di cera la fece cadere proprio sul glande gonfio, sigillandolo per qualche secondo prima che il calore lo facesse contrarre violentemente.
«Cazzooo! Brucia! Vi prego!»
«Brucia e basta» rispose Chiara ridendo, versandogli altra cera sul cazzo intero.
Poi fu il turno dell’electro.
Sara gli applicò due piccoli elettrodi sui lati del glande e altri due sulle palle. Chiara teneva il generatore di impulsi. Iniziò con intensità bassa: un formicolio costante che fece pulsare il cazzo di Marco ancora più forte.
Poi alzò.
Impulsi più forti, più rapidi. Il corpo di Marco si scuoteva come sotto scosse elettriche, i muscoli delle cosce che tremavano incontrollabilmente mentre urlava.
«Vuoi di più?» chiese Sara.
«Sì… no… cazzooo!»
Alzarono ancora. Impulsi forti proprio sul glande mentre Chiara gli infilava un plug anale metallico collegato allo stesso circuito. Ora ogni impulso lo colpiva sia davanti che dentro, prostata inclusa.
Marco era un disastro: saliva che gli colava dalla bocca, occhi rovesciati, cazzo viola e pulsante.
Chiara spense l’electro solo quando vide che stava per svenire.
Poi arrivò lo strap-on.
Sara si allacciò un grosso dildo nero spesso e venato, lungo quasi 22 cm. Lo lubrificò abbondantemente davanti agli occhi di Marco.
«Apri bene il culo, troia.»
Gli tolsero il plug e Sara gli si posizionò dietro. Con un colpo solo gli spinse metà del cazzo finto nel culo. Marco urlò come un animale. Chiara intanto gli si mise davanti, gli afferrò il cazzo dolorante e iniziò a segarlo con forza mentre Sara lo inculava sempre più a fondo, fino in fondo, palle contro palle.
Lo scopavano senza pietà: Sara con spinte profonde e brutali nel culo, Chiara che gli masturbava il cazzo ancora coperto di cera secca.
«Voglio vederti venire mentre ti sfondiamo il buco» ringhiò Sara, accelerando.
Marco resistette solo pochi minuti. Venne con un urlo disumano, schizzi potenti che schizzavano sul pavimento mentre Sara continuava a martellargli la prostata senza fermarsi, prolungando l’orgasmo fino a farlo diventare quasi doloroso.
Anche dopo che ebbe finito di venire, Sara continuò a fotterlo per un altro minuto buono, mentre Chiara gli schiaffeggiava il cazzo ipersensibile.
Marco pendeva dalle catene, completamente distrutto, il corpo coperto di cera, segni di frustate, saliva e sperma.
Chiara gli alzò il mento con due dita.
«Siamo solo a metà serata, schiavo. Riposati cinque minuti… poi ti rimettiamo sul milking table e ricominciamo da capo.»
Le due ragazze lo slegarono dalle catene. Marco crollò quasi a terra, le gambe molli, il corpo segnato da frustate, macchie di cera, saliva e sperma. Non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi.
Lo trascinarono di nuovo sul milking table e lo sistemarono nella posizione di prima: a pancia in giù, cazzo e palle infilati nel buco, completamente esposto dal basso.
Questa volta però non ci andarono piano.
Sara gli legò polsi e caviglie alle quattro gambe del tavolo con cinghie strette, immobilizzandolo del tutto. Chiara gli infilò un grosso anello stringicazzo alla base, così stretto da far diventare il membro violaceo e ancora più gonfio.
«Ora ti mungiamo sul serio» sussurrò Sara.
Iniziarono con un dildo enorme. Sara glielo spinse nel culo senza preavviso, fino in fondo, e lo fissò con una cintura in modo che rimanesse dentro, premendo forte sulla prostata. Poi accese le vibrazioni al massimo.
Mentre Marco gemeva come un animale, Chiara si posizionò sotto il tavolo e cominciò a succhiargli il cazzo con ferocia, ingoiandolo fino alle palle, soffocandosi su di lui. Sara intanto gli versava altra cera calda direttamente sulla schiena e sulle natiche, mentre il dildo vibrante gli massacrava la prostata.
Dopo qualche minuto Marco era di nuovo sull’orlo.
«Posso… posso venire?» implorò.
«No» rispose Chiara, togliendo la bocca di colpo.
Al suo posto mise un masturbatore elettrico stretto e ruvido, lo accese al massimo e lo lasciò lavorare sul cazzo ipersensibile. Il marchingegno lo segava senza sosta mentre il dildo nel culo continuava a vibrare.
Sara si tolse le mutandine, salì sul tavolo e si sedette direttamente sulla faccia di Marco, schiacciandogli la figa e il culo sulla bocca.
«Leccami mentre ti mungono. E bevi tutto.»
Marco obbedì disperato. Pochi secondi dopo Sara cominciò a pisciargli in bocca, un getto caldo e forte, mentre lui cercava di ingoiare tra un gemito e l’altro.
Chiara, sotto, tolse il masturbatore e prese a masturbarlo a mano con movimenti velocissimi e brutali, concentrandosi sul glande.
«Vieni adesso, puttana. Vieni mentre bevi la piscia della tua Padrona.»
Marco esplose con violenza. Schizzi potenti, quasi dolorosi, schizzarono fuori mentre Sara finiva di pisciargli in gola. L’orgasmo durò quasi un minuto, prolungato dal dildo che gli massaggiava la prostata senza pietà.
Ma non lo fermarono.
Chiara continuò a segarlo senza sosta anche dopo l’orgasmo, ignorando i suoi urli di sovraccarico. Sara si alzò, si girò e gli spinse il culo sporco sulla faccia, facendoglielo leccare mentre Chiara lo portava a un secondo orgasmo forzato, dolorosissimo, con pochissimo sperma che ancora usciva.
Marco piangeva e tremava.
Le ragazze lo guardavano soddisfatte.
Chiara gli diede uno schiaffetto sul cazzo rosso e gonfio.
«Bravissimo. Ora chiamiamo la nostra amica Giulia. Ha detto che vuole partecipare… e porta con sé il suo strap-on più grosso.»
Marco gemette, esausto ma ancora eccitato.
Chiara prese il telefono e mandò un messaggio vocale breve:
«Giulia, vieni subito. Il giocattolo è pronto e già mezzo distrutto. Porta lo strap-on nero da 25 cm.»
Venti minuti dopo Giulia entrò in casa con un sorriso famelico. Alta, capelli neri, sguardo crudele. Vide Marco legato sul milking table, cazzo e palle penzolanti, corpo coperto di segni, cera e piscia, e rise.
«Cazzo, l’avete già ridotto così? Brave.»
Si spogliò velocemente, mostrando un corpo tonico e un enorme strap-on nero già indossato: spesso, venato, lungo 25 cm e con palle finte. Lo lubrificò mentre si avvicinava.
Sara era sotto il tavolo e aveva ricominciato a succhiare il cazzo di Marco con lentezza sadica. Chiara gli teneva la testa alzata per i capelli.
Giulia non perse tempo.
«Apri bene quel buco.»
Spinse lo strap-on nel culo di Marco con un colpo solo, fino alle palle. Marco urlò forte, il corpo che si irrigidiva sul tavolo. Giulia iniziò a fotterlo con spinte potenti, profonde, brutali, facendo sbattere il tavolo.
«Prendilo tutto, troia. Questo è solo l’inizio.»
Mentre Giulia lo inculava senza pietà, Chiara salì sul tavolo, si mise a cavalcioni sulla faccia di Marco e gli pisciò di nuovo in bocca, questa volta un getto lungo e forte mentre lui cercava di bere tra i gemiti strozzati.
Sara sotto aumentò il ritmo, succhiando e usando una mano per masturbarlo. Poi Giulia diede un ordine secco:
«Facciamolo doppio.»
Tolse lo strap-on per un secondo, solo per permettere a Sara di infilare un secondo dildo spesso (più corto ma molto largo) nel culo già dilatato di Marco. Poi Giulia rimise il suo sopra, spingendo entrambi dentro insieme.
Double penetration anale.
Marco gridò come un animale, il corpo che tremava violentemente mentre le due ragazze gli sfondavano il culo all’unisono. Chiara intanto gli tappava la bocca con la figa, soffocandolo mentre gli veniva in faccia.
Il cazzo di Marco era violaceo, gonfio all’inverosimile. Sara lo segava con forza sotto il tavolo, alternando bocca e mano.
«Voglio che venga con due cazzi nel culo» ringhiò Giulia, accelerando.
Lo martellarono senza sosta. Il rumore era osceno: pelle che sbatteva, gemiti soffocati, il tavolo che cigolava.
Marco venne per l’ennesima volta, uno squirting debole e doloroso, quasi solo liquido prostatico, mentre le lacrime gli scendevano. Le ragazze non si fermarono. Continuarono a fotterlo durante e dopo l’orgasmo, prolungando il tormento finché non urlò di non farcela più.
Solo allora rallentarono.
Giulia gli lasciò lo strap-on piantato dentro fino in fondo e gli diede uno schiaffo forte sul culo.
«Adesso sei nostro per il resto della notte. Ti useremo come cesso, come urinale, come oggetto da mungere e da sfondare.»
Chiara gli sussurrò all’orecchio:
«Domani mattina sarai solo un buco vuoto e tremante.»
Le tre ragazze si guardarono complici. Giulia sorrise maliziosa.
«Basta nasconderlo in casa. È ora che il quartiere sappia che tipo di puttana è Marco.»
Lo slegarono dal milking table. Era distrutto: gambe molli, culo rosso e dilatato, cazzo ancora mezzo duro e sensibile, corpo pieno di segni di frustate, cera e piscia secca.
Lo fecero vestire… quasi. Gli misero solo un lungo impermeabile nero, completamente nudo sotto. Gli infilarono di nuovo l’anello stringicazzo alla base, così stretto che il cazzo rimaneva semi-eretto e dolorante. Poi Giulia gli piazzò dentro un plug anale vibrante grosso, acceso a media intensità, e gli diede il comando del telecomando a Chiara.
«Cammina, schiavo.»
Lo portarono fuori, sul pianerottolo del palazzo. Era sera tardi, ma non tardissimo: c’era ancora gente in giro. Lo fecero scendere le scale con l’impermeabile aperto sul davanti, il cazzo esposto. Ogni volta che incrociavano qualcuno, Chiara alzava l’intensità del plug, costringendolo a reprimere i gemiti.
Uscirono in strada.
Lo portarono fino al piccolo parco poco illuminato dietro l’isolato. C’erano un paio di panchine e qualche lampione.
«In ginocchio» ordinò Sara.
Marco obbedì. Giulia gli aprì completamente l’impermeabile, lasciandolo nudo in pubblico con solo il plug che vibrava nel culo. Chiara gli legò le mani dietro la schiena con delle manette.
Poi iniziarono.
Sara gli pisciò addosso per prima, un getto caldo sul petto e sul cazzo. Giulia lo seguì, mirandogli direttamente in faccia mentre Marco teneva la bocca aperta come gli era stato ordinato. Chiara filmava tutto col telefono.
«Di’ il tuo nome e cosa sei» gli ordinò Giulia.
«Mi chiamo Marco… e sono la puttana delle mie tre Padroncine…» disse con voce rotta, mentre il plug vibrava più forte.
Passò una coppia a distanza. Si fermarono un attimo a guardare. Chiara alzò la mano e salutò come niente fosse. Marco diventò rosso di vergogna, ma il suo cazzo traditore era durissimo.
Giulia gli si mise dietro, lo fece chinare a quattro zampe sull’erba e, senza togliere il plug, gli spinse lo strap-on enorme nel culo davanti a chiunque potesse passare. Lo inculò lentamente ma profondamente, mentre Sara gli pisciava di nuovo in bocca e Chiara gli segava il cazzo con la mano.
«Più forte» implorò Marco tra i gemiti, completamente perso.
Una ragazza che portava a spasso il cane passò vicino. Si fermò a guardare per qualche secondo con gli occhi spalancati. Giulia non si fermò, anzi accelerò, schiaffeggiandogli il culo.
«Vuoi unirti?» le chiese Sara ridendo.
La ragazza arrossì e scappò via velocemente.
Marco venne lì, in mezzo al parco, a quattro zampe, con lo strap-on di Giulia che gli martellava la prostata e il getto di piscia di Sara in faccia. Schizzò sull’erba mentre tremava violentemente.
Non lo lasciarono riposare.
Lo fecero alzare, impermeabile ancora aperto, cazzo gocciolante, e lo portarono fino al balcone di casa loro al primo piano, visibile dalla strada.
Lo legarono alla ringhiera, piegato in avanti, culo verso la strada. Giulia gli tolse il plug e lo sostituì con il suo strap-on, ricominciando a fotterlo forte mentre le macchine passavano sotto.
Chiara gli teneva la testa giù e gli sussurrava:
«Chiunque può alzare lo sguardo e vederti mentre ti fanno diventare un buco
pubblico.»Marco gemeva senza più controllo, completamente umiliato e eccitato
Le tre ragazze si scambiarono uno sguardo eccitato e decisero di spingere il gioco al massimo.
«Portiamolo in piazza» disse Giulia con un ghigno. «Quella vicino ai locali, dove c’è ancora gente che torna a casa o fuma fuori dai bar.»
Lo caricarono in macchina così com’era: nudo sotto l’impermeabile, mani ammanettate dietro la schiena, plug vibrante nel culo a media potenza, anello stringicazzo stretto. Durante il breve tragitto Chiara gli teneva il telecomando e lo torturava alzando e abbassando le vibrazioni, mentre Sara gli segava lentamente il cazzo con la mano.
Arrivarono in piazza intorno all’1:30 di notte. C’era ancora una ventina di persone sparse: gruppi di ragazzi e ragazze che chiacchieravano, qualche coppia, gente che usciva dai locali. Le luci dei lampioni e dei bar illuminavano abbastanza.
Lo fecero scendere.
Lo portarono proprio al centro della piazza, vicino alla fontana. Giulia gli aprì completamente l’impermeabile e lo lasciò cadere a terra. Marco rimase nudo, ammanettato, il cazzo duro e viola per l’anello, il plug che vibrava visibilmente tra le chiappe.
«In ginocchio» ordinò Sara a voce alta.
Marco obbedì. Le tre ragazze lo circondarono.
Chiara gli pisciò in bocca per prima, un getto lungo mentre alcune persone iniziavano a notare la scena. Giulia gli spinse lo strap-on in gola, facendoglielo succhiare davanti a tutti. Sara filmava e ogni tanto dava schiaffi al cazzo di Marco.
Un gruppo di quattro ragazzi sui 25 anni si avvicinò incuriosito. Una ragazza con loro rimase a bocca aperta.
«Cazzo, ma è consenziente?» chiese uno.
«Totalmente» rispose Giulia continuando a scopargli la bocca. «È la nostra puttana. Volete guardare?»
Due di loro rimasero, gli altri si allontanarono ma continuavano a filmare da lontano con i telefoni.
Giulia lo fece alzare, lo piegò contro la fontana e, davanti a tutti, gli tolse il plug e lo penetrò con lo strap-on da 25 cm in un’unica spinta. Marco urlò di piacere e vergogna mentre veniva inculato in pubblico.
Sara gli si mise davanti e gli spinse la figa in faccia: «Leccami mentre ti guardano.»
Chiara gli segava il cazzo con forza, schiaffeggiandolo ogni tanto.
Sempre più persone si fermavano a distanza: qualcuno rideva, qualcuno filmava, qualcun altro commentava ad alta voce. Marco era rosso di umiliazione ma il suo cazzo traditore gocciolava senza sosta.
Giulia lo inculava sempre più forte, facendo sbattere le sue palle contro le cosce di Marco. Poi ordinò:
«Vieni. Vieni davanti a tutti come la troia che sei.»
Marco esplose con un urlo strozzato. Schizzò lunghi getti sul selciato della piazza mentre veniva preso davanti a una decina di persone. Alcune risate e commenti arrivarono dal pubblico improvvisato.
Le ragazze non lo coprirono. Lo lasciarono lì, piegato sulla fontana, sperma che colava dal cazzo, culo rosso e dilatato, mentre riprendevano fiato.
Chiara gli sussurrò all’orecchio:
«Domani carichiamo i video. E la prossima volta ti portiamo in un locale vero.»
Le tre ragazze decisero di non fermarsi. Lo rivestirono appena con l’impermeabile (aperto davanti) e lo trascinarono via dalla piazza, ancora ammanettato e con il plug che vibrava forte nel culo.
Lo portarono in un vicolo stretto e lungo poco distante, una traversa molto frequentata tra due locali notturni. Era quasi l’orario di chiusura e c’era un bel viavai: gente che usciva ubriaca, coppie, gruppi di amici, ragazzi e ragazze tra i 20 e i 35 anni.
Lo spinsero contro il muro in fondo al vicolo, sotto un lampione che illuminava perfettamente la scena.
Giulia gli strappò via l’impermeabile e lo buttò per terra. Marco rimase completamente nudo, ammanettato dietro la schiena, cazzo duro e lucido, plug che ronzava nel culo.
«In ginocchio, troia.»
Lo costrinsero a mettersi in ginocchio al centro del vicolo. Sara gli aprì la bocca e gli pisciò dentro mentre Chiara alzava al massimo le vibrazioni del plug. Giulia gli ficcò di nuovo lo strap-on in gola, scopandogli la faccia davanti a tutti.
Le prime persone si fermarono. Poi altre. In pochi minuti si formò un piccolo capannello di una quindicina di spettatori: ragazzi eccitati, qualche ragazza che rideva o filmava, commenti ad alta voce.
«Porca troia, guardate come la prendono…»
«Ma è vero? Lo stanno usando davvero?»
Giulia tirò fuori lo strap-on dalla bocca di Marco e lo fece alzare. Lo piegò contro il muro, culo verso il vicolo, e gli tolse il plug. Subito dopo gli spinse dentro il suo enorme cazzo finto con una sola spinta brutale.
Iniziò a inculare Marco con forza, facendo sbattere il corpo di lui contro il muro a ogni colpo. Il suono delle sue palle che sbattevano riempiva il vicolo.
Sara si mise davanti a lui e gli spinse di nuovo la figa in faccia: «Leccami mentre ti guardano tutti.»
Chiara si accovacciò e cominciò a segargli il cazzo velocemente, schiaffeggiandolo ogni tanto per far ridere gli spettatori.
Un ragazzo sui 28 anni, abbastanza ubriaco e arrapato, si avvicinò di più.
«Posso toccarlo?» chiese.
Chiara sorrise: «Puoi fargli quello che vuoi, basta che non lo sleghi.»
Il ragazzo gli afferrò il cazzo e iniziò a masturbarlo con forza mentre Giulia continuava a sfondargli il culo. Un’altra ragazza si fece avanti e cominciò a pizzicargli i capezzoli e a schiaffeggiargli le palle.
Marco gemeva come una puttana, completamente perso nella vergogna e nel piacere. Altri due ragazzi si unirono: uno gli sputò in faccia, l’altro gli pisciò sul petto mentre veniva inculato.
Giulia aumentò il ritmo, martellandolo senza pietà.
«Vieni, puttana. Vieni mentre tutto il vicolo ti guarda.»
Marco esplose con un urlo strozzato. Schizzò fortissimo sul selciato e sulle scarpe di alcuni spettatori, il corpo che tremava violentemente mentre veniva preso davanti a tutti.
Le ragazze lo lasciarono lì qualche minuto, nudo, ammanettato, coperto di piscia, sperma e saliva, mentre la gente filmava e commentava.
Poi Giulia gli diede uno schiaffo sul culo e disse ad alta voce:
«Chi vuole farselo nel culo prima che lo riportiamo a casa?»
Due ragazzi fecero un passo avanti…
Le ragazze decisero di non spingere oltre in pubblico. Giulia diede uno schiaffo sul culo di Marco e disse agli spettatori: «Lo spettacolo è finito per stasera.»
Lo coprirono appena con l’impermeabile sporco e lo trascinarono via, ancora ammanettato e tremante. Lo riportarono a casa in macchina, con il plug di nuovo dentro che vibrava al massimo.
Appena entrati, lo buttarono sul pavimento del salotto.
«Il gran finale» annunciò Chiara. «Ti distruggiamo.»
Lo legarono di nuovo sul milking table, ma questa volta in modo ancora più estremo: polsi e caviglie bloccati, una cinghia intorno alla vita per impedirgli qualsiasi movimento, testa abbassata e tenuta ferma da una cinghia. Gli tolsero l’anello stringicazzo solo per sostituirlo con uno ancora più stretto.
Giulia gli infilò nel culo il dildo più grosso che avevano: 28 cm e molto spesso, spingendolo fino in fondo e lasciandolo lì mentre vibrava. Poi si posizionò sotto il tavolo insieme a Sara.
Iniziarono la mungitura definitiva.
Sara e Giulia si alternavano sul suo cazzo: una succhiava con ferocia mentre l’altra gli massaggiava e schiaffeggiava le palle. Chiara gli sedeva sulla faccia, soffocandolo con la figa e il culo, pisciandogli in bocca a più riprese.
«Vogliamo svuotarti completamente» ringhiò Giulia da sotto.
Lo portarono all’orgasmo una prima volta in pochi minuti: un getto debole e doloroso. Non si fermarono. Continuarono a segarlo e succhiarlo senza pietà durante e dopo l’orgasmo, ignorando i suoi urli di sovraccarico.
Secondo orgasmo. Terzo. Ogni volta sempre più secco, sempre più doloroso. Il suo corpo tremava incontrollabilmente.
Giulia tolse il dildo dal culo e lo sostituì con il pugno. Lentamente ma senza fermarsi, gli infilò tutta la mano nel culo dilatato, massaggiandogli la prostata dall’interno mentre Sara gli succhiava il glande ipersensibile.
Marco era in un altro mondo: piangeva, urlava, implorava, ma il suo cazzo continuava a contrarsi.
Chiara gli teneva la faccia schiacciata contro la sua figa: «Ancora uno, troia. L’ultimo.»
Le tre ragazze lavorarono in sincronia: Giulia con il pugno nella prostata, Sara che succhiava e segava senza sosta, Chiara che lo soffocava con il suo corpo.
Marco ebbe l’orgasmo più devastante della notte: un lungo squirting prostatico quasi continuo, il corpo che si scuoteva come sotto elettroshock, urla soffocate dalla figa di Chiara.
Quando finalmente si fermarono, Marco era un relitto umano: cazzo rosso e gonfio, culo distrutto e aperto, corpo coperto di piscia, sudore, segni e sperma. Respirava a fatica, gli occhi vitrei.
Le tre ragazze lo slegarono, lo pulirono un minimo e lo misero a letto in mezzo a loro.
Chiara gli accarezzò i capelli sudati.
«Hai resistito bene, puttana. Domani mattina ricominciamo. E la prossima volta invitiamo anche altre amiche.»
Marco riuscì solo a sussurrare con voce rotta:
«Sì… Padroncine…»
«Regole sono regole, bello» disse Chiara con un sorrisetto malizioso, mentre Sara già si mordeva il labbro inferiore eccitata.
Marco arrossì ma non protestò troppo: l’atmosfera era calda, l’alcol aveva sciolto i freni e le due ragazze lo stavano guardando come prede. Lo accompagnarono nella stanza sul retro, quella con il “tavolo speciale” che avevano preparato prima ancora del gioco.
«Spogliati. Tutto» ordinò Sara con voce dolce ma ferma.
Marco obbedì, togliendosi maglietta, jeans e boxer sotto i loro sguardi famelici. Il suo cazzo era già mezzo duro per l’imbarazzo e l’eccitazione. Le ragazze lo fecero stendere a pancia in giù sul milking table imbottito, il corpo rilassato sul piano mentre il buco centrale accoglieva perfettamente il suo membro e le palle, che penzolarono vulnerabili sotto il tavolo.
«Perfetto…» sussurrò Chiara accarezzandogli la schiena nuda e scendendo fino al sedere. Lo sistemarono con cura, assicurandosi che il cazzo fosse ben infilato nel foro, esposto e intrappolato dal basso.
Sara si mise sotto il tavolo, in ginocchio, mentre Chiara rimase sopra, seduta sul bordo accanto a lui. Le mani di Chiara iniziarono a massaggiargli le natiche, aprendole leggermente, mentre Sara da sotto avvolgeva con la mano calda il cazzo già rigido di Marco.
«Adesso paghi la penitenza, Marco» mormorò Sara, la voce che vibrava contro le sue palle. «E noi ci divertiamo un po’.»
Iniziò a leccargli lentamente le palle, poi risalì lungo l’asta con la lingua calda e bagnata. Chiara intanto gli accarezzava la schiena, gli pizzicava i capezzoli e ogni tanto gli dava uno schiaffetto leggero sul culo, facendolo sussultare.
Sotto il tavolo, Sara prese a succhiarlo con calma, movimenti lenti e profondi, alternando bocca e mano, mentre con l’altra mano gli massaggiava le palle gonfie. Marco gemette forte, il corpo che si tendeva sul tavolo, incapace di muoversi liberamente.
«Cazzo… ragazze…» ansimò.
«Non venire ancora» lo avvertì Chiara ridendo. «Questa è solo l’inizio della punizione. Vogliamo vederti implorare.»
Sara accelerò il
Sara sorrise sotto il tavolo, sentendo il cazzo di Marco pulsare forte nella sua bocca. «Senza limiti, hai detto? Bene.»
Chiara afferrò i capelli di Marco e gli tirò la testa all’indietro. «Da questo momento non sei più il nostro amico. Sei il nostro giocattolo da mungere. Capito?»
«Sì…» gemette lui.
«Sì, Padrona» lo corresse Sara, stringendogli le palle con forza sufficiente a fargli male.
«Sì, Padrona!» ripeté Marco con voce rotta.
Chiara si alzò, si tolse i pantaloncini e le mutandine e si posizionò davanti alla sua faccia, aprendo le gambe. Il suo sesso già bagnato e gonfio gli sfiorò le labbra.
«Leccami mentre ti mungono.»
Marco obbedì immediatamente, affondando la lingua tra le labbra di Chiara, leccando il suo clitoride con foga mentre Sara sotto il tavolo gli prendeva tutto il cazzo in gola. I rumori erano osceni: succhi bagnati, gemiti, il suono della saliva che colava.
Sara accelerò, succhiando con forza brutale, la testa che andava su e giù senza pietà. Ogni tanto si fermava solo per morderlo piano sul glande o per schiaffeggiare le palle pesanti. Poi riprendeva più aggressiva di prima.
Chiara si strusciava sulla faccia di Marco, bagnandogli naso, bocca e mento. «Più in fondo con la lingua, troia. Voglio venire sulla tua faccia mentre ti svuotano.»
Marco era un disastro di piacere e frustrazione. Il corpo bloccato sul milking table, il cazzo e le palle completamente alla mercé di Sara, che ora usava anche una mano per masturbarlo velocissima mentre succhiava solo il cappello.
«Sto per venire…» ansimò contro la figa di Chiara.
Sara si fermò di colpo, stringendogli forte la base del cazzo.
«Negato» disse fredda. «Non ti permettiamo di venire finché non te lo guadagni.»
Chiara rise e si alzò, lasciando Marco con la faccia lucida dei suoi umori. Le due ragazze si scambiarono di posto. Ora era Sara a sedersi sulla faccia di Marco, la figa rasata e fradicia che gli copriva bocca e naso, mentre Chiara si metteva sotto.
Chiara era più sadica.
Iniziò a leccargli il buco del culo, lentamente, poi ci infilò la lingua mentre con una mano gli torceva le palle e con l’altra gli segava il cazzo con movimenti lunghi e stretti. Sara intanto gli tappava la bocca con la figa, soffocandolo di piacere, muovendo il bacino avanti e indietro, usandogli la faccia come un sex toy.
«Succhiami il clitoride, schiavo» ordinò Sara, schiaffeggiandogli una guancia.
Marco obbediva come in trance, la lingua che lavorava frenetica mentre Chiara sotto di lui lo portava sull’orlo dell’orgasmo per poi fermarsi all’ultimo secondo, cinque, sei volte di fila. Il suo cazzo era viola, gonfio, una goccia continua di precum che colava sul pavimento.
Alla settima volta Chiara non si fermò.
«Vieni, troia. Vieni come una puttana mentre ti lecco il culo.»
Marco esplose con un urlo soffocato dalla figa di Sara. Schizzi potenti, densi e lunghissimi schizzarono fuori dal buco del tavolo, colpendo il petto e la faccia di Chiara che rideva soddisfatta. Ma lei non smise di succhiarglielo e di masturbarlo, continuando anche mentre veniva, prolungando l’orgasmo fino a farlo tremare e urlare dal sovraccarico.
Sara venne sulla sua faccia poco dopo, inondandogli la bocca e il naso con i suoi umori.
Quando si rialzarono, Marco era distrutto, il cazzo ancora mezzo duro e pulsante nel foro, le palle sensibili e rosse.
Chiara gli diede uno schiaffo leggero sul culo.
«Riposo di cinque minuti. Poi ricominciamo. Questa volta con il plug e l’anello per il cazzo. Vogliamo svuotarti fino all’ultima goccia.»
Sara sorrise, leccandosi le labbra: «E stavolta non ti fermiamo. Ti mungeremo finché non pregherai di smettere.» ritmo sotto, succhiando più voracemente, mentre Chiara si chinò a morderlo piano sulla spalla. Il milking table faceva il suo lavoro: Marco era completamente esposto, impotente, il piacere che saliva senza che potesse fare niente se non spingere debolmente con i fianchi.
Sara e Chiara lo slegarono dal milking table con calma, godendosi lo spettacolo del suo corpo esausto e tremante. Il cazzo di Marco era ancora mezzo duro, lucido di saliva e dei suoi stessi schizzi, le palle rosse e gonfie.
«Al centro della stanza, troia» ordinò Chiara.
Lo trascinarono nel mezzo del salotto. Chiara gli legò i polsi insieme con delle manette imbottite e li agganciò a un gancio sul soffitto, tirando la catena fino a costringerlo in punta di piedi, braccia tese sopra la testa. Sara gli divaricò le caviglie e le bloccò con una barra separatrice, lasciandolo completamente esposto, vulnerabile, il corpo nudo in tensione.
Marco respirava affannosamente, ancora sensibile dopo l’orgasmo forzato di prima.
Chiara prese un lungo bastoncino di legno sottile e rigido (tipo canna di bambù), lo fece sibilare nell’aria un paio di volte.
«Ora ti stuzzichiamo un po’… ovunque.»
Iniziò lentamente.
Il bastoncino sfiorava la pelle di Marco con tocchi leggeri e crudeli: prima sul collo, poi sui capezzoli già sensibili, facendoli indurire. Scendeva lungo gli addominali, girava intorno all’ombelico, poi arrivava all’inguine. Lo picchiettava piano sulle palle gonfie, facendolo sussultare e gemere.
«Ahh… cazzo… è troppo sensibile!»
«Lo so» sorrise Sara. Prese anche lei un bastoncino più sottile e iniziò a stuzzicargli l’interno delle cosce, il perineo, e soprattutto il cazzo ancora mezzo duro. Lo colpiva con colpetti rapidi e leggeri sul glande, sulla frenula, facendo rimbalzare il membro.
Chiara gli passò il bastoncino sulla schiena, sulle natiche, poi lo infilò tra le chiappe e gli picchiettò il buco del culo ancora umido della sua lingua di prima. Marco si contorceva, tirando le catene, il corpo che brillava di sudore.
Poi arrivarono le frustate vere.
Chiara indietreggiò e diede la prima vera sferzata: un colpo secco sulle natiche. Il suono fu secco, forte. Marco urlò.
Un’altra. E un’altra ancora. Le chiappe diventarono rosse rapidamente.
Sara si concentrò sul davanti: frustate leggere ma pungenti sul petto, sui capezzoli, sulla pancia. Poi più in basso. Un colpo preciso sulle palle fece urlare Marco di dolore e piacere mescolati.
«Ti prego…!»
«Preghi già?» rise Chiara. «Siamo solo all’inizio.»
Le due ragazze si alternavano. Frustate sulle cosce, sul culo (sempre più forte), sul cazzo che ormai era di nuovo completamente duro nonostante il dolore. Sara gli afferrò il membro con una mano e lo tenne fermo mentre Chiara gli dava tre frustate leggere ma precise proprio sul glande gonfio.
Marco gridava, il corpo che si scuoteva, lacrime di sovraccarico che gli scendevano agli angoli degli occhi.
Sara si mise dietro di lui, gli aprì le natiche con le mani e Chiara gli diede quattro frustate dritte sul buco del culo, facendolo singhiozzare di piacere doloroso.
Il cazzo di Marco gocciolava di nuovo precum sul pavimento.
Chiara gli si avvicinò all’orecchio mentre Sara continuava a frustarlo piano sulle palle.
«Vuoi che ti facciamo venire di nuovo così, legato come un salame, mentre ti frustiamo il cazzo e le palle?»
Marco annuì disperatamente, la voce rotta: «Sì… Padroncine… vi prego…»
Sara e Chiara si guardarono con un sorriso sadico identico.
«Hai chiesto senza limiti… ora li avrai tutti» disse Chiara.
Mentre Marco era ancora appeso, tremante e con il culo e le palle che bruciavano per le frustate, Sara portò un vassoio con tutto il necessario.
Iniziarono con il ghiaccio.
Chiara prese un cubetto grosso e lo passò lentamente sui capezzoli già rossi di Marco, facendoli contrarre dolorosamente. Poi scese sul cazzo duro, girandoglielo intorno al glande bollente. Il contrasto era brutale. Marco urlava e si contorceva.
Sara gli infilò direttamente due cubetti di ghiaccio nel buco del culo, spingendoli dentro con un dito mentre lui gridava. Il ghiaccio si scioglieva rapidamente, l’acqua gelida che colava lungo le sue cosce.
Subito dopo arrivò la cera.
Chiara accese una candela nera di paraffina a bassa temperatura di fusione… ma non troppo bassa. La prima goccia cadde proprio sul capezzolo sinistro. Marco urlò. Poi sul destro. Poi una scia lunga sul petto e sugli addominali.
Sara si concentrò più in basso: fece colare la cera calda direttamente sulle palle tese, coprendole lentamente mentre Marco singhiozzava di dolore e piacere. L’ultima striscia di cera la fece cadere proprio sul glande gonfio, sigillandolo per qualche secondo prima che il calore lo facesse contrarre violentemente.
«Cazzooo! Brucia! Vi prego!»
«Brucia e basta» rispose Chiara ridendo, versandogli altra cera sul cazzo intero.
Poi fu il turno dell’electro.
Sara gli applicò due piccoli elettrodi sui lati del glande e altri due sulle palle. Chiara teneva il generatore di impulsi. Iniziò con intensità bassa: un formicolio costante che fece pulsare il cazzo di Marco ancora più forte.
Poi alzò.
Impulsi più forti, più rapidi. Il corpo di Marco si scuoteva come sotto scosse elettriche, i muscoli delle cosce che tremavano incontrollabilmente mentre urlava.
«Vuoi di più?» chiese Sara.
«Sì… no… cazzooo!»
Alzarono ancora. Impulsi forti proprio sul glande mentre Chiara gli infilava un plug anale metallico collegato allo stesso circuito. Ora ogni impulso lo colpiva sia davanti che dentro, prostata inclusa.
Marco era un disastro: saliva che gli colava dalla bocca, occhi rovesciati, cazzo viola e pulsante.
Chiara spense l’electro solo quando vide che stava per svenire.
Poi arrivò lo strap-on.
Sara si allacciò un grosso dildo nero spesso e venato, lungo quasi 22 cm. Lo lubrificò abbondantemente davanti agli occhi di Marco.
«Apri bene il culo, troia.»
Gli tolsero il plug e Sara gli si posizionò dietro. Con un colpo solo gli spinse metà del cazzo finto nel culo. Marco urlò come un animale. Chiara intanto gli si mise davanti, gli afferrò il cazzo dolorante e iniziò a segarlo con forza mentre Sara lo inculava sempre più a fondo, fino in fondo, palle contro palle.
Lo scopavano senza pietà: Sara con spinte profonde e brutali nel culo, Chiara che gli masturbava il cazzo ancora coperto di cera secca.
«Voglio vederti venire mentre ti sfondiamo il buco» ringhiò Sara, accelerando.
Marco resistette solo pochi minuti. Venne con un urlo disumano, schizzi potenti che schizzavano sul pavimento mentre Sara continuava a martellargli la prostata senza fermarsi, prolungando l’orgasmo fino a farlo diventare quasi doloroso.
Anche dopo che ebbe finito di venire, Sara continuò a fotterlo per un altro minuto buono, mentre Chiara gli schiaffeggiava il cazzo ipersensibile.
Marco pendeva dalle catene, completamente distrutto, il corpo coperto di cera, segni di frustate, saliva e sperma.
Chiara gli alzò il mento con due dita.
«Siamo solo a metà serata, schiavo. Riposati cinque minuti… poi ti rimettiamo sul milking table e ricominciamo da capo.»
Le due ragazze lo slegarono dalle catene. Marco crollò quasi a terra, le gambe molli, il corpo segnato da frustate, macchie di cera, saliva e sperma. Non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi.
Lo trascinarono di nuovo sul milking table e lo sistemarono nella posizione di prima: a pancia in giù, cazzo e palle infilati nel buco, completamente esposto dal basso.
Questa volta però non ci andarono piano.
Sara gli legò polsi e caviglie alle quattro gambe del tavolo con cinghie strette, immobilizzandolo del tutto. Chiara gli infilò un grosso anello stringicazzo alla base, così stretto da far diventare il membro violaceo e ancora più gonfio.
«Ora ti mungiamo sul serio» sussurrò Sara.
Iniziarono con un dildo enorme. Sara glielo spinse nel culo senza preavviso, fino in fondo, e lo fissò con una cintura in modo che rimanesse dentro, premendo forte sulla prostata. Poi accese le vibrazioni al massimo.
Mentre Marco gemeva come un animale, Chiara si posizionò sotto il tavolo e cominciò a succhiargli il cazzo con ferocia, ingoiandolo fino alle palle, soffocandosi su di lui. Sara intanto gli versava altra cera calda direttamente sulla schiena e sulle natiche, mentre il dildo vibrante gli massacrava la prostata.
Dopo qualche minuto Marco era di nuovo sull’orlo.
«Posso… posso venire?» implorò.
«No» rispose Chiara, togliendo la bocca di colpo.
Al suo posto mise un masturbatore elettrico stretto e ruvido, lo accese al massimo e lo lasciò lavorare sul cazzo ipersensibile. Il marchingegno lo segava senza sosta mentre il dildo nel culo continuava a vibrare.
Sara si tolse le mutandine, salì sul tavolo e si sedette direttamente sulla faccia di Marco, schiacciandogli la figa e il culo sulla bocca.
«Leccami mentre ti mungono. E bevi tutto.»
Marco obbedì disperato. Pochi secondi dopo Sara cominciò a pisciargli in bocca, un getto caldo e forte, mentre lui cercava di ingoiare tra un gemito e l’altro.
Chiara, sotto, tolse il masturbatore e prese a masturbarlo a mano con movimenti velocissimi e brutali, concentrandosi sul glande.
«Vieni adesso, puttana. Vieni mentre bevi la piscia della tua Padrona.»
Marco esplose con violenza. Schizzi potenti, quasi dolorosi, schizzarono fuori mentre Sara finiva di pisciargli in gola. L’orgasmo durò quasi un minuto, prolungato dal dildo che gli massaggiava la prostata senza pietà.
Ma non lo fermarono.
Chiara continuò a segarlo senza sosta anche dopo l’orgasmo, ignorando i suoi urli di sovraccarico. Sara si alzò, si girò e gli spinse il culo sporco sulla faccia, facendoglielo leccare mentre Chiara lo portava a un secondo orgasmo forzato, dolorosissimo, con pochissimo sperma che ancora usciva.
Marco piangeva e tremava.
Le ragazze lo guardavano soddisfatte.
Chiara gli diede uno schiaffetto sul cazzo rosso e gonfio.
«Bravissimo. Ora chiamiamo la nostra amica Giulia. Ha detto che vuole partecipare… e porta con sé il suo strap-on più grosso.»
Marco gemette, esausto ma ancora eccitato.
Chiara prese il telefono e mandò un messaggio vocale breve:
«Giulia, vieni subito. Il giocattolo è pronto e già mezzo distrutto. Porta lo strap-on nero da 25 cm.»
Venti minuti dopo Giulia entrò in casa con un sorriso famelico. Alta, capelli neri, sguardo crudele. Vide Marco legato sul milking table, cazzo e palle penzolanti, corpo coperto di segni, cera e piscia, e rise.
«Cazzo, l’avete già ridotto così? Brave.»
Si spogliò velocemente, mostrando un corpo tonico e un enorme strap-on nero già indossato: spesso, venato, lungo 25 cm e con palle finte. Lo lubrificò mentre si avvicinava.
Sara era sotto il tavolo e aveva ricominciato a succhiare il cazzo di Marco con lentezza sadica. Chiara gli teneva la testa alzata per i capelli.
Giulia non perse tempo.
«Apri bene quel buco.»
Spinse lo strap-on nel culo di Marco con un colpo solo, fino alle palle. Marco urlò forte, il corpo che si irrigidiva sul tavolo. Giulia iniziò a fotterlo con spinte potenti, profonde, brutali, facendo sbattere il tavolo.
«Prendilo tutto, troia. Questo è solo l’inizio.»
Mentre Giulia lo inculava senza pietà, Chiara salì sul tavolo, si mise a cavalcioni sulla faccia di Marco e gli pisciò di nuovo in bocca, questa volta un getto lungo e forte mentre lui cercava di bere tra i gemiti strozzati.
Sara sotto aumentò il ritmo, succhiando e usando una mano per masturbarlo. Poi Giulia diede un ordine secco:
«Facciamolo doppio.»
Tolse lo strap-on per un secondo, solo per permettere a Sara di infilare un secondo dildo spesso (più corto ma molto largo) nel culo già dilatato di Marco. Poi Giulia rimise il suo sopra, spingendo entrambi dentro insieme.
Double penetration anale.
Marco gridò come un animale, il corpo che tremava violentemente mentre le due ragazze gli sfondavano il culo all’unisono. Chiara intanto gli tappava la bocca con la figa, soffocandolo mentre gli veniva in faccia.
Il cazzo di Marco era violaceo, gonfio all’inverosimile. Sara lo segava con forza sotto il tavolo, alternando bocca e mano.
«Voglio che venga con due cazzi nel culo» ringhiò Giulia, accelerando.
Lo martellarono senza sosta. Il rumore era osceno: pelle che sbatteva, gemiti soffocati, il tavolo che cigolava.
Marco venne per l’ennesima volta, uno squirting debole e doloroso, quasi solo liquido prostatico, mentre le lacrime gli scendevano. Le ragazze non si fermarono. Continuarono a fotterlo durante e dopo l’orgasmo, prolungando il tormento finché non urlò di non farcela più.
Solo allora rallentarono.
Giulia gli lasciò lo strap-on piantato dentro fino in fondo e gli diede uno schiaffo forte sul culo.
«Adesso sei nostro per il resto della notte. Ti useremo come cesso, come urinale, come oggetto da mungere e da sfondare.»
Chiara gli sussurrò all’orecchio:
«Domani mattina sarai solo un buco vuoto e tremante.»
Le tre ragazze si guardarono complici. Giulia sorrise maliziosa.
«Basta nasconderlo in casa. È ora che il quartiere sappia che tipo di puttana è Marco.»
Lo slegarono dal milking table. Era distrutto: gambe molli, culo rosso e dilatato, cazzo ancora mezzo duro e sensibile, corpo pieno di segni di frustate, cera e piscia secca.
Lo fecero vestire… quasi. Gli misero solo un lungo impermeabile nero, completamente nudo sotto. Gli infilarono di nuovo l’anello stringicazzo alla base, così stretto che il cazzo rimaneva semi-eretto e dolorante. Poi Giulia gli piazzò dentro un plug anale vibrante grosso, acceso a media intensità, e gli diede il comando del telecomando a Chiara.
«Cammina, schiavo.»
Lo portarono fuori, sul pianerottolo del palazzo. Era sera tardi, ma non tardissimo: c’era ancora gente in giro. Lo fecero scendere le scale con l’impermeabile aperto sul davanti, il cazzo esposto. Ogni volta che incrociavano qualcuno, Chiara alzava l’intensità del plug, costringendolo a reprimere i gemiti.
Uscirono in strada.
Lo portarono fino al piccolo parco poco illuminato dietro l’isolato. C’erano un paio di panchine e qualche lampione.
«In ginocchio» ordinò Sara.
Marco obbedì. Giulia gli aprì completamente l’impermeabile, lasciandolo nudo in pubblico con solo il plug che vibrava nel culo. Chiara gli legò le mani dietro la schiena con delle manette.
Poi iniziarono.
Sara gli pisciò addosso per prima, un getto caldo sul petto e sul cazzo. Giulia lo seguì, mirandogli direttamente in faccia mentre Marco teneva la bocca aperta come gli era stato ordinato. Chiara filmava tutto col telefono.
«Di’ il tuo nome e cosa sei» gli ordinò Giulia.
«Mi chiamo Marco… e sono la puttana delle mie tre Padroncine…» disse con voce rotta, mentre il plug vibrava più forte.
Passò una coppia a distanza. Si fermarono un attimo a guardare. Chiara alzò la mano e salutò come niente fosse. Marco diventò rosso di vergogna, ma il suo cazzo traditore era durissimo.
Giulia gli si mise dietro, lo fece chinare a quattro zampe sull’erba e, senza togliere il plug, gli spinse lo strap-on enorme nel culo davanti a chiunque potesse passare. Lo inculò lentamente ma profondamente, mentre Sara gli pisciava di nuovo in bocca e Chiara gli segava il cazzo con la mano.
«Più forte» implorò Marco tra i gemiti, completamente perso.
Una ragazza che portava a spasso il cane passò vicino. Si fermò a guardare per qualche secondo con gli occhi spalancati. Giulia non si fermò, anzi accelerò, schiaffeggiandogli il culo.
«Vuoi unirti?» le chiese Sara ridendo.
La ragazza arrossì e scappò via velocemente.
Marco venne lì, in mezzo al parco, a quattro zampe, con lo strap-on di Giulia che gli martellava la prostata e il getto di piscia di Sara in faccia. Schizzò sull’erba mentre tremava violentemente.
Non lo lasciarono riposare.
Lo fecero alzare, impermeabile ancora aperto, cazzo gocciolante, e lo portarono fino al balcone di casa loro al primo piano, visibile dalla strada.
Lo legarono alla ringhiera, piegato in avanti, culo verso la strada. Giulia gli tolse il plug e lo sostituì con il suo strap-on, ricominciando a fotterlo forte mentre le macchine passavano sotto.
Chiara gli teneva la testa giù e gli sussurrava:
«Chiunque può alzare lo sguardo e vederti mentre ti fanno diventare un buco
pubblico.»Marco gemeva senza più controllo, completamente umiliato e eccitato
Le tre ragazze si scambiarono uno sguardo eccitato e decisero di spingere il gioco al massimo.
«Portiamolo in piazza» disse Giulia con un ghigno. «Quella vicino ai locali, dove c’è ancora gente che torna a casa o fuma fuori dai bar.»
Lo caricarono in macchina così com’era: nudo sotto l’impermeabile, mani ammanettate dietro la schiena, plug vibrante nel culo a media potenza, anello stringicazzo stretto. Durante il breve tragitto Chiara gli teneva il telecomando e lo torturava alzando e abbassando le vibrazioni, mentre Sara gli segava lentamente il cazzo con la mano.
Arrivarono in piazza intorno all’1:30 di notte. C’era ancora una ventina di persone sparse: gruppi di ragazzi e ragazze che chiacchieravano, qualche coppia, gente che usciva dai locali. Le luci dei lampioni e dei bar illuminavano abbastanza.
Lo fecero scendere.
Lo portarono proprio al centro della piazza, vicino alla fontana. Giulia gli aprì completamente l’impermeabile e lo lasciò cadere a terra. Marco rimase nudo, ammanettato, il cazzo duro e viola per l’anello, il plug che vibrava visibilmente tra le chiappe.
«In ginocchio» ordinò Sara a voce alta.
Marco obbedì. Le tre ragazze lo circondarono.
Chiara gli pisciò in bocca per prima, un getto lungo mentre alcune persone iniziavano a notare la scena. Giulia gli spinse lo strap-on in gola, facendoglielo succhiare davanti a tutti. Sara filmava e ogni tanto dava schiaffi al cazzo di Marco.
Un gruppo di quattro ragazzi sui 25 anni si avvicinò incuriosito. Una ragazza con loro rimase a bocca aperta.
«Cazzo, ma è consenziente?» chiese uno.
«Totalmente» rispose Giulia continuando a scopargli la bocca. «È la nostra puttana. Volete guardare?»
Due di loro rimasero, gli altri si allontanarono ma continuavano a filmare da lontano con i telefoni.
Giulia lo fece alzare, lo piegò contro la fontana e, davanti a tutti, gli tolse il plug e lo penetrò con lo strap-on da 25 cm in un’unica spinta. Marco urlò di piacere e vergogna mentre veniva inculato in pubblico.
Sara gli si mise davanti e gli spinse la figa in faccia: «Leccami mentre ti guardano.»
Chiara gli segava il cazzo con forza, schiaffeggiandolo ogni tanto.
Sempre più persone si fermavano a distanza: qualcuno rideva, qualcuno filmava, qualcun altro commentava ad alta voce. Marco era rosso di umiliazione ma il suo cazzo traditore gocciolava senza sosta.
Giulia lo inculava sempre più forte, facendo sbattere le sue palle contro le cosce di Marco. Poi ordinò:
«Vieni. Vieni davanti a tutti come la troia che sei.»
Marco esplose con un urlo strozzato. Schizzò lunghi getti sul selciato della piazza mentre veniva preso davanti a una decina di persone. Alcune risate e commenti arrivarono dal pubblico improvvisato.
Le ragazze non lo coprirono. Lo lasciarono lì, piegato sulla fontana, sperma che colava dal cazzo, culo rosso e dilatato, mentre riprendevano fiato.
Chiara gli sussurrò all’orecchio:
«Domani carichiamo i video. E la prossima volta ti portiamo in un locale vero.»
Le tre ragazze decisero di non fermarsi. Lo rivestirono appena con l’impermeabile (aperto davanti) e lo trascinarono via dalla piazza, ancora ammanettato e con il plug che vibrava forte nel culo.
Lo portarono in un vicolo stretto e lungo poco distante, una traversa molto frequentata tra due locali notturni. Era quasi l’orario di chiusura e c’era un bel viavai: gente che usciva ubriaca, coppie, gruppi di amici, ragazzi e ragazze tra i 20 e i 35 anni.
Lo spinsero contro il muro in fondo al vicolo, sotto un lampione che illuminava perfettamente la scena.
Giulia gli strappò via l’impermeabile e lo buttò per terra. Marco rimase completamente nudo, ammanettato dietro la schiena, cazzo duro e lucido, plug che ronzava nel culo.
«In ginocchio, troia.»
Lo costrinsero a mettersi in ginocchio al centro del vicolo. Sara gli aprì la bocca e gli pisciò dentro mentre Chiara alzava al massimo le vibrazioni del plug. Giulia gli ficcò di nuovo lo strap-on in gola, scopandogli la faccia davanti a tutti.
Le prime persone si fermarono. Poi altre. In pochi minuti si formò un piccolo capannello di una quindicina di spettatori: ragazzi eccitati, qualche ragazza che rideva o filmava, commenti ad alta voce.
«Porca troia, guardate come la prendono…»
«Ma è vero? Lo stanno usando davvero?»
Giulia tirò fuori lo strap-on dalla bocca di Marco e lo fece alzare. Lo piegò contro il muro, culo verso il vicolo, e gli tolse il plug. Subito dopo gli spinse dentro il suo enorme cazzo finto con una sola spinta brutale.
Iniziò a inculare Marco con forza, facendo sbattere il corpo di lui contro il muro a ogni colpo. Il suono delle sue palle che sbattevano riempiva il vicolo.
Sara si mise davanti a lui e gli spinse di nuovo la figa in faccia: «Leccami mentre ti guardano tutti.»
Chiara si accovacciò e cominciò a segargli il cazzo velocemente, schiaffeggiandolo ogni tanto per far ridere gli spettatori.
Un ragazzo sui 28 anni, abbastanza ubriaco e arrapato, si avvicinò di più.
«Posso toccarlo?» chiese.
Chiara sorrise: «Puoi fargli quello che vuoi, basta che non lo sleghi.»
Il ragazzo gli afferrò il cazzo e iniziò a masturbarlo con forza mentre Giulia continuava a sfondargli il culo. Un’altra ragazza si fece avanti e cominciò a pizzicargli i capezzoli e a schiaffeggiargli le palle.
Marco gemeva come una puttana, completamente perso nella vergogna e nel piacere. Altri due ragazzi si unirono: uno gli sputò in faccia, l’altro gli pisciò sul petto mentre veniva inculato.
Giulia aumentò il ritmo, martellandolo senza pietà.
«Vieni, puttana. Vieni mentre tutto il vicolo ti guarda.»
Marco esplose con un urlo strozzato. Schizzò fortissimo sul selciato e sulle scarpe di alcuni spettatori, il corpo che tremava violentemente mentre veniva preso davanti a tutti.
Le ragazze lo lasciarono lì qualche minuto, nudo, ammanettato, coperto di piscia, sperma e saliva, mentre la gente filmava e commentava.
Poi Giulia gli diede uno schiaffo sul culo e disse ad alta voce:
«Chi vuole farselo nel culo prima che lo riportiamo a casa?»
Due ragazzi fecero un passo avanti…
Le ragazze decisero di non spingere oltre in pubblico. Giulia diede uno schiaffo sul culo di Marco e disse agli spettatori: «Lo spettacolo è finito per stasera.»
Lo coprirono appena con l’impermeabile sporco e lo trascinarono via, ancora ammanettato e tremante. Lo riportarono a casa in macchina, con il plug di nuovo dentro che vibrava al massimo.
Appena entrati, lo buttarono sul pavimento del salotto.
«Il gran finale» annunciò Chiara. «Ti distruggiamo.»
Lo legarono di nuovo sul milking table, ma questa volta in modo ancora più estremo: polsi e caviglie bloccati, una cinghia intorno alla vita per impedirgli qualsiasi movimento, testa abbassata e tenuta ferma da una cinghia. Gli tolsero l’anello stringicazzo solo per sostituirlo con uno ancora più stretto.
Giulia gli infilò nel culo il dildo più grosso che avevano: 28 cm e molto spesso, spingendolo fino in fondo e lasciandolo lì mentre vibrava. Poi si posizionò sotto il tavolo insieme a Sara.
Iniziarono la mungitura definitiva.
Sara e Giulia si alternavano sul suo cazzo: una succhiava con ferocia mentre l’altra gli massaggiava e schiaffeggiava le palle. Chiara gli sedeva sulla faccia, soffocandolo con la figa e il culo, pisciandogli in bocca a più riprese.
«Vogliamo svuotarti completamente» ringhiò Giulia da sotto.
Lo portarono all’orgasmo una prima volta in pochi minuti: un getto debole e doloroso. Non si fermarono. Continuarono a segarlo e succhiarlo senza pietà durante e dopo l’orgasmo, ignorando i suoi urli di sovraccarico.
Secondo orgasmo. Terzo. Ogni volta sempre più secco, sempre più doloroso. Il suo corpo tremava incontrollabilmente.
Giulia tolse il dildo dal culo e lo sostituì con il pugno. Lentamente ma senza fermarsi, gli infilò tutta la mano nel culo dilatato, massaggiandogli la prostata dall’interno mentre Sara gli succhiava il glande ipersensibile.
Marco era in un altro mondo: piangeva, urlava, implorava, ma il suo cazzo continuava a contrarsi.
Chiara gli teneva la faccia schiacciata contro la sua figa: «Ancora uno, troia. L’ultimo.»
Le tre ragazze lavorarono in sincronia: Giulia con il pugno nella prostata, Sara che succhiava e segava senza sosta, Chiara che lo soffocava con il suo corpo.
Marco ebbe l’orgasmo più devastante della notte: un lungo squirting prostatico quasi continuo, il corpo che si scuoteva come sotto elettroshock, urla soffocate dalla figa di Chiara.
Quando finalmente si fermarono, Marco era un relitto umano: cazzo rosso e gonfio, culo distrutto e aperto, corpo coperto di piscia, sudore, segni e sperma. Respirava a fatica, gli occhi vitrei.
Le tre ragazze lo slegarono, lo pulirono un minimo e lo misero a letto in mezzo a loro.
Chiara gli accarezzò i capelli sudati.
«Hai resistito bene, puttana. Domani mattina ricominciamo. E la prossima volta invitiamo anche altre amiche.»
Marco riuscì solo a sussurrare con voce rotta:
«Sì… Padroncine…»
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