Fustigazione nella pubblica piazza

di
genere
sadomaso

Aula di tribunale – ore 11:00 del mattino.
L’aula è gremita. Marco è in piedi davanti al banco degli imputati, ancora vestito con la tuta grigia del carcere preventivo. Il giudice – una donna di cinquant’anni, sguardo severo e voce tagliente – legge la sentenza finale.Marco Rossi, condannato per abuso sessuale aggravato. La Corte, in nome del popolo e delle vittime, infligge la seguente pena esemplare:
Cento frustate pubbliche nella piazza centrale, da eseguirsi esclusivamente da un’équipe di donne volontarie. L’imputato sarà completamente spogliato e legato al palo di punizione. Ogni dodici frustate sarà interrotto da intervalli di stuzzicamento sessuale prolungato, eseguito solo da donne, con stimolazione manuale del pene, dei testicoli, dei capezzoli e soprattutto della zona anale (inclusa penetrazione digitale e uso di plug). Nessun orgasmo gli sarà concesso in alcun momento.
Dopo la fustigazione, resterà esposto nudo per quaranta minuti.
Al rientro in carcere seguiranno sei ore di mantenimento dell’umiliazione nella cella di punizione con le stesse modalità.
La pena avrà luogo domani a mezzogiorno. La sentenza è immediatamente esecutiva.La giudice batte il martelletto. La folla in aula esplode in un boato di approvazione. Marco impallidisce, le gambe gli cedono. Due guardie donne lo afferrano per le braccia.Portatelo via. Preparatelo per la piazza.Trasferimento immediato in carcere. Marco viene ammanettato dietro la schiena e spinto fuori dall’aula. Nel corridoio del tribunale le guardie non perdono tempo: una gli abbassa bruscamente la tuta fino alle caviglie, lasciandolo in mutande davanti agli sguardi di impiegati e curiosi.
Tanto domani sarai nudo davanti a tutta la città gli dice una di loro ridendo.Viene caricato su un furgone blindato. Durante i venti minuti di tragitto due guardie siedono con lui nel retro. Una gli infila una mano dentro le mutande e gli stringe i testicoli.
Domani queste palle le vedranno tutti mentre le massaggiamo sussurra. L’altra gli accarezza il pene attraverso il tessuto fino a farlo diventare mezzo duro. Marco trema di vergogna e paura.Arrivato al carcere viene registrato nella sezione punizioni speciali. Gli vengono tolti tutti i vestiti. Rimane nudo nel corridoio freddo mentre una dottoressa donna compila il modulo medico.Pelle integra, nessun segno preesistente. Domani dovrà essere perfetto per le frustate. Gli misura anche il pene e i testicoli per calibrare l’intensità dello stuzzicamento. Poi gli viene rasato completamente il pube, l’ano e il perineo con un rasoio elettrico, mentre due infermiere lo tengono fermo.
Così le donne domani avranno tutto liscio e visibile commenta una di loro.
Preparativi nella cella di punizione – dalle 14:00 alle 23:00.
Viene chiuso in una cella di isolamento illuminata a giorno. Nudo, senza coperte. Ogni due ore entra una squadra di tre guardie donne per prepararlo psicologicamente.Gli legano i polsi sopra la testa alla parete e gli divaricano le gambe.
Una gli infila due dita nell’ano con lubrificante freddo, massaggiandogli la prostata per dieci minuti mentre le altre due gli masturbano lentamente il pene.
Dialoghi continui:
Domani in piazza saranno cento mani come queste.
Senti come ti si drizza già? Immagina quando lo faranno davanti a mille persone.
Ti terremo sull’orlo per ore… e alla fine tornerai qui ancora più disperato.

Gli viene inserito un piccolo plug anale di silicone per tutta la notte per mantenere il buco rilassato e sensibile. Ogni volta che prova a dormire, una guardia entra e gli dà cinque minuti di sega lenta fino a portarlo quasi all’orgasmo, poi si ferma. Marco passa la notte in un dormiveglia di dolore, eccitazione forzata e terrore.Trasferimento dal carcere alla pubblica piazza – mattina dopo. Ore 10:30. Le guardie entrano nella cella.
Si va in scena, troia.Gli tolgono il plug. Lo lavano con una spugna fredda davanti a loro, insistendo sull’ano e sul pene. Poi lo ammanettano con polsi dietro la schiena e cavigliere collegate da una catena corta che lo costringe a camminare a passettini. Nudo. Un collare di cuoio con scritto ABUSATORE gli viene messo al collo.Viene fatto salire sul furgone di trasferimento. Dentro ci sono quattro guardie donne. Durante i quindici minuti di viaggio lo tengono in mezzo a loro.Una gli spalanca le natiche e gli infila di nuovo due dita nell’ano, pompando lentamente.
Devi arrivare in piazza già bagnato e aperto dice. Un’altra gli masturba il pene con movimenti esperti, fermandosi ogni volta che sente che sta per venire.
Guarda come ti cola… tutta la città vedrà questo cazzo duro e disperato. Marco geme, il corpo coperto di sudore freddo. Il furgone si ferma proprio dietro il palco nella piazza già piena di gente. Si sente il rumore della folla, gli applausi, le risate.Le porte si aprono. La luce del sole lo colpisce in pieno. Le guardie lo spingono fuori nudo, con il pene eretto che oscilla, l’ano ancora lucido di lubrificante, le gambe che tremano.Lo trascinano sul palco mentre la folla esplode in un boato. Il palo di punizione è già pronto.Le donne volontarie sono lì che lo aspettano, fruste in mano, sorrisi crudeli.La punizione pubblica sta per iniziare…
La piazza è stracolma. Centinaia di persone premono contro le transenne, cellulari alzati, mormorii eccitati che si trasformano in boati ogni volta che la frusta sibila. Il sole batte forte. Sul palco, Marco è già nudo, polsi legati sopra la testa, caviglie divaricate, corpo teso come una corda di violino. Il suo pene floscio pende vergognosamente, i testicoli contratti.La sentenza viene letta. La folla applaude selvaggiamente quando sente stuzzicamento sessuale prolungato da sole donne, inclusa la zona anale, senza permesso di eiaculare.Inizia la fustigazione. Ma sono gli intervalli che ora vivono di vita propria, molto più lunghi, crudeli e dettagliati.
Primo intervallo (dopo 12 frustate)
Due donne salgono. La bionda (capelli corti, sguardo gelido) gli afferra il mento con forza.
Apri gli occhi, bastardo. Vogliamo che guardi mentre ti facciamo diventare una troia. La rossa si inginocchia davanti a lui. Prende il pene tra le mani calde e inizia a masturbarlo con movimenti lenti e profondi, pollice che gira sul glande già umido. Contemporaneamente, la bionda gli si mette dietro, gli spalanca le natiche con entrambe le mani e sputa direttamente sull’ano.
Senti? È qui che ti violiamo adesso sussurra mentre infila lentamente un dito medio lubrificato nell’ano di Marco. Lo spinge fino in fondo, ruotandolo, cercando la prostata. Marco rantola, il corpo scosso da un brivido violento. Il pene gli diventa di pietra in pochi secondi. La folla esplode:
Guardate come gli si drizza! Che schifo!
Forza, ficcaglielo dentro tutto!
Risate e fischi ovunque.La rossa accelera la sega, stringendo la base per impedirgli di venire. La bionda aggiunge un secondo dito nell’ano, pompando ritmicamente, premendo forte sulla prostata.
Ti piace, eh? Ti piace farti fottere il culo dalle donne che hai rovinato?
Marco geme forte, le gambe tremano. Sta per venire… le donne si fermano di colpo. Il pene schizza in alto, viola e pulsante, una lunga goccia di liquido preseminale cola fino a terra. La folla ride istericamente.Secondo intervallo (dopo altre 15 frustate)
Tre donne. Una gli sta di fronte e gli morde i capezzoli mentre gli sussurra:
Hai abusato di donne… ora sono loro che abusano di te. La seconda lo masturba con entrambe le mani, lenta e stretta. La terza, la più sadica, si posiziona dietro. Gli spalanca di nuovo le natiche e questa volta infila direttamente due dita nell’ano, scopandolo con forza mentre con l’altra mano gli stringe i testicoli.
Senti come ti si contrae il culo? Vuoi venire? Dimmi quanto lo vuoi. Marco balbetta: Vi prego… vi prego….
La donna ride forte:
Sentite tutti? Supplica come una puttana! La folla urla in coro:
Negateglielo! Negateglielo!
Fateglielo colare senza venire! Lo portano vicinissimo all’orgasmo per quasi quattro minuti: dita che entrano ed escono dall’ano, prostata massaggiata senza pietà, mani che segano il pene gonfissimo. Poi si fermano tutte insieme. Il sesso di Marco è violaceo, le vene gonfie, il glande lucido e sensibile all’inverosimile. Lui singhiozza di frustrazione.
Terzo e quarto intervallo.
Le donne diventano sempre più spietate. In uno degli intervalli usano un piccolo plug anale di metallo freddo: lo infilano lentamente mentre due di loro lo masturbano a turno.
Prendilo tutto nel culo, come piaceva a te far prendere alle ragazze. Dialoghi continui e umilianti:
Lo senti il plug che ti allarga il buco? È solo l’inizio.
Guarda la folla… tutti vedono quanto ti piace farti usare come una troia. La folla è in delirio: applausi, cori di insulti, risate, qualche donna che urla Ancora! Ancora!. Telefoni filmano ogni dettaglio.Gli ultimi intervalli sono i più lunghi. Le donne si alternano senza sosta: dita nell’ano (anche tre contemporaneamente), lingua sul collo, mani che giocano con il perineo, seghe lente e torturanti, sempre fermandosi sul limite. Marco è ridotto a un relitto: sudore, lacrime, muco che cola dal pene negato, ano rosso e dilatato dai giochi prolungati.
Fine della punizione.
Cento frustate completate.
Il corpo di Marco è una mappa di strisce rosse, lividi viola e sangue leggero. Il pene è ancora durissimo, dolorosamente eretto, che pulsa a vuoto. L’ano è leggermente aperto e lucido di saliva e lubrificante.Ma la sentenza non è finita.Le donne lo lasciano legato al palo per altri quaranta minuti di esposizione pubblica. La folla può avvicinarsi (dietro le transenne) per guardare da vicino. Molte donne passano e gli gridano insulti:
Spero che ti ricordi ogni dito nel culo ogni volta che penserai a una donna.
Guarda come ti cola il cazzo… patetico. Due donne rimangono sul palco a turno per mantenere l’effetto: ogni dieci minuti una di loro si avvicina, gli infila di nuovo due dita nell’ano e gli dà cinque o sei seghe lente, portandolo di nuovo sull’orlo senza farlo venire. La folla applaude ogni volta che Marco singhiozza di disperazione.Alla fine, quando lo slegano, non riesce quasi a stare in piedi. Il corpo è coperto di segni, il pene ancora eretto e violaceo, l’ano arrossato e sensibile. Le donne lo costringono a mettersi in ginocchio davanti alla folla. L’ultima frase della più anziana delle esecutrici risuona forte:
Ricordati oggi, Marco. Ogni volta che guarderai una donna, ricorderai cosa significa essere usato, umiliato e negato.
Dopo quaranta minuti di esposizione finale sul palco, Marco viene slegato. Non riesce quasi a reggersi in piedi. Le gambe gli tremano violentemente, le natiche e la schiena sono un’unica distesa di strisce rosse e lividi violacei, alcune delle quali stillano ancora sangue sottile. Il pene, dopo ore di stuzzicamento senza tregua, rimane oscenamente eretto: gonfio, violaceo, con il glande lucido e ipersensibile, una goccia continua di liquido preseminale che cola lungo la cappella e scende fino alle cosce. L’ano pulsa visibilmente, leggermente dilatato e arrossato dai ripetuti giochi con dita e plug.Due guardie donne lo afferrano per le braccia e lo trascinano giù dal palco. La folla continua a urlare insulti e a ridere mentre lui viene portato via nudo attraverso la piazza.Cammina, troia! Fai vedere a tutti come ti abbiamo ridotto! grida una delle guardie, dandogli uno schiaffo leggero sulle natiche martoriate. Marco geme forte, ogni passo è una fitta di dolore.Viene fatto salire su un furgone blindato. Durante il breve tragitto verso il carcere, le due guardie sedute con lui non resistono: una gli tiene le mani dietro la schiena, l’altra gli infila due dita nell’ano ancora lubrificato e gli dà una lenta sega sul pene dolorante, ridendo ogni volta che lui supplica di smettere.Arrivato al carcere, invece di portarlo direttamente in infermeria, le guardie lo conducono nel blocco delle celle di punizione. È un corridoio sotterraneo, freddo e umido, illuminato da luci al neon crude.La sua cella è una stanza spoglia di tre metri per due: pareti di cemento grigio, un letto di metallo senza materasso, un water alla turca e una piccola grata per l’aria. Niente vestiti gli vengono dati. Rimane completamente nudo.Le due guardie lo spingono dentro e chiudono la pesante porta di ferro. Ma prima di andarsene, una di loro – una donna alta e mora sulla quarantina – entra con lui.Il giudice ha ordinato un’ultima fase di raffreddamento per le prossime sei ore dice con un sorriso crudele. Niente orgasmo. Niente sollievo. Solo mantenimento dell’umiliazione.Marco viene fatto sdraiare a pancia in giù sul letto di metallo freddo. I polsi vengono legati alle sbarre della testiera, le caviglie divaricate e fissate ai piedi del letto. La posizione lo lascia completamente esposto: schiena e natiche martoriate in alto, pene schiacciato contro il metallo gelido, ano ancora aperto e vulnerabile.La guardia chiama altre due colleghe. Per le sei ore successive le donne si alternano in turni di mezz’ora.Ogni turno è identico nella crudeltà:Una donna gli spalanca le natiche e gli infila due o tre dita nell’ano, massaggiando lentamente e insistentemente la prostata.
Un’altra gli prende il pene da sotto e lo masturba con movimenti lenti, stretti, torturanti: cinque minuti di sega continua, sempre fermandosi quando sente che sta per venire.
Dialoghi continui e umilianti:
Senti come ti pulsa il buco del culo? È ancora aperto da prima.
Guarda quanto ti cola il cazzo… dopo tutto quello che ti abbiamo fatto in piazza, ancora non riesci a sgonfiarti.
Pensa a tutte le donne che hai toccato senza permesso. Ora sei tu quello che viene toccato senza poter finire.

In alcuni momenti gli inseriscono di nuovo il piccolo plug anale di metallo, lasciandolo dentro mentre continuano a segarlo lentamente. Altre volte una delle guardie si siede sul bordo del letto e gli accarezza i testicoli con le unghie mentre l’altra lavora sull’ano e sul pene.Marco è ridotto a un relitto umano: geme, singhiozza, supplica, il corpo scosso da tremori continui. Il dolore delle frustate si mescola al piacere forzato e negato. Il pene rimane perennemente eretto, dolorosamente gonfio, con il glande così sensibile che ogni tocco leggero lo fa urlare.Ogni mezz’ora le donne si fermano, gli tolgono il plug (se presente), gli danno un bicchiere d’acqua e lo lasciano solo per dieci minuti nel buio, con il corpo che pulsa di frustrazione accumulata.Dopo sei ore di questa tortura lenta e metodica, le guardie finalmente lo slegano. Marco rimane sdraiato a pancia in giù, esausto, il corpo coperto di sudore freddo, la schiena e le natiche che bruciano, l’ano arrossato e leggermente gonfio, il pene ancora duro e violaceo che pulsa contro il letto di metallo.Una delle guardie gli parla per l’ultima volta prima di spegnere la luce:Questa è solo la prima notte. Domani mattina torneremo per controllare che l’effetto della punizione sia ancora fresco. E ogni volta che ti verrà duro pensando a quello che hai fatto… ricorderai le nostre dita nel tuo culo e le nostre mani che ti negano il piacere. Buonanotte, abusatore.La porta di ferro si chiude con un clangore pesante. La cella piomba nel buio totale.Marco rimane solo, nudo, dolorante, eccitato contro la sua volontà, con l’ano che continua a pulsare e il pene che non vuole sgonfiarsi. Ogni piccolo movimento gli ricorda la fustigazione in piazza, le dita delle donne, le risate della folla, e la lunga notte di negazione che lo aspetta.Sa che questa umiliazione non è finita. È solo entrata in una nuova fase, più intima, più lenta e altrettanto crudele.
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2026-04-06
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