La discoteca sulla spiaggia
di
Bernardo
genere
trans
Discoteca sulla spiaggia
Quella sera si era bardato da vera zoccola. Unica concessione ad un resto di mascolinità, degli anfibi neri. Ma aveva una canottierina nera in pelle aderente a spalline sottili – pensò, peccato non avere tette -, che gli lasciava scoperti il ventre piatto con gli addominali a vista, pantaloncini aderenti che lasciavano intravedere il pacco. Sotto ai pantaloncini un tanga e collant a rete crotchless, più comodi per certe cosette che aveva in mente per quella serata.
La discoteca sulla spiaggia era già bella attiva all’una quando entrò. Lo fecero entrare gratis, in quanto donna, o simile. Si era truccata molto bene e aveva i capelli castano scuri fermati da un cerchietto. Era una bella troietta agli occhi dei buttafuori. Uno non era niente male. Nero, con torace statuario che si vedeva dalla maglietta attillata, e un bel pacco che sporgeva là sotto.
Si mise a ballare e subito arrivò un bel ragazzo biondo che ballando con lui gli si stringeva addosso. In realtà guardandola bene avrebbe dovuto capire che era un travestito, il pacco era evidente. Ma al ragazzo mi sa che l’idea piaceva. La abbracciò da dietro ballando e strusciandogli il suo pacco contro il culetto. Ben fornito il figliolo. Il ragazzo gli sussurrò all’orecchio: “Andiamo alle cabine che vorrei stare tranquillo con te”.
Lo prese per mano e andarono verso le cabine dello stabilimento balnerare che ospitava la discoteca. Alcune chiavi erano a disposizione dei clienti. Preferivano così piuttosto che scopassero in piena vista sulla spiaggia. Passando davanti ad una cabina sentirono un inequivocabile ansimare e una voce femminile che diceva: “Oh, sì, spingi dai, ce l’hai grosso e duro, fammi godere”. Dall’aumento del ritmo dei rantoli della figliola si capiva che il tipo l’aveva presa in parola e ci stava dando dentro.
Loro si guardarono con un sorrisetto. Adesso anche loro si sarebbero divertiti. Entrati nella cabina si baciarono con calore e desiderio. Al ragazzo piacevano le ragazze col cazzo evidentemente. Iniziò a palpargli il culetto e ad abbassargli il pantaloncino. Il suo cazzo saltò fuori bello dritto, il tanga minuscolo non lo poteva contenere. Il ragazzo si abbassò e glielo prese in bocca. Ci sapeva fare, era un bravo pompinaro. Lei gli teneva le mani sulle spalle e regolava il ritmo del pompino. Glielo aveva fatto venire davvero duro. Il ragazzo si alzò e disse: “Adesso leccami il culo, dai”. Si slacciò e abbassò i pantaloni, e si girò verso la parete della cabina spingendo il culo all’indietro. Lei allora affondò la bocca nel suo culetto e con una mano gli prese il cazzo in mano da sotto menandoglielo mentre lo leccava dietro. Il ragazzo mugolava per il piacere. Capì allora che quello che il ragazzo cercava era una sua prestazione da attivo, lo voleva in culo. Dopo averlo lubrificato con lingua e saliva, e averci passato un dito e poi due dentro, si alzò e, tenendolo ben saldo in mano, gli puntò il cazzo verso il culo. Quello la fermò, e frugò nella tasca dei pantaloni, a fatica perché erano scivolati giù, un preservativo. “Mettilo, da brava, così scivolerà dentro meglio”. In effetti, pensò, ne aveva bisogno. Aveva sentito con le dita che aveva il buchetto stretto e le venne un dubbio: “Prima volta?”. “Sì, fai piano, ti prego”.
Indossò il preservativo, gli prese una natica allargandogli le belle chiappe, e poi glielo impuntò sul buchetto. Spinse lentamente, la saliva aiutava e anche il lubrificante del preservativo, ma il culetto era stretto, meravigliosamente stretto, pensò. Piano piano entrò quasi tutto e, tenendolo per i fianchi, iniziò a scoparselo. “Oh, sì, come è duro, fai piano, ma mi piace”. I rantoli che arrivavano dalla cabina accanto ispirarono il ragazzo che iniziò a sua volta a farsi sentire: “Oooooh, sì, che bello, spingi, mettimelo tutto”. Lei non si fece implorare e lo spinse tutto dentro fermandosi dopo averglielo piantato ben dentro agli intestini. “Oh, sì, cazzo, sì scopami dai”. Iniziò a pomparlo con decisione. Il ragazzo rantolava con la testa rovesciata all’indietro, decisamente gradiva essere inculato. Dopo qualche minuto di inculata, lo sentì ansimare più forte e vide partire dal cazzo del ragazzo, che gli dondolava davanti al ritmo della scopata, una serie di schizzi che dipinsero la parete della cabina. Si sfilò il suo cazzo dal culo e si girò tirandosi su i pantaloni. La spostò in malo modo e usci di corsa dalla cabina. La vergogna di essere venuto inculato da un travello era troppo per il bel ragazzo. Peccato lei non era venuta, però.
Si ripulì un po’ e si rimise il pantaloncino tornando in pista. Le offrirono una pasticca e se ne partì di testa e ballava sculettando in modo sensuale. Avrebbe voluto lei ora un bel cazzo nel culo su cui saltare. Le piaceva cavalcare i cazzi, in particolare guardando il tipo che se la scopava. Chissà se avrebbe trovato qualcuno che non fosse solo passivo. Mentre ballava sentì che qualcuno la abbracciava da dietro. Forse è il ragazzo che vuole scusarsi per essere scappato, pensò. Si girò di trequarti e vide che era invece lo statuario buttafuori nero: “Mi piacciono quelle come te – ragazze sexy col cazzo -, se il ragazzo di prima non ti ha sfinita potremmo andare alle cabine”.
Così tornò verso le cabine, questa volta mano nella mano con un mandingo che prometteva bene. Dalla cabina di prima si sentivano ancora i rantoli della ragazza. Un vero toro il suo maschio. Ma doveva aver cambiato canale, lei diceva “Oh, sì, scopami il culo, rompimelo, il mio ragazzo ce l’ha piccolo e gli si piega se cerca di fare sesso anale, tu ce l’hai di marmo, o sì, che bello nel culo”. Si divertivano, e ora toccava a lei farsi rompere il culo dal nero.
Appena dentro il nero le afferrò le chiappe baciandola. Le sfilò il calzoncino, ma questa volta toccò a lei inginocchiarsi, spinta giù dalle sue manone che le premevano sulle spalle. Gli slacciò i pantaloni e glieli abbassò. Ne venne fuori un palo nero già duro. Iniziò a spompinarlo, con qualche difficoltà perché era grosso e non gli stava facilmente in bocca. Il nero gradiva “Cazzo, che pompinara. Mettimelo bene in tiro che poi ti scopo a modo, troietta”. Lei ci mise tutto l’impegno e la tecnica che poteva per accontentarlo, e da come il cazzone le si induriva in bocca doveva andare bene. Tanto bene che il nero glielo sfilò di bocca. Prese un preservativo -XXXL, immaginò lei -, se lo infilò e si mise a sedere sulla panca con la schiena appoggiata alla parete, tenendosi il cazzone con una mano: “Ora vieni qui e mettiti comoda sul mio cazzo, bella troietta travesta”.
Lei si avvicinò a gambe larghe mettendosi a cavalcioni seduta sulle ginocchia del nero prendendogli il cazzone in mano e menandoglielo mentre lo guardava in faccia. Come piaceva a lei. Con le mani ora menava insieme il suo cazzo e quello del nero, il contrasto non era solo il colore, ma le dimensioni. Dopo averci sputato sopra della saliva e averne messa anche un po’ sul buchetto provò a sedersi su quel palo nero. Era veramente grosso. La cappella lentamente si faceva strada nel suo buchetto, non certo stretto, ma scivolava dentro a fatica. “Adesso spingo verso l’alto, troietta, e ti impalo come meriti”. Il nero tenendola stretta per i fianchi, diede una spinta dal basso con le reni e lei si sentì mancare il fiato. Era entrato un bel po’ nel suo culetto e ora lui iniziava a pomparla con piacere. Dopo un primo fastidio per le dimensioni iniziò a gradire quella cappellona che la stava scopando in culo. I rantoli del travello ora erano udibili. Chissà cosa avrebbero pensato altre coppie passando fuori dalla porta, “Senti come se la gode la puttanella”. E in effetti, ora il suo cazzo era in tiro e sbatteva sulla pancia del nero. Dopo una decina di minuti di inculata – ed ora era entrato tutto fino in fondo nel suo culo -, lui la prese per i fianchi sfilandola dal suo cazzone. Spostò la panca al centro della cabina, “Stenditi di schiena qua sopra e togliti quegli anfibi”. Lei esaudì le richieste del nero, e sollevò le gambe nella posizione del missionario in bilico sulla panca, tenendosi con le braccia le cosce con i piedi in aria. Ma non sarebbe caduta perché il nero la prese per le caviglie e le infilò il pisellone nel culetto. La scopava così, leccandole e baciandole i piedi mentre la fotteva. Si chiedeva se puzzassero, visto che era tutta la sera che erano chiusi negli anfibi, ma il nero li gradiva così e, ad un certo punto, si prese in bocca la punta di un piede e sentiva la sua lingua che si muoveva tra le dita, tra le maglie della calza a rete. Era un vero porco. Lei disse, con un sorrisino e il fiato corto, “Spero non puzzino troppo”. “Un po’ puzzano, di cuoio e sudore, ma mi piace, e mi piace il tuo culetto, frocetta travesta”.
Le spinte del palo nero e il feticismo del suo scopatore intanto la stavano arrapando. Ora i piedini in aria dentro alle calze erano arricciati per il godimento. Iniziò a menarsi il cazzo ed i suoi rantoli si fecero sempre più profondi. “Ohh, sì, sto per venire, non ti fermare, godo”. Poco dopo partirono una serie di schizzi accompagnati dai versi di godimento del bel travestito. Gli schizzi le arrivarono sulla faccia e sul top di pelle. A quel punto il nero lo tirò fuori dal suo culo e, sfilato il preservativo, si menò il cazzo su di lei. Un’altra abbondante sborrata le arrivò addosso, coprendole il cazzo, la pancia, e qualche schizzo arrivò di nuovo alla sua faccia. Le allungò il cazzo verso la bocca e lei lo ingoiò ripulendolo per bene. Rimase lì sdraiata sulla panca mentre lui si ricomponeva. Poi il nero si abbassò e la baciò sulle labbra, poi le prese un piede e baciò anche quello, come saluto, “Direi che potremmo rivederci peer divertirci ancora, bella troietta”. E uscì dalla cabina. Lei al pensiero della prossima scopata si prese il cazzo in mano e si fece una sega sborrando ancora. Chi fosse entrato dopo in quella cabina sarebbe scivolato su un mare di sperma.
Quella sera si era bardato da vera zoccola. Unica concessione ad un resto di mascolinità, degli anfibi neri. Ma aveva una canottierina nera in pelle aderente a spalline sottili – pensò, peccato non avere tette -, che gli lasciava scoperti il ventre piatto con gli addominali a vista, pantaloncini aderenti che lasciavano intravedere il pacco. Sotto ai pantaloncini un tanga e collant a rete crotchless, più comodi per certe cosette che aveva in mente per quella serata.
La discoteca sulla spiaggia era già bella attiva all’una quando entrò. Lo fecero entrare gratis, in quanto donna, o simile. Si era truccata molto bene e aveva i capelli castano scuri fermati da un cerchietto. Era una bella troietta agli occhi dei buttafuori. Uno non era niente male. Nero, con torace statuario che si vedeva dalla maglietta attillata, e un bel pacco che sporgeva là sotto.
Si mise a ballare e subito arrivò un bel ragazzo biondo che ballando con lui gli si stringeva addosso. In realtà guardandola bene avrebbe dovuto capire che era un travestito, il pacco era evidente. Ma al ragazzo mi sa che l’idea piaceva. La abbracciò da dietro ballando e strusciandogli il suo pacco contro il culetto. Ben fornito il figliolo. Il ragazzo gli sussurrò all’orecchio: “Andiamo alle cabine che vorrei stare tranquillo con te”.
Lo prese per mano e andarono verso le cabine dello stabilimento balnerare che ospitava la discoteca. Alcune chiavi erano a disposizione dei clienti. Preferivano così piuttosto che scopassero in piena vista sulla spiaggia. Passando davanti ad una cabina sentirono un inequivocabile ansimare e una voce femminile che diceva: “Oh, sì, spingi dai, ce l’hai grosso e duro, fammi godere”. Dall’aumento del ritmo dei rantoli della figliola si capiva che il tipo l’aveva presa in parola e ci stava dando dentro.
Loro si guardarono con un sorrisetto. Adesso anche loro si sarebbero divertiti. Entrati nella cabina si baciarono con calore e desiderio. Al ragazzo piacevano le ragazze col cazzo evidentemente. Iniziò a palpargli il culetto e ad abbassargli il pantaloncino. Il suo cazzo saltò fuori bello dritto, il tanga minuscolo non lo poteva contenere. Il ragazzo si abbassò e glielo prese in bocca. Ci sapeva fare, era un bravo pompinaro. Lei gli teneva le mani sulle spalle e regolava il ritmo del pompino. Glielo aveva fatto venire davvero duro. Il ragazzo si alzò e disse: “Adesso leccami il culo, dai”. Si slacciò e abbassò i pantaloni, e si girò verso la parete della cabina spingendo il culo all’indietro. Lei allora affondò la bocca nel suo culetto e con una mano gli prese il cazzo in mano da sotto menandoglielo mentre lo leccava dietro. Il ragazzo mugolava per il piacere. Capì allora che quello che il ragazzo cercava era una sua prestazione da attivo, lo voleva in culo. Dopo averlo lubrificato con lingua e saliva, e averci passato un dito e poi due dentro, si alzò e, tenendolo ben saldo in mano, gli puntò il cazzo verso il culo. Quello la fermò, e frugò nella tasca dei pantaloni, a fatica perché erano scivolati giù, un preservativo. “Mettilo, da brava, così scivolerà dentro meglio”. In effetti, pensò, ne aveva bisogno. Aveva sentito con le dita che aveva il buchetto stretto e le venne un dubbio: “Prima volta?”. “Sì, fai piano, ti prego”.
Indossò il preservativo, gli prese una natica allargandogli le belle chiappe, e poi glielo impuntò sul buchetto. Spinse lentamente, la saliva aiutava e anche il lubrificante del preservativo, ma il culetto era stretto, meravigliosamente stretto, pensò. Piano piano entrò quasi tutto e, tenendolo per i fianchi, iniziò a scoparselo. “Oh, sì, come è duro, fai piano, ma mi piace”. I rantoli che arrivavano dalla cabina accanto ispirarono il ragazzo che iniziò a sua volta a farsi sentire: “Oooooh, sì, che bello, spingi, mettimelo tutto”. Lei non si fece implorare e lo spinse tutto dentro fermandosi dopo averglielo piantato ben dentro agli intestini. “Oh, sì, cazzo, sì scopami dai”. Iniziò a pomparlo con decisione. Il ragazzo rantolava con la testa rovesciata all’indietro, decisamente gradiva essere inculato. Dopo qualche minuto di inculata, lo sentì ansimare più forte e vide partire dal cazzo del ragazzo, che gli dondolava davanti al ritmo della scopata, una serie di schizzi che dipinsero la parete della cabina. Si sfilò il suo cazzo dal culo e si girò tirandosi su i pantaloni. La spostò in malo modo e usci di corsa dalla cabina. La vergogna di essere venuto inculato da un travello era troppo per il bel ragazzo. Peccato lei non era venuta, però.
Si ripulì un po’ e si rimise il pantaloncino tornando in pista. Le offrirono una pasticca e se ne partì di testa e ballava sculettando in modo sensuale. Avrebbe voluto lei ora un bel cazzo nel culo su cui saltare. Le piaceva cavalcare i cazzi, in particolare guardando il tipo che se la scopava. Chissà se avrebbe trovato qualcuno che non fosse solo passivo. Mentre ballava sentì che qualcuno la abbracciava da dietro. Forse è il ragazzo che vuole scusarsi per essere scappato, pensò. Si girò di trequarti e vide che era invece lo statuario buttafuori nero: “Mi piacciono quelle come te – ragazze sexy col cazzo -, se il ragazzo di prima non ti ha sfinita potremmo andare alle cabine”.
Così tornò verso le cabine, questa volta mano nella mano con un mandingo che prometteva bene. Dalla cabina di prima si sentivano ancora i rantoli della ragazza. Un vero toro il suo maschio. Ma doveva aver cambiato canale, lei diceva “Oh, sì, scopami il culo, rompimelo, il mio ragazzo ce l’ha piccolo e gli si piega se cerca di fare sesso anale, tu ce l’hai di marmo, o sì, che bello nel culo”. Si divertivano, e ora toccava a lei farsi rompere il culo dal nero.
Appena dentro il nero le afferrò le chiappe baciandola. Le sfilò il calzoncino, ma questa volta toccò a lei inginocchiarsi, spinta giù dalle sue manone che le premevano sulle spalle. Gli slacciò i pantaloni e glieli abbassò. Ne venne fuori un palo nero già duro. Iniziò a spompinarlo, con qualche difficoltà perché era grosso e non gli stava facilmente in bocca. Il nero gradiva “Cazzo, che pompinara. Mettimelo bene in tiro che poi ti scopo a modo, troietta”. Lei ci mise tutto l’impegno e la tecnica che poteva per accontentarlo, e da come il cazzone le si induriva in bocca doveva andare bene. Tanto bene che il nero glielo sfilò di bocca. Prese un preservativo -XXXL, immaginò lei -, se lo infilò e si mise a sedere sulla panca con la schiena appoggiata alla parete, tenendosi il cazzone con una mano: “Ora vieni qui e mettiti comoda sul mio cazzo, bella troietta travesta”.
Lei si avvicinò a gambe larghe mettendosi a cavalcioni seduta sulle ginocchia del nero prendendogli il cazzone in mano e menandoglielo mentre lo guardava in faccia. Come piaceva a lei. Con le mani ora menava insieme il suo cazzo e quello del nero, il contrasto non era solo il colore, ma le dimensioni. Dopo averci sputato sopra della saliva e averne messa anche un po’ sul buchetto provò a sedersi su quel palo nero. Era veramente grosso. La cappella lentamente si faceva strada nel suo buchetto, non certo stretto, ma scivolava dentro a fatica. “Adesso spingo verso l’alto, troietta, e ti impalo come meriti”. Il nero tenendola stretta per i fianchi, diede una spinta dal basso con le reni e lei si sentì mancare il fiato. Era entrato un bel po’ nel suo culetto e ora lui iniziava a pomparla con piacere. Dopo un primo fastidio per le dimensioni iniziò a gradire quella cappellona che la stava scopando in culo. I rantoli del travello ora erano udibili. Chissà cosa avrebbero pensato altre coppie passando fuori dalla porta, “Senti come se la gode la puttanella”. E in effetti, ora il suo cazzo era in tiro e sbatteva sulla pancia del nero. Dopo una decina di minuti di inculata – ed ora era entrato tutto fino in fondo nel suo culo -, lui la prese per i fianchi sfilandola dal suo cazzone. Spostò la panca al centro della cabina, “Stenditi di schiena qua sopra e togliti quegli anfibi”. Lei esaudì le richieste del nero, e sollevò le gambe nella posizione del missionario in bilico sulla panca, tenendosi con le braccia le cosce con i piedi in aria. Ma non sarebbe caduta perché il nero la prese per le caviglie e le infilò il pisellone nel culetto. La scopava così, leccandole e baciandole i piedi mentre la fotteva. Si chiedeva se puzzassero, visto che era tutta la sera che erano chiusi negli anfibi, ma il nero li gradiva così e, ad un certo punto, si prese in bocca la punta di un piede e sentiva la sua lingua che si muoveva tra le dita, tra le maglie della calza a rete. Era un vero porco. Lei disse, con un sorrisino e il fiato corto, “Spero non puzzino troppo”. “Un po’ puzzano, di cuoio e sudore, ma mi piace, e mi piace il tuo culetto, frocetta travesta”.
Le spinte del palo nero e il feticismo del suo scopatore intanto la stavano arrapando. Ora i piedini in aria dentro alle calze erano arricciati per il godimento. Iniziò a menarsi il cazzo ed i suoi rantoli si fecero sempre più profondi. “Ohh, sì, sto per venire, non ti fermare, godo”. Poco dopo partirono una serie di schizzi accompagnati dai versi di godimento del bel travestito. Gli schizzi le arrivarono sulla faccia e sul top di pelle. A quel punto il nero lo tirò fuori dal suo culo e, sfilato il preservativo, si menò il cazzo su di lei. Un’altra abbondante sborrata le arrivò addosso, coprendole il cazzo, la pancia, e qualche schizzo arrivò di nuovo alla sua faccia. Le allungò il cazzo verso la bocca e lei lo ingoiò ripulendolo per bene. Rimase lì sdraiata sulla panca mentre lui si ricomponeva. Poi il nero si abbassò e la baciò sulle labbra, poi le prese un piede e baciò anche quello, come saluto, “Direi che potremmo rivederci peer divertirci ancora, bella troietta”. E uscì dalla cabina. Lei al pensiero della prossima scopata si prese il cazzo in mano e si fece una sega sborrando ancora. Chi fosse entrato dopo in quella cabina sarebbe scivolato su un mare di sperma.
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