Gli idraulici rilasciano ricevuta

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Gli idraulici rilasciano ricevuta

Aspettavano gli idraulici da qualche giorno e finalmente arrivarono. I due ragazzi erano coinquilini, lei carina con capelli neri e un bel culo tondo ma poche tette, un suo cruccio. Ma erano belle, piccole e appuntite. Lui un bel ragazzo, un po’ effemminato, faceva il modello e quindi era tutto ben depilato e anche il suo culetto era interessante. Si era accorto di attirare l’attenzione sia delle donne che degli uomini.
Il problema sorse al momento del pagamento. Avevano avuto ospite un amico il giorno prima e si era rubato tutti loro contanti dai cassetti. Bancomat esaurito. E ora?
Il capo dei due idraulici un omone panzuto e barbuto, risolse in fretta la questione: “Ci sono altri modi in cui ci potete pagare. Dai carina in ginocchio”. La ragazza aveva capito bene come avrebbe pagato il lavoretto idraulico. Con un altro lavoretto, ma di bocca. L’omone si abbassò la tuta e ne venne fuori un bel cazzone. Lei non perse tempo e iniziò a menarlo e a baciarlo. Lo guardava facendo una espressione da porca che non fingeva, in realtà. Un po’ porca ci era. Se lo infilò in bocca e iniziò a succhiarlo con passione. Aveva un bel cazzo già duro l’idraulico.
Il ragazzo guardava la sua bella coinquilina che spompinava il capo idraulico e non badava a quello che faceva il suo garzone magrebino. Sentì che li si appoggiava alla schiena e lo abbracciava da dietro, mentre gli sussurrava all’orecchio: “E tu non paghi? Dai muovi quel bel culetto, frocetto”. Ora il ragazzo sentiva il pacco del magrebino sul culo che lo strusciava su e giù. Ce l’aveva bello duro e anche grosso, il porco. Si stava arrapando anche lui per le attenzioni del magrebino. Sentiva di averlo eccitato e questo gli piaceva.
Intanto la sua amica succhiava con energia il cazzo del capo menandolo. Allo stesso tempo la sua manina le era scesa tra le gambe e si stava masturbando la fighetta. Si era ben bagnata. Ora aveva voglia di più, voleva prenderlo. Si alzò e si mise a pecora sul tavolo della cucina facendo scivolare giù tra le gambe le mutandine. Ora era lì con la figa esposta davanti al cazzone dell’idraulico. Pensò bene di allargarsi il culo prendendo con le mani le sue meravigliose natiche, volendo invitare chiaramente l’omone a scoparsela. Ma l’uomo interpretò il gesto in maniera diversa. Si immerse di bocca nel suo culo leccandolo come se non ci fosse un domani. La ragazza, sorpresa, gradiva il giochetto e iniziò a mugolare di piacere: “Oooohhh, sì. Ti piace il mio culo. Oddio come me lo lecchi. Sei con la lingua dentro al buchetto, porco. Mi scopi il culo con la lingua, sìììì, ooohhh, che bello”. Intanto per il piacere alzava i piedini, ancora con le calzette bianche da ginnastica. L’omone allora si alzò dal suo culo e si dedicò ai piedini. Un vero feticista. Le tolse i calzini e iniziò a baciargliele e a leccarli. Lei non ricordava quando se li era lavati l’ultima volta, ma di solito non le puzzavano. Non molto, almeno. Mentre ridacchiava gli chiese: “Ti piacciono i miei piedini, porcellone. Puzzano?”. E lui rispose: “Solo un po’, quel tanto che me lo fa venire ancora più duro, troietta. Vedi dopo come te lo sfondo”. La ragazza non fece subito caso a quel pronome al maschile. Figa al femminile, culo al maschile. Ohi, ohi, le avrebbe rotto il culo allora?
Intanto il suo coinquilino era alle prese con il magrebino. Mentre il muscoloso nordafricano lo abbracciava da dietro gli aveva calato il calzoncino e le mutande. Ora strusciava direttamente il cazzo nel solco del culetto del ragazzo attraverso la tuta. Era veramente arrapato. Voleva rompere il culo a quel frocetto. Non si sarebbe salvato. Anche lui si abbassò la tuta e ora, a pelle, glielo passava sul culo. Intanto faceva cadere della saliva sul culetto del ragazzo per aiutare lo strofinamento. Lui intanto aveva passato un braccio dietro e con la mano teneva la nuca del magrebino con la testa all’indietro. “Ti piace sentire il mio cazzo, eh? Lo avevo capito che eri frocetto. Ti farò godere e tu farai godere me, vero?” il ragazzo non rispose, ma si capiva che gradiva quel palo che strisciava sul suo culetto. “Vieni qui che ti faccio pagare. Con un bel cazzo in culo”. Lo prese, piegandogli un braccio dietro la schiena, e lo mise a pecora sul tavolo sul lato opposto della sua coinquilina. Così si potevano guardare in faccia mentre facevano “il pagamento”.
La bella morettina si stava ancora godendo le leccate di piedi, alternate al suo buchetto del culo, del grosso idraulico. Ad un certo punto, l’omone si alzò, si sputò tanta saliva sul cazzo e iniziò a puntarlo sul buchetto della ragazza. La teneva premuta sul tavolo con una mano sulla schiena. Lei non aveva intenzione di sfuggire ad una bella scopata, ma di prendere in culo tutto quel cazzone era preoccupata. “Fai piano, ti prego, ce l’hai grosso, metti solo la punta, per favore”. E il porco rispose, mentendo ovviamente: “Ma certo carina, solo la cappella, ora rilassati. Sei vergine di culo?”. “No, ma sei così grosso, non ne ho mai preso uno così”. Tutto questo non frenava l’omone, ma anzi glielo faceva venire ancora più duro, e così appoggiò la cappella sul bel buchetto della morettina.
Intanto il ragazzo vedeva il volto della sua amica con la bocca aperta e gli occhi chiusi mentre il grosso idraulico, non solo fisicamente grosso, gli spingeva lentamente il cazzone nel buchetto. Ma non poteva distrarsi perché il magrebino, sempre tenendolo bloccato a pancia sotto sul tavolo piegandogli il braccio, gli stava masturbando il buco del culo, sputandoci saliva e mettendo dentro prima un dito, poi due, e alla fine tre. Muoveva le dita dentro e fuori dal suo culo e la cosa gli piaceva. Mugolava ad occhi chiusi: “Mmmmm, oh sì, mi piace. Mi scopi il culo con le dita, sììì”. Glielo stava allargando. Aveva capito cosa lo aspettava e fece un tentativo per salvarsi il culo, per non farselo rompere. “Ti faccio un pompino, dai fammi rialzare”. All’idea del pompino il magrebino gli lasciò il braccio. Il ragazzo si girà e scivolò in ginocchio davanti al tavolo. Si trovò un bel cazzone davanti alla faccia, già bene in tiro. Era scuro e arcuato, con una gran cappellona che si alzava presuntuosa davanti ai suoi occhi come un cobra. Lo prese in bocca e iniziò a succhiare con impegno. Il magrebino gli mise una mano sulla testa e guidava il ritmo del pompino. Il ragazzo voleva farlo venire e sbrigare “il pagamento” così, al massimo con una gran sborrata in bocca, salvando il suo buchetto. Il frocetto non era vergine là dietro, ma quello era troppo grosso, lo avrebbe sfondato.
Intanto il grosso idraulico stava spingendo la cappella appena dentro al buchetto della morettina. Aveva un gran culo quella puttanella e doveva pagare il lavoro fino in fondo. Sputò di nuovo sul buco di quel bel culetto e lo slinguò per bene di nuovo. Era già leggermente aperto e spinse dentro un bel po’ di saliva. Poi si rialzò, puntò la cappella sul buchetto, prese la bella morettina per i fianchi e lo spinse dentro, lentamente, ma senza pietà. “Ahhh, porco, me lo stai rompendo, non metterlo dentro tutto, non ci sta.” Ma ci stava, eccome se ci stava.
Solo il giorno prima il porco aveva rotto il culo ad una bella signora quarantenne palestrata e, dopo qualche iniziale protesta, glielo aveva scopato per bene. E la signora aveva goduto. E anche suo marito, tornato prima dall’ufficio, che aveva iniziato a segarsi guardando la moglie che si faceva rompere il culo. Il magrebino, come al solito, aveva approfittato della frociaggine latente del maritino cuckold. Glielo aveva messo direttamente in culo, quasi a secco, e il maritino era venuto segandosi mentre veniva anche lui inculato, lì in piedi aggrappato allo stipite della camera da letto. Aveva strillato un po’ il maritino ma se l’era goduta l’inculata a secco, alla fine, sborrando per bene con dei begli schizzi mentre il giovane magrebino gli godeva nel culo. Due clienti soddisfatti.
Ora il ragazzo pompava il cazzone del magrebino con decisione. Voleva farlo venire. E lo sentiva diventargli sempre più duro in bocca, con quella cappellona scura a fungo. Intanto si menava anche il proprio cazzetto là sotto mentre spompinava. Ad un certo punto il magrebino iniziò ad ansimare pesantemente, gli bloccò la testa scopandogli la bocca e poi gliela inondò di sperma. Il ragazzo aveva sentito quel cazzo pulsargli in bocca, e aveva sentito il liquido caldo riempirgliela. Ce l’aveva fatta, si era salvato il culo.
La sua coinquilina lo aveva ormai tutto piantato nel culo. Il grosso idraulico grugniva scopandole il culo con un ritmo lento ma deciso, ogni tanto spingendolo fino in fondo con un colpo di reni. Quando lo spingeva tutto dentro con un colpo secco la morettina strillava: “Ahhh, oddio, mi sfondi il culo quando lo spingi così in fondo, fai piano. Scopamelo ma non spingerlo così forte”. Come risposta l’omone la prese per capelli e iniziò a pomparla forte, come se non ci fosse un domani: “Il pagamento va fatto per bene, e se non ti rompo il culo non è valido”. E intanto pompava.
Il ragazzo stava sputando a terra lo sperma che aveva in bocca. “Non sprecarlo, sputamelo qui sulla mano che ne facciamo buon uso”. Il ragazzo lo sputò sulla mano del magrebino, e ne aveva in bocca un bel po’. Lui lo prese di nuovo per un braccio rimettendolo pancia sotto sul tavolo. Iniziò a penetrarlo con le dita mettendogli lo sperma nel culetto. “Così sei lubrificato, adesso viene la parte principale del pagamento, tira un bel fiato che ti inculo”. Allora appoggiò il cazzo sul buchetto e iniziò a spingere. Il ragazzo cercò di liberarsi, si era illuso di salvarsi il culo, ma il magrebino la pensava diversamente. “No, per favore, il culo no, mi fai male”. “Mi sa che te la godrai un bel po’, frocetto, questa inculata, non riuscirai a sederti per qualche giorno ma ti farò venire come una troietta. Io ti inculo finché non sborri con quel cazzetto, quindi vedi di concentrarti e di collaborare.” Con una mano a torcergli braccio, con l’altra impuntò il cazzo e lo infilò dentro a quel culetto indifeso. “Aaaahhh, cazzo, è grosso, piano, ti prego”. Senza pietà il magrebino lo spinse lentamente tutto dentro. Il ragazzo sentì la grossa cappella, prima impuntarsi per poi superare il suo sfintere. Gli aveva rotto il culo, quasi risverginandolo. Ora se lo scopava con decisione tenendogli il braccio piegato sulla schiena. Il ragazzo era in balia di quel grosso cazzo e stava pagando la sua parte.
La sua amica intanto era stata girata di schiena sul tavolo e il grosso idraulico ora se la inculava così tenendola per le caviglie. Lei si sditalinava e sembrava gradire la posizione che le permetteva di masturbarsi. Lui ogni tanto le leccava i piedini. La ragazza ad un certo punto ebbe un intenso orgasmo mentre l’uomo continuava a limarle il buco del culo. “Ooooh, sìììì, vengo, è il mio primo orgasmo anale, il mio ragazzo non c’era mai riuscito. Vieni anche tu, dai”. L’uomo sfilò il cazzo dal culo della morettina, le prese i piedini stringendoli insieme con una mano e iniziò a segarsi. Una doccia di sperma arrivò sui piedi della troietta. “Ok, pagamento completato, o quasi…”.
Il magrebino si inculava il ragazzo, ora senza neppure tenerlo bloccato. Si sentivano i rantoli del bel frocetto che ora gradiva quel cazzone che gli riempiva il culo. Aveva il cazzo dritto anche lui ma non veniva. Ad un certo punto il magrebino diede una spinta decisa piantandoglielo fino in fondo e venne con sonori grugniti di soddisfazione; “Ohhhh, che bel culo, non ho resistito finché non venivi. Mi sa che ripasserò ogni tanto qui a scopartelo, giusto per tenertelo aperto, troietta frocetta”. Intanto il ragazzo che si menava il cazzo da sotto non riusciva a venire.
Il capo disse: “Non possiamo lasciare il frocetto insoddisfatto, anche il servizio di pagamento deve soddisfare il cliente. Vieni bella moretta, succhiagli il cazzo e fallo venire”. Lei si mise sotto al ragazzo a pancia sotto sul tavolo e si mise a succhiarglielo. “Aspetta che lo aiuto a godere”. Detto questo, l’omone, che lo aveva ancora in tiro, glielo mise tutto in culo. Il ragazzo era ormai assuefatto ai grossi cazzi in culo, ma lo stesso inarcò la testa ad occhi chiusi quando senti il cazzo penetrarlo. “Ohhh, sììì, dai fottimi e tu succhia che ci sono, che bello, vengoooo”. E alla fine dopo poche pompate, di culo e di pompa, sborrò riempiendo la bocca della sua amica.
Il finale del pagamento non era questo però, il ragazzo dovette leccare la sborra dai piedini della morettina mentre gli idraulici guardavano ridendo. Il fatto non era che non gradisse lo sperma, ma alla bella figliola puzzavano davvero un po’ i piedi, ma glieli leccò comunque segandosi. Lei si masturbava ed ebbe un secondo orgasmo mentre lui le leccava i piedi. Il ragazzo sborrò anche lui rantolando con un piede della coinquilina davanti alla bocca e al naso: “Mmmmmffff, sìììì, sborro, mi piace la puzzetta dei tuoi piedi, porcaaaa”.
“Non vi rilasciamo ricevuta, è stato un pagamento in contanti o in natura, come preferite, così niente tasse, altrimenti se volete la ricevuta dobbiamo incularvi ancora un po’, cosa decidete?”.
E i due ragazzi risposero all’unisono, mentre si guardavano sorridendo maliziosamente: “Oh, sì, vogliamo la ricevuta”.



scritto il
2026-04-23
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