Sotto la scrivania della cucina
di
Vex
genere
etero
Non avrei mai pensato che perdere una scommessa sulla critica letteraria mi avrebbe portata lì, in ginocchio sul pavimento freddo della cucina di uno sconosciuto conosciuto su internet. Eppure eccomi, con i capelli castani sciolti che mi sfioravano la schiena, una maglietta rubata dal suo cassetto e niente sotto. Lui era alla scrivania, un ragazzo di ventotto anni con i ricci castani e una carnagione olivastra che lo faceva sembrare scolpito nel miele. Stava lavorando a un report, o almeno fingeva di farlo mentre io strisciavo silenziosa sotto il ripiano di legno.
Lo sentivo respirare, regolare ma teso, mentre appoggiavo la guancia sulla sua coscia calda. I pantaloncini grigi che indossava erano morbidi e sottili, abbastanza da farmi percepire il calore della sua pelle e la forma del suo sesso che iniziava a premere contro la stoffa. Non dissi nulla. Lasciai che fosse il mio respiro caldo a parlare per primo, umettando il tessuto proprio nel punto in cui iniziava a tendersi. Lo sentii irrigidirsi sulla sedia, ma non mi fermò. Continuò a fissare lo schermo, le dita immobili sulla tastiera, come se stesse combattendo contro se stesso per non guardare giù.
Mi divertiva quell'aria di finta concentrazione. Spinsi il naso contro il rigonfiamento e strusciai le labbra socchiuse, lasciando una scia umida sul cotone. Solo quando lo sentii diventare completamente duro sotto la stoffa alzai lo sguardo. Lui finalmente abbassò gli occhi e mi vide lì, con gli occhi scuri spalancati che lo fissavano da sotto la scrivania mentre gli leccavo i pantaloncini senza nemmeno tirarglieli giù. Un brivido gli corse lungo la schiena, lo vidi dalla contrazione dei muscoli delle cosce.
Fu allora che afferrai l'elastico con i denti e tirai piano verso il basso, liberandolo. Il suo sesso era esattamente come me l'aveva descritto: lungo, dritto, con una venatura sottile che pulsava sotto la pelle liscia e scura. Una goccia brillante imperlava già la punta. Lo guardai dritto negli occhi mentre tiravo fuori la lingua, bella piatta e calda, e la appoggiavo proprio lì, su quella goccia salata, prima di farla scivolare lentissima per tutta la sua lunghezza. La saliva lucidava la pelle mentre risalivo, assaporando ogni centimetro.
Lui sospirò, un gemito strozzato che cercò di nascondere schiarendosi la voce. "Wow... adoro come ti prendi cura di me..." mormorò, la voce roca.
Lo presi tutto in bocca senza preavviso, fino a sentire la punta premere contro l'ingresso della gola. Non ebbi fretta. Rimasi lì, con gli occhi che iniziavano a pizzicare, le labbra stirate intorno alla sua base, e deglutii piano. Sentii il suo corpo sussultare sulla sedia, le sue mani artigliare i braccioli. Poi, con un movimento lento, mi ritrassi fino a farlo uscire con un piccolo pop umido, un filo di saliva che ancora ci collegava.
"Lo so che sono la tua reginetta del cazzo," sussurrai con un sorriso perfido, leccandomi le labbra lucide. "Ma adesso sta zitto e goditi questa gola mentre ti svuoto."
E senza aggiungere altro, glielo ributtai in bocca fino in fondo, cominciando a muovermi su e giù senza più delicatezza. Una mano la strinsi salda alla base, torcendola leggermente a ogni risalita, mentre l'altra scivolava a massaggiargli le palle piene e pesanti. Lui gemette più forte, questa volta senza riuscire a trattenersi. Il suono rimbalzò tra le pareti della cucina vuota e mi fece stringere le cosce sotto la scrivania.
Aumentai il ritmo, la testa che andava su e giù veloce, i capelli che mi frustavano le guance mentre lo prendevo tutto in gola senza più respirare. Ogni tanto mi fermavo proprio con la punta incastrata in fondo e deglutivo, stringendolo in una morsa calda e bagnata che lo faceva imprecare a denti stretti. La sua mano finalmente si posò sulla mia nuca quasi per aggrapparsi, le dita intrecciate tra i miei capelli.
"Sto per venire..." ansimò, la voce rotta.
Annuii appena, senza staccare la bocca da lui, e accelerai ancora. Lo sentii gonfiarsi sulla mia lingua, il sapore salato del suo piacere che si faceva più intenso. Strinsi la presa alla base e lo guidai dentro e fuori dalla mia gola con movimenti rapidi e affamati, finché non lo sentii esplodere con un gemito lungo e liberatorio, caldo e denso contro il mio palato. Non mi tirai indietro. Rimasi lì a prenderlo tutto, deglutendo lentamente mentre lui tremava sulla sedia, le dita ancora strette tra i miei capelli.
Quando finalmente lo lasciai andare, umido e ancora pulsante, mi pulii l'angolo della bocca con il dorso della mano e lo guardai da sotto le ciglia, ancora in ginocchio.
"Hai finito il report?" chiesi con un sorrisetto innocente.
Lui scoppiò a ridere, esausto e soddisfatto, e mi tirò su per baciarmi, assaporando se stesso sulla mia lingua.
Lo sentivo respirare, regolare ma teso, mentre appoggiavo la guancia sulla sua coscia calda. I pantaloncini grigi che indossava erano morbidi e sottili, abbastanza da farmi percepire il calore della sua pelle e la forma del suo sesso che iniziava a premere contro la stoffa. Non dissi nulla. Lasciai che fosse il mio respiro caldo a parlare per primo, umettando il tessuto proprio nel punto in cui iniziava a tendersi. Lo sentii irrigidirsi sulla sedia, ma non mi fermò. Continuò a fissare lo schermo, le dita immobili sulla tastiera, come se stesse combattendo contro se stesso per non guardare giù.
Mi divertiva quell'aria di finta concentrazione. Spinsi il naso contro il rigonfiamento e strusciai le labbra socchiuse, lasciando una scia umida sul cotone. Solo quando lo sentii diventare completamente duro sotto la stoffa alzai lo sguardo. Lui finalmente abbassò gli occhi e mi vide lì, con gli occhi scuri spalancati che lo fissavano da sotto la scrivania mentre gli leccavo i pantaloncini senza nemmeno tirarglieli giù. Un brivido gli corse lungo la schiena, lo vidi dalla contrazione dei muscoli delle cosce.
Fu allora che afferrai l'elastico con i denti e tirai piano verso il basso, liberandolo. Il suo sesso era esattamente come me l'aveva descritto: lungo, dritto, con una venatura sottile che pulsava sotto la pelle liscia e scura. Una goccia brillante imperlava già la punta. Lo guardai dritto negli occhi mentre tiravo fuori la lingua, bella piatta e calda, e la appoggiavo proprio lì, su quella goccia salata, prima di farla scivolare lentissima per tutta la sua lunghezza. La saliva lucidava la pelle mentre risalivo, assaporando ogni centimetro.
Lui sospirò, un gemito strozzato che cercò di nascondere schiarendosi la voce. "Wow... adoro come ti prendi cura di me..." mormorò, la voce roca.
Lo presi tutto in bocca senza preavviso, fino a sentire la punta premere contro l'ingresso della gola. Non ebbi fretta. Rimasi lì, con gli occhi che iniziavano a pizzicare, le labbra stirate intorno alla sua base, e deglutii piano. Sentii il suo corpo sussultare sulla sedia, le sue mani artigliare i braccioli. Poi, con un movimento lento, mi ritrassi fino a farlo uscire con un piccolo pop umido, un filo di saliva che ancora ci collegava.
"Lo so che sono la tua reginetta del cazzo," sussurrai con un sorriso perfido, leccandomi le labbra lucide. "Ma adesso sta zitto e goditi questa gola mentre ti svuoto."
E senza aggiungere altro, glielo ributtai in bocca fino in fondo, cominciando a muovermi su e giù senza più delicatezza. Una mano la strinsi salda alla base, torcendola leggermente a ogni risalita, mentre l'altra scivolava a massaggiargli le palle piene e pesanti. Lui gemette più forte, questa volta senza riuscire a trattenersi. Il suono rimbalzò tra le pareti della cucina vuota e mi fece stringere le cosce sotto la scrivania.
Aumentai il ritmo, la testa che andava su e giù veloce, i capelli che mi frustavano le guance mentre lo prendevo tutto in gola senza più respirare. Ogni tanto mi fermavo proprio con la punta incastrata in fondo e deglutivo, stringendolo in una morsa calda e bagnata che lo faceva imprecare a denti stretti. La sua mano finalmente si posò sulla mia nuca quasi per aggrapparsi, le dita intrecciate tra i miei capelli.
"Sto per venire..." ansimò, la voce rotta.
Annuii appena, senza staccare la bocca da lui, e accelerai ancora. Lo sentii gonfiarsi sulla mia lingua, il sapore salato del suo piacere che si faceva più intenso. Strinsi la presa alla base e lo guidai dentro e fuori dalla mia gola con movimenti rapidi e affamati, finché non lo sentii esplodere con un gemito lungo e liberatorio, caldo e denso contro il mio palato. Non mi tirai indietro. Rimasi lì a prenderlo tutto, deglutendo lentamente mentre lui tremava sulla sedia, le dita ancora strette tra i miei capelli.
Quando finalmente lo lasciai andare, umido e ancora pulsante, mi pulii l'angolo della bocca con il dorso della mano e lo guardai da sotto le ciglia, ancora in ginocchio.
"Hai finito il report?" chiesi con un sorrisetto innocente.
Lui scoppiò a ridere, esausto e soddisfatto, e mi tirò su per baciarmi, assaporando se stesso sulla mia lingua.
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