Crepuscolo

di
genere
etero

Sono seduto sulla Chesterfield verde, al buio. I gomiti poggiati comodamente sugli ampi braccioli. Le mani premono sulla pelle morbida e fredda. Fuori della finestra il sole è tramontato dietro ad un orizzonte marino.
Poche ore prima avevo camminato sulla spiaggia, a piedi nudi.
Sentivo l’arenile freddo tra le dita, ho visto un’imbarcazione a largo.
Il mare era appena arricciato da una brezza piacevole.
Davanti a me una mamma giocava coi suoi bambini, insieme al loro cane, un piccolo meticcio color champagne.
Sembravano tutti molto felici; la giornata era bella, stavano condividendo gioia. Mi sono chiesto se anche io lo fossi. Felice. Senza riuscire a darmi una risposta.
Quando sono uscito dalla spiaggia, ho rimesso le scarpe, che tenevo allacciate intorno al collo, come in quei film neorealistici e ho preso la via del centro; avevo voglia di frittura e sapevo dove trovarne una di qualità. Sono arrivato al ristorante e mi sono seduto, una cameriera carina mi ha raggiunto, chiedendomi cosa volessi bere. Ho ordinato dell’acqua e un calice di Gewurtztraminer, guardato distrattamente il menù e quando è tornata, ho scelto il piatto per il quale ero venuto.
Alzandomi soddisfatto, alla fine del servizio, ho lasciato una buona mancia, la cameriera carina mi ha sorriso mentre uscivo.
Era ancora presto, la città si preparava col suo vestito serale, il lungomare sarebbe diventato un fiume di macchine fino a tarda notte.
Ho raggiunto l’appartamento, pochi mobili di pregio e una terrazza con delle poltroncine. Mi sono versato un bicchiere di Sagrantino ed acceso un Nostrano del Brenta.
L’aria leggermente umida ha ammorbidito il tabacco, creando dense volute di fumo, lasciandomi un retrogusto amarognolo in bocca.
Ti ho sentita alle mie spalle aprire la porta finestra, sederti sulla poltrona accanto. Allungare la mano sulla mia, stringerla leggermente, poi, come una gatta, strisciare sul pavimento, sfiorarmi il piede, raggiungere le ginocchia, divaricarle dolcemente. Le mani arrivare alla cinta, la fibbia cedere alle dita esperte, il cuoio scivolare tra i passanti, la lampo dei pantaloni scendere. Ti ho guardata fare tutti questi movimenti come se il corpo non fosse il mio.
Abbasso lo sguardo verso il solco dei seni rotondi. Ora il prepuzio è tra le tue labbra, la lingua lo accarezza. La tua contagiosa passione sollecita l’erezione, che sbatte nella tua bocca, mi abbandono sulla poltroncina. Il mozzicone del sigaro, ormai spento, è ancora tra le dita, così come il bicchiere del rosso. Poggio frettolosamente il calice sul tavolinetto che si rovescia col suo prezioso contenuto. Lascio cadere quello che rimane del toscano e con le mani finalmente libere, afferro i tuoi capelli, accompagnando il movimento della testa.
Una scarica parte dall’attaccatura dello scroto fino all’ano. Stai aumentando il ritmo, alzo gli occhi verso il cielo e vedo dei rondoni filare veloci. Come un’onda nella risacca, sta per bagnare la spiaggia, il mio piacere sta per gonfiare le tue guance. Alzi gli occhi su di me e mentre sorridi soddisfatta, col cazzo nella tua piccola bocca, vengo.
Seduto su questa poltrona la osservo dormire. Scomposta tra le lenzuola sgualcite, appare affascinante: le gambe toniche, la schiena minuta, i glutei sodi e torniti.
É giovane, molto più di me e so che questa sarà l’ultima volta che la vedo. Non sopporterei di dirle addio guardandola negli occhi. Me ne andrò prima che si svegli.
scritto il
2026-04-03
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